L’altra Europa di Paolo Rumor (2010, Hobby & Work) è un libro anomalo e interessante per un duplice motivo: per i contenuti, innanzitutto, ma anche per la particolarità delle sue fonti.
L’autore (di professione avvocato) e il padre Giacomo (1906-1982), che è l’ispiratore del libro, appartengono ad un’illustre famiglia vicentina di salda tradizione cattolica, con personalità eminenti: il bisnonno, Giacomo anch’egli (1858-1931), promotore e fondatore delle opere mutualistiche cattoliche in Veneto; il cugino del padre, Mariano (1915-1990), figura di spicco nella DC dal 1945 fino alla morte (attivo nella Resistenza e membro del CNL; deputato all’Assemblea Costituente; più volte Ministro e Presidente del Consiglio); e infine il padre Giacomo, appunto.
Al centro del libro stanno le attività che Giacomo Rumor aveva svolto, in modo del tutto riservato, all’incirca nel decennio 1943-53, come referente o fiduciario delle forze cattoliche d’opposizione durante la guerra, e del governo italiano negli anni successivi. Paolo Rumor riferisce di esserne stato informato dal padre, in via privata e confidenziale, anche attraverso lettura di documenti, il cui carattere di riservatezza era tale che ancora verso la fine degli anni ‘70 il padre raccomandava di non farne parola ad alcuno almeno fino alla fine del secolo, ossia dopo la scomparsa dei protagonisti di quel periodo. Le memorie raccolte da Paolo Rumor sono assai rilevanti sia sotto l’aspetto politico che storico e non dovevano andare disperse: da questo materiale, insieme ai contributi del Prof. Giorgio Galli e del sottoscritto, nasce L’altra Europa.
Oltre alle confidenze private del padre, le fonti delle memorie sono rappresentate da alcune lettere e documenti allegati (comprendenti cartelle dattiloscritte, schizzi di mappe, planimetrie, brani di scrittura ignota e altro) indirizzati a Giacomo Rumor da mons. Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI) nel 1943 e nel 1961-62; dal cardinale Francis Spellman nel 1961; dallo statista francese Maurice Schumann intorno al 1950; e da altri non nominabili, per motivi di riservatezza. Paolo Rumor poté consultare anche altro materiale, ora disperso, d’origine imprecisata, ma databile fino ad almeno il 1962. Nel complesso i contenuti riguardavano due materie apparentemente diverse: una di natura politico-economica; l’altra storico-archeologica e, in taluni aspetti, perfino mitico-leggendaria.

Giacomo Rumor e il progetto dell’Unione Europea

A destra: In questa foto del Congresso Nazionale FUCI 1927, sono riconoscibili l'allora assistente nazionale Montini (poi Papa Paolo VI) e un altro importante membro del gruppo di Vicenza, Giacomo Rumor.

Giacomo Rumor, vissuto sempre a stretto contatto con il nonno, si era laureato in giurisprudenza a Padova dove, nell’ambiente della gioventù universitaria cattolica, conobbe Mons. Montini. Durante la guerra aveva partecipato alla Resistenza nel Comitato Provinciale di Liberazione, come esponente della DC; dopo la guerra non proseguì la politica attiva a livello nazionale, ma rivestì incarichi locali di amministrazione in diversi enti ed istituti pubblici e privati.
Accanto a questi incarichi “ufficiali”, però, ce n’era uno affatto particolare e riservato. Indicato dal Vaticano come persona gradita fra gli esponenti del mondo cattolico (in virtù anche della considerazione personale di Mons. Montini), G. Rumor fu incaricato da De Gasperi, Ministro degli Esteri al tempo del gabinetto Parri (21 giugno − 10 dicembre 1945), come uno dei referenti per le questioni europee. Tra la seconda metà degli anni ‘40 e i primi ‘50, G. Rumor si recava spesso all’estero per incontrare persone che si occupavano del progetto dell’Unione Europea; ma tali attività erano condotte in modo del tutto riservato e al di fuori dei processi normalmente seguiti nelle democrazie. Dalla testimonianza di G. Rumor, infatti, risulta che dietro agli apparati ufficiali vi sarebbero individui e organizzazioni che operano con strumenti e finalità che trascendono quelli strettamente statuali, e che i veri ispiratori dell’Unione Europea non sarebbero quelli noti alla storia: altre persone (che neppure lo stesso G. Rumor conobbe, a parte Schumann) avrebbero agito nell’ombra e dato l’impulso in modo mediato. Sarebbe esistita e tuttora esisterebbe una “Struttura” che da molto tempo lavora alla “Grande Opera”: un progetto per l’Europa all’interno di un più ampio programma geopolitico di “sistematizzazione” della civiltà occidentale. Questa presunta Struttura − vera protagonista e promotrice del progetto di unificazione europea − per le proprie finalità farebbe ricorso anche al controllo dell’informazione e a tecniche di suggestione o dissimulazione per pilotare l’emotività della gente, le aspettative, le aspirazioni mentali, e conseguentemente far accettare cambiamenti che coinvolgono comunità nazionali. I governi e i parlamenti non sarebbero a conoscenza di tale progetto se non per gli aspetti trasparenti e pubblici, rimanendone per tutto il resto sostanzialmente esclusi e manovrati come strumenti più o meno inconsapevoli.

Emerge la Struttura

Già prima della fine della guerra, su iniziativa degli USA e dei principali paesi europei coinvolti nel conflitto, era stata formata una struttura di esperti, successivamente ampliata e articolata in diverse commissioni informali di studio (G. Rumor partecipava a quella per il commercio interno) con il compito di studiare i presupposti giuridici, economici e sociali sui quali formare un abbozzo di unione europea, secondo un disegno geopolitico che intendeva: (a) definire nuovi assetti politici, statutari ed economici per evitare il ripetersi di conflitti internazionali; (b) diffondere e consolidare in tutta l’area del Mediterraneo la democrazia come forma di stato e un’economia di mercato liberista; (c) costituire un terzo polo come soggetto politico, economico, culturale in grado di confrontarsi con quello americano e con i nuovi soggetti emergenti in Asia (Giappone, Cina, India). Schumann ebbe un ruolo di primaria importanza in questo progetto, benché allora non avesse incarichi di governo (il suo partito era all’opposizione), proprio come G. Rumor, il quale addirittura non svolgeva nemmeno attività politica. A riprova di come la costruzione europea dipendesse da centri di potere diversi da quelli ufficiali e si muovesse con forza propria e con finalità che trascendevano la situazione storico-politica contingente, basti dire che alle commissioni di studio partecipavano anche individui che vivevano in aree ancora sotto occupazione o addirittura sotto i regimi totalitari dell’est europeo.
Lo schema di statuto internazionale del 1948, su cui si è innestato il successivo impianto europeistico (stilato da Jean Monnet su incarico di Schumann), era tratto da uno scritto denominato Atto di intenti 20 luglio 1889, a firma D’Angloise-Boile-Michelini-Kauffmann. Lo studio per la formazione e l’attuazione dell’Unione Europea in realtà non era nuovo: era stato preparato molto tempo addietro ed aveva atteso le circostanze favorevoli per la sua attuazione. Lo stesso Schumann, durante una delle sedute della commissione cui partecipavano, confidò personalmente a G. Rumor che l’aspirazione ad una “geopolitica occidentale umanistica” aveva preso forma concreta ai tempi della Restaurazione susseguente alla caduta di Napoleone.
Fra le due guerre alcuni circoli intellettuali inglesi, francesi e americani cominciarono a promuovere l’idea di un’Europa unita che avesse come punto di riferimento il prestigio e l’autorevolezza morale impersonata da una casata di antica nobiltà. Questi circoli comprendevano alcuni intellettuali che aderivano ad un “movimento europeo” esistente ufficialmente dagli anni ‘30, e non ufficialmente da molto prima. Erano chiamati i “Priori”: sarebbero stati loro i primi a coltivare l’idea di una federazione degli Stati, e ciò fin dalla seconda metà del 1800; ma in verità il movimento dichiarava di far risalire la propria strategia ad un passato straordinariamente lontano, quasi mitico. Al tempo di G. Rumor i suoi membri erano prevalentemente di estrazione francese, inglese e scozzese (pare che lo stesso Schumann vi avesse aderito). Questo dato trova conferma nella lettera indirizzata a G. Rumor dal cardinale Spellmann nel 1961: fra altre cose, vi si parlava dell’organizzazione che aveva redatto e possedeva i documenti chiamati “Protocolli”, esistente − si diceva − dal 1870 circa; si accennava inoltre alla Presidenza dell’Unione e alla possibile reggenza da parte di una casata illustre. Era citato un certo Plantard, e si metteva in guardia da una struttura chiamata “Contingente”. In altri documenti di Rumor si descriveva un gruppo di persone chiamate gli “anziani”, e si riferiva di taluni testi denominati “Protocolli dei Priori” (scritti, o riscritti, intorno alla seconda metà del 1800) che presenterebbero un programma politico di riorganizzazione dell’Occidente e sarebbero stati utilizzati, almeno in parte, per l’impostazione delle prime fasi dell’Unione, ai tempi di Schumann. Pare certo che, oltre a questi Protocolli, ne fossero stati messi in circolazione degli altri, fittizi ma verosimili, allo scopo di dissimulare i primi: sarebbe questo il caso dei celebri Protocolli dei Savi di Sion, redatti in Russia ai primi del 1900. I Protocolli originali sarebbero tuttora custoditi in Gran Bretagna.
L’Unione Europea era vista, nell’ambito di questi circoli intellettuali, come una rievocazione della supposta semi-mitica originaria unione che si diceva essere esistita all’inizio, in un lontanissimo passato, prima degli “sconvolgimenti globali” che avevano causato la decadenza e la dispersione di un’avanzata civiltà urbana stanziata in parte nel bacino meridionale del mediterraneo, in parte nel subcontinente indiano e anche in altre località. Era come se, mediante un procedimento simbolico, il perseguimento del progetto di unione non fosse altro che la ripetizione di un accadimento antecedente, con lo scopo di riprodurre una condizione esistita in un remoto passato.
Questo ed altri circoli, di carattere più o meno elitario ed esoterico, che lo stesso Schumann asseriva avere avuto un ruolo determinante nell’organizzazione iniziale dell’Unione Europea, tuttavia non sarebbero altro che alcune delle tante “maschere” visibili che la cosiddetta “Struttura”, di natura segreta, aveva mostrato nei secoli perseguendo il proprio obiettivo di guidare l’evoluzione politico-culturale dei paesi europei e, in generale, del mondo occidentale. Tale Struttura avrebbe fatto da custode e da catalizzatore dell’idea di identità europea e si sarebbe adoperata a preservarne e stimolarne alcune significative espressioni. Ciò sarebbe avvenuto in vari modi: incarnandosi in istituzioni politiche, religiose, scientifiche, umanistiche e simili; patrocinando attività culturali; finanziando e promuovendo ricerche scientifiche mediante fondazioni, elargizioni, associazioni. Ne avrebbero beneficiato umanisti, scienziati e uomini di governo come Sandro Botticelli, Robert Boyle, Robert Fludd, John Locke, Victor Hugo, Andrè Gide, Robert Hooke, Samuel Adams e altri, anche recenti. La Struttura, che esisterebbe tuttora, avrebbe assunto diverse denominazioni a seconda del luogo, della cultura e del periodo in cui si trovava ad operare, restando perciò sostanzialmente indistinguibile dal contesto storico-sociale-culturale esterno. Inoltre, la compagine che ne costituiva la parte più interna ed elitaria si tramandava convinzioni, conoscenze e tradizioni tutt’affatto particolari e diverse da quelle proprie del resto dei suoi membri “esteriori” (dai quali i primi si limitavano a trarne servigi). In questo modo la Struttura sarebbe riuscita a confondersi, nel corso delle varie epoche storiche, con le espressioni e le tradizioni prevalenti, pur mantenendo intatta la propria personalità peculiare; e tale permarrebbe tuttora.
La Struttura sarebbe articolata su tre livelli: deliberativo, consultivo, attuativo. Nei documenti di Rumor c’era un elenco completo dei membri appartenuti al livello consultivo della Struttura, di cui diremo in seguito. Del livello deliberativo, quello evidentemente più segreto di tutti, nulla si dice. Per quello attuativo, infine, sono riportati alcuni nomi e circostanze che gettano nuova luce su certi avvenimenti del dopoguerra, come l’omicidio di Enrico Mattei, su cui vale la pena soffermarsi brevemente.

Il Contingente Americano

Il livello attuativo della Struttura era costituito dal cosiddetto “Contingente Americano”: una specie di compagine strategica ed operativa, molto ben selezionata e dissimulata. Contraddistinta da un retaggio ebraico e da forti connotazioni massoniche, di natura conservatrice e anticomunista, spiccatamente elitaria, si definiva anche “L’unione dei migliori”, oppure “L’école des hommes”, con riferimento ad un prototipo di “Uomo cosmico, apritore della porta e custode delle chiavi” (sic). Sarebbe questa organizzazione ad aver dato, occultamente (neppure Schumann ne era a conoscenza), il primo impulso all’Unione Europea; e sarebbe questa ad aver eseguito l’omicidio di Mattei, attraverso il “braccio armato” allora diretto, in Italia, da due individui di nome Nutting e Lobineau.
I motivi starebbero negli accordi siglati, nel periodo 1943-44, fra gli Stati Uniti e i movimenti di Resistenza nazionali (con l’esclusione delle componenti filo-comuniste). Tali accordi avevano della clausole politiche ed economiche ben precise e vincolanti: le prime, a garanzia della stabilità politica futura dell’Europa nell’ambito delle democrazie occidentali; le seconde, per la ricostruzione postbellica e per il rilancio economico. Fra le clausole economiche c’era l’impegno da parte dell’Italia a servirsi, per alcuni decenni, di risorse energetiche fornite da compagnie statunitensi o controllate da queste: ciò era considerato un modo indiretto e più agevole per pagare almeno parte delle spese in corso e future. È precisamente in questo contesto, dunque, che si deve calare la morte di Enrico Mattei nel 1962: il presidente di ENI sarebbe stato ucciso per aver tentato di svincolare l’Italia dalla dipendenza energetica nei confronti degli Stati Uniti, contrariamente gli accordi stabiliti.

Il livello consultivo

Paolo Rumor, nel libro, riporta l’elenco dei membri primari del livello consultivo della Struttura. Si procede a ritroso nel tempo, a partire dagli anni ‘60. Il primo nome era Charles De Gaulle, seguito da Maurice Schumann, Jacques Maritain e André Malraux. A questo punto, nel periodo del primo dopoguerra, si apre una lacuna, dovuta al fatto che l’autore ritiene di non dover menzionare, per ragioni di riservatezza, alcuni personaggi pubblici ben noti, europei in gran parte, ma anche statunitensi. L’elenco poi riprende. Non tutti erano uomini politici, anzi, molti erano intellettuali, ricercatori, scienziati, archeologi, antropologi, religiosi; etnie ed ambiti culturali di provenienza erano i più disparati. Ognuno di costoro era un membro primario, un “capofila”, cioè il referente di un gruppetto di altre persone non menzionate, che a loro volta potevano essere referenti di altri sottogruppi, e così via. In questo modo, nessuno degli aderenti era in grado di conoscere null’altro dell’organizzazione se non il proprio ristretto circolo. Non tutti erano membri stabili; alcuni addirittura erano stati inseriti all’insaputa dello stesso interessato: questo era il caso di consulenze occasionali, che venivano richieste avendo cura di dissimulare le vere origini e finalità.
Il primo nome con cui l’elenco riprende, dopo André Malraux, è semplicemente sconcertante: Henri Lobineau, ossia un individuo che non esiste, trattandosi dello pseudo-autore dei “Dossiers Secrets” che sono all’origine del “mito moderno” di Rennes-le-Château e del Priorato di Sion (si presume che dietro Lobineau si celi, direttamente o indirettamente, lo stesso Pierre Plantard, menzionato anche nelle memorie di Rumor, come peraltro sono menzionati dei “Priori”). Questo legame con il mito di R-l-C appare ancora più evidente se si considera che alcuni dei nomi elencati nelle memorie si ritrovano nell’elenco dei pretesi Gran Maestri del Priorato di Sion: inseriti nella Struttura come Jean Cocteau, Johann Valentin Andreae, Eduard de Bar, Jean de Gisors; oppure supportati dalla Struttura come è il caso di altre personalità già citate.
A questo punto, però, si profila un’ulteriore presenza: il leggendario ordine segreto dei Rosa+Croce e quella sua singolare filiazione che fu il “Collegio Invisibile”. All’orizzonte intellettuale del rosacrocianesimo sono ascrivibili molte delle personalità citate nelle memorie, a cominciare dallo stesso Johann Valentin Andreae (1586-1654), il presunto autore dei due libelli pubblicati nel 1614-15 che avrebbero fatto esplodere il caso in tutta l’Europa; si prosegue con John Dee (1527-1608), Robert Fludd (1574-1637), Samuel Hartlib (1600-1662), Theodore Haak (1605-1690), Robert Boyle (1627-1691), Robert Hook (1635-1703), John Evelyn (1620-1706). Tutti questi sono citati nelle memorie per aver avuto relazioni con la Struttura e (tranne Fludd, Boyle e Hook) sono anche esplicitamente elencati fra i membri del livello consultivo. Indirettamente, però, più vicini a noi nel tempo, potremmo includere anche Maurice Barrès, amico d’infanzia dell’occultista Stanislas de Guaita fondatore di O.K.R.C. (Ordine Kabbalistico della Rosa+Croce); e la stessa cosa può forse dirsi di Cocteau per gli interessi in tema di esoterismo e per l’amicizia che lo legava al musicista Erik Satie (membro in gioventù di O.K.R.C.).
La presenza del rosacrocianesimo diventa quasi preponderante se si considera che hanno certamente origine in questo ambito alcuni disegni contenuti negli incartamenti originali di Rumor: si tratta di planimetrie e sezioni che rappresentano la piana di Giza, con un sistema di gallerie fra le tre piramidi e la Sfinge, e con vasti ambienti sotterranei sotto la stessa Sfinge. Ebbene, tali disegni sono pressoché identici a quelli contenuti in due libri pubblicati l’uno nel 1954 da H.C. Randall-Stevens (mistico e “medium”, il quale asseriva di aver ricevuto quelle informazioni da entità spiritiche nel 1927), l’altro nel 1936 da Harvey Spencer Lewis, fondatore nel 1915 di A.M.O.R.C. Antico e Mistico Ordine della Rosa+Croce (non è chiaro se sia stato uno dei due autori a copiare l’altro, oppure se pre-esistesse una fonte, ignota, da cui entrambi avrebbero attinto). Considerato che lo stesso elenco dei Gran Maestri del Priorato di Sion si ispirava a quello degli Imperatores di A.M.O.R.C., sembra davvero chiudersi un singolare triangolo ai cui vertici si trovano le memorie di Rumor, il mito di R-l-C e la tradizione rosacrociana.

Sopra: Sezione della Piana di Giza originariamente pubblicata nel 1936 da Harvey Spencer Lewis e poi nel 1954 da H. C. Randall-Stevens.

Sopra: Planimetrie e sezioni della Piana di Giza originariamente pubblicata nel 1936 da Harvey Spencer Lewis e poi nel 1954 da H. C. Randall-Stevens.

È da porre in evidenza, infine, quello che fu uno dei tratti fondamentali del rosacrocianesimo e del Collegio Invisibile in particolare: perseguire la conoscenza anche attraverso lo scambio riservato di informazioni all’interno di una ristretta e selezionata comunità di scienziati e ricercatori. Ebbene, come vedremo nel secondo articolo dedicato a L’altra Europa, questo preciso carattere lo si ritrova anche in alcuni gruppi di personaggi del sec. XX, citati in elenco.

Mitostoria o realtà?

Come osserva il prof. Galli nel suo commento, se è vero che le memorie di Rumor presentano numerose analogie con il mito di R-l-C, è anche vero che resta un’importante differenza di fondo. Nelle memorie non vi è traccia dell’elemento centrale del mito: Cristo che, sopravvissuto alla croce, avrebbe sposato Maria Maddalena, generando un figlio da cui sarebbe originata la dinastia merovingia (da ciò la pretesa legittimazione al trono di Francia). Scrive Galli: “Nelle memorie vi è un racconto più realistico e più credibile: un’organizzazione di antica data, votata alla costruzione europea, alla quale la Chiesa e il Vaticano avrebbero dato il loro appoggio, soprattutto nella fase, tragica e cruciale, tra la seconda guerra mondiale e il primo dopoguerra”. Se inoltre si aggiunge che le memorie di Rumor sono di molto anteriori alla letteratura sviluppatasi intorno al mito di R-l-C, c’è veramente di che rimanere perplessi. Per il politologo, tuttavia, la soluzione potrebbe essere nella presenza di cultura esoterica ai vertici del gollismo europeista, negli anni ‘40: in questo ambito, l’idea di un’Europa sovranazionale si sarebbe alimentata di un complesso “mitico” elaborato dall’esoterismo parigino del primo ventennio del 1900 (Mallarmé, Cocteau, Debussy, Fulcanelli, Roussel, Leblanc, Leroux, e poi i Rosa+Croce, il Martinismo, la Massoneria Egiziana, varie forme di neotemplarismo, etc), che a sua volta attingeva ad una precedente tradizione esoterica, molto radicata nella Francia meridionale, con riferimenti a luoghi e situazioni che si ritroveranno nel mito di R-l-C.
“Mitostoria” è il termine coniato dallo storiografo William McNeill nel 1985: la storia diviene mito e il mito agisce nella storia influenzando i comportamenti umani, e quindi, in qualche modo, autorealizzandosi. Si tratterebbe di questo, dunque?
Dare una risposta a tale domanda è operazione complessa; qui, per il momento, non si può far altro che suggerire alcune possibili direzioni che la ricerca potrebbe percorrere nel tentativo di dare corpo ai numerosi spunti offerti da L’altra Europa.
Una direzione è quella che prenderemo nel prossimo articolo dedicato al libro: tratteremo di quella parte delle memorie di Rumor, qui appena accennate, in cui si parla delle remote origini della Struttura e di un’avanzata civiltà, decaduta a causa di sconvolgimenti climatici e geofisici, alla fine dell’ultima era glaciale.
Ma un’altra possibile direzione, anziché al passato, dovrà guardare al presente: se gli aspetti storici ed archeologici sono indubbiamente intriganti e riescono maggiormente a colpire il lettore, tuttavia è bene ricondurre l’attenzione all’oggetto principale del libro: la presentazione di un organismo para-politico (la Struttura) che, per quanto remote siano le sue origini e varie le sue vicende nella storia, è all’opera ancora oggi e influenza attivamente il mondo contemporaneo (un’influenza non necessariamente negativa, anzi il contrario, secondo gli elementi raccolti da Rumor). Ed ecco la sfida del presente: dove trovare, negli accadimenti di oggi, le tracce vive, i segni lasciati dall’operato della Struttura? Rumor insiste su un punto: la Struttura è trasversale rispetto agli organismi visibili, è compenetrato ad essi senza identificarsi con nessuno di essi. Una domanda, tuttavia, è inevitabile: c’è un rapporto fra la Struttura e quelle oligarchie − più o meno visibili, più o meno occulte, come il Gruppo Bilderberg e la Trilaterale − inquietanti protagoniste della transizione al Nuovo Ordine Mondiale?

Articolo di Loris Bagnara

CONTINUA... (LA SECONDA PARTE DELL'ARTICOLO È STATA PUBBLICATA A QUESTO INDIRIZZO)

Tratto da Nexus New Times nr.94 -