L'avevano già detto e ora rincarano la dose. Al fondo monetario non piace la dottrina tedesca e ci si sfila dalle clausole vessatorie imposte ad Atene.

Attenzione all'FMI!
So che molti, a leggere la sigla del Fondo Monetario Internazionale, vengono presi dall'orticaria, ma invito a fare uno sforzo: la realtà è più multiforme e complessa. L'FMI è un fondo a cui partecipano 186 Paesi del mondo (su 200): fino ad oggi, è stato certo una longa manus degli USA e di un certo tipo di interesse occidentale. Eppure, dalla settimana precedente il referendum greco, in maniera clamorosa sebbene ignorata da gran parte dei grandi organi di informazione, l'FMI è entrato in rotta di collisione con l'Unione Europea. La ragione di questo scontro inatteso deriva dal ribilanciamento dei pesi interni al fondo, cosa che ha a che fare con la nuova banca BRICS e con gli equilibri geopolitico-economici su scala globale.
Lunedì l'FMI - o qualcun altro - ha fatto avere un rapporto riservato a Reuters, un testo inviato a tutti i membri dell'Eurogruppo e compilato dopo aver letto la fatidica bozza di "accordo" da prescrivere ai greci. Il rapporto ripete ciò che aveva già detto il giovedì prima del referendum suscitando il gaudium magnum di Yanis Varoufakis. I punti del rapporto contraddicono clamorosamente la dottrina Schäuble imposta alla Grecia:

  1. dovete raddoppiare il periodo di grazia per la Grecia (da 15 a 30 anni);
  2. dovete tagliare non un pochino, non 'abbastanza', ma tanto il debito, perché il debito è tecnicamente insostenibile. Non ristrutturarlo, bensì tagliarlo (haircut).

Questi sono i due punti sostenuti da Varoufakis e Tsipras nella trattativa durata cinque mesi. Possiamo perfino immaginare qualche rassicurazione di Obama al governo greco che potrebbe aver influito sulla postura negoziale di Atene fino all'ultimo. Il perché spero sia chiaro. Ora, pare che l'FMI abbia detto a chiare lettere ai padroni dell'Euro: o fate come abbiamo detto ed allora noi vi aiutiamo con i soldi, oppure ve la spippate da soli. Da soli significa che ci mettete voi i soldi, soldi che non avete (i famosi 83 miliardi dell'accordo).

Ieri, qualcuno dell'Eurogruppo ha cominciato a dire che il prestito ponte alla Grecia (pochi spiccioli) lo si fa coi fondi europei (non dell'eurozona a 18 ma dell'UE a 28). Classici conti senza l'oste: inglesi e svedesi hanno fatto gentilmente sapere che nel caso sono pronti ad uscire dall'UE 0,1 secondi dopo.
Insomma, l'incombenza è più complicata di quanto a molti appare, ma è proprio nella natura della faccenda. La seguiamo perché promette esiti sconvolgenti, ma non solo per i poveri fratelli e sorelle ellenici. Volerà qualche grossissimo straccio. Ricordo solo che nel marasma pre-referendum, forse ai più è sfuggito che il perito agrario Jeroen Dijsselbloem (il presidente dell'Eurogruppo) dopo aver letto il rapporto di quel fatidico giovedì esclamò:

«all'FMI, quelli di Blanchard non sanno quello che dicono!».


Spero sia chiaro a tutti cosa significherebbe se Germania, Francia, Italia, dovessero far evaporare del 50% o anche solo del 30% i loro crediti verso i greci...

Fonte: megachip.globalist.it