Alcune definizioni politiche:

Monarchia: il potere è di una persona sola, un monarca, solitamente un re.
La Monarchia può essere:
Assoluta, il re ha diritto su tutto e su tutti e gestisce lo stato in base al proprio esclusivo volere;
Costituzionale, il re gestisce il potere entro i limiti di una costituzione;
Parlamentare, il re regna usando un parlamento per legiferare, un governo per governare e una magistratura per giudicare.

Aristocrazia: il potere è gestito da un ristretto gruppo di persone scelte in base alla nobiltà, alle conoscenze, alla saggezza.

Teocrazia: il potere è gestito da una o più persone in base a caratteristiche religiose. La scelta del monarca teocratico può essere elettiva.

Timocrazia: governo gestito da chi ha un certo censo, un certo reddito o una certa proprietà. Chi non raggiunge il minimo economico previsto è escluso dalla gestione del potere.

Democrazia = potere del popolo
dal greco demokratia, parola formata da demos = popolo e kratos = potere. 
La democrazia può essere 
Diretta, quando il potere è gestito direttamente da tutti gli aventi diritto;
Indiretta, o parlamentare, quando il potere è gestito da rappresentanti del popolo.

In Italia nel corso degli anni abbiamo avuto con i Savoia tutte le forme di monarchia; in Vaticano abbiamo sempre avuto una teocrazia elettiva; nella Repubblica di Venezia, e in alcune Repubbliche marinare, abbiamo avuto delle aristocrazie e delle timocrazie.

L’Italia non è mai stata una democrazia. Il termine democrazia compare nelle leggi italiane con la Costituzione del 1 gennaio 1948, anzi, per l’esattezza neppure allora. Chi si prendesse la cura di leggere attentamente il testo base delle leggi dello Stato Italiano si accorgerebbe che il termine democrazia non compare MAI! Solo una volta compare l’aggettivo democratico (Art. 1; L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.).

Alla base della nostra Costituzione non c’è la democrazia ma la Repubblica!

Nella Costituzione Italiana compaiono i termini:
Democrazia       0 volte
Democratica      1 volta
Repubblicana    1 volta
Repubblica      80 volte

Repubblica:
a differenza dei termini politici precedenti che derivano dal greco repubblica deriva dal latino: res = cosa e pubblica = pubblica, di tutti, quindi repubblica significa cosa pubblica.

Che differenza fa? Enorme.

Prendiamo una situazione dove abbiamo un gruppo di 10 persone; di queste 8 vogliono andare al mare e 2 in montagna. Siccome abbiamo un unico mezzo di trasporto si dovrà decidere che scelta privilegiare. I casi sono due: o si va alle mani e ci si mena finché i vincitori scelgono ed impongono la propria volontà sui vinti, oppure si va a votazioni e la maggioranza sceglie dove andare. In entrambi i casi si ha la vittoria dei più forti, dei più numerosi.
La democrazia è l’applicazione della legge del più forte, ovvero del più numeroso, senza spargimenti di sangue. La democrazia è la dittatura della maggioranza.
Il grande vantaggio della democrazia rispetto allo scontro fisico tra le due o più fazioni è che, non essendoci l’eliminazione fisica dei perdenti, non cala la popolazione e, alla prossima scelta chi oggi ha perso può ripresentarsi e forse vincere.

La Repubblica invece non presta attenzione alla forza, al numero, ma solo alla difesa della giustizia, alla salvaguardia della minoranza dalla dittatura della maggioranza. 

I padri fondatori della Costituzione italiana ben sapevano che la democrazia può portare allo strapotere della maggioranza sulla minoranza, perciò sostennero i diritti delle minoranze contro i soprusi della maggioranza, difesero le libertà dei più deboli contro la forza dei più forti.

Alla base di tutto questo è la salvaguardia della libertà.
Checché ne dicano i vari governanti, la libertà è sempre quella del più debole, della minoranza, mai quella del più forte.
La maggioranza ha il potere della forza, la minoranza ha la garanzia della libertà. La base del diritto dei popoli civili è la libertà, non la democrazia!

Da decenni la democrazia è diventata un bene d’esportazione e, come gli USA, anche noi italiani la esportiamo in Iraq, Afghanistan, ecc.
Esportiamo la democrazia, ovvero l’istituzione della legge del più forte, non esportiamo la libertà, che è ben altra cosa, e che non si può esportare.
La libertà si conquista, non si riceve in dono e tanto meno si porta con le armi
Chi dice di portare la libertà con le armi non fa altro che imporre la propria volontà, politica ed economica, sui “liberati”.

Uno dei limiti della democrazia è che per gestire il potere serve la partecipazione di tutti, ma se tutti si adoperano per la gestione del potere chi “porta a casa la pagnotta”? 
Gli ateniesi avevano risolto il problema con gli schiavi: gli ateniesi liberi, ricchi e maschi si trovavano in piazza a discutere di politica, le donne stavano a casa ad accudire figli e famiglia e gli schiavi lavoravano per tutti. Col tempo però anche alcuni ateniesi si stancarono di andare in piazza, o preferirono curare i propri interessi personali, e così mandarono qualcuno a rappresentarli: era nata la democrazia rappresentativa dove una persona, il rappresentante, poteva portare all’assemblea l’idea di uno o più cittadini.
Negli stati con popolazioni di milioni di persone sarebbe impossibile una democrazia diretta, ed infatti i parlamenti sono pieni di rappresentanti. Come tutti sappiamo questi rappresentanti spesso non sono l’immagine della popolazione, della nazione, ma rappresentano più facilmente le volontà di circoli, partiti, associazioni, gruppi di potere politico o economico. Questa situazione sta allontanando sempre più gli elettori dalle schede elettorali privilegiando chi gestisce il potere tramite la corruzione. Non a caso il nostro ex primo ministro Monti si lamentava che “In Italia si vota troppo e vanno in troppi a votare”; lui voleva esaudire le richieste del potere bancario e finanziario, non del popolo sovrano.

Purtroppo le elezioni sono delle farse: Bush divenne Presidente USA pur avendo meno voti dell’avversario, alle ultime elezioni in Austria ci furono città dove votò più del 100% degli aventi diritto al voto. Anche il referendum italiano tra monarchia e repubblica fu un “parto pilotato”. (1)


In democrazia l’importanza non sono i voti ma chi li conta!

Per mantenere il principio della rappresentatività parlamentare ci sarebbe un altro sistema semplice, veloce, efficace ed economico: l’estrazione a sorte.
L’estrazione a sorte dei parlamentari rappresenta statisticamente il volere della popolazione al pari se non meglio delle elezioni. 
Per le leggi della statistica l’estrazione a sorte dei rappresentanti ci renderebbe un parlamento dove sono presenti tutte le idee e le richieste del popolo italiano. Perché i corruttori non devino la volontà dei sorteggiati basterebbe mantenere in carica i deputati per un periodo breve, ad esempio sei mesi, un anno, in modo che non ci siano i tempi per essere corrotti. Potrà sembrare un’idea strana, ma è un’idea già presente nell’ordinamento giuridico italiano dove i giudici popolari dei processi sono estratti a sorte dalla popolazione italiana che ne ha diritto.
Il limite dell’estrazione a sorte dei parlamentari è che ben difficilmente un politico non professionista, come un nonno analfabeta di 80 anni, riuscirà a capire un bilancio dello stato, ma in questo caso il problema è in altra sede, non è il governante estratto a sorte che non capisce, è lo stato che non si vuol far capire. 
Le soluzioni sono due: 
aumentare il livello di istruzione della popolazione in modo che tutti possano capire le leggi e i bilanci dello stato;
rendere i bilanci dello stato comprensibili a tutti perché è dove si formano sacche di incomprensione che si sviluppano la truffa e la dittatura.
 
Già Aristotele si era reso conto dei limiti delle varie forme di governo.
La monarchia poteva, nel tempo, deviare e diventare dispotismo, ovvero un eccesso di potere nelle mani di una sola persona senza nessuna forma di controllo e salvaguardia dei singoli. 
L’aristocrazia poteva nel tempo diventare una oligarchia, il governo di pochi interessati ai propri affari e non a quelli della nazione.
La democrazia, grazie al consenso popolare, poteva diventare una tirannia nella quale il demagogo al governo sfruttava la situazione a vantaggio di sé e di pochi altri “amici” e a totale svantaggio del popolo che lo aveva eletto.

Secondo la tradizione occidentale la democrazia ad Atene ha origine ai tempi di Solone, circa 2600 anni fa. Dopo soli 60 anni ad Atene si era già insediato un tiranno, Pericle, che concentrò il potere nelle sue mani e con lui terminò la democrazia ateniese.
La democrazia nata nel 1860 con l’unificazione d’Italia, dopo 60 anni si trasformò in tirannia, ovvero nel governo totalitario di Benito Mussolini.
L’Italia repubblicana e democratica nata nel 1948 dopo 60 anni lasciava il posto ad una prima forma di tirannia berlusconiana per poi evolvere nella tirannia renziana-bancaria.

A quanto pare raggiunti i 60 anni le democrazie hanno un sussulto, una crisi di maturazione che apre le porte alla dittatura del governante di turno. 

A quanto pare il dittatore va al potere a 39 anni, è un gran parlatore, racconta tante balle, non mantiene le promesse, non ha un progetto politico esplicito, parla per slogan, arriva al potere senza essere stato eletto, vuole distruggere il parlamento, vuole distruggere i diritti repubblicani, se ne frega delle elezioni e dei parlamentari: proprio come Benito e Matteo.    

Note:

1. Parole del Guardasigilli, Ministro della Giustizia, Segretario del PCI detto “Il Migliore” Palmiro Togliatti.