Nel 1972 il giornalista nonché corrispondente radiotelevisivo tedesco Karl Brugger incontrò Tatunca Nara, figlio di pelle bianca di un capotribù indio, all’epoca capo dei nativi Ugha Mongulala, Dacca e Haisha. Brugger, ricercatore scrupoloso e scettico, ascoltò l’incredibile storia che il mestizo gli raccontò. Dopo accurate verifiche, il ricercatore decise di pubblicare la vicenda da lui registrata su nastro.

Segue uno stralcio riveduto, tratto da libro di Brugger dal titolo La Cronaca of Akakor, con particolare attenzione verso il Libro del Giaguaro – Il Direttore.


INTRODUZIONE

Il vero Rio delle Amazzoni parte alla confluenza del Rio Solimões e del Rio Negro. Per raggiungere in battello Manaus, priva di collegamenti stradali con la riva, occorrono 20 minuti. Qui, in data 3 marzo 1972, ho avuto modo di incontrare Tatunca Nara.
Tatunca Nara mi ha raccontato della tribù degli Ugha Mongulala, un popolo “prescelto dagli Dèi” 15.000 anni fa. L’indio ha descritto due grandi catastrofi che avevano devastato la Terra e ha parlato del sovrano Lhasa, un figlio degli Dèi, il quale governava sul continente sudamericano, e della sua relazione con gli Egizi, quindi dell’origine degli Inca, dell’arrivo dei Goti, e di un’alleanza degli Indios con 2.000 soldati tedeschi, nonché di gigantesche città in pietra e insediamenti sotterranei dei divini antenati. Ha poi detto che tutti questi eventi erano stati trascritti in un documento denominato La Cronaca di Akakor.
La parte più lunga di questa storia concerneva la lotta degli Indios contro i bianchi, Spagnoli e Portoghesi, coltivatori di alberi della gomma, coloni, avventurieri e soldati peruviani. Costoro sospinsero gli Ugha Mongulala, di cui Tatunca sosteneva di essere il principe, sempre più all’interno delle Ande, persino in insediamenti sotterranei. Al momento si rivolgeva ai suoi acerrimi nemici, gli uomini bianchi, alla ricerca di aiuto a causa dell’imminente estinzione della sua gente.d
La storia di Tatunca Nara iniziò ad apparire plausibile solo quando incontrai il mio amico, l’ufficiale brasiliano M., in forza al Secondo Dipartimento, membro dei servizi segreti. M. conosceva Tatunca Nara da quattro anni e confermò che il capotribù aveva salvato la vita a dodici ufficiali brasiliani il cui aereo si era schiantato nella provincia di Acre,  quindi li aveva ricondotti al mondo civile. Le tribù indie Yaminaua e Kaxinawa onoravano Tatunca Nara come capotribù anche se egli non apparteneva al loro clan. Questi fatti erano documentati presso gli archivi dei servizi segreti brasiliani.

Dopo aver riesaminato le registrazioni su nastro di Tatunca Nara, ho deciso di scrivere la sua storia “in buone parole e scrittura nitida”, come specificano gli Indios. Questo libro, La Cronaca di Akakor, consta di cinque parti. Il Libro del Giaguaro tratta della colonizzazione della Terra a opera degli Dèi e del periodo sino alla seconda catastrofe globale. Il Libro dell’Aquila riguarda il periodo compreso fra 6.000 e 11.000 anni (del loro calendario) e descrive l’arrivo dei Goti. Il terzo libro, il Libro della Formica, narra la lotta contro i coloni spagnoli e portoghesi dopo il loro approdo in Perù e Brasile. Il quarto libro, il Libro del Serpente d’Acqua, descrive l’arrivo di 2.000 soldati tedeschi ad Akakor e della loro integrazione con il popolo degli Ugha Mongulala; inoltre, preconizza una terza Grande Catastrofe. Nella quinta parte, l’Appendice, ho riassunto gli esiti della mia ricerca negli archivi brasiliani e tedeschi. – KB


1. IL REGNO DEGLI DÈI
dal 600.000 al 10.481 a.C.

Signori stranieri provenienti da Schwerta

La Cronaca di Akakor, la storia scritta del mio popolo, inizia all’ora zero, quando gli Dèi ci abbandonarono. All’epoca Ina, il primo principe degli Ugha Mongulala, decise che tutto quello che stava per avvenire venisse annotato in buone parole e scrittura nitida.

Quindi la Cronaca di Akakor testimonia la storia del più antico popolo del mondo, dall’inizio, l’ora zero, quando i Remoti Signori ci abbandonarono, sino all’epoca attuale, in cui i Barbari Bianchi stanno tentando di distruggere la nostra gente. Spiega il testamento degli Antichi Padri, il loro sapere e la loro saggezza. Descrive l’origine del tempo, quando il mio popolo era l’unico sul continente e il Grande Fiume scorreva da ambo i lati, quando la regione era ancora pianeggiante e soffice come il dorso di un agnello. Tutto questo è scritto nella cronaca, la storia del mio popolo dalla partenza degli Dèi, l’ora zero, che secondo il calendario dei Barbari Bianchi corrisponde all’anno 10.481 a.C.:

“Questa è la storia. Il resoconto dei Servitori Prescelti. All’inizio tutto era caos. Gli uomini vivevano come animali, privi di ragione e conoscenza, senza leggi, senza coltivare la terra, senza abbigliarsi o nemmeno coprire le proprie nudità. Non sapevano nulla dei segreti della natura. Vivevano in gruppi di due o tre elementi, riuniti per caso in caverne o crepacci nella roccia. Sino all’arrivo degli Dèi camminavano a quattro zampe. Gli Dèi portarono la luce.”

Non sappiamo quando tutto ciò accadde. Il luogo di provenienza degli stranieri era noto a malapena. Un fitto mistero ricopre le origini dei nostri Remoti Signori, un mistero che nemmeno il sapere dei sacerdoti è in grado di diradare. Secondo la tradizione, l’epoca doveva corrispondere a 3.000 anni prima dell’ora zero – il 13.000 a.C., secondo il calendario dei Barbari Bianchi.

All’improvviso, baluginanti navi dorate apparvero nel cielo. Enormi esplosioni di fuoco illuminarono la pianura. La Terra tremò e sulle colline riecheggiò il tuono. Gli uomini si inginocchiarono in venerazione davanti ai possenti stranieri che giungevano a prendere possesso della Terra.
Gli stranieri dissero che la loro dimora si chiamava Schwerta, un mondo lontano nei recessi dell’universo dove i loro antenati vissero e da dove essi erano giunti a portare il loro sapere ad altri mondi. I nostri sacerdoti sostengono che si trattava di un potente impero costituito da molti pianeti, numerosi quanto granelli di polvere sulla strada. Inoltre, dicono che ambedue i mondi, quello dei nostri Remoti Signori e la Terra stessa, si incontrano ogni 6.000 anni. Allora gli Dèi fanno ritorno.
Con l’arrivo degli strani visitatori nel nostro mondo ebbe inizio l’Età dell’Oro. Centotrenta famiglie degli Antichi Padri giunsero sulla Terra per liberare gli uomini dall’oscurità. E gli Dèi li riconobbero come loro fratelli. Resero stabili le tribù nomadi; diedero loro eque parti di tutti i prodotti commestibili. Lavorarono assiduamente per insegnare agli uomini le loro leggi, anche se i loro insegnamenti incontrarono resistenza. Per tutta questa fatica, per quanto hanno patito per l’umanità e quanto ci hanno portato e mostrato, li veneriamo come i portatori della nostra luce. I nostri più abili artigiani hanno modellato immagini degli Dèi onde testimoniare per l’eternità la loro reale grandezza e meravigliosa potenza. Così l’immagine dei Remoti Signori è rimasta nota sino ai nostri giorni.
All’apparenza gli stranieri provenienti da Schwerta differivano a stento dagli uomini. Avevano corpi aggraziati e pelle bianca. I loro nobili volti erano incorniciati da capigliature nero-bluastre. Una spessa barba ricopriva il labbro superiore e il mento. Come gli uomini, anch’essi erano vulnerabili creature di carne e sangue. Tuttavia, il tratto peculiare che contraddistingueva gli Antichi Padri rispetto agli uomini erano sei dita per mano e per piede, caratteristica della loro origine divina.

 

Le tribù prescelte

Dalle famiglie selezionate gli Dèi fondarono una nuova tribù cui assegnarono la denominazione di Ugha Mongulala, che nella lingua dei Barbari Bianchi significa le Tribù Alleate Prescelte. Poi, come pegno della loro eterna alleanza, si accoppiarono con i loro servitori. Di conseguenza, gli Ugha Mongulala assomigliano ai loro divini antenati sino ai giorni nostri; sono di alta statura, hanno volti caratterizzati da zigomi pronunciati, naso dai contorni affilati e occhi a mandorla. Uomini e donne hanno le medesime capigliature nero-bluastre. Le uniche differenze rispetto agli Dèi sono le cinque dita per mano e per piede caratteristiche dei mortali. Gli Ugha Mongulala sono l’unico popolo di pelle bianca sul continente.
Anche se i Remoti Signori serbarono molti segreti, nondimeno la storia del mio popolo spiega anche la storia degli Dèi. Gli stranieri provenienti da Schwerta fondarono un potente impero. Grazie al loro sapere, alla superiore saggezza e ai loro misteriosi attrezzi, trovarono agevole cambiare la Terra secondo le loro prospettive. Suddivisero la regione, costruirono strade e canali. Seminarono nuove piante ignote agli uomini. Insegnarono ai nostri progenitori che un animale non è solo una preda ma può rivelarsi una preziosa proprietà e indispensabile contro la fame. Impartirono con pazienza le conoscenze necessarie per consentire agli uomini di comprendere i segreti della natura.

 
L’impero di pietra

La Cronaca di Akakor, storia scritta del popolo degli Ugha Mongulala, inizia solo dopo la partenza dei Remoti Signori nell’anno zero. Ma la storia dei Servitori Prescelti risale a tempi antecedenti, all’Età dell’Oro, quando gli Antichi Padri ancora governavano l’impero. Di tale periodo si sono preservate pochissime testimonianze.
Gli Dèi dovevano aver fondato un potente impero allorquando tutte le tribù avevano svolto gli incarichi assegnati. Gli Ugha Mongulala si classificarono al grado più elevato: fu loro concessa una maggiore erudizione, che li rese superiori a tutti gli altri popoli. Nell’anno zero gli Dèi lasciarono in eredità i loro complessi urbani e i loro templi alle Tribù Prescelte; si sono preservati per 12.000 anni.
Pochi Barbari Bianchi hanno rimirato questi monumenti o la città di Akakor, la capitale del mio popolo. Alcuni soldati spagnoli, a suo tempo catturati dagli Ugha Mongulala, riuscirono a fuggire attraverso passaggi sotterranei. Avventurieri e coloni bianchi che scoprirono la nostra capitale sono stati imprigionati dalla mia gente.

Akakor, capitale del regno, venne edificata 14.000 anni fa dai nostri progenitori sotto la direzione dei Remoti Signori, dai quali deriva anche il nome: Aka significa “fortezza” e kor significa “due”. Akakor è la seconda fortezza. I nostri sacerdoti narrano anche della prima fortezza, Akanis, situata su uno stretto istmo nel paese ora chiamato Messico, presso il luogo dove i due oceani si toccano. Akahim, la terza fortezza, non viene menzionata nella cronaca prima dell’anno 7315 a.C.; la sua storia è strettamente correlata a quella di Akakor.

All’epoca del regno dei nostri Remoti Signori altre ventisei città di pietra, anch’esse menzionate nella cronaca, attorniavano Akakor. Le più estese erano Humbaya e Patite nel paese ora chiamato Bolivia, Emin sul tratto inferiore del Grande Fiume, e Cadira sulle montagne del paese chiamato Venezuela. Malauguratamente tutte queste città vennero distrutte durante la prima Grande Catastrofe, tredici anni dopo la partenza degli Dèi.

Oltre a  queste possenti città, gli Antichi Padri eressero anche tre complessi di templi sacri: Salazere, sul tratto superiore del Grande Fiume, Tihauanaco sul Grande Lago e Manoa sull’altopiano a sud; erano le residenze terrestri dei Remoti Signori nonché territorio interdetto agli Ugha Mongulala. Al loro centro venne edificata una gigantesca piramide, mentre una larga scalinata conduceva a una piattaforma presso cui gli Dèi celebravano riti a noi ignoti. L’edificio principale era circondato da piramidi più piccole interconnesse tramite colonne e più distante, su colline artificiali, si ergevano altri edifici decorati con piastre scintillanti. Alla luce del Sole nascente, riferiscono i sacerdoti, le città degli Dèi sembravano in fiamme; emanavano una luce misteriosa, sfavillante sulle montagne coperte di neve.
Per il mio popolo anche i confini del tempio sono rimasti un mistero. Gli edifici sono testimonianza di un sapere più elevato, incomprensibile agli umani. Per gli Dèi le piramidi non erano unicamente dimore ma anche simboli di vita e di morte, emblema del Sole, della luce, della vita. I Remoti Signori ci insegnarono che esiste un luogo fra la vita e la morte, fra la vita e il nulla, soggetto a un tempo differente; per loro le piramidi costituivano un collegamento con la seconda vita.

 
Le dimore sotterranee

“Grande era l’erudizione dei Remoti Signori, grande la loro saggezza. La loro visione raggiungeva le colline, le pianure, le foreste, i mari e la vallata. Erano creature prodigiose. Conoscevano il futuro. La verità era stata loro rivelata. Erano preveggenti e assai risoluti. Eressero Akanis, Akakor e Akahim. Le loro opere erano davvero poderose, così come i metodi impiegati per realizzarle: il modo in cui determinarono i quattro lati e i quattro angoli dell’universo. I signori del cosmo, le creature dei cieli e della Terra crearono quattro angoli e quattro lati dell’universo.”

Akakor ora giace in rovina. Il grande cancello di pietra è frantumato. Nel Grande Tempio del Sole crescono le liane. Su mio ordine, e in accordo con il Consiglio Supremo e i sacerdoti, tre anni fa i guerrieri degli Ugha Mongulala hanno distrutto la nostra capitale. La città avrebbe tradito la nostra presenza ai Barbari Bianchi, quindi abbiamo abbandonato Akakor. Il mio popolo si è rifugiato nelle dimore sotterranee, ultimo dono degli Dèi.

Disponiamo di tredici città, nascoste nelle profondità delle montagne chiamate Ande. La loro pianta corrisponde alla costellazione di Schwerta, dimora degli Antichi Padri. Akakor inferiore è al centro, situata in una gigantesca caverna realizzata dall’uomo. Le abitazioni, disposte in cerchio e cinte da un muro decorativo, circondano il Grande Tempio del Sole situato al centro. Proprio come la Akakor superiore, la città è divisa da due vie principali che si intersecano, corrispondenti ai quattro angoli e ai quattro lati dell’universo; tutte le strade corrono parallele a esse.
L’edificio più vasto è il Grande Tempio del Sole, che si staglia sulle dimore dei sacerdoti e dei loro servitori, sugli alloggi dei guerrieri e sulle modeste abitazioni del popolo. All’interno del tempio vi sono dodici entrate per i tunnel che collegano Akakor inferiore con altre città sotterranee; i tunnel hanno pareti inclinate e un soffitto piatto, e sono abbastanza ampi da consentire a cinque uomini di procedere eretti. Per raggiungere da Akakor una delle altre città occorrono numerosi giorni.


Sopra: mappa di Akakor, disegnata negli anni Settanta


Dodici città – Akakor, Budo, Kish, Boda, Gudi, Tanum, Sanga, Rino, Kos, Aman, Tata e Sikon – sono illuminate artificialmente; la luce varia a seconda del Sole. Solo Mu, la tredicesima e più piccola città, dispone di alti pozzi che raggiungono la superficie. Un enorme specchio d’argento diffonde la luce solare sull’intera città. Tutte le città sotterranee sono intersecate da canali che trasportano acqua proveniente dalle montagne; piccoli affluenti riforniscono singoli edifici e abitazioni. Le entrate in superficie sono accuratamente camuffate. In caso di emergenza è possibile sigillare le dimore sotterranee rispetto al mondo esterno tramite grossi cancelli mobili in pietra.
Noi non sappiamo nulla della costruzione di Akakor inferiore, la cui storia è dispersa nelle tenebre dei tempi più remoti. Nemmeno i soldati tedeschi che si stabilirono con il mio popolo riuscirono a svelare il mistero; dedicarono anni a misurare le installazioni sotterranee degli Dèi, a esplorare il sistema di tunnel e a sondare la provenienza dell’aria che si respirava, ma senza successo.

I nostri Remoti Signori costruirono le dimore sotterranee secondo disegni e leggi rimaste a noi ignote. Da qui governavano il loro vasto impero, un impero di 362 milioni di persone, come riportato nella Cronaca di Akakor: 

“E gli Dèi governavano da Akakor. Governavano gli uomini e la Terra. Avevano navi più veloci degli uccelli, navi che raggiungevano la meta senza vele o remi, di notte come di giorno. Avevano pietre magiche per vedere a distanza e quindi riuscivano a osservare città, fiumi, colline e laghi. Qualsiasi cosa accadeva sulla Terra o in cielo veniva riflessa nelle pietre. Ma le dimore sotterranee erano le più straordinarie di tutte. E gli Dèi le consegnarono ai loro Servitori Prescelti come ultimo dono. Perché i Remoti Signori sono dello stesso sangue e hanno lo stesso padre.”

 

2. L’ORA ZERO
10.481 – 10.468 a.C.

Partenza dei Remoti Signori e presagi minacciosi nel cielo

Del periodo successivo alla partenza dei Remoti Signori nell’ora zero (10.481 a.C., secondo il calendario dei Barbari Bianchi) conosco solo alcuni particolari.
La Prima Grande Catastrofe ammanta come una tetra coltre gli eventi dei primi tredici anni della storia del mio popolo, a cui ha cambiato la vita, modificando anche la faccia del pianeta. Nessuno è in grado di immaginare cosa accadde allora, tredici anni dopo la partenza dei Remoti Signori. La catastrofe fu di enorme portata e la nostra cronaca la riporta con terrore:

“I Servitori Prescelti erano impauriti e terrorizzati. Non vedevano più il Sole, la Luna o le stelle. Confusione e tenebre emersero ovunque. Strane immagini passavano sopra le loro teste. Dal cielo gocciolava resina e, al crepuscolo, gli uomini erano alla disperata ricerca di cibo; uccisero i loro fratelli; dimenticarono il testamento degli Dèi. Era iniziata l’era del sangue.”

Cosa accadde all’epoca in cui gli Dèi ci abbandonarono? Chi fu responsabile della catastrofe che ricacciò il mio popolo nelle tenebre per 6.000 anni? Ancora una volta i nostri sacerdoti sono capaci di interpretare i devastanti eventi. Asseriscono che nel periodo antecedente all’ora zero esisteva anche un’altra nazione di Dèi ostili ai nostri Remoti Signori. Secondo le immagini all’interno del Grande Tempio del Sole di Akakor, le strane creature somigliavano agli uomini, assai irsuti e dalla pelle rossa; come gli uomini, avevano cinque dita per mano e per piede. Ma dalle loro spalle crescevano teste di serpenti, tigri, falchi e altri animali. Secondo i nostri sacerdoti anche questi Dèi governavano un immenso impero, possedevano conoscenze che li rendevano superiori agli uomini e pari ai nostri Remoti Signori.

Le due razze di Dèi iniziarono a litigare. Bruciarono il mondo con il calore solare, e ognuno tentò di strappare potere all’altro. Scoppiò una tremenda guerra fra pianeti, che portò il mio popolo alla perdizione.
Tuttavia, per la prima volta, la preveggenza degli Dèi salvò gli Ugha Mongulala. Rammentando le ultime parole dei nostri Remoti Signori che annunciavano la catastrofe, Ina ordinò di ritirarsi nelle dimore sotterranee, dove il mio popolo decise di rimanere sino a quando la Terra non si fosse acquietata, come un uccello che si nasconde dietro un masso al giungere di una tempesta. Gli Ugha Mongulala si salvarono dalla catastrofe poiché confidarono negli Antichi Padri.

 

La prima Grande Catastrofe

Nella storia del mio popolo l’anno 13 (10.468 a.C., secondo il calendario dei Barbari Bianchi) è un anno fatidico. Dopo che i miei simili si erano rifugiati nelle dimore sotterranee, la Terra venne funestata dalla più grande catastrofe che si ricordi, che superò persino la seconda Grande Catastrofe, avvenuta 6.000 anni dopo, quando le acque del Grande Fiume fluirono controcorrente. La prima Grande Catastrofe distrusse l’impero dei nostri Remoti Signori e causò la morte di milioni di persone.
La prima Grande Catastrofe impresse alla superficie terrestre una forma diversa. Il corso dei fiumi venne alterato, l’altezza delle montagne e l’intensità del Sole si modificarono. I continenti vennero inondati, le acque del Grande Lago rifluirono negli oceani. Il Grande Fiume venne diviso da una nuova catena montuosa e a quel punto scorreva velocemente verso est; sulle sue rive crebbero immense foreste. Un caldo umido si diffuse sulle regioni orientali dell’impero, mentre a occidente, dove si erano sollevate gigantesche montagne, le popolazioni gelavano al pungente freddo delle elevate altitudini. Come predetto dai nostri Remoti Signori, la Grande Catastrofe provocò terribili devastazioni.

Lo stesso accadrà nella prossima catastrofe che i nostri sacerdoti hanno calcolato dal corso delle stelle. Poiché la storia dell’uomo si dipana secondo percorsi preordinati: ogni cosa si ripete, ogni cosa ritorna all’interno di un ciclo che dura 6.000 anni. I nostri Remoti Signori ci insegnarono questa legge. Dall’ultima Grande Catastrofe sono trascorsi altri 6.000 anni, come d’altronde è accaduto da quando i nostri Remoti Signori ci hanno abbandonato per la seconda volta.
Ancora una volta, presagi minacciosi compaiono in cielo. Gli animali fuggono in preda al panico. Sono scoppiate guerre. Le leggi vengono trascurate e disprezzate. Mentre i Barbari Bianchi, per pura e semplice arroganza, distruggono il legame fra la natura e l’uomo, il destino sta per compiersi.
Gli Ugha Mongulala sanno che la fine è vicina, lo sanno e la aspettano rassegnati, poiché credono nel lascito dei loro Remoti Signori. Con l’immagine degli Dèi nei loro cuori, seguono le loro orme, seguono coloro che sono dello stesso sangue e hanno lo stesso padre.


Sopra: Tatunca Nara mentre scrive con l'alfabeto degli "Antichi Padri"


 
3. L’ERA DELLE TENEBRE

10.468 - 3166 a.C.

Il collasso dell’impero

I Barbari Bianchi sono davvero un popolo possente. Dominano il cielo e la Terra e sono al contempo uccello, verme e cavallo.
Credono di vedere la luce, nondimeno vivono nelle tenebre e sono malvagi. L’aspetto peggiore è che ripudiano il loro Dio, si sforzano essi stessi di essere Dio e di farci credere che sono i governanti del mondo.
Ma gli Dèi sono comunque più grandi e più potenti di tutti i Barbari Bianchi messi assieme; decidono ancora chi di noi deve morire e quando. Sole, acqua e fuoco sono anzitutto al loro servizio. Perché gli Dèi non consentono di essere derubati dei loro segreti. I nostri sacerdoti affermano che gli Dèi manderanno una punizione che libererà i barbari Bianchi dal fardello dei loro errori. Una pioggia prolungata e continua cadrà e laverà via l’oscurità dai loro cuori. Le acque saliranno sempre più in alto e spazzeranno la loro malvagità e la loro brama di potere e ricchezza.    ∞


L’autore:

Karl Brugger (1941-1984) era corrispondente estero per la rete ARD nonché autore, meglio noto per il suo libro La Cronaca di Akakor (Die Chronik von Akakor, Econ Publishers, Dusseldorf, Vienna, 1976; pubblicato in lingua inglese da Delacorte Press, New York, 1977; in italiano da Edizioni Mediterranee, 1996). 
Nato a Monaco, Karl studiò giornalismo e storia contemporanea nella città natale e a Parigi. Lavorò come giornalista freelance sino al 1974, quando divenne corrispondente per la ARD.
Karl venne colpito a morte a Rio de Janeiro il 3 gennaio 1984, mentre passeggiava sulla spiaggia di Ipanema in compagnia dell’amico Ulrich Eucke. Si ignorano sia l’identità del suo assassino sia le motivazioni dell’omicidio.


Note del Direttore [australiano]:
• Siamo a conoscenza del documentario tedesco che, in base al libro di Rüdiger Nehberg, pretende di dimostrare che Tatunca Nara era un disonesto lavoratore tedesco che rispondeva al nome di Hans Günther Hauck. Comunque sia, resto dell’idea che il Tatunca Nara messo a nudo in quel documentario non sia lo stesso individuo descritto da Karl Brugger.
The Chronicle of Akakor è fuori catalogo, ma siamo in procinto di rendere disponibile un pdf scaricabile a pagamento dal sito web di NEXUS Magazine, http://www.nexusmagazine.com.


Tratto dall'edizione cartacea di NEXUS New Times n.90, Febbraio-Marzo 2011