Dopo le recenti ripubblicazioni sul linguaggio perduto delle piante e le riflessioni sulla musica, eccoci ora a parlare di... Musica delle piante. Con un estratto dell'ottimo e dettagliato articolo di Simone Vitale, che potete trovare sull'ultimo numero di NEXUS. Buon... Ascolto ;)


Un apparecchio capace di tradurre i segnali elettrici in suono rende possibili nuove ed affascinanti modalità di comunicazione fra l'uomo e le piante.


Quel sibilo nelle mie orecchie

Roma, settembre 2007 — Stavo partecipando ad una fiera sul benessere olistico. Mentre trascorrevo il tempo al mio stand e promuovevo la guarigione attraverso il suono e le campane tibetane, continuavo a sentire, in sottofondo, un sibilo, un tintinnio, senza darvi particolare peso, ma comunque notando la sua presenza costante.
Passeggiando per la fiera, riuscii infine ad identificare la fonte di quel suono: lo stand della Federazione di comunità di Damanhur, una fiorente eco-comunità che si trova nel nord-ovest dell’Italia. La ragazza dello stand stava spiegando ad un gruppo di persone totalmente incantate che la musica che ascoltavano proveniva dalla pianta che avevano proprio di fronte ai loro occhi, e che la pianta stava effettivamente "suonando" quella musica. Totalmente affascinato, attesi pazientemente che il gruppo si allontanasse, per poi avviare una conversazione con la ragazza. Lei mi introdusse ai princìpi di base della Musica delle Piante. Finimmo per diventare amici e, alcuni mesi più tardi, ci ritrovammo entrambi coinvolti in una performance nell'ambito di un festival romano denominato La Città Olistica: sul palco, due donne che improvvisavano un contatto, la pianta collegata all'apparecchio U1, ed io al pianoforte. E fu così che tutto cominciò, per me.



[I cittadini della Federazione di comunità di Damanhur, fotografati nel 2011 > fonte]


Durante le prove della performance, ebbi l'opportunità di superare il mio scetticismo riguardo all'idea che le piante possano produrre musica intenzionalmente. Avevo trovato il concetto ed il processo tecnico per la trasduzione dei segnali elettrici provenienti dalle piante in un segnale MIDI (Musical Instrument Digital Interface) brillante ed ingegnoso. Ma fu difficile assimilare il fatto che, in definitiva, la musica non era il risultato casuale di questa connessione elettrica, ma nel processo era coinvolta una sorta di "consapevolezza" della pianta. Questo è ciò che i ricercatori di Damanhur (gli sviluppatori del dispositivo U1 per la Musica delle Piante) hanno scoperto nei loro 40 anni di studio: che dopo un certo tempo di esposizione ai loro stessi suoni, le piante sembrano divenire consapevoli che il suono origina da loro, ed iniziano a modularlo intenzionalmente.


Uno strumento musicale per piante

Il dispositivo U1 è basato su di una variante del Ponte di Wheatstone, nel quale una o più resistenze di valore fisso ed una di valore variabile sono usate per misurare variazioni di impedenza (resistenza elettrica). Nel caso dell' U1, ad essere sottoposta a misura è la resistenza elettrica dei tessuti viventi delle piante. Queste alterazioni di resistenza possono essere successivamente convertite in un'ampia varietà di segnali, tra cui quelli MIDI per strumenti musicali digitali come i sintetizzatori.


[Un esempio di Ponte di Wheatstone proveniente dalla Leeds & Northrup Company di Filadelfia, risalente al tardo XIX secolo > foto: National Electronics Museum, Maryland, USA]



Fluttuazioni del potenziale elettrico dei tessuti sono misurabili in qualunque essere vivente. Negli uomini e negli animali, queste ultime possono anche mettersi in relazione con stati emotivi differenti. Il progetto Musica delle Piante è finalizzato ad indagare, in modo artistico, la reattività delle piante all'ambiente circostante e la loro capacità di comunicare ed apprendere. Questa ricerca non è ancora entrata nel dominio dello studio scientifico generalista, di conseguenza tutte le informazioni disponibili sono offerte da comunità ed individui che, come nel mio caso, riescono ad apprezzarne il significato in termini di consapevolezza etica, ecologica e spirituale. Attraverso la comprensione della presenza, nelle piante, di qualcosa che possiamo definire "consapevolezza", possiamo migliorare il nostro rapporto con l'ambiente circostante. Nella preparazione della prima performance a Roma, mi ritrovai a trascorrere ore suonando il piano in compagnia di una pianta; in tal modo, constatavo la lenta evoluzione del processo. Le sottili modificazioni nella musica della pianta, in risposta al suono del pianoforte ed al suono da lei stessa prodotto, divenivano sempre più evidenti per me.

Dopo la performance, presi in prestito dalla mia amica il dispositivo U1 per utilizzarlo per un po' di tempo. A casa mia, lo mantenni per ore collegato ad un Anthurium andraeanum, ascoltando la sua musica ed il modo in cui essa mutava durante la giornata. Questa esperienza, nel suo insieme, suscitò in me un interessamento verso una migliore comprensione del misterioso mondo della percezione e della vita interiore delle piante. Non sono mai stato il genere di persona che considera le piante degli esseri non-senzienti (io ritengo che la coscienza sia presente in ogni cosa: pietre, acqua, terra, ecc.). Al contempo, non ero consapevole di quante informazioni fossero già disponibili sulla capacità percettiva delle piante, e persino sulla comunicazione con esse. E sto parlando di informazioni scientifiche. Naturalmente, la comunicazione con le piante fa parte della vita delle persone dotate, e degli sciamani, fin dall'alba dei tempi, oltre ad essere un fatto del tutto ordinario per gli amanti delle piante ed in genere per chi ha il pollice verde. Queste persone sanno, a livello intuitivo, che si dovrebbe sempre parlare e cantare alle piante, e che queste risponderanno positivamente.


Le piante possono sentire?

Le piante hanno le loro capacità sensoriali. Alcune di queste possono essere paragonate ai cinque sensi dell'uomo. In aggiunta a queste, le piante hanno ben 15 sensi ulteriori, che sono esclusivi del mondo vegetale; per esempio, le piante

"possono percepire la gravità ed i campi magnetici (che influenzano la loro crescita), e possono riconoscere numerosi gradienti chimici nell'aria o nel terreno". (1)

L'idea che il modo di produrre musica delle piante cambi nel tempo quando vengono esposte, tramite il dispositivo U1, al suono che producono, può avere senso dal punto di vista scientifico. In effetti si sostiene che le piante abbiano un loro modo di percepire le vibrazioni sonore.
Gli studi condotti hanno tratto le seguenti conclusioni:

"C'è una stretta correlazione fra le onde sonore e la crescita delle piante. È stato dimostrato come onde sonore a specifiche frequenze ed intensità abbiano effetti significativi su una pluralità di attività biologiche, biochimiche e fisiologiche delle piante, inclusa l'espressione genica. Tuttavia, le onde sonore ad alta frequenza ed intensità possono nuocere alla crescita ed allo sviluppo normale delle piante." (2)

"Il contenuto di zuccheri solubili e proteine, e l'attività amilasica, sono aumentati significamente nel crisantemo in risposta ad onde sonore con determinate intensità (100 dB) e frequenze (1.000 Hz), il che ha suggerito che la stimolazione sonora poteva migliorare il metabolismo delle radici e la crescita del crisantemo (Yi, 2003b)." (3)

"Sono stati registrati gli effetti positivi della musica sulla quantità e qualità del raccolto da piante di pomodori, orzo, ed altri vegetali (Hou e Mooneyham, 1999; Spillane, 1991; Xiao, 1990). Weinberger e Measures (1979) hanno riportato gli effetti della variazione d'intensità di un suono udibile sulla crescita e lo sviluppo del frumento invernale Rideau. Gli autori hanno concluso che la reazione dello sviluppo vegetativo del frumento invernale al suono udibile dipendeva principalmente dalla combinazione di frequenza ed intensità.” (4)

Le piante sembrano reagire alle vibrazioni prodotte dagli insetti e da altre piante:

"La capacità delle piante di aumentare le loro difese in risposta a vibrazioni di grandezza micrometrica, sembra confermare le recenti ipotesi secondo cui le piante sarebbero in grado di rilevare e di rispondere a vibrazioni di piccola entità prodotte dalle piante vicine (Gagliano et al. 2012a, b, Gagliano e Renton 2013)." (5)

"Un sistema vibrazionale di trasmissione dei segnali completerebbe i sistemi di trasmissione noti, basati su segnali condotti attraverso il floema, su sostanze trasportate per via aerea, e su segnali elettrici (Wu e Baldwin 2009; Mousavi et al. 2013)." (6)

Le radici delle piante sembrano essere sensibili ad una gamma di frequenze più estesa rispetto alle sue parti non interrate. Esse producono, inoltre, un "ticchettio" sonoro, molto probabilmente come sottoprodotto della loro crescita. L'insieme di questi fatti, indicanti che le radici di una pianta possono tanto produrre quanto percepire il suono, apre scenari del tutto inediti nella nostra comprensione della rete di comunicazione che si trova nel sottosuolo. Di sicuro, il suono sembra essere compreso nella gamma delle capacità comunicative delle piante.




Possiamo parlare di "coscienza delle piante"?

Se consideriamo l' "intelligenza" come l'abilità di risolvere problemi e di apprendere dall'esperienza, allora le piante sono certamente intelligenti. Ma sono "coscienti" nel modo in cui rispondono all'ambiente circostante? Dal punto di vista scientifico, persino la parola "risposta" suona eretica, se applicata alle piante. Nel 1901, in seguito alla presentazione di una delle sue opere, il brillante scienziato indiano Sir Jagadis Chandra Bose (il quale produsse una incredibile quantità di ricerca e di invenzioni d'avanguardia) venne denigrato da Sir John Burdon-Sanderson, la massima autorità dell'epoca nel campo dell'elettrofisiologia. Il motivo era che Bose, un fisico, aveva usato l'espressione "Risposta Elettrica in..." nel titolo dell'opera. Burdon-Sanderson pretendeva che egli sostituisse quelle parole con "Alcune Reazioni Fisiche in...", semplicemente perché la parola "Risposta" appartiene al dominio della fisiologia, e non a quello della fisica. Per questa ragione, la Royal Society abbandonò il suo progetto di pubblicazione dell'opera di Bose. (7) Nel 2005, oltre un secolo più tardi, venne fondata la Società di Neurobiologia Vegetale, in seguito al Primo Simposio sulla Neurobiologia Vegetale. Questo nuovo ambito di ricerca si sforza di...

"comprendere come le piante percepiscono, ricordano e processano l'esperienza, coordinando risposte comportamentali attraverso reti di informazione integrate che comprendono forme di segnalazione molecolare, chimica ed elettrica".(8)

La scelta della Società di utilizzare il termine "neurobiologia" in relazione alle piante fu così controversa da suscitare una forte opposizione nel mondo scientifico ufficiale – una reazione tale da indurla a cambiare il proprio nome in "Società di comunicazione e comportamento delle piante". Questa è, precisamente, l'inadeguatezza del sistema conoscitivo moderno: ogni cosa viene suddivisa fra ambiti di studio distinti, ciascuno con la propria terminologia ed i propri dogmi. Talvolta riusciamo a raggiungere livelli molto spinti di conoscenza in un ambito o nell'altro, ma, molto spesso, perdiamo di vista ciò che tali risultati significano nel contesto più generale. Tuttavia oggi stiamo assistendo ad un risveglio di quel modo olistico di pensare che era tipico della saggezza antica. I due distinti percorsi della scienza e della spiritualità, oggi, si stanno finalmente ricongiungendo, una riconciliazione destinata a produrre quel tanto necessario balzo in avanti nel nostro processo cognitivo. Come dichiara Paco Calvo, professore di Filosofia della Scienza dell'università di Murcia, Spagna, in "La Filosofia della Neurobiologia Vegetale: un Manifesto":

"La Neurobiologia Vegetale ci ha insegnato che le piante hanno al loro interno un sistema di ordinamento di insiemi di comportamenti che è funzionalmente simile al sistema nervoso animale. Di conseguenza, possiamo avvicinarci al comportamento e alla neurobiologia delle piante dalla prospettiva della psicologia ambientale, ed analizzare il sistema pianta-ambiente come un tutt'uno il cui comportamento si manifesta e si auto-organizza in una particolare dimensione di interazione, la dimensione prevista dall'Ecologia. (Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui l'intelligenza vegetale è stata così lungamente ignorata, ma la fotografia time-lapse ha dimostrato la falsità degli assunti precedenti.) In accordo con questo approccio, le piante potrebbero percepire le opportunità di interazioni comportamentali sotto forma di affordance." (9)

Il classico La Vita Segreta delle Piante è una buona fonte di informazioni su inconsueti ed affascinanti esperimenti e ricerche sulla consapevolezza delle piante.10 Nel periodo che va dalla metà degli anni '50 fino ai tardi anni '70 del secolo scorso, ci fu l'esplosione dell'interesse per la comprensione della coscienza delle piante. Purtroppo la nostra modalità di indagine scientifica manifestò tutta la sua primitività nel momento in cui l'unica idea che ne nacque fu quella di mettere in pericolo o di far soffrire degli esseri viventi per osservarne le reazioni. A metà degli anni '60, l'operatore di poligrafo Cleve Backster osservò per la prima volta le sorprendenti reazioni di vari tipi di piante all'esposizione a intenzioni e comportamenti minacciosi. Le piante "perdevano conoscenza", ossia non davano più segno di quell'attività elettrica che veniva rilevata con strumenti composti da un galvanometro usato in combinazione con un ponte di Wheatstone, in maniera molto simile al poligrafo usato come macchina della verità. Usando quest'apparecchiatura, Backster fu in grado di osservare il comportamento nelle piante, come rilevare le intenzioni delle persone nella stanza, rispondere ad intenti o comportamenti minacciosi, e persino reagire con un trauma quando…

…Continua…

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