Ricordate lo stranissimo episodio del B-52 "nucleare" di cui mi sono occupato giorni fa? Vi sono stati sviluppi assai interessanti della vicenda, come riportato anche da Maurizio Blondet: innanzitutto la strana morte di un aviere implicato nell'inchiesta, Blue Todd, del 5th Security Force Squadron, in servizio presso la base aerea di Minot, proprio quella da cui è partito "per errore" il B-52 con sei missili da crociera a testata atomica che ha sorvolato il territorio degli Stati Uniti fino alla base di Barksdale in Louisiana, dove ci si è accorti dell'"errore". Ma soprattutto, e questo è davvero clamoroso, è stato deciso di assegnare la sorveglianza e la tenuta dei bunker di stoccaggio delle testate atomiche USA a una ditta israeliana, la Magal Security Systems. Uno dei commenti più ricorrenti nelle pagine dell'informazione alternativa statunitense è "siamo fottuti!"... in effetti, dicono, ora per organizzare qualche attentato sotto "falsa bandiera" non avranno neanche bisogno di utilizzare le loro, di atomiche: hanno a disposizione quelle a stelle e strisce...
Comunque sia, fonti di intelligence USA e straniere hanno fatto trapelare che il B-52 in questione, col suo bel carico di sei AGM-129, ognuno dotato della sua testata nucleare di tipo W-80-1, era destinato a raggiungere il teatro mediorientale dalla base di Barksdale, ma la missione è stata abortita a causa della strenua opposizione all'interno della stessa US Air Force e della comunità dell'intelligence statunitense. In altre parole, quello che i principali quotidiani, come il Washington Post, hanno spiegato come un "fallimento della sicurezza a svariati livelli" in realtà è stato un autentico sabotaggio, una vera e propria rivolta di alti gradi dell'USAF e delle agenzie di intelligence contro un attacco pianificato contro l'Iran, che prevedeva l'utilizzo di armi convenzionali e nucleari. Tuttavia, rimane aperta la questione della sparizione di uno di questi missili cruise, che al momento non sembra sia ancora saltato fuori (qui potete leggere l’articolo integrale relativo alla faccenda, ricco di dettagli degni di attenzione soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto Progetto Checkmate, che significa Scacco Matto).
Degna di nota anche la notizia, riportata anche da Blondet, (HYPERLINK) secondo la quale prima dell’invasione angloamericana del suo paese, Saddam Hussein si era offerto di espatriare a patto di poter portare con sé un miliardo di dollari che in retrospettiva, considerando la quantità di devastazioni e di vittime che il conflitto ha provocato sino ad oggi e quello che è costato e continua a costare, è una cifra relativamente modesta.
Questo mi ha riportato con la mente al ’93, quando lessi un articolo pubblicato dall’edizione australiana di NEXUS, a firma se non sbaglio di Mike Ruppert, che si proponeva di svelare le vere ragioni della Prima Guerra del Golfo e ne identificava gli antefatti nella Guerra delle Falklands/Malvinas tra Argentina e Gran Bretagna, con quest’ultima tutt’altro che intenzionata a cedere il controllo di quelle isole intorno alle quali, secondo alcune prospezioni, si trovavano degli enormi giacimenti petroliferi che aspettavano solo di essere sfruttati. Fiutata la mossa, sembra che Arabia Saudita e altri paesi del Golfo si accordarono per abbassare il prezzo del petrolio sino a rendere l’eventuale sfruttamento di quei giacimenti improponibile in termini di costi. La contromossa “occidentale” fu creare le condizioni che portarono all’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq e alla messa in scena di un conflitto in Medio Oriente che, in virtù delle distruzioni arrecate alle infrastrutture petrolifere, avrebbe sicuramente fatto schizzare in alto il prezzo del petrolio, effetto poi ottenuto solo in parte.
Ora leggo che la Gran Bretagna si sta preparando a sottoporre alla Commissione ONU sui Limiti della Piattaforma Continentale delle rivendicazioni sui limiti territoriali delle isole Falklands, allo scopo di annettersi decine di migliaia di miglia quadrate di territori marini potenzialmente ricchi di giacimenti di petrolio, gas e minerali pregiati. Evidentemente l’attuale “sete” di petrolio dell’economia globalizzata ha reso economicamente appetibili questi giacimenti, ma la quantità di sangue che continua ad essere versato per alimentare l’inestinguibile volontà di profitto della grande finanza internazionale dà la misura dello stato in cui versa il mondo del quale facciamo parte, ma a saperli guardare vi sono segni a indicare che qualcosa sta cambiando. Ad esempio quella che è stata definita la “Rivolta dei Generali”, un fatto virtualmente senza precedenti negli USA, laddove oltre 20 generali in pensione hanno infranto la tradizione di “salutare e tenere tutto in famiglia” e stanno apertamente criticando il comandante in capo e altri civili alla guida del paese per quella che percepiscono come una guerra illegittima e tragica. Quelli in servizio attivo hanno seguito la procedura, inoltrando rapporti attraverso la normale catena di comando; quelli in pensione hanno scongiurato i vecchi amici in posizioni chiave di usare la loro influenza per cambiare le cose. Quando i loro richiami vennero ignorati, alcuni sono giunti alla conclusione che il loro dovere patriottico fosse di raccontare tutto, anche se ciò significava la fine delle loro carriere. Il maggiore generale Paul Eaton, ora in pensione, ha detto; “La norma è: date il vostro parere a coloro in posizione di effettuare cambiamenti, non agli organi di informazione. Ma questa amministrazione è sorda a qualunque buon suggerimento.”
A proposito di suggerimenti: qualche giorno fa è stata diffusa la notizia che il 22 febbraio 2003, circa un mese prima dell’invasione dell’Iraq, il presidente Bush durante una conversazione con l’allora primo ministro spagnolo Aznar, avvenuta nel suo ranch in Texas, minacciò di ritorsioni paesi come il Messico, l’Angola, il Cile e il Camerun, qualora non avessero votato a favore di una risoluzione dell’ONU in appoggio alla guerra in Iraq. Ad ogni modo, chiarì anche che, risoluzione o no, gli Stati Uniti avrebbero invaso l’Iraq entro la fine di marzo.
Tornando ad eventi più recenti, ha del clamoroso quanto pare emergere in merito al misterioso "raid" israeliano in Siria del 6 settembre scorso. Nel filmato delle "fotomitragliatrici" installate sugli F-16 di Tel Aviv, trasmesso in un servizio della BBC, si distinguono perfettamente dei velivoli a forma di disco che si frappongono tra i velivoli poco prima dell'attacco.

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Un ex del Mossad, tale Uzi Arad, pare abbia dichiarato che "è accaduto qualcosa di grosso e molto presto uscirà a galla". Se è vero quanto riportato da questo articolo  su quanto è davvero accaduto nel corso dell'incursione e sui veri motivi della stessa, si tratta di un evento epocale che spiegherebbe l'alone di massima segretezza che ha circondato i dettagli di questo "incidente".
Per chiudere con la geopolitica mi sembra doveroso, dati i precedenti newyorchesi e londinesi, dare notizia della più grande esercitazione terroristica mai programmata sul territorio degli Stati Uniti, denominata TOPOFF, che si svolgerà tra il 15 e il 19 ottobre, e che prevede la simulazione (speriamo!) dell’esplosione di tre “bombe sporche” con la conseguente interruzione delle arterie di comunicazione in due grosse città statunitensi, Portland e Phoenix, e a Guam.
Passando ad altro, pur tornando a parlare di petrolio, ho trovato particolarmente interessante un documento pubblicato da F. William Engdahl su rense.com, nel quale tra le altre cose l’autore racconta che tutta la questione del “picco” petrolifero, una teoria secondo la quale la produzione mondiale di oro nero raggiungerebbe il massimo per poi decrescere in un periodo compreso tra il 2007 e il 2012, è completamente sballata. Lo sarebbe perché basata sull’assunto che il petrolio sia di origine fossile, mentre invece sin dagli anni ’50 in Russia, dove questa teoria di formulazione statunitense veniva ritenuta un’assurdità, l’approccio in materia è stato radicalmente diverso. Nel 1956, il Prof. Vladimir Porfir'yev annunciò le conclusioni degli scienziati russi e ucraini al lavoro presso le rispettive accademie scientifiche: il petrolio greggio e il gas naturale non hanno collegamenti intrinseci con il materiale biologico presente nei pressi della superficie terrestre; si tratta di materiali primordiali che sono stati eruttati da grandi profondità. Gli scienziati sovietici, ribaltando la teoria occidentale, denominarono la loro teoria “a-biotica”. L’ascesa della Russia a maggiore produttore mondiale di petrolio e gas naturale è basata sull’applicazione di questa teoria in pratica, e questo ha conseguenze geopolitiche enormi. Tale approccio radicalmente diverso ha consentito la scoperta di vasti giacimenti petroliferi in aree precedentemente giudicate del tutto inadatte, almeno secondo i geologi occidentali, e con tassi di successo nelle perforazioni decisamente migliori.
Il Dr. J. F. Kenney, uno dei pochissimi geofisici occidentali ad aver studiato sotto Vladilen Krayushkin e insegnato e lavorato in Russia, ha affermato che “solo per produrre la quantità di petrolio estratta sino ad oggi, il giacimento di Ghawar (Arabia Saudita) avrebbe dovuto essere un cubo di detriti fossilizzati, assumendo un’efficienza del 100% nella conversione, misurante 19 miglia di lunghezza, altezza e profondità.” In breve, un’assurdità.
Per finire, una notizia che mi ha ricordato quella scena di Blade Runner in cui il detective Rick Deckard (interpretato da un Harrison Ford in gran spolvero…) usa uno strano macchinario per esaminare delle foto, “zoomando” a volontà in vari settori delle stesse. Ora dei ricercatori della Carnegie Mellon University, in collaborazione con l’Ames Research Center della NASA, hanno costruito un dispositivo che consente a qualunque fotocamera digitale di produrre panorami in gigapixel (miliardi di pixel), chiamati GigaPan. Dato che un’immagine vale più di mille parole, collegatevi al sito aperto dal Carnegie Mellon in collaborazione con Google presso  HYPERLINK e provate voi stessi ad “esplorare” nei minimi dettagli i panorami che vi troverete: sono sicuro che li troverete sbalorditivi… ed è solo l’inizio!