In questi giorni, la stampa italiana ha dato la notizia della scomparsa di Stanislav Petrov, il tenente colonnello sovietico che nel 1983 salvò il mondo da una catastrofe nucleare semplicemente affidandosi al suo intuito anziché al monitor del computer. In suo onore, riportiamo in rete l'articolo in cui ne parlammo, nel "lontano" 2012, su Nexus New Times nr. 96. Ciao Stanislav. Grazie. [Redazione NEXUS]



Lunedì 26 settembre 1983, l’ufficiale sovietico Stanislav Petrov evitò da solo una guerra mondiale nucleare allorquando scelse di affidarsi al proprio intuito invece di credere allo schermo del computer di fronte a lui, il quale segnalava che gli Stati Uniti avevano lanciato contro l’Unione Sovietica un missile nucleare da attacco... (questo episodio dimostra che un uomo può fare la differenza...per il mondo intero!)

Il 26 settembre 1983, al culmine della Guerra Fredda, il tenente colonnello Stanislav Petrov era l’ufficiale di servizio presso il bunker Serpukhov-15. Appena tre settimane e mezzo prima i Sovietici avevano abbattuto un Boeing 747 della Korean Airlines, volo civile 007, uccidendo tutte le 296 persone a bordo. Il tenente colonnello Petrov aveva la responsabilità di segnalare ai suoi superiori qualsiasi imminente attacco nucleare contro l’Unione Sovietica; in un’evenienza di tal genere, la strategia sovietica prevedeva di scatenare un immediato contrattacco nucleare totale contro gli Stati Uniti, come previsto dalla dottrina della Distruzione Reciproca Assicurata.
Quaranta minuti dopo la mezzanotte, i computer del bunker segnalarono che un missile statunitense si stava dirigendo verso l’Unione Sovietica. Il tenente colonnello Petrov ritenne che si fosse verificato un errore del computer, poiché in caso di attacco contro l’Unione Sovietica era improbabile che gli Stati Uniti lanciassero un solo missile – ne avrebbero lanciati molti simultaneamente. Inoltre, in passato si era messa in dubbio l’affidabilità del sistema satellitare, quindi Petrov accantonò l’allerta come un falso allarme, traendo la conclusione che in realtà gli Stati Uniti non avevano lanciato alcun missile.

Ad ogni modo, poco tempo dopo i computer segnalarono che era stato lanciato un secondo missile, seguito da un terzo, un quarto e un quinto. Petrov percepiva che il sistema informatico era in errore, tuttavia non era disponibile alcuna altra fonte che confermasse i suoi sospetti. Il sistema radar terrestre dell’Unione Sovietica non era in grado di individuare missili oltre l’orizzonte, quindi nel momento in cui tale sistema avesse rilevato e confermato la minaccia sarebbe stato troppo tardi.

Il dilemma che attanagliava Petrov era il seguente: se egli stava trascurando un attacco reale, allora l’Unione Sovietica sarebbe stata devastata da armi nucleari senza preavviso né possibilità di rappresaglia; d’altro canto, se avesse segnalato un attacco inesistente i suoi superiori avrebbero potuto scatenare un attacco analogamente catastrofico contro il nemico. In ambedue i casi sarebbero morte milioni di persone.
Consapevole che se si fosse sbagliato ben presto sull’Unione Sovietica sarebbero piovuti missili nucleari, Petrov decise di affidarsi al proprio intuito e dichiarare come falso allarme le segnalazioni del computer. Dopo breve tempo apparve evidente che il suo istinto aveva colto nel segno. Non vi erano missili in arrivo. La crisi lo sottopose a una tensione e a uno stress tremendi, tuttavia la valutazione di Petrov si era rivelata corretta. Si era scongiurata una guerra nucleare totale.




Strascichi

Pur avendo scongiurato un potenziale disastro nucleare, rifiutando di attestare la validità degli avvistamenti/allarmi del sistema informatico il tenente colonnello Petrov aveva disobbedito agli ordini e trasgredito il protocollo militare, quindi subì un veemente interrogatorio in merito alle azioni da lui intraprese durante la tremenda prova nella notte in questione.
I militari sovietici non punirono Petrov per le sue azioni, ma nemmeno gli tributarono onori o ricompense. Le sue iniziative avevano rivelato imperfezioni nel sistema militare sovietico, mettendo in cattiva luce i suoi superiori; fu oggetto di una reprimenda, ufficialmente per l’impropria archiviazione di documentazione. Non venne più ritenuto un ufficiale affidabile e la sua un tempo promettente carriera militare volse al termine. Petrov venne assegnato a un nuovo incarico meno delicato e infine abbandonò la carriera militare.
Attualmente Petrov conduce in relativa povertà un’esistenza da pensionato nella città di Fryazino [dove è morto, il 19 maggio 2017, ndr]. Ha dichiarato di non considerarsi un eroe per quello che fatto, “stavo solo svolgendo il mio lavoro”.

In data 21 maggio 2004, la Association of World Citizens di stanza a San Francisco ha conferito al colonnello Petrov il World Citizen Award, un trofeo e 1.000 dollari come riconoscimento per il ruolo svolto nell’evitare una catastrofe. Nel gennaio 2006 Petrov si è recato negli Stati Uniti, a New York, dove gli è stata conferita un’onorificenza nel corso di un incontro presso le Nazioni Unite; in tale frangente la Association of World Citizens ha consegnato al colonnello Petrov un secondo World Citizen Award speciale. Il giorno seguente Petrov ha incontrato il giornalista statunitense Walter Cronkite presso il suo ufficio alla CBS; l’intervista, assieme ad altri momenti salienti del viaggio di Petrov negli Stati Uniti, verrà inclusa nel documentario dal titolo The Man Who Saved the World (l’uomo che salvò il mondo), pubblicato verso la fine del 2006.

Fonte in lingua originale: www.goodnewsnetwork.org


Questo articolo è stato pubblicato originariamente su NEXUS New Times nr. 96, febbraio - marzo 2012. Qualsiasi riproduzione è gradita previa citazione della fonte originaria e della presente dicitura.

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