Un governo iniziatico in mano a una ristretta elite di sapienti, le teorie esoteriche di Alexandre Saint-Yves e una misteriosa catena di delitti avvenuta in Francia dal 1937 al 1944: da un fantasioso progetto reazionario di fine Ottocento le basi dell'attuale globalizzazione?


di Paolo Cortesi

Nel mattino del 24 gennaio 1937, venne rinvenuto un cadavere nel Parc-des-Princes, a Parigi. Un piccolo cane gli stava accanto e sembrava aspettare l’impossibile risveglio del padrone. La vittima venne identificata in Dimitri Navachine, un noto banchiere che dirigeva la Banque commerciale de l’Europe du Nord. Navachine era anche Primo Sorvegliante della loggia Les Amitiés Internationales, alla quale amavano “chiedere la luce” (cioè essere affiliati alla massoneria) personalità di spicco della politica e della finanza francesi.
Quando la polizia esaminò l’ufficio e la casa della vittima, notò che era stata preceduta da qualcuno che aveva setacciato i cassetti.
Il 15 maggio 1941 (altre fonti indicano il 19) morì di morte violenta Jean Coutrot. L’unico giornale che riportò la notizia (L’Appel del 5 giugno 1941) non dette alcun particolare, ma si limitò a scrivere di “una morte improvvisa e misteriosa”.
La versione ufficiale parlò di suicidio: Coutrot si sarebbe gettato dalla finestra del suo appartamento al 51 di rue Raynouard, a Parigi. I parenti sostenevano invece la tesi dell’avvelenamento.

Le indagini furono sbrigative e orientate fin dall’inizio ad accreditare la tesi del suicidio, anche se molti elementi parevano opporvisi, primo dei quali il fatto che Coutrot aveva perso la gamba destra nella Grande Guerra ed avrebbe avuto grosse difficoltà a scavalcare la ringhiera del suo balcone.

Jean Coutrot, nato nel 1895, lasciato il Politecnico per arruolarsi volontario, era stato direttore di una piccola industria a dimensione familiare, la Gaut e Blancan, che produceva carta e colori. Tra il 1920 ed il 1930 si occupò d’arte, poesia, filosofia, frequentando Picasso, Braque, Delaunay e Theilard de Chardin. Nel 1935, iniziò un’altra fase della sua esistenza e si dedicò con una passione che rasentava il fanatismo allo studio della pianificazione economica, alla psicologia applicata e alla gestione scientifica del lavoro.
Dal 1936 fino alla morte, cioè nel breve volgere di cinque anni, Coutrot fondò e dette vita a una decina di comitati, centri e gruppi di studio, fra i quali ricordiamo Centro di organizzazione scientifica del lavoro, Centro di studio dei problemi umani, Istituto di psicologia applicata, Comitato nazionale dell’organizzazione francese, Gruppo di studio dell’umanesimo economico.
Pur avendo ricoperto incarichi nel governo del Fronte popolare francese di Leon Blum (1935-1938), Coutrot non esitò ad aderire al governo di Vichy del maresciallo Pétain, capo della Francia sottomessa a Hitler e collaborazionista.
Coutrot aveva due segretari particolari: Frank Théallet e Yves Paringaux. Il primo, Théallet, era morto misteriosamente otto giorni prima di Coutrot; Paringaux morì altrettanto imprevedibilmente poche settimane dopo.

Constant Chevillon, nato nel 1880, era uno studioso di esoterismo e occultismo, nonché Gran Maestro di un ordine massonico non tradizionale, il Rito di Memphis-Misraim. Chevillon aveva anche fondato la Federation Universelle des Ordres, Fraternites et Societes Initiatiques (FUDOFSI), il cui primo congresso si tenne a Parigi nel febbraio 1939. Nulla nella sua appartata vita di studioso faceva presagire la fine terribile che fece: nella notte del 25 marzo 1944, alcune persone che si presentarono come agenti di polizia lo prelevarono dalla sua casa di rue des Macchabées, a Lione.
Mentre rovistavano nella sua biblioteca e nel suo archivio, alla moglie angosciata che chiedeva i motivi di quella irruzione, i sedicenti poliziotti dissero di non preoccuparsi, che il marito avrebbe presto fatto ritorno, subito dopo aver chiarito poche cose in commissariato.
La moglie non rivide mai più suo marito vivo, il cui cadavere crivellato di pallottole venne trovato, il mattino dopo, a Saint-Fons, a qualche chilometro da Lione.

Navachine, Coutrot, Théallet, Paringaux e Chevillon: cinque morti misteriose e violente, apparentemente assurde, senza movente. Cinque vittime apparentemente unite solo dalla tragica casualità. Ma esiste un filo rosso che accomuna questi cinque individui: ciascuno di essi aveva avuto a che fare con la Sinarchia. Ciascuno di essi aveva avuto tra le mani quel documento denominato Patto sinarchico (Pacte Synarchiste) che contiene i fini ed i mezzi della società segreta e la cui prima pagina reca questa avvertenza:

“Ogni detenzione illecita del presente documento espone a sanzioni senza limite prevedibile quale che sia il canale tramite cui e è stato ricevuto. Il meglio, in simile caso, è di bruciarlo e di non parlarne”.

Forse Coutrot e gli altri non dettero ascolto a questo truce avvertimento? Ma, infine, cos’è la Sinarchia?

L’idea di base si deve a Joseph-Alexandre Saint-Yves de Alveydre (1842-1909) [a destra, ndr]  che con ciò intendeva un governo iniziatico, cioè un governo nel quale il potere era in mano ad una élite di sapienti.
Saint-Yves elaborò una teoria politica che era, per così dire, la versione esoterica della filosofia politica di Platone. Con evidenti suggestioni numerologiche, la Sinarchia ideata dall’esoterista francese doveva essere a base ternaria, prevedendo tre autorità somme: Pontefice (non in senso cattolico!), Re e Consiglio.

Ecco, ad esempio, come il noto alchimista Jollivet-Castelot esponeva, nel 1899, gli elementi fondamentali che componevano il governo sinarchico:

Il Consiglio di Dio, comprendente gli iniziati supremi, i sacerdoti diretti dal Pontefice che essi nominano. Il Consiglio degli Dei, formato dagli iniziati laici, militari e giudici, i quali nominano il Re che fa parte di questo Consiglio. Il Consiglio degli Anziani, che si occupano delle finanze, dell’amministrazione in generale. Si compone di cittadini eletti dalla nazione. Vi era anche un quarto elemento, che Jollivet paragona al Ventre, ed è il popolo, anzi la borghesia imprenditoriale e commerciale: Il popolo, il paese formano nel loro insieme il quaternario derivato dal Ternario e corrispondente al Ventre dell’organismo sociale, perfettamente equilibrato. I mercanti, gli industriali, i navigatori, eccetera, simboleggiano bene i canali venosi che conducono l’energia vitale del corpo intero.

Come si vede, la Sinarchia di fine Ottocento era una fantasiosa, e innocua, astrazione che tentava di unire concetti politici con temi della filosofia spiritualista del tempo. In una parola, la Sinarchia di Saint-Yves non era che il governo affidato ad un cenacolo di iniziati.

Ma alcuni spunti del bizzarro autore attirarono l’attenzione di persone molto più pragmatiche di lui, come questo passo:

Non si tratta di distruggere né di conservare un qualsiasi ordine sociale, al di sopra degli stati e dei loro capi, poiché non ve n’è alcuno: bisogna crearlo. Dobbiamo formare, al di sopra delle nazioni e dei governi, quale che sia la loro forma, un governo comune, puramente iniziatico, emanazione stessa delle nostre nazioni, nel rispetto di tutto ciò che costituisce la loro vita interiore.

In questo brano, l’aggettivo iniziatico venne sostituito da professionale, tecnocratico, specialistico: nacque la Sinarchia come la pensava Coutrot, la cui opera fu tutta rivolta ad un unico scopo, dare il potere in mano ad una ristretta élite di tecnici e di esperti.

Nel 1941, nella Francia di Vichy si parlava sempre più spesso, e con timore crescente, della Sinarchia, perché il governo filonazista riteneva che la società fosse un’emanazione della fantomatica cospirazione giudeo-massonica, “nemico pubblico numero 1” delle dittature nere. Henri Chavin, direttore della Sureté nationale dal settembre 1940, fu incaricato di indagare e relazionare su quella oscura presenza; l’inchiesta venne terminata nell’estate del 1941 e portò alla compilazione di quello che è oggi noto come “Rapporto Chavin”.
Esso arrivò alla conclusione che la Sinarchia, come organizzazione segreta strutturata, era chiamata M.S.E., cioè Mouvement Synarchique d’Empire (Movimento Sinarchico d’Impero), e anche C.S.A.R., ovvero Convention Synarchique de Action Révolutionnaire (Convenzione Sinarchica di Azione Rivoluzionaria). Venne fondata nel 1922 e uno dei massimi dirigenti fra le due guerre mondiali fu Jean Coutrot [a destra, ndr].
Il rapporto Chavin così concludeva:

Il M.S.E. rappresenta dunque essenzialmente un episodio della lotta del capitalismo internazionale contro il socialismo e anche un tentativo potente di imperialismo finanziario teso ad assoggettare tutte le economie dei differenti paesi ad un controllo unico, esercitato da certi gruppi bancari dell’alta finanza, i quali si assicurano così, sotto il pretesto della lotta contro il comunismo, un monopolio di fatto su tutta l’attività industriale, commerciale e bancaria. Le grandi amministrazioni del paese sono diventate i servizi esterni della Banca Worms ed il Journal officiel serve da veicolo per le decisioni del suo consiglio d’amministrazione, di cui gli alti funzionari di stato non sono che gli agenti operativi.

La Banca Worms sarebbe stato lo strumento finanziario per supportare l’attività sinarchica; basti pensare che Coutrot, dopo aver lasciato la direzione della Gaut e Blancan, era formalmente disoccupato, ma disponeva ogni anno di circa un milione di vecchi franchi: chi glieli forniva?

Bisogna evitare di cadere nella mania del complottismo (cosa che farebbe solo il gioco di chi vuole screditare ogni seria ricerca storica “non ortodossa”), ma è innegabile che esiste una netta somiglianza tra il Patto Sinarchico degli Anni Trenta e la logica dell’attuale globalizzazione.
Non occorre pensare che la Sinarchia oggi guidi il mondo, né che un gruppetto di eminenze grigie si riunisca in segreto nelle sale silenziose di qualche inaccessibile castello…
Tuttavia pare evidente che l’ideale sinarchico ha trovato, oggi, la sua realizzazione, consapevole o no. La mentalità sinarchica è oggi al potere, e ciò non è accaduto – a mio parere – in seguito ad un complotto o ad una organizzazione segreta: no, la Sinarchia è oggi realtà perché la nostra civiltà è fondata sugli elementi che strutturavano il progetto sinarchico di settant’anni fa.

Il Patto Sinarchico è basato su tredici punti; sarà sufficiente elencarne alcuni per notare la loro sconcertante attualità.

La rivoluzione nella strada (...)

– leggiamo nell’Introduzione ai “Treize Points Fondamentaux du Pacte Synarchiste

(...) è una di queste due cose: o manifestazione sporadica del sentire popolare, o violenza faziosa. In entrambi i casi, è un incidente anarchico; è la rivoluzione dal basso. Noi riproviamo la rivoluzione nella strada. Noi vogliamo evitarla. Noi facciamo la rivoluzione dall’alto.

Punto Quarto:

Noi riconosciamo e serviamo l’Impero come la realtà formale della collettività. L’ordine sinarchico aumenta indefinitamente il dinamismo della civilizzazione riconoscendo e proclamando l’Impero, raggruppamento organico di nazioni maggiori, come sua realtà formale più completa allo stato attuale della vita mondiale e come il più alto fattore della perfezione possibile della rivoluzione contemporanea.

Punto Sesto:

Noi riconosciamo e serviamo il dinamismo dell’ordine reale che è dovunque sintesi di autorità e di libertà. L’ordine sinarchico sostituisce la rivoluzione dei governanti alla rivolta dei governati.

Punto Settimo:

Noi riconosciamo e serviamo la gerarchia naturale delle realtà collettive.

Punto Nono:

Noi riconosciamo e serviamo la vera democrazia tramite una giusta gerarchizzazione a base professionale. L’ordine sinarchico (…) postula come finalità della vera democrazia una società senza classi ma gerarchizzata.

Punto Tredicesimo:

(…) che l’unione federativa dell’Europa sia realizzata; che la Pan-Eurafrica sia nobilmente creata da un libero accordo di tutti i paesi dell’Europa e dell’Africa, che infine la “Società Maggiore delle Nazioni” sia compiuta e condotta alla sua realtà universale per l’interposizione giuridica di cinque società minori di nazioni.

Qualunque valutazione si voglia dare di questo testo, è inquietante dover constatare che il nostro mondo, il nostro assetto politico, la nostra società siano praticamente la realizzazione di un progetto reazionario del secolo scorso.
Che la Sinarchia sia oggi viva o morta, bisogna comunque ammettere che il suo piano le è sopravvissuto e si è imposto, forse più e meglio di quanto avrebbero sperato i suoi padri segreti.

Paolo Cortesi


Bibliografia:

  • J. Saunier, La Synarchie, Paris, 1971
  • A. Ulmann et H. Azeau, Synarchie et pouvoir, Lausanne, 1968
  • P. Bauchard, Les Technocrates et le pouvoir, Paris, 1966
  • H. Coston, Les Technocrates et la Synarchie, Paris, 1962
  • J.R. Tournoux, L’histoire secréte, Paris, 1962

Il presente articolo è stato pubblicato originariamente su NEXUS New Times n. 58 (Ottobre - Novembre 2005). Ogni ripubblicazione è gradita previo riferimento all’autore ed a questa citazione.


[Per informazioni e acquisto, clicca qui]

 


ARTICOLI CORRELATI:


Dello stesso autore di quest'articolo: