Stamane, mentre assistevo all’undicesima strepitosa vittoria di Valentino Rossi in Australia, non ho potuto fare a meno di notare come il cielo sopra il circuito fosse impestato dalle famigerate scie chimiche. La stessa cosa mi era accaduta la scorsa settimana, in occasione del Gran Premio di Formula 1 a Suzuka, in Giappone.

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Questa oscura attività sta imperversando in ogni continente, ed è ormai ovvio che vi sia la completa accondiscendenza se non addirittura la diretta compartecipazione dei governi alla guida dei paesi coinvolti. Questo vale anche per l’Italia, dove l’attività prosegue a ritmi pazzeschi, come testimoniato dalle innumerevoli segnalazioni che mi giungono dalla Liguria, dal Friuli, dal Trentino, dal Veneto, dalla Toscana, etc.

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Ricevo molte segnalazioni anche da italiani all’estero, come questa dalla Normandia…

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…oppure questa, proveniente da Berlino.

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Tra le testimonianze più interessanti, queste foto scattate in Italia che mostrano chiaramente dei velivoli turboelica, forse ATR, mentre rilasciano le ben note scie chimiche: ora, non mi si venga a dire che dei turboelica normalmente producono scie di condensazione di tal fatta, perché ciò è quanto mai improbabile.

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Come se non bastasse, da Torino tempo fa mi è stata segnalata la comparsa di strane formazioni nuvolose che hanno allarmato molte persone: erano del tipo “Mammatus”, teoricamente piuttosto rare in natura ma stranamente sempre più frequenti in numerose località mondiali, come testimoniato dalle inquietanti foto che seguono.

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Se poi qualcuno avesse ancora dubbi sull’esistenza e sull’attuale utilizzo di perfezionati sistemi per la modificazione del clima, osservate questa sofisticata immagine a microonde dell’uragano Rita, ripresa dal CIMMS:

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Mi domando se possa esserci una relazione tra l’anomalia che osserviamo nella parte sinistra dell’immagine, dove compaiono tre “tracce” misteriose, e il fatto che Rita abbia prodotto assai meno danni del previsto, in particolare risparmiando Houston. Certo, Houston non è New Orleans… Di fatto, l’apparizione di questa anomalia è coincisa con l’improvvisa deviazione verso nord dell’uragano, che ha raggiunto la terraferma in località ben diversa da quella inizialmente prevista.

Passando ad un altro argomento, l’Independent del 28 settembre scrive che l’Arabia Saudita (il maggior produttore mondiale) e la Exxon Mobil (la maggiore compagnia mondiale) hanno dichiarato per voce del ministro Ali al-Naimi e del presidente della Exxon, Rex Tillerson, che il paese dispone di riserve petrolifere pari al doppio di quanto stimato sinora, e che esistono 3 trilioni di barili, o anche di più, che aspettano solo di essere estratti. Presto l’Arabia Saudita aggiungerà 200 miliardi di barili alle sue attuali riserve, stimate in 264 miliardi di barili. Naturalmente queste dichiarazioni hanno inciso sull’andamento dei mercati, e ben si sposano alla questione di Eugene Island, una montagna sommersa nel Golfo del Messico, 80 miglia al largo della Louisiana, caratterizzata da fessure e crepacci dai quali fuoriescono spontaneamente gas e petrolio. All’inizio degli anni ‘70 una piattaforma petrolifera, denominata Eugene Island 330, iniziò a produrre circa 15.000 barili al giorno, ma nel 1989 la produzione era calata sino a 4.000 barili giornalieri. Poi, improvvisamente, la produzione si impennò a 13.000 barili, mentre le riserve stimate balzarono da 60 a 400 milioni di barili. Ancor più strana è la scoperta che l’età geologica del petrolio odierno è assai diversa da quella del petrolio estratto dieci anni fa.

Difficile non giungere alla conclusione che le riserve petrolifere di Eugene Island si stiano rimpinguando da sole da qualche sorgente situata varie miglia al di sotto della superficie terrestre, il che confermerebbe la teoria di T. Gold sulla cosiddetta “Deep Hot Biosphere”.

Gold sostiene che “il petrolio in realtà è uno sciroppo primordiale rinnovabile, prodotto in continuazione dalle viscere della Terra, estremamente calde e sottoposte a tremende pressioni. Quando questa sostanza migra verso la superficie viene attaccata dai batteri, facendo sembrare che abbia origini organiche risalenti all’epoca dei dinosauri.”

Insomma, la faccenda del “picco” petrolifero e della crisi imminente sarebbe tutta una truffa ordita a tavolino? Così pensano Steve Watson, Alex Jones e Paul Watson, i quali scrivono che il “picco” è pura propaganda del complesso militare-industriale, destinata a generare immensi profitti creando artificialmente la crisi petrolifera e il conseguente aumento dei prezzi, ed eliminando nel contempo tutte le numerose tecnologie alternative emerse negli ultimi decenni.

Forse proprio perché è un elemento destabilizzante in questo grande, sordido gioco, Chavez continua a subire attacchi sempre più ridicoli, come il solito “reverendo” Pat Robertson che, sempre in diretta televisiva, è arrivato a dire che Chavez starebbe cercando di fornirsi di materiale nucleare dall’Iran e addirittura che dopo l’11 settembre avrebbe trasferito a bin Laden un milione e duecentomila dollari!

A quanto pare Chavez non sembra preoccuparsi troppo di queste stupidaggini. Anzi. Le autorità venezuelane hanno appena ordinato la chiusura immediata delle sedi locali della IBM, in nome di una battaglia a tutto tondo contro l'evasione fiscale, secondo una tabella di marcia enunciata dallo stesso Chavez. Seniat, l'agenzia delle entrate del governo chavista, ha posto i sigilli agli stabilimenti IBM di Chuao, Boleita Sur, Carabobo, Zulia, Bolivar e Anzoategui.

Gli uffici tributari di Caracas hanno scoperto molte irregolarità anche nei conti di Microsoft, Nokia e Siemens. Il governo venezuelano intende adesso rafforzare i controlli sulle multinazionali estere che, nel caso di irregolarità, verranno colpite da sanzioni e sospensione temporanea delle attività produttive. Chavez ha addirittura annunciato la nascita dell'industria IT autarchica: un'azienda statalizzata costruirà ordenadores bolivarianos, in onore all'eroe nazionale Simon Bolivar. "Fabbricheremo computer qui in Venezuela, insieme a laptop e telefoni cellulari", ha dichiarato Chavez all'inaugurazione del VIT, Venezolana de Industria Tecnologica.

Per concludere, in rete circolano con sempre più insistenza voci di un imminente evento in stile “Watergate” (qualcuno la chiama “Sorpresa di Ottobre”), legato alla questione Valerie Plame di cui parlavo nel mio intervento precedente. Pare che Jeff Gannon, il finto cronista distaccato alla Casa Bianca, nonché omosessuale e, si dice, addirittura amante di George W. Bush, abbia ottenuto l’immunità e sia pronto a testimoniare di fronte al giudice Patrick Fitzgerald. Qualcuno profetizza la fine ingloriosa di Bush e della sua combriccola: di fatto, i mezzi di informazione sono stranamente silenti intorno a questa vicenda. Il Mahatma Gandhi diceva: “Si aiuta un sistema malvagio con la massima efficacia obbedendo ai suoi ordini e decreti. Un sistema malvagio non merita mai una tale lealtà.Tale lealtà significa condividere il male . Un individuo contrasterà il sistema malvagio con tutta l'anima.”

Be’, sembra che finalmente qualcuno lo stia prendendo alla lettera…