Ciascun uomo nelle prime fasi della sua vita è formato socialmente e culturalmente dal proprio ambiente, un apprendistato che gli consente, in maturità, di invertire i ruoli ed essere artefice delle mutazioni sociali, dell’evoluzione che attraverso le generazioni struttura la Storia. Ma oggi c’è un'oligarchia che si adopera per arrogarsi questa possibilità, attraverso un programma di sostituzione degli uomini con transumani privi di libero arbitrio.


La luce irrompeva dall’alto della vetrata scolorita, annebbiandosi attorno alla vecchia cattedra polverosa. Seduto, con i suoi inseparabili occhialini a pince nez, il vecchio pareva assorto nella lettura di un librone aperto a metà. Dal fondo della sala della vecchia chiesa in disuso dei cardini gracchiarono all’ingresso di un uomo di bell’aspetto, claudicante. I passi rimbombarono fino a fermarsi sotto la cattedra del vecchio.

– Lord Byron... – accennò il vecchio scrutandolo da sopra le lenti.
– Vostra magnificenza... gli altri sono in arrivo.  

Non ottenendone risposta, Byron sedette su uno scranno alla sua sinistra e indugiò in silenzio ad osservare una lucertola che, sulla soglia di una porta vetrata laterale che dava in un giardino erboso, si crogiolava pigra al sole.
Per un po’ di tempo il silenzio dilatò il vuoto. L’odore freddo delle muffe pungeva le narici. Poi la sala si animò del brusio sommesso di nuovi entrati che andarono a sedersi ordinatamente lungo i banchi tarlati della chiesa. Da loro si staccò un giovane tarchiato, barbuto e scuro di pelle, il volto emaciato e sofferente. Si rassettò il lenzuolo sdrucito che aveva addosso e andò a sedersi alla destra del vecchio, senza parlare.
Il brusìo cessò di colpo all’ingresso, in perfetto orario, del Segretario. Segaligno, in abiti settecenteschi, con una parrucca bianca e assorto nei suoi pensieri, emanava un’autorità che trasformava chiunque in scolaretti attenti. Andò a sedersi su una piccola scrivania posta giusto sotto la cattedra del vecchio.

– Immanuel, inizi pure. – proferì il vecchio canuto chiudendo il suo libro e appoggiandosi in avanti sui gomiti.
– Grazie, vostra magnificenza. All’ordine del giorno vagliamo la rivendicazione di vari movimenti di una nuova modifica della condizione umana. Secondo costoro, si fanno chiamare transumanisti, la condizione corrente è imperfetta e va modificata. L’Uomo deve scoprire la sua vera natura che è altra da quella attuale, migliorare, trascendendo la sua stessa biologia. Le vere capacità di questo essere sarebbero ancora nascoste e vanno portate alla luce. È evidente, per la nostra discussione, che occorre intanto sapere da quale natura attuale costoro intendono staccarsi. Quale è dunque tale natura? Le cedo la parola Yeshùa.

Il giovane dalla folta e incolta barba nera si alzò, per lunghi istanti parve riflettere, poi si rivolse verso i presenti:

– La Verità dell’uomo è complessa, nella sua anima bene e male si prevaricano. Se costoro operano affinché l’uomo migliori sé stesso rimanendo nella sua natura umana, ma trascendendo la realtà contingente e realizzandosi in tutte le sue potenzialità, non possiamo che rallegrarcene. Tuttavia se i propositi iniziali di questo movimento erano questi, la dottrina successiva se ne discosta e va esaminata. In seguito il transumanesimo ha infatti teorizzato di dover guidare l’uomo ad una condizione postumana, che già di per sé significa non più del tutto umana. Ci chiediamo in cosa dovrebbe cambiare, con quali mezzi del pensiero e delle azioni si attua tale cambiamento. I transumanisti si rifanno all’Umanesimo, asseriscono di essere guidati dalla ragione e dalla scienza, di volere il progresso e sostengono che il valore dell’uomo risiede nel senso che egli dà alla propria vita terrena. Le innovazioni che la scienza e la tecnologia offrono sono gli strumenti di attuazione di tali cambiamenti o il nuovo vello d’oro da adorare? Questo mutamento oltre la natura umana si vuole che si compia dunque nel solo mondo della materia senza riconoscere la realtà dello spirito? Cosa portano a giustificazione di ciò?

La voce di Yeshùa, che si era fatta greve, cessò lasciando l’uditorio frastornato dal vuoto improvviso.
Seduto, i tratti del volto aristocratici, quasi alteri, e senza attendere inviti Lord Byron continuò il discorso, quasi parlasse a sé stesso.

– I Transumanisti dicono che dobbiamo servirci della ragione per innalzarci in corpi e menti superiori e in società migliori utilizzando le nuove tecnologie e modificando lo stesso pianeta. Le prossime generazioni differiranno dalle vecchie come il serpente differisce dalla sua vecchia pelle. Tuttavia all’interno delle correnti transumaniste non tutte negano lo spirito: in molti credono che tale mutamento sia invece una transizione da un uomo-quasi-animale ad un essere dotato di una superiore dimensione della coscienza, e che tale cambiamento si riveli anche fisicamente nelle nuove generazioni senza alcun intervento tecnologico, in nuovi nati provvisti di capacità superiori, quali i bambini indaco. I transumanisti ortodossi la rigettano come moda new age, ma è evidente che è sostenibile come sia invece l’anima nella sua manifestazione di Coscienza Universale a guidare il cambiamento verso una condizione transumana non materiale.
– Costoro non sono transumanisti in senso stretto, interloquì il Segretario, almeno secondo i dettami dei fondatori del movimento, per cui ci occuperemo di loro in futuro. Ora chiamiamo a deporre il primo relatore. Il sig. Max More si accomodi. Lei è presidente dell’Extropy Institute, che rappresenta il transumanesimo più radicale, ci esponga il suo pensiero.

L’uomo di aspetto giovanile, vestito gessato fumo di Londra, che si era fatto avanti era rossiccio, barbetta al mento, capelli a boccoli sulla nuca. Con un sorriso vago perenne sulle labbra, iniziò:
– Signori... noi transumanisti crediamo nella ragione, nel progresso e nei valori che realizzano il benessere dell’individuo e rigettiamo qualunque autorità religiosa esterna. La specie umana deve sfuggire ai propri limiti attraverso la scienza e la tecnologia. Noi sfidiamo l'inevitabilità dell'invecchiamento e della morte. Realizzeremo la crescita senza fine dell’intelletto, del corpo e delle emozioni. L’umanità attuale è solo una fase di transizione evolutiva della vita intelligente. Alla scienza il compito di condurre, tramite la fase transumana, l’umanità alla finale condizione Postumana. Non programmiamo quale sarà tale cambiamento, non vi sono dogmi teorici, accetteremo qualunque evento che la tecnologia potrà offrirci, che siano le staminali, le modifiche genetiche, le nanotecnologie o che altro. Il nostro è un razionale e continuo auto-miglioramento. Chi non vorrebbe sfuggire alla morte od alla malattia? Non ha l’uomo da sempre cercato l’immortalità? Oggi, applicando i nostri principi possiamo realizzare tutto ciò. Occorre la rimozione di ogni barriera attuale, che sia politica, culturale, biologica e psicologica, alla realizzazione della propria persona e del proprio potenziale. Dobbiamo accettare la trasformazione come sinonimo di crescita morale, mentale e fisica, utilizzando creatività e sperimentando consapevolmente. Miglioreremo la nostra biologia e neurologia, le emozioni e la psiche Occorre agire e non ristagnare nei principi di fede. E agire significa utilizzare la tecnologia come strumento per migliorarci la vita. Ma per realizzare ciò occorre che anche la società ed il suo attuale ordine sociale muti. Occorre che sia favorita la libertà di parola, di azione e di sperimentazione. Che l’autoritarismo ed il dogmatismo del controllo sociale, politico e soprattutto religioso abbia termine. Il potere delle decisioni deve essere delegato ai singoli, che potranno contrattarlo o modificarlo in rapporto agli altri poteri. Realizzare l’Uomo nuovo non può prescindere dalla responsabilità personale dell’individuo e dal suo rispetto per gli altri, attuabili solo in regime di piena libertà decisionale dei singoli, e dall’abbandono della fede cieca e del dogmatismo. Nella fase transumana occorre piena apertura mentale, capacità di mettere in discussione le proprie stesse idee e pratiche per poterle migliorare di continuo accettando critiche alle proprie idee e valutando positivamente le nuove. Ma tutto ciò che vi ho detto non è che l’ombra del nostro programma e della nostra filosofia, approfonditene ogni dettaglio e sarete convinti anche voi della ineluttabilità e della positività di questo epocale passaggio per l’umanità.

Lord Byron lo fissò sornione e sorrise:
– Un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l’umanità? Questa l’ho già sentita signor More, ma non mi pare di aver visto grandi risultati. Dunque mi pare di capire che per voi Dio non ha molta importanza?
– Ne ha avuta in passato, ribatté More. Nelle società primitive la nascita di ogni fede o culto religioso è dovuta alle manifestazioni della forza della natura rispetto alla quale l’uomo era indifeso, portandolo a credere nelle forze soprannaturali che occorreva ingraziarsi attraverso cerimonie e sacrifici. Eventi metabolizzati trasformandoli in una visione della vita e in una teoria morale succube di un potere superiore, rispetto al quale abbiamo solo un ruolo limitato di obbedienza e devozione rivolto a forze esterne soprannaturali che controllano il nostro destino all’interno di un più grande progetto a noi sconosciuto. Tali credenze devono scomparire, e noi lo faremo istituendo centri di rieducazione e formazione. Noi oggi non solo dominiamo la natura, ma la creiamo. Scienza e tecnologia ci hanno fornito strumenti di conoscenza e cambiamento, come le neuroscienze, la neurofarmacologia, l’estensione della vita, le nanotecnologie, l’intelligenza artificiale, la stessa colonizzazione dello spazio. È giunta l’ora di occupare il ruolo che ci spetta, ma facendo a meno delle religioni, il cui unico ruolo è il controllo sociale. E non sono i transumanisti a dirlo, ma lo hanno dimostrato Marx e Engels. Le religioni appartengono a ideologie che giustificano il potere dei pochi a danno delle masse. Ma la mutazione delle condizioni sociali dei popoli ha indebolito il loro dominio e rese inutili, la religione non è più l’"oppio dei popoli". D’altronde, che specie di Dio è alla base delle religioni? Lo stesso Feuerbach ci mostra come la religione concepisce "Dio" o gli dèi come antropocentrici: "L’uomo è il mistero della religione in quanto proietta il suo essere nell’oggettività e poi ancora rende sé stesso un oggetto di questa immagine di sé proiettata”. Dio è una nostra aspirazione, dunque, ed è il supremo sviluppo dell’autocoscienza umana, mediata dal progresso tecnologico, che ci trasformerà in Dio. Anche nel pensiero religioso si tende a qualcosa di meglio dell’esistente, ma è identificato con un mondo ultraterreno frutto di fantasia irrazionale, originato da una ipotetica forza divina, e nel quale possiamo accedere solo dopo la morte ed il decadimento fisico, cioè mai. Porre il "paradiso" in un'altra dimensione ultraterrena ci libera dalla responsabilità di migliorare e mutare la nostra condizione attuale tramite la ragione e la tecnologia. In tal modo la religione, dato che esiste una ipotetica immortalità nell'aldilà, ci impedisce di cercare l'immortalità fisica in questa realtà allungando ora la nostra vita, sia utilizzando la biostasi che con altri mezzi. La religione vive di autocompiacimento e di stagnazione, e non ha alcuna risposta alla sfida posta dallo Zarathustra di Nietzsche:

"Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto voi per superarlo?".

Lo scopo che il transumanesimo pone all’uomo è l'espansione e il progresso senza fine. L'umanità non deve restare in una condizione di vita primitiva, deve progredire attraverso la transumanità sino alla fase postumana nella quale l’essenza dell’uomo potrà abbandonare la stessa biologia. Dio è dunque un concetto primitivo partorito dall’ignoranza e dall’incoscienza. Un concetto vessatorio, un essere infinitamente potente ma crudelmente simile a noi. Dobbiamo crescere a forme più mature che non questa idea religiosa. Il nostro movimento oggi rappresenta l’avanguardia dell'evoluzione. L'umanità in questa fase dell’evoluzione è l'apice dello sviluppo della natura. Pertanto abbiamo il dovere di progredire, con forza. Non più adoratori di dèi. Il futuro è nostro.

Dalla sala si levava il brusio di chi approvava, di chi dissentiva, More si ritirò in mezzo a loro.
Il Segretario si alzò, diede uno sguardo al suo orologio da tasca e lo ricaricò meticolosamente. Poi prese la parola. Dalla sua cattedra il vecchio osservava impassibile.

– Asseriscono che una piena autonomia dell’individuo è la base per una società più equa? Laddove i desideri individuali potrebbero diventare fonti esclusive del diritto e delle leggi? Un’erba voglio contro tutto e tutti portata a sistema di governo? Un individualismo sfrenato legalizzato? È questo l’utilizzo della ragione? Non la intendevo in questo modo. Si presenti ora il professor Francis Fukuyama. Venga, professore. Lei ha analizzato da politologo questo movimento, ci dica il suo giudizio…


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