Ecco una bomba ad orologeria già innescata, però l’uranio sporco non c’entra. È una strage silenziosa, quasi invisibile. Eppure le evidenze sono sotto gli occhi di tutti. Conti alla mano i militi tricolore fanno meno iniezioni vaccinali di neonati, bambini, e adolescenti italiani sani. Non ci credete? Date un’occhiata al protocollo standard della NATO. Ben insabbiato nell’archivio del ministero della Difesa tricolore giace un dossier su quasi 5 mila (numeri in aumento) soldati italiani gravemente ammalati per cause di servizio, mentre tanti altri di loro sono passati a miglior vita. Il database dell’Osservatorio Epidemiologico della Difesa registra quasi tutto. Non si tratta di ferite di guerra, ma di iniezioni letali inflitte dal protocollo vaccinale militare. Peraltro in svariati tribunali seguitano ad accumularsi le sentenze civili di condanna dei ministeri della Difesa e della cosiddetta “Salute”, anche a causa delle vaccinazioni multiple inflitte agli individui in divisa. Allora perché, di fronte a tanta evidenza scientifica e giudiziaria per i giovani che indossano la divisa nonché all'assenza di qualsivoglia epidemia o pandemia, il telecomandato (dall'estero) governo Gentiloni pretende di annichilire neonati, bambini e adolescenti sani che vantano fragili difese immunitarie? Perché due pesi e due misure se la legge almeno nominalmente è uguale per tutti?

C’è un legame fra il bombardamento vaccinale e l’insorgenza di tumori?

«Il nesso esiste ed è chiaro tra vaccini ravvicinati e abbassamento delle difese immunitarie»

 dichiara il professor Antonio Giordano, presidente dello Sbarro Institute di Philadelphia, un esperto che a differenza di Roberto Burioni non vanta la paternità di brevetti vaccinali.
Non è tutto.

«Hanno cercato di mettere tutto a tacere per gli enormi interessi economici»

rivela Massimo Montinari, medico e funzionario della Polizia di Stato.
E ancora. Secondo Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, pluripremiato, presidente della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera UNESCO, esiste una connessione fra vaccini e cancro:

«I problemi? Nei protocolli e negli eccipienti al mercurio e alluminio. Ormai è chiaro che c'è un rapporto tra l'abbassamento delle difese dovuto ai vaccini e le malattie riscontrate tra i militari. Da alcuni anni si è aperto un nuovo capitolo della scienza, che ha osservato, in determinate condizioni, questa causalità. Prima si dava per scontato che i vaccini fossero una panacea. Poi si è iniziato a riscontrare che, come tutte le cose, hanno limiti e controindicazioni e che vanno utilizzati adeguatamente. Nel caso limite dei militari, sono state cercate tutte le possibili cause di tumori e malattie autoimmunizzanti analizzando il loro stato di salute e le sollecitazioni cui sono stati sottoposti. L'abbassamento di immunità post vaccino si riscontra regolarmente e ed è incontestabile. Bisogna anche considerare il contenuto degli eccipienti contenuti nei vaccini, specialmente mercurio e alluminio. Checché se ne dica, i multidose che vengono iniettati ai militari contengono quantità da cavallo di metalli. Per questo i militari sono la punta dell'iceberg dei potenziali danni da vaccino perché ne fanno di più e a volte in tempi più ravvicinati. La mia esperienza personale, anche come medico nella Marina militare, mi dice che di volta in volta bisogna vagliare, pensare anche a dove andranno i ragazzi, scegliere in ogni situazione il vaccino giusto per avere la corretta risposta immunitaria. Ci sono stati anni in cui i medici militari non erano un granché... Ora però le cose stanno cambiando, io vedo colleghi preparati, eccellenti, le cose si evolvono. Certamente alcuni danni del passato restano e poi bisogna andare avanti, migliorare per evitarne altri. Per questo invito la Sanità Militare Italiana ad essere all'avanguardia, non dico controcorrente ma devono guidare una nuova corrente. Bisogna anche considerare che i vaccini non sono tutti uguali, si fanno delle scelte, le stesse scelte si evolvono. Si potrebbe rivoluzionare e migliorare la modalità di fare l'anamnesi pre-vaccinale introducendo i test anticorpali».

Il 24 gennaio 2014 sul quotidiano La Repubblica si legge: «L’allarme del Cocer: “Troppi vaccini e protocolli inapplicati”», nel quale si descrive come...

«La sentenza contro il ministero della Salute sui vaccini mal somministrati ai militari potrebbe riaprire la strada a inchieste giudiziarie civili e penali. A lanciare un nuovo allarme è il Cocer dell’Aeronautica, ovvero la rappresentanza del personale in divisa».

Il sottufficiale Antonsergio Belfiori che rappresenta l’Aeronautica nel Cocer [Comitato Centrale di Rappresentanza, vedi qui, ndr] interforze ha affermato:

«In passato c’era una gravissima mancanza di informazione sui rischi legati ai vaccini, un problema grave che rimane ancora. Nulla è stato fatto per allertare il personale militare. E inoltre i protocolli vengono ancora applicati a macchia di leopardo, non in tutte le caserme. Ci siamo chiesti la reale necessità di questi vaccini. Non sappiamo perché se ne facciano tanti anche su chi è nel territorio nazionale. Speriamo che il ministro della Difesa faccia un passo indietro, limitando al massimo l’utilizzo di questi vaccini in particolare per chi è in servizio in Italia. […] Numerosi studi scientifici (come il progetto Signum, di cui Repubblica ha parlato nelle sue inchieste) dimostrano che, arrivati a cinque vaccini somministrati nello stesso periodo, il sistema immunitario va in tilt e le difese si abbassano di oltre il 70 per cento. Sarebbero oltre tremila i giovani che si sono ammalati in questo modo: sottoposti a troppe vaccinazioni in poco tempo e poi mandati in giro con le difese immunitarie menomate. Non ci sono statistiche ufficiali perché il ministero della Difesa non ha mai ammesso gli errori fatti dentro le caserme. Perché i nomi dei medici militari, che c’erano o avrebbero dovuto esserci, difficilmente vengono fuori. E perché questi giovani, alle prime avvisaglie di malattia, vengono congedati e tornano tra i civili».

Il progetto Signum era uno studio ultimato nel 2011 lanciato per cercare di capire se alcune malattie dei militari andati in Iraq fossero riconducibili all’uranio sporco, ma si rilevò che la presenza di questo era quasi impercettibile. Invece, si aprì una nuova pista: si scoprì che dopo 5 vaccinazioni a volte si sviluppavano ossidazioni cellulari che portavano a tumori. Infatti in quella relazione di 204 pagine si legge:

«[…] La frequenza di alterazioni ossidative al Dna e di cellule micronucleate è risultata incrementata al termine della missione, in particolare per i soggetti a prevalente attività outdoor o sottoposti a vaccinazioni di numero superiore a 5 o con vaccini viventi attenuati. Tale incremento non riferibile ad esposizione o a specifici xenoelementi è verosimilmente riconducibile a fenomeni adattativi a carico funzionale psicofisico».

I risultati di quello studio indicavano la necessità di indagare proprio sul carico vaccinale cui i militari sono sottoposti. Invece a distanza di 6 anni, le autorità italiane (da arrestare in flagranza di reati) non hanno fatto niente, se non la solita aria fritta, per tutelare la vita dei militari d’Italia caduti sul fronte interno ma in tempo di “pace”. I giovani militari italiani sono cavie da macello?


Riferimenti:


Fonte dell'articolo: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it (revisione redazionale di Nexus Edizioni)