"Gli scienziati hanno scoperto che vivere vicino agli alberi fa bene alla salute”. Titolava così il Washington Post del 9 luglio 2015, in un articolo a firma di Chris Mooney che riporta i dati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago, guidati dallo psicologo Omid Kardan. Lo studio (Neighborhood greenspace and health in a large urban center), pubblicato sulla rivista accademica Scientific Reports, ha individuato una correlazione diretta tra la presenza di viali alberati e la sensazione di felicità o di benessere provata da chi vi abita vicino, che sarebbe maggiore rispetto a chi abita più lontano dal verde. Luogo della ricerca è stata la città di Toronto, in Canada: sono state monitorate ed individuate attraverso le immagini satellitari tutte le aree verdi cittadine, sia di spazi pubblici sia di giardini privati, per un totale di più di 530mila alberi di specie diverse (solo nelle aree verdi pubbliche), e sono state messe in relazione con questionari che riguardavano lo stato di salute generale, le malattie cardio-metaboliche e la salute mentale, che erano stati posti alla cittadinanza dall’Ontario Health Study.

Dall’indagine risulta che avere dieci alberi in più nelle proprie vicinanze sembra migliorare la percezione della propria salute fisica, quanto potrebbero fare un aumento di reddito di 10mila dollari, il trasferimento in un quartiere migliore o il ringiovanimento di 7 anni. Per una persona che soffre di problemi di cuore, l’incremento di almeno 11 alberi per ogni nucleo alberato nella città, equivarrebbe ad un aumento di reddito di 20mila dollari o al trasferimento in un quartiere dal reddito medio pro capite di 20mila dollari in più rispetto all’attuale, o al ringiovanimento di 1,4 anni.

Numeri a parte, secondo il gruppo di ricerca californiano le patologie che riceverebbero il maggior beneficio dalla vicinanza al “popolo in piedi” (nome degli Americani Nativi per gli alberi) sarebbero la pressione alta, il diabete, l’obesità e le malattie cardiache in generale.

Lo studio non sarebbe però in grado di fornire una motivazione scientificamente valida alla correlazione individuata, anche per il campo d’azione ristretto in cui è stato condotto. Secondo Marc Berman, psicologo e parte del gruppo di ricerca, diverse potrebbero essere le motivazioni.
Gli alberi determinano una maggiore pulizia dell’aria, purificandola da ozono, particolati ed altri agenti inquinanti. La loro presenza incoraggia le persone ad uscire di casa e le invoglia così a fare dell’esercizio fisico, che permette loro di mantenersi più in salute. La loro bellezza estetica migliora l’umore di chi vi abita vicino o ci passa davanti. Queste almeno sono le ipotesi di Berman.

L’autore dell’articolo del Washington Post si chiede però se le correlazioni dei ricercatori californiani non possano leggersi anche alla luce della situazione reddituale dei residenti: chi vive in quartieri con molte aree verdi o ha giardini alberati, può permetterselo economicamente, e quindi partirebbe già da una condizione di salute e di benessere maggiori (dando però per scontato che una vita economicamente più agiata comporti automaticamente un maggiore benessere psico-fisico).

Per restare in tema di alberi e salute, uno studio giapponese pubblicato sull’International Journal of Immunopathology and Pharmacology di aprile-giugno 2007 (Forest bathing enhances human natural killer activity and expression of anti-cancer proteins) mostra una correlazione diretta tra l’immersione nel verde di una foresta e lo sviluppo di proteine anti-cancro. Si tratta in realtà di una vera e propria tradizione terapeutica in Giappone, dove assume il nome di shinrin-yoku (“terapia della foresta”), che è stata testata scientificamente da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Igiene e Salute Pubblica della Nippon Medical School di Tokyo. Per l’occasione, 12 soggetti maschi di età compresa tra i 37 e i 55 anni sono stati selezionati per passare tre giorni e due notti all’interno di tre differenti foreste. Il primo giorno, i soggetti hanno camminato per due ore nel pomeriggio immersi nella vegetazione, il secondo giorno per altre due ore la mattinae due ore il pomeriggio, in altre due foreste diverse. Le analisi del sangue hanno riscontrato in loro un aumento significativo delle proteine anti-cancro (perforina, granzimi e granulisina, nei linfociti del sangue periferico), sia rispetto al momento della partenza sia tra il primo ed il secondo giorno ed infine al termine dell’esperienza. Una terapia anti-cancro naturale e a costo zero?

Insomma, sembra quasi che le foreste, con la loro vegetazione incontaminata, possano essere l’habitat più naturale per gli esseri umani, considerata la risposta del nostro corpo all’immersione in questo ambiente. Una spiegazione ai risultati di questi studi la fornisce il ricercatore inglese Matthew Silverstone, autore del saggio Blinded by Science (“Abbagliati dalla scienza”), che spiega semplicemente come siano non solo gli spazi aperti, ma proprio gli alberi stessi e le piante a permetterci di esprimere questa condizione di benessere attraverso la loro presenza, in virtù delle loro “proprietà vibrazionali”. La tesi di Silverstone è che in realtà ogni elemento ed ogni particella della realtà che percepiamo con i sensi vibri, ovvero risuoni con una sua specifica vibrazione, dal nucleo di un atomo alle molecole del nostro sangue o del nostro cervello, alle cellule delle piante e degli animali.

Compreso questo, non è difficile realizzare come la presenza dei vegetali possa migliorare molti aspetti della salute umana, come malattie mentali, disturbo di deficit di attenzione (ADHD), livello di concentrazione, tempi di reazione, depressione, emicranie. Silverstone afferma che sono ormai molti gli studi secondo i quali

i bambini mostrano effetti psicologici e fisiologici significativi in termini di salute e benessere quando interagiscono con le piante”,

stanno meglio cognitivamente ed emotivamente quando si trovano in ambienti verdi, e “giocano in modo più creativo” se si trovano in mezzo ad un bosco. Il ricercatore inglese afferma che l’interazione e la vicinanza con gli alberi permette agli esseri umani di allineare la loro vibrazione a quella dei vegetali:

“Quando tocchiamo un albero, la sua diversa vibrazione influenzerà vari comportamenti biologici del nostro corpo”.

Insomma, secondo Silverstone:

“abbracciare gli alberi non è una pazzia: non solo fa bene alla nostra salute ma può anche far risparmiare molti soldi ai nostri governi, offrendo una forma di trattamento alternativa e gratuita”.

Tratto dalla rubrica Sotto la Lente, PuntoZero n.1, Aprile - Giugno 2016


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