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Aerei-pirata sull’Europa

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C'è uno Stato canaglia che sta facendo sorvolare l'Europa a suoi aerei, dichiarando alle torri di controllo una sigla-fantasma.

Nei piani di volo e ai controllori, i piloti dichiarano di essere il «volo JGO» (seguito da un numero), ossia della compagnia canadese «JetsGo» di Montreal.
Solo che questa ditta di voli low-cost è da tempo fallita.
Lo denuncia l'ICAO, l'organizzazione dell'Aviazione Civile, organo mondiale di controllo. (1)
E' un fatto completamente illegale oltre che pericoloso per la sicurezza.
Lo Stato canaglia che compie queste azioni – da sette anni – si chiama Stati Uniti d'America.
Gli aerei che nascondono con la sigla JGO nei piani di volo che sono obbligati a depositare sono velivoli dell'Air Force e dell'US Army, che per lo più fanno la spola tra e per i Balcani.
Si tratta di Learjet 35, di cargo militari C-130 e di più allarmanti MC-130P «Combat Shadow», un apparecchio specificamente concepito dalla Lockheed per «operazioni clandestine o in territorio ostile». (2)
Il «Combat Shadow», attrezzato per volare essenzialmente di notte, serve primariamente a rifornire in volo elicotteri che portano truppe speciali in missioni segrete; serve anche a recuperare i commandos da esfiltrare e a rifornirli con lanci del materiale bellico di cui abbisognano.
In almeno un caso, dice l'ICAO, un aereo della CIA già identificato come usato per le «extraordinary renditions» (trasporto di sospetti per farli torturare) è decollato da una base aerea USA appena dopo l'atterraggio di un aereo falsamente indicato come JGO.
L'analisi dei piani di volo ha stabilito che questi aerei sono basati a Tuzla in Bosnia, a Pristina (Kossovo), e ovviamente ad Aviano, Italia, oltre che a Ramstein in Germania, il quartier generale dell'Air Force in Europa (USAFE).

L'11 dicembre 2004 un volo JGO 80 – un Learjet 35 del Dipartimento USA della Difesa – è stato indicato come diretto da Tuzla ad Aviano.
Il piano di volo è stato copiato 15 volte per 15 destinazioni, compresa una destinazione indicata come «XXX» nel piano.
Il volo fu definito «humanitarian». Ma anche «state» (volo del governo) e «protected» (diplomatico).
Mentre il falso JGO 80 era in volo, l'USAFE cambiò alcuni orari del piano di volo, e anche la registrazione del velivolo: l'apparecchio, prima dichiarato 9999E, divenne 40112E, restando ovviamente lo stesso Learjet 35 JGO 80.
Mentre questo aereo era a terra a Tuzla, nello stesso aeroporto un Ilyushin 76 stava caricando 45 tonnellate di armamenti e munizioni venduti dalle forze armate bosniache e destinato al Ruanda, in violazione dell'embargo ONU. (3)
L'Ilyushin ha sorvolato l'Italia con la prua verso l'Africa.
Il Learjet è decollato 55 minuti dopo.
Amnesty International ha denunciato che «le autorità USA sono impegnate in una operazione clandestina di trasporto d'armi al Ruanda contro l'opposizione dell'Unione Europea».
Il 24 febbraio 2004 invece prende il volo da Aviano un «Combat Shadow», falsamente indicato come volo JGO 50.
Destinazione ignota.
Due giorni dopo lo stesso aereo viene segnalato a Pristina, al momento di decollare per Tuzla.
Dopo l'arrivo a Tuzla, da Tuzla decolla per Aviano un executive Gulfstream 5, con la falsa identità di volo JGO 47, che atterra ad Aviano alle 23,11.
Il giorno seguente, da Aviano parte il già citato Learjet 35 per destinazione ignota, stavolta come volo SPAR 92.
La sigla significa «Special Air Resources», un servizio di volo militare USA che suole trasportare alti ufficiali.

Il fatto è che lo SPAR 92 è lo stesso numero di volo dell'aereo usato dalla CIA per portare l'imam Abu Omar dopo il suo sequestro a Milano nel 2003.
Dopo le proteste dell'ICAO, l'USAFE ha dichiarato che i voli JGO significano «Joint Guard Operation», sigla usata per le operazioni NATO nei Balcani.
Ma le operazioni con questo nome sono finite nel 1998.
Inoltre, la sigla JGO appartiene ancora alla compagnia canadese JetsGo, e l'ICAO non assegna due volte la stessa sigla.

Articolo di Maurizio Blondet

Note
1) Jon Swain, «US military planes criss-cross Europe using bogus call sign», Times, 17 febbraio 2007.
2) Per le caratteristiche del Combat Shadow si veda il sito dell'US Air Force, http://www.af.mil/factsheets/factsheet.asp?fsID=116
3) Si trattava quasi certamente di un apparecchio della flotta di Victor Bout, il più famoso mercante d'armi del pianeta, formalmente ricercato dagli USA ma spesso «noleggiato» da Washington per operazioni coperte del genere descritto. Si veda il nostro articolo: «Attentato ad Hariri», 10 febbraio 2007.

(Tratto da www.effedieffe.com)
 

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