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C’È UN DOMANI CHE CI NASCONDONO? di Maurizio Blondet

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Un lettore ci manda uno scritto che può darci la risposta: gli USA ed altri governi sono in possesso di dati, che prevedono un prossimo futuro apocalittico.
A causa del cambiamento del clima, dove fa caldo farà caldissimo, e dove fa freddo, molto più freddo.
Il clima inglese, dell'Europa del nord e del nord-America diverrà come quello della Siberia; e ciò fra il 2010 e il 2020.
Per contro, nelle zone sud europee e degli Stati Uniti più temperate, entro il 2010 si avranno un terzo in più di giornate con temperature superiori ai 30 gradi, con siccità e uragani.
Diciamo subito che noi non abbiamo mai creduto che i mutamenti climatici siano causati dall'industria umana; né abbiano dato peso ai catastrofismi di questo genere.
Tuttavia, ne parlano documenti ufficiali e segreti.

Sir David King è il capo dei consulenti scientifici del governo britannico e capo dell'Office for Science and Technology.
Ha stilato un rapporto, su cui Blair ha posto il segreto.
David King ha disobbedito, pubblicando su «Science», il 9 gennaio 2004, quello che sapeva (1).
Il governo britannico lo ha formalmente diffidato dal parlare in pubblico sull'argomento, sotto pena di arresto.
Andrew W. Marshall, 83 anni, è un rispettato scienziato che dirige al Pentagono l'Office for Net Assessment, un centro-studi che ha il compito di identificare e valutare i rischi a lungo termine davanti a cui gli USA possono trovarsi.
Nel 2003 ha consegnato ai suoi superiori un rapporto sul «Cambiamento climatico repentino e le sue implicazioni per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti».
Anche questo rapporto è stato segretato, benchè ne abbia dato notizia ad esempio il britannico Observer (2), e lo stesso Marshall ne abbia pubblicato un sunto su «Fortune» il 9 febbraio 2004.

Il fatto che questi rapporti siano comunque stati fatti filtrare può indicare che sono disinformazione voluta: i governi anglosassoni hanno imparato anche troppo bene (vedi 11 settembre) il valore dell'allarmismo per «disciplinare» la propria popolazione.
E d'altra parte l'ambientalismo catastrofico, «effetto serra» e «buco nell'ozono», è mosso da interessi costituiti potenti e dall'ideologia della «crescita zero» teleguidata dalle fondazioni Rockefeller.
Tuttavia, i dati che i suddetti rapporti riferiscono ci paiono persuasivi.
Ad essere in questione è la corrente del Golfo, detta scientificamente «convettore termoalino nord-atlantico».
«Convettore», in quanto tale corrente porta l'acqua riscaldata nel Golfo del Messico verso nord, rendendo mite il clima del nord America e dell'Europa settentrionale ed evitando che siano coperte da ghiacciai.
«Termoalino» significa che questa distribuzione di calore è determinata dalla salinità delle acque.
Quando la corrente del Golfo, che nel suo percorso da sud scorre in superficie, arriva alle estreme latitudini nord, si raffredda e perciò diventando più densa, «sprofonda»: e nel fondo dell'oceano ripercorre all'inverso la sua rotta, tornando verso l'Equatore.
Qui si riscalda, risale e riprende la rotta verso nord.
E' questo il «motore» che esenta l'Inghilterra, ad esempio, nonostante la sua alta latitudine, dal clima che domina il Mar Bianco siberiano.

Da qualche anno però il motore termoalino perde colpi.
La causa: il rapido scioglimento dei ghiacci dell'Artide.
L'acqua dolce dei ghiacciai polari diluisce la salinità della corrente; ciò impedisce che nella rotta di ritorno essa sprofondi completamente; l'effetto è un rallentamento della corrente stessa, e del calo della parte di calore che porta a lambire le coste dell'Europa e dell'America settentrionali.
I ghiacciai polari si sono «ritirati» di centinaia di chilometri; in pochi anni, pare, si sono sciolti del 40%.
Da un anno in estate si producono incendi di boschi, prima inauditi, in Alaska.
Il rapido scioglimento riguarda anche i ghiacci dell'Antartide; in anni recenti si è staccata una placca gelata chiamata «Larsen A», rapidamente seguita da una ancora più grande chiamata «Larsen B»; entrambe in mare, sciogliendosi, hanno aumentato il livello degli oceani di 3 centimetri.
Ulteriori scioglimenti – che ormai paiono inevitabili – possono elevare il livello di diversi metri. Paesi come l'Olanda paiono a rischio imminente di essere sommersi.
Naturalmente e troppo coralmente, di ciò si incolpano le emissioni industriali; il che fa buona propaganda ai sostenitori del «protocollo di Kioto».

In realtà, rallentamenti della corrente del Golfo sono avvenuti più volte in passato, assai prima dell'età industriale.
L'ultima nel 1300 dopo Cristo, che determinò in Europa la cosiddetta «piccola era glaciale», i cui effetti si estenderanno per almeno due secoli.
In Linguadoca, nel 1506, le cronache raccontano un inverno in cui ghiacciano il Reno, il mare, gli ulivi.
Nel 1561, si copre di ghiacci il lago di Costanza.
Un anno dopo, un cronista francese scrive: «non si sapeva se fosse inverno o estate, se non dalla lunghezza dei giorni… il tempo era così cattivo che i poveri non potevano raccogliere il grano… ciò che faceva gran pietà» (3).
Nel 1564 il vino gela nelle cantine e nelle botti francesi, e i cronisti riportano di orecchie, mani e persino «membri virili» congelati nella brache.
Un seguito di estati fredde, brevi e piovose riduce i raccolti: tra il 1570 e il 1575 in Germania il prezzo della segale si quadruplica.

Guy Betchel, storico della stregoneria, attribuisce l'ossessione delle streghe,che è al parossismo durante la piccola glaciazione, al clima e alla malnutrizione conseguente: i contadini del centro-Europa sono costretti a mangiare granaglie avariate o miste di segale cornuta, o «pains de disette» (pani della carestia) fatti con erbe e sementi selvatiche anche velenose o allucinogene.
Non a caso, le streghe sono sconosciute in Italia e Spagna, che risentono meno dei rigori del clima (e che sono cattoliche) (4).
Sono quelli anche gli anni delle sanguinose guerre intra-europee, dei Trenta e dei Cent'anni: segnale degli sconvolgimenti sociali e politici che il rigore del clima provoca sempre.
Altre aree del mondo furono allora colpite.
Gli shogun notarono il raffreddamento e la perdita dei raccolti conseguenti.
Il livello del Caspio calò drasticamente.
Nella parte centrale del nord-America si produssero siccità inaudite: in zone del nuovo Messico non piovve per 47 anni di seguito, e ciò portò alla scomparsa della cultura degli indiani Anasazi nel 14mo secolo.
E tutto questo, perché la Corrente del Golfo rallentò.

La Corrente non solo rallentò, ma si fermò del tutto 8200 anni fa.
L'Europa si coprì di ghiacci, spessi anche 750 metri.
Ovviamente, le isole britanniche e il nord-America, all'altezza dell'attuale New York, erano allora dominate da un clima di tipo siberiano.
Ci volle qualche migliaio d'anni perché le zone tornassero abitabili.
Oggi, il rapporto del Pentagono ventila la possibilità che la corrente non solo rallenti, ma si arresti di nuovo, e molto rapidamente; per intanto, segnala che ha cambiato forma.
La NASA ha lanciato in fretta un satellite per monitorare i mutamenti di salinità degli oceani.
Questo può spiegare alcune delle follie del governo Bush?
La Halliburton ha avuto un contratto per la costruzione di campi di concentramento in USA, in vista di una non meglio identificata emergenza, che può provocare disordini interni di massa o un afflusso disperato di stranieri dal centro-America (la sottile lingua che sarebbe minacciata da alluvioni e dall'innalzarsi del livello dei due oceani); il Pentagono sta sferrando guerre rovinose e costosissime, a credito, in cui almeno uno degli scopi evidenti è di occupare le aree energetiche. Per un «domani» per cui il regime USA è il solo a prepararsi (5).
Se basterà questo feroce cinismo alla salvezza del potere americano, è da vedere.
Ciò che aspetta l'umanità è forse la fine del ciclo presente, che gli indiani chiamano il Kali Yuga.

Sommessamente ricordiamo le profezie religiose.
«È caduta, è caduta Babilonia la grande… e i mercanti della terra piangono e fanno lamenti su di lei, perché nessuno compra più la loro merce» (Apocalisse 18, 11-12).
La nostra profezia ultima parla del sole avvampante che fa soffrire gli uomini di un calore insopportabile (16, 9), e del prosciugarsi dell'Eufrate (16,12): questi saranno gli effetti del «global warming» nell'area del Medio Oriente, per gli stesi motivi che determineranno una glaciazione nelle isole britanniche.
Del resto la tradizione islamica pone tra «i segni dell'ora» eventi climatici: farà caldo d'inverno, sarà prosciugato il Giordano e Tiberiade.
La tradizione islamica parla anche di questo segno premonitore: «il giorno in cui il cielo sarà coperto da un fumo evidente, che avvolgerà gli uomini; questo è un castigo doloroso».
È il primo segno maggiore dell'«ora».
Ma forse i musulmani l'hanno già visto, nel rogo dei pozzi del Kuwait.

Note
1) «Global warming biggest threat», BBC, 9 gennaio 2004.
2)Mark Townsend e Paul Harris, «Now the Pentagon tells Bush: climate change will destroy us», Observer, 22 febbraio 2004.
3) Pierre de Paschal «Journal de ce qui s'est passè en France durant l'année 1562», riedizioneParigi, 1950, pagina 71.
4) Contrariamente alla leggenda nera sull'Inquisizione, l'ossessione della stregoneria (con conseguenti roghi) fu un fenomeno esclusivamente di area luterana, e specificamente nord-europea: gli ultimi roghi furono accesi in Svezia nel tardo '700. In Italia, il fenomeno interessò marginalmente vallate alpine in Piemonte e Lombardia (Valtellina) che subivano l'influsso protestante; e in Spagna, i Paesi Baschi e Pirenei, per lo stesso motivo. L'Inquisizione spagnola mandò liberi tutti gli accusati, dalla vox populi, di stregoneria. Confronta Guy Bechtel, «La sorcière et l'Occident», Plon, 1997.
5) In Europa, esistono ancora giacimenti di carbone nel vecchio territorio minerario franco-tedesco bastanti per migliaia d'anni di consumi. Ci si è costruito sopra, non essendo più conveniente né accettabile per i non più rudi europei l'estrazione del carbone. Nel repentino cambiamento climatico (che in quelle aree sarebbe raffreddamento estremo; già in Germania la neve fa crollare i tetti), quelle riserve potrebbero essere di nuovo coltivate. Magari con un metodo disperato ventilato per i giacimenti carboniferi dell'Australia: incendiare il carbone sotto terra, per estrarne il gas che si forma dalla combustione, liquefarlo e usarlo come carburante. In Australia il progetto è stato abbandonato perché farebbe aumentare in modo rilevante la temperatura di vaste zone. In una Germania coperta da ghiacci, questo inconveniente potrebbe essere benvenuto, e il calore prodotto diffuso con reti di tubature.

(Tratto da www.effedieffe.com)

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