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Clonazione umana: speranza o terrore di Paolo Cortesi

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È, per capirci, del tutto analogo
all’agosto 1945,
il mese in cui due bombe
atomiche
cancellarono decine di migliaia di giapponesi
con la allucinata rapidità del bagliore esplosivo.

In Inghilterra è stata legalizzata la
clonazione di
cellule umane.

Queste poche parole esprimono molto di
più di quanto
in effetti dicono; se cercassi una frase ad effetto direi che è
stato aperto il
vaso di Pandora. Sarò più sobrio, e mi limito a dire che
i soliti esperti hanno
ottenuto un ulteriore, fondamentale successo per la devastazione morale
e
materiale di questa infelice umanità.

Troppo pessimista? Troppo catastrofista?

Gli scienziati (ah! che uomini sublimi sono
gli
scienziati!…) giurano che le ricerche saranno discrete, limitate, in
punta di
piedi: si lavorerà con le cellule umane solo quel pochino che
serve per trovare
tante belle medicine per i poveretti che soffrono di malattie fino ad
ora
incurabili.

Dunque, chi mai potrebbe essere contrario ad
uno
scopo così nobile e giusto?

Chi sarebbe così crudele da negare una
luminosa
speranza ai malati?

Dunque, via libera alla crociata dei
clonatori! E
chi si oppone o chi dubita è un ottuso fondamentalista.

No: le cose non stanno per niente così
e tutte le
paure di chi obietta sono ragionevoli e legittime.

Bertolt Brecht diceva
che quando lo stato si prepara
a chiedere ai propri sudditi di farsi ammazzare si fa chiamare patria.
Oggi
direi che quando la scienza desidera avere mano libera e carta bianca
su ciò
che riguarda l’essenza della vita si fa chiamare medicina filantropica.

Non occorre troppa malizia per capire la
portata
gigantesca degli interessi economici che gravitano attorno alle
ricerche sulla
clonazione; è l’Eldorado della genetica, la terra promessa
ancora vergine e
disponibile agli assalti dei nuovi conquistadores che imporranno
priorità e
possessi su complesse realtà prodotto dell’evoluzione nel corso
di milioni di
anni, con la stessa ferocia e avidità con cui gli spagnoli di Cortez e Pizzarro
devastarono i reami inca , maya e aztechi.

È stata aperta – inutile nascondercelo
– una caccia
al tesoro le cui leggi sono così vaghe, incerte, mutevoli da
dimostrare la loro
inconsistenza. E poi, chi controllerà efficacemente che le
regole siano
rispettate? Verrà costituita una specie di gendarmeria di
laboratorio o dovremo
fidarci ancora una volta della parola dei ricercatori che, bontà
loro, si
autocontrolleranno?

E ancora: quanto costerà un medicinale
ottenuto con
mezzi così sofisticati? Quanto ricadranno economicamente sul
prezzo finale del
farmaco i costi di ricerca?

Ammettiamo pure che si arriverà a
realizzare una
medicina per il diabete: è moralmente accettabile che vengano
guariti solo i
diabetici ricchi che potranno pagare la cura?

E tutti i milioni di diabetici indigenti,
nullatenenti, poveri, terzomondisti è moralmente giusto che
siano condannati a
soffrire e a morire come accade da sempre?

La lobby farmaceutica non permetterà
mai che un
business da miliardi di dollari abbia niente a che fare con la morale:
esempi
recenti ce lo dimostrano senza dubbio: i paesi poveri devono pagare
come i più
ricchi o devono rassegnarsi a registrare tassi di mortalità
speventosi.

E poi – lo sappiamo bene, non facciamo finta
di
ignorarlo – le ricerche sulla clonazione umana avranno ben altri
sbocchi oltre
quello “ufficiale” che deve farcela amare.

La clonazione umana sarà un’arma in
più negli
arsenali delle potenze guerrafondaie (penso, in primis, a Stati Uniti e
Gran
Bretagna); porterà ad ordigni inimmaginabili, come “bombe
etniche” che
uccideranno solo appartenenti a certe tipologie genetiche.

Oppure queste sublimi ricerche verranno
utilizzate
per creare un tipo umano docile, facilmente influenzabile, mansueto: il
cittadino ideale per ogni governo di questa terra.

Non sono fantasie pessimistiche: voltatevi
indietro,
considerate gli ultimi cento anni della scienza e vedrete facilmente
che questa
è la modalità con cui pensano e agiscono i nuovi
scienziati: non esiste una
sola innovazione tecnico-scientifica che non sia stata impiegata in
qualche
modo per scopi militari.

E non dimentichiamo che anche la bomba
atomica venne
presentata all’opinione pubblica come una piccola seccatura accessoria
e che il
vero, fiero lavoro degli scienziati americani era stato tutto
consacrato allo
sviluppo di una fonte di energia inesauribile che avrebbe portato
libertà e
ricchezza a tutti i popoli…

Menzogne stomachevoli.

E oggi si vuole ripetere il giochetto,
contando
sulla apatica rassegnazione delle masse, sull’effetto snervante del
caldo
d’agosto che spinge la gente (già così poco attiva e
attenta) al mare e a
trascurare questa drammatica dannata notizia come una bizzarra
curiosità da
gossip di spiaggia.

Una gran brutta notizia, questa dell’agosto
2004: un
altro pesante macigno che viene ad aumentare la mole della immensa
prigione che
è diventata questa nostra terra.

Ma voglio continuare a sperare.

In fondo,
ad ogni prigioniero è riconosciuto il
diritto naturale a tentare di fuggire.

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