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CONDIZIONI DI VITA IN IRAQ: UNA TRAGEDIA CRIMINALE di Ghali Hassan

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alla tragedia in
corso del popolo iracheno. In aggiunta, la storia dovrà riconoscere che il
popolo iracheno, da solo, ha resistito alle sanzioni da genocidio e all’occupazione
anglo-americana del loro paese.

Uno studio dettagliato delle Nazioni Unite e di ufficiali iracheni ha
trovato che la vita in Iraq sta decadendo in maniera significativa da quando le
forze straniere guidate dagli Stati Uniti hanno invaso ed occupato il paese,
dando seguito così ad un trend generale osservato in vari settori dal tempo
dell’imposizione delle sanzioni da genocidio nel 1990. Civili iracheni, la
maggior parte bambini, hanno sofferto le conseguenze di questa tragedia
criminale.

Il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNPD) ha condotto uno studio,
intitolato “Esame delle condizioni di vita irachene 2004” (ILCS) in
cooperazione con il Ministero iracheno per la Pianificazione sotto l’Occupazione.
Bisognerebbe far notare che questo studio non è indipendente. L’esame è stato
condotto da ufficiali iracheni, i quali stanno servendo l’occupazione, con ufficiali
provenienti dalle Nazioni Unite.

Il Servizio Sanitario Nazionale, l’insegnamento e la rete idrico-fognaria

L’Iraq aveva uno dei migliori sistemi sanitari nazionali di tutto il Medio
Oriente. Per esempio, l’Arabia Saudita, con tutti i suoi guadagni provenienti
dai petrodollari, ha un servizio sanitario che è solo una parte di quello che
aveva l’Iraq.

L’Iraq poteva vantare infrastrutture sociali moderne con un livello di
prima classe per le facilitazioni in ambito sanitario, e il popolo iracheno
godeva di uno dei più alti standard di vita di tutto il Medio Oriente. Nel
1991, c’erano 1.800 centri sanitari in Iraq.

Più di u n decennio dopo, quel numero è ridotto a circa la metà, e circa un
terzo di questi necessiterebbe di interventi di ripristino di ampia portata. L’Iraq
utilizzava i propri guadagni derivanti dal petrolio, che assommavano a circa il
60% del proprio prodotto interno lordo, per costruire un moderno sistema
sanitario, con grandi ospedali all’occidentale e con tecnologia moderna. Le
scuole per la formazione di medici e infermieri richiamavano studenti da ogni
parte del Medio Oriente e buona parte dei dottori iracheni venivano istruiti in
Europa e negli U.S.A. I servizi sanitari primari raggiungevano circa il 97% della
popolazione urbana e il 78% della popolazione rurale nel 1990. Ma la Guerra del
Golfo del 1991 e più di 13 anni di sanzioni da genocidio sponsorizzate dagli
Stati Uniti e dalla Gran Bretagna hanno lasciato in rovina l’economia della
nazione e le sue infrastrutture.

Un rapporto dell’UNICEF, datato 28 marzo 2003, riportava che, “il sistema
per l’insegnamento in Iraq, prima del 1991, era uno dei migliori della regione,
con un tasso di iscrizione di circa il 100% per l’istruzione primaria e alti livelli
per quando riguarda ogni grado d’istruzione, sia di uomini che di donne. L’Educazione
Superiore, specialmente a livello scientifico e tecnologico, era ad un livello
internazionale, condotta da personale di alta qualità”.

Negli anni ‘80, fu istituito con successo un programma governativo teso a
sradicare l’analfabetismo fra gli uomini e le donne.

Secondo l’Organizzazione Sanitaria Mondiale (OMS), “l’Iraq possiede moderne
infrastrutture sanitarie, con una rete estesa di purificazione dell’acqua e
sistemi per il trattamento dei rifiuti della rete fognaria. Le reti che
forniscono l’acqua distribuiscono acqua pulita e sicura al 95% della
popolazione urbana e al 75% di quella residente nelle aree rurali. Nel 1990, l’Iraq
era classificato al 50° posto su 130 nazioni nell’Indice Umano di Sviluppo dell’UNPD,
che misura le prestazioni nazionali ottenute in salute, educazione, e prodotto
interno lordo (PIL) pro capite”.

E’ poi crollato al 127° posto, uno dei più drammatici declini nell’ambito
del benessere umano nella storia recente, come risultato delle sanzioni
anglo-americane e delle guerre, che hanno inutilmente ucciso civili in massa.

Lo studio ILCS delle Nazioni Unite, che ha impiegato meno di cinque mesi per completare e coprire tutte le
province irachene, rivela che qualcosa come 24.000 iracheni, il 12% dei quali
bambini al di sotto dei 18 anni d’età, sono morti come risultato dell’invasione
anglo-americana e del primo anno dell’occupazione. Il rapporto, composto da tre
volumi, è basato sulle interviste effettuate nel 2004 a circa 22.000 famiglie
irachene. Il rapporto stima che il numero totale dei morti iracheni oscilli fra
18.000 e 29.000. Comunque, questa stima non è precisa in quanto non tiene conto
delle famiglie nelle quali sono morti tutti i suoi componenti, crimini
verificatisi molto spesso a causa dei bombardamenti indiscriminati dei centri
abitati.

Lo studio più credibile finora è stato quello pubblicato nel Novembre 2004
dalla rivista Lancet, la più autorevole pubblicazione medica britannica. Questo
mostra che le forze di occupazione americane in Iraq hanno ucciso più di
100.000 civili fra il marzo 2003 e l’ottobre 2004, la maggioranza dei quali
sono donne e bambini. La stima è considerata “prudente” in quanto esclude l’alto
dazio di vite umane pagato dalle aree come Fallujah, dove gli U.S.A. hanno
commesso crimini contro l’umanità, cancellando una intera città di 300.000
persone. Inoltre, lo studio di Lancet mostra anche che il 14% dei soldati
americani e il 28% dei marines hanno ucciso almeno un civile: sono crimini di
guerra autorizzati dagli americani, ignorati dal rapporto ILCS delle Nazioni Unite.

Salute, malnutrizione e mortalità infantile

In accordo con altri studi, il rapporto ILCS rivela che i civili iracheni,
la maggior parte bambini, hanno sofferto della carenza di cure sanitarie e di
una nutrizione adeguata. I dati mostrano che il 23% dei bambini al di sotto dei
5 anni d’età soffrono di malnutrizione cronica, il 12% soffrono per
malnutrizione generale e l’8% soffrono di malnutrizione acuta.

In uno studio pubblicato a novembre, il FAFO, Istituto norvegese per le
Scienze Sociali Applicate, ha trovato che le malnutrizioni acute fra i bambini
iracheni di età compresa fra i sei mesi ed i cinque anni, sono cresciute dal 4%
del periodo precedente all’invasione al 7,7% da quando è iniziata l’invasione
americana dell’Iraq. In altre parole, nonostante 13 anni di sanzioni, i bambini
iracheni vivevano meglio sotto il regime di Saddam Hussein che sotto l’occupazione
americana. Membri dell’Istituto rivelano che il tasso di denutrizione è simile
ai livelli che si trovano nelle nazioni maggiormente colpite dell’Africa. Una
generazione fa, l’obesità era il problema pubblico più urgente legato all’alimentazione;
oggi, con un tasso di malnutrizione infantile pari al 7,7%, la situazione in Iraq
è approssimativamente uguale a quella del Burundi, una nazione africana devastata
da più di una decade di guerra. Lo studio è circostanziato da un nuovo studio
preparato dalla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, per opera del
celebre professore di sociologia ed esperto di diritto dell’alimentazione, lo
svizzeroDott. Jean Ziegler.

La mortalità infantile e la malnutrizione, come riporta lo studio, mostrano
chiaramente che “la sofferenza dei bambini dovuta alla guerra ed al conflitto
in Iraq non è limitata a quelli direttamente feriti o uccisi dalle attività
militari”. Con il 39% della popolazione nazionale totale (che è di circa 27
milioni) costituito da bambini al di sotto dei 15 anni di età, lo studio ILCS
nota che “la maggior parte dei bambini iracheni oggi ha vissuto la propria
intera vita sotto le sanzioni e la guerra”. In altre parole, la maggior parte
dei bambini iracheni hanno vissuto la loro vita sotto il terrore costante del
terrorismo anglo-americano. “Non abbiamo segnalazione di una sola significativa
dimostrazione di protesta contro la distruzione totale dei bambini iracheni”,
ha scritto il professor Ward Churchill dell’Università del Colorado.

Uno studio dettagliato dell’organizzazione umanitaria britannica (Medact),
che esamina l’impatto della guerra sulla salute, ha rivelato l’aumento di casi
di malattie prevenibili grazie a vaccinazioni e come i soccorsi ed i lavori di
ricostruzione siano stati amministrati male. Gill Reeve, direttore delegato di
Medact, ha detto, “la salute del popolo iracheno si è deteriorata

dall’invasione del 2003. la guerra del 2003 non solo ha creato le condizioni
per un ulteriore declino sanitario ma sta anche danneggiando l’abilità della società
irachena di fare marcia indietro”.

E, come conseguenza della guerra, “centinaia di migliaia di bambini, nati
dall’inizio della guerra in corso (marzo 2003), non hanno avuto nessuna delle
vaccinazioni richieste e i servizi di immunizzazione nelle maggiori aree del
Paese sono tutte completamente disorganizzate. La distruzione dei sistemi di
refrigerazione necessari per la conservazione dei vaccini hanno reso le scorte
di vaccini praticamente inutilizzabili”, scrive il Dott. César Chelala, un
consigliere internazionale per la salute pubblica. “Perfino gli antibiotici di
basso prezzo sono in scorte ridotte, aumentando così il rischio per la popolazione
di morire a causa delle infezioni più comuni. Gli ospedali sono sovraffollati
ed alcuni di essi rimangono al buio di notte per la mancanza di impianti di
illuminazione. Il Ministero della Salute iracheno afferma che il 100% degli ospedali
in Iraq necessitano di riabilitazione”, aggiunge César Chelala.

I “maggiori problemi correnti” includono “mancanza di personale sanitario,
mancanza di medicine, equipaggiamenti medici non funzionanti ed ospedali e
centri sanitari distrutti”, rivela lo studio. E’ una tragedia creata ed
accelerata dagli americani.

Sistema scolastico

Dopo la salute, anche il sistema scolastico iracheno si sta deteriorando.
Ripetutamente, i ragazzi iracheni sono stati colpiti duramente sotto l’occupazione.
Il tasso di alfabetismo fra gli iracheni di età compresa fra i 15 e i 24 è
esattamente il 74%, che è in accordo con lo studio che dice che è solo “leggermente
più alto del tasso di alfabetismo previsto per la maggior parte della popolazione”.
La cifra è più bassa di quella delle persone tra i 25 e i 34 anni, “indicando
che le generazioni più giovani rimangono dietro ai propri predecessori in
quanto a prestazioni scolastiche”, riporta lo studio. Come risultato di un’alta
disoccupazione (oltre il 70%), gli uomini hanno tralasciato la loro educazione
scolastica e sono in cerca di un lavoro per essere di aiuto alle loro famiglie.
Come per i maschi, anche il grado di alfabetizzazione femminile è diminuito
considerevolmente.

La deliberata distruzione del sistema fognario e idrico

In relazione al passato, lo studio riconosce che mentre il precedente
regime (di Saddam Hussein) ha costruito buona parte delle reti di servizi
nazionali, come la rete elettrica, il sistema fognario e delle acque, lo studio
rivela che tali sistemi sono ora ampiamente in rovina. Comunque, nonostante sia
severo contro le sanzioni e la guerra, lo studio ILCS fallisce nel condannare e
nell’attribuire le cause della situazione corrente dell’Iraq alla deliberata e
sistematica campagna di bombardamento anglo-americana (a partire dal 1991)
mirante a distruggere tutte le infrastrutture civili irachene, includendo impianti
di depurazione delle acque, impianti per il trattamento delle acque fognarie,
le reti elettriche e le comunicazioni.

La deliberata distruzione del sistema fognario e per la circolazione dell’acqua
da parte dei bombardamenti americani è stata la principale causa (per un
decennio) di un’”esplosione” di casi di diarrea ed epatiti, particolarmente letali
nei casi si donne incinte e bambini ancora piccoli (la diarrea uccideva circa 2
bambini ogni 10 prima della Guerra del Golfo del 1991 e 4 su 10 dopo la
guerra).

Lo studio indica che soltanto il 54% del totale delle famiglie ha accesso a
“sicure e stabili” provviste di acqua potabile. Una stima di circa 722.000 iracheni,
viene riportato anche nel rapporto, contano su sorgenti che non sono né
affidabili né sicure.

Le condizioni sono anche peggiori nelle aree rurali, con l’80% delle famiglie
che bevono acqua non sicura, commenta il rapporto. Secondo i ricercatori, la “situazione
è allarmante” nei governatorati meridionali di Basra, Dhiqar, Qadisiyah, Wasit,
and Babel, situate vicino ai fiumi Tigri ed Eufrate. Una larga percentuale
della popolazione di questa regione fa affidamento sull’acqua di questi fiumi
inquinati e di altri corsi d’acqua locali. Benché il 98% delle famiglie siano
collegate alla rete elettrica, il 78% di queste ha avuto modo di constatare “notevole
instabilità” e bassa qualità del servizio, in conformità con le rilevazioni effettuate.
Una famiglia irachena su tre, ad oggi, fa affidamento su generatori elettrici, la
maggior parte dei quali sono condivisi da più famiglie.

Secondo Barham Salih, ministro iracheno per la pianificazione, “Questo
rapporto mostra piuttosto bene l a tragica situazione della qualità della vita
in Iraq”. Staffan de Mistura, delegato speciale in Iraq del segretario generale
delle Nazioni Unite, ha detto che lo studio “non fornisce solo una migliore comprensione
delle condizioni socio-economiche in Iraq, ma sarà sicuramente utile per i
processi di sviluppo e di ricostruzione”. “Lo studio aiuterà ad indirizzare
misure molto più mirate per tamponare le gravi disparità fra aree urbane e
rurali e fra i governatorati”, ha aggiunto Mistura.

Nonostante sia riluttante ad addebitare questa tragedia criminale alla
politica genocida verso l’Iraq da parte di U.S.A. e Gran Bretagna e alla sua
occupazione violenta, lo studio ILCS è un indicatore forte di una politica coloniale
fallimentare e di una guerra di aggressione illegale contro il popolo iracheno.
La “comunità mondiale” dovrebbe usare questo studio come riferimento per
richiedere il completo ritiro delle forze anglo-americane dall’Iraq e prevenire
così l’accelerazione di questa tragedia criminale.

Ghali Hassan, editore assistente per globalsearch, ha scritto ampiamente su
riviste politiche e sociali in Iraq sotto l’occupazione americana. Al momento
vive a Perth, Australia.

Fonte: http://globalresearch.ca/

Link:http://globalresearch.ca/articles/HAS506A.html

3 giugno 2005

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOCTORJIMMY

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