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Cosa gli americani hanno imparato, e non imparato, dall’11 settembre di Noam Chomsky

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L’11 Settembre ha scosso molti americani, rendendoli consapevoli che
farebbero meglio a essere più attenti a quello che fa nel mondo il
Governo degli Stati Uniti e a come viene considerato. Molte questioni
che prima non erano all’ordine del giorno sono state aperte. Il che è
un fatto positivo.

Si tratta anche del più semplice buon senso, se speriamo di ridurre le
probabilità di future atrocità. Potrebbe essere di conforto agli
Americani avere la pretesa che i loro nemici "odiano le nostre libertà",
come afferma il Presidente Bush, ma non sarebbe saggio ignorare il mondo
reale, che trasmette lezioni diverse.

Un’indagine nel mondo arabo dopo l’11 settembre rivela che le stesse
ragioni vengono sostenute oggi, aggravate da risentimenti su specifiche
politiche.

Singolarmente, ciò è vero anche se riferito ai settori privilegiati
della regione orientati a favore dell’Occidente.

Per menzionare soltanto un esempio recente, Ahmed Rashid, lo specialista
della regione internazionalmente riconosciuto, nel numero del 1
agosto della Far Eastern Economic Review
scrive che in Pakistan "vi è una rabbia crescente
a che il sostegno degli Stati Uniti consista nel permettere il
regime militare (di Musharraf), che ritarda la promessa di
democrazia".

Oggi gli Americani si attirano poche simpatie scegliendo di credere che
"loro ci odiano" e che "odiano le nostre libertà". Al
contrario, questi sono popoli ai quali
piacciono gli Americani, e ammirano molte cose degli Stati
Uniti, incluse le loro libertà. Ciò che loro odiano sono le
politiche ufficiali che negano le libertà
alle quali anche loro aspirano.

Per simili ragioni, le declamazioni di Osama bin Laden dopo l’11
Settembre -per esempio a riguardo del sostegno degli Stati Uniti a
favore di regimi corrotti e brutali, o a
proposito della loro invasione dell’Arabia Saudita,
hanno una certa risonanza, perfino fra coloro che lo disprezzano
e lo odiano. Dal risentimento, dalla rabbia
e dalla frustrazione, le bande terroristiche
sperano di ricavare sostegno e adesioni.

Dovremmo anche essere consapevoli che molti nel mondo ritengono
Washington un regime terrorista. In anni recenti, gli Stati Uniti hanno
attuato o sostenuto operazioni militari in Colombia, Nicaragua, Panama,
Sudan e Turchia, per menzionarne una piccola parte, che incrocia le
definizioni ufficiali americane di terrorismo – che è, quando gli
Americani applicano il termine ai nemici.

Simili percezioni non sono cambiate in considerazione del fatto che
l’11 Settembre, per la prima volta, un paese occidentale è stato
sottoposto a un orrendo attacco terroristico sul proprio suolo d’un
genere del tutto familiare anche alle vittime del potere occidentale.
L’attacco è andato ben oltre ciò che talvolta è chiamato il terrore
al minuto dell’Ira o delle Brigate Rosse.

Il terrorismo dell’11 Settembre ha determinato una severa condanna in
tutto il mondo e un moto spontaneo di simpatia verso le vittime
innocenti. Ma con precisazioni.

Un sondaggio Gallup nel tardo settembre trovò una scarsa adesione per
"un attacco militare" degli Stati Uniti
in Afghanistan. In America Latina, la regione
con la maggiore esperienza d’interventi da parte americana,
l’adesione oscillò dal 2% in Messico al 16% a Panama. L’attuale
"campagna d’odio" nel mondo arabo è, naturalmente, anche
alimentata dalle politiche degli Stati
Uniti verso il conflitto israelo-palestinese e l’Iraq. Gli Stati
Uniti hanno fornito il sostegno decisivo per la dura politica di
occupazione militare da parte d’Israele, che dura da 35 anni.

Una maniera per gli Stati Uniti di ridurre la tensione tra Israeliani e
Palestinesi potrebbe essere smettere di non aggregarsi al
consenso internazionale che dura da tempo e
che chiede il riconoscimento del diritto per
tutti gli stati nella regione di vivere in pace e in sicurezza, incluso
lo stato della Palestina nei territori attualmente occupati
(forse con modifiche di confine secondarie
e reciproche). In Iraq, dieci anni di dure sanzioni economiche dovute
alla pressione degli Stati Uniti hanno rafforzato Saddam
e nel contempo causato la morte di migliaia d’iracheni – forse più
persone "di quelle massacrate dalle cosiddette armi di
distruzione di massa durante la storia",
hanno scritto nel 1999 gli analisti militari John e Karl
Mueller in Foreign Affairs.

Quanto a un attacco degli Stati Uniti contro l’Iraq, nessuno, compreso
il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld,
può realisticamente supporne i realistici
costi e le conseguenze. Gli estremisti radicali islamici
sicuramente sperano che un attacco all’Iraq uccida molte
persone e distrugga una larga parte del
paese, procurando adesioni per atti terroristici.

Presumibilmente essi salutano inoltre la Dottrina Bush che proclama il
diritto di attaccare tutte le potenziali minacce, che
virtualmente sono illimitate. Il Presidente
ha annunciato che: "Non si può dire quante guerre
saranno necessarie per assicurare la libertà nel mondo".
Questo è quanto.

Le minacce sono ovunque, anche a casa nostra. La ricetta per la guerra
senza fine presenta agli Americani un pericolo di gran lunga maggiore di
quello costituito dai nemici che si
avvertono, per ragioni che le organizzazioni terroristiche
capiscono molto bene.

Vent’anni fa, il precedente capo dei servizi di sicurezza israeliani,Yehoshaphat
Harkabi, che era anche un eminente arabista, arrivò a un punto
che ancora va considerato giusto. "Offrire una soluzione
onorevole ai Palestinesi, rispettando il
loro diritto all’auto determinazione: questa è la
soluzione al problema del terrorismo", disse. "Quando la palude
scompare, non ci sono più zanzare".

A quel tempo, Israele godeva d’una virtuale immunità dalle ritorsioni
all’ interno dei territori occupati, che
si è protratta fino a tempi molto recenti.
Ma l’ammonimento di Harkabi era appropriato, e la lezione applicata
molto genericamente.

Se l’America insiste a creare molte paludi, ci saranno molte zanzare,
con terrificanti capacità di distruzione.

Se l’America dedica le sue risorse a prosciugare le paludi, mirando ai
fondamenti delle campagne d’odio, potrà non solo ridurre le minacce
che fronteggia, ma anche beneficiare degli ideali che professa e che non
sono irraggiungibili se gli Americani scelgono di prenderli sul serio.

————————

L’accademico americano Noam Chomsky è l’autore del recentissimo
best seller 11 Settembre.

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