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La riforma Renzi-Boschi è – sul serio – la rottamazione dello Stato e della democrazia, di ogni suo scampolo.
Con questa riforma si aboliranno ogni peso e contrappeso democratico, garantista e rappresentativo, creando un unico canale di potere che controllerà – nella sostanza – l'intera macchina statale, con beata soddisfazione dei poteri finanziari che comandano questo paese e non solo, dato che ci prestano denaro virtuale che noi dobbiamo – per giunta – elemosinare.
La riforma Renzi-Boschi riunisce nelle mani del premier (sì, esatto, proprio quello che si presenta puntualmente in Europa col cappello in mano per chiedere soldi, o meglio "flessibilità”, per non dire denaro-debito) sia il potere esecutivo (il Governo) che legislativo (il combinato disposto con l'Italicum creerà infatti un vero e proprio esercito di fedelissimi alla Camera) ma non solo, anche il potere giudiziario, dato che il partito di massa e controllore – caro a ogni dittatore – voterà il Presidente della Repubblica (che presiede il Consiglio Superiore della Magistratura) nonché tre su cinque giudici della Corte Costituzionale. 
Quest'ultima sarà sì composta da quindici giudici, ma se consideriamo che altri due della prima cinquina parlamentare saranno eletti da un Senato che muore… solo in apparenza, e che quest'ultimo sarà – di sicuro – in linea con la maggioranza della camera (rappresenterà i risultati della tornata elettorale) avremo 1/3 di questa Corte completamente ai piedi della politica. 
Con questa riforma sia la Camera che il Senato, di fatto, saranno azzerati: la prima sarà la replica perfetta del governo, dato che i 2/3 saranno nominati dal partito di maggioranza, mentre il secondo sarà composto da 100 sindaci o consiglieri regionali non votati da nessuno (per quell'incarico) e per giunta con immunità.
Molti sostenitori del "SI" affermano che se 1/3 del partito di maggioranza alla Camera sarà non nominato, in teoria potrebbe far cadere il governo: ma credete sul serio che un deputato preferisca far cadere il governo anziché entrare nelle grazie dei nominati e magari farsi pure rieleggere?
Il Senato, per giunta, sarà composto da 100 tra consiglieri regionali e sindaci che dovranno fare il doppio lavoro, e – ripeto – avranno l'immunità, dato che Renzi ha dichiarato che "solo in Turchia ciò non avviene". 
In pratica, il Senato diventerà un ricettacolo di lestofanti pronti a votare – in cambio di favori e prebende – qualunque porcata del partito di maggioranza, dato che avrà ancora voce nel processo legislativo, poiché in molte questioni le leggi dovranno comunque coincidere perfettamente. 
L'art 117 di questa schiforma costituzionale prevede anche la supremazia del Governo sulle regioni: ciò significa che per le opere inutili – per esempio – le regioni non potranno più decidere niente, deciderà il solito uomo solo al comando (circondato da nominati leccapiedi). 
Siete pronti, quindi, per il Ponte di Messina?
Sembra incredibile ma una riforma simile fu messa in piedi anche da Hitler, che nel 1933 riunì a sè Parlamento, Governo ed enti locali: questi provvedimenti si chiamavano rispettivamente "coordinamento" e "allineamento". 
Che fine fa – ci si chiede – la famosa tripartizione tanto cara a Montesquieu e al suo "Lo spirito delle leggi" del 1748 tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario?
E… dove sono gli intellettuali che parlavano di antifascismo, pluralismo e via dicendo? Si sono prostituiti per un posto in una redazione giornalistica finanziata dallo stesso Stato?
E come è possibile – oltretutto – che parte dei sindacati sia perfino d'accordo con tale riforma?
Ma andiamo avanti con le storture: si alzerà la soglia da 50mila a 150mila firme per chiedere un'iniziativa di legge popolare, garantendone la discussione e la delibera, ma non l'approvazione. 
Capite la differenza?
Il futuro premier barone, inoltre, metterà anche le mani – direttamente e senza contrappesi – in molti organi di controllo, ma non solo, in centri di spesa pubblica, commissioni, authority nonché nei vertici RAI.
Insomma questa riforma – già tentata nel 2006 dall'allora Governo Berlusconi, pur con qualche sfumatura – è il sogno di qualunque uomo solo al comando! 
Ma la cosa più inquietante – ribadisco – è che questa riforma è benvoluta proprio dai poteri finanziari, per i quali diventa essenziale semplificare il sistema politico e decidere tutto tramite un solo burattino. 
Attualmente, siamo già in un contesto non democratico: tra mancata sovranità monetaria, diritti dei cittadini in mano a un’élite e un processo legislativo che o copia e incolla quanto stabilito dalla Commissione Europea (non eletta da nessuno) o mette la fiducia sui vari decreti legge, la situazione è già compromessa!
Ebbene, con questa riforma la non-democrazia verrà semplicemente istituzionalizzata.
Faccio mia una controproposta di un economista che stimo molto, ovvero Marco Della Luna: egli auspica una riforma che diminuisca sia i deputati che i senatori (300 in entrambe le camere) anche se la prima verrà eletta ogni 4 anni, sarà soggetta a scioglimento anticipato e si occuperà – in toto – del processo legislativo; la seconda, invece, sarà eletta con proporzionale puro (dunque pienamente rappresentativa), non sarà soggetta a scioglimento e si occuperà – anche – di revisione costituzionale.
Insomma, con una camera eletta con un premio maggioritario e un Senato proporzionale, la rappresentatività è più che garantita!
Il quesito posto sulla scheda di questa riforma, purtroppo, prenderà in giro milioni d'italiani: puntare sull'abolizione – per esempio – dei costi del Senato che non scomparirà (i questori hanno calcolato che il risparmio annuo sarà circa l'8,8% dei 540 milioni di euro attuali) così come sul finto superamento del bicameralismo, sulla riduzione più o meno fittizia e irresponsabile dei parlamentari e sulla revisione del titolo V (che farà scempio delle volontà degli enti locali) è da veri maestri dell'inganno. 
L'unica nota vera nel quesito resta l'abolizione del CNEL: del resto qualcosa di vero devi pur infilarcelo per rendere le fesserie più credibili. 
Insomma, la scheda referendum – così come l'intera riforma – è un po' come la legge del Job Act: si istituzionalizza il precariato, ma ci si vanta che sono stati elargiti migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato.
Matteo Renzi – ricordiamocelo sempre – prende ordini dall'alto: se non lo fa, andrà a casa sul serio, ecco perché si difende con le unghie.
Purtroppo, dopo di lui, se lo permetteremo ancora, spunterà da dietro l'angolo un ulteriore pupazzo, che sarà pronto immediatamente… a prendere il suo posto.

Fonte: gabrielesannino.com

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