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Erroreuropa. L’inganno e la vendetta nel mito Europa

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L'inganno e la vendetta nel mito Europa
Dai greci Esiodo e Omero, dal greco Erodoto al romano Ovidio non sono pochi gli scrittori antichi che hanno cercato di raccontare l’origine della parola “Europa”.

Del resto come definire una diramazione geografica dell’Asia che cercava di costruirsi una identità diversa dalla stessa Asia alla quale è congiunta. Di fatto, capezzolo dell’Asia, dunque, dove si spreme il latte asiatico.
Come attecchisce la differenza se non trova un confine naturale dentro il quale costruirsi?
Là dove il sole scende verso la terra, il ponente, è il luogo distante che vede l’Asia; così i Greci registrarono che venivano chiamate le terre da cui la loro stessa terra si dirama e si disperde in isole. Europa era quel ponente lontano per l’Asia lontana e senza confini. Quel nome veniva ai Greci dai Fenici.
Terra che vuole espandersi su altre terre a cui strappare l’anima è il vero significato del termine Europa.
Infatti, quello stesso nome: Europa è legato dal racconto antico di Erodoto all’inganno, al rapimento, alle violenze ritorsive e vendicative di rapimenti incrociati (basterebbe ricordare la rapita Elena che scatena l’omerica guerra di Troia); secondo lo storico greco, appunto, furono i greci, probabilmente proprio i cretesi a rapire la bellissima Europa figlia del re dei Fenici. Ma il mito non perde il suo fascino, quando cerca di nascondere le tragedie nelle favole.
Figlia di azzurro Oceano e dell’acquosa Teti e sorella di Asia, figlia o nipote del fenicio Agenore re di Tiro (non c’è accordo fra gli antichi di chi fosse figlia), appunto Europa, bellissima fanciulla, viene rapita da Zeus mutaforma in persona che, nelle sembianze di un possente toro bianco la attrae a sé e la conduce avvinghiata al suo collo, una volta salita sulla sua groppa, in un luogo lontano, a Creta; dove per giungere deve attraversare quel mare, grande per i piccoli umani, volando; Europa, criniera dolcissima al vento. Qui, a Creta, dove gli dei non sono immortali, Zeus mutaforma torna dio tonante e stringitore di fulmini e rende Europa madre del labirintico Minosse; madre anche di Radamanto, di Sarpedone, che, morti, concessione di Zeus, diverranno giudici dei morti dell’aldilà sotterraneo.
Solo gli eserciti imperiali, prima greci e poi romani, possono fare da corollario all’inganno e alla violenza che si nascondono velenosi nel nome di fanciulla leggiadra e braccia accoglienti, mitica, sognante Europa.
Diventa chiaro allora il “naturale” ruolo aggressivo che genti europee hanno avuto nel resto del mondo da allora, quando un intero continente fu rubato ai popoli ignari, con l’inganno e con la forza delle nuove armi. Con l’inganno, con la violenza delle armi, l’Europa barbara entrava prepotente e distruttiva nel vicino oriente, in Africa, in Asia, rendendo onore al veleno che sempre si trova nei suoi doni. Il segnale del veleno che sta agendo, mortale, è la fretta che pervade ogni azione dei barbari governatori per procura personale.
Dall’Europa, visione tremenda e perfetta dal futuro, si è diramato al mondo intero l’inganno che sta alla base delle azioni di coloro che, nel tempo, hanno preteso di governare e spingere i popoli europei alla conquista di altri popoli con le armi o, finezza diplomatica, con la subdolità del finto dono tecnologico.
I guasti generati soprattutto negli ultimi cinque secoli nelle diverse realtà culturali assoggettate e divaricate dalle loro radici e condotte dove mai sarebbero andate in modo autonomo secondo un crescita evolutiva armonica, sono sotto gli occhi di chiunque voglia davvero osservare oltre che vedere. Ognuno può vedere/osservare come la tecnologia abbia trasformato il modo di vivere di popolazioni intere “curate” per il loro inesistente “sottosviluppo” e forzate invece in un reale sottosviluppo psicologico e culturale che le ha rese dipendenti, e sempre più le renderà dipendenti dai “miracoli” tecnologici. Quegli stessi miracoli tecnologici le cui modalità di utilizzo “intuitive” hanno il compito di modificare, nell’arco di poche generazioni, la psicologia dei nuovi nati che sempre di più saranno utilizzatori/dipendenti e non costruttori (altri e sempre di meno lo saranno) di tecnologie sofisticate delle quali non potranno più fare a meno, perdendo progressivamente le capacità naturali di adattamento alla natura, sostituite da quelle di adattamento a tecnologie sofisticatissime, fino a giungere alla micro ingegneria protesica. Il “come fare” prenderà il posto del “fare”. La tecnologia è il dono che l’anglosassone Europa e la sua costola oltreatlantica, prima di morire, vogliono “donare” agli altri popoli. La tecnologia (anche quella che oggi vi viene offerta gratuitamente, perché ne diveniate dipendenti) è la vera droga offerta a pagamento alle genti. L’atto del “pagare” è il sacrificio “legale” dovuto al dio profitto sull’altare unico della globalizzazione; eccovela, se la cercavate, la religione del futuro che ha il compito di soppiantare tutte le religioni del mondo.
Chi ha creato l’Europa ora la vuole distruggere, confondendola fra le genti che senza saperlo portano a compimento la vendetta da secoli attesa. Credono di portarsi in casa gli schiavi per pochi denari; credono di convincere le genti schiavizzate in nome del frettoloso dio profitto a tradire le loro ormai, da secoli, labili e già quasi distrutte culture e identità. Gli europei non sanno ancora quale sia davvero il piano tremendo che verrà portato a compimento da chi, da secoli, li ha spinti sulla strada, che sembra facile, di approfittare delle ingenuità e dell’apparente ignoranza di altri popoli, spezzarne l’unità, giocando sulle loro rivalità, privarli della forza che avrebbero avuto se fossero rimasti uniti e quindi assoggettarli e governare, per procura, su di essi.
Considerando con molta prudenza, i racconti su quanto sarebbe avvenuto fra il cosiddetto quarto e undicesimo secolo, da chi scriveva più di dieci secoli dopo, soprattutto se riferiti al periodo buio trisecolare, che non è buio perché ritenuto oscurantista e violento; ma è buio perché semplicemente non è mai esistito. Se, poi, in questo periodo si fa risalire il cosiddetto impero carolingio (quel Carlo Magno, magno perché grosso se si considera quanto fosse piccolo suo padre Pipino il breve); un impero che prefigurerebbe, senti senti, l’Europa che verrà, immaginata e fortemente voluta (troppo tardi si comprenderà) dagli illuminati che preferiscono agire nel buio della storia per orientarla meglio. E che, non siete dunque capaci di unire i popoli recalcitranti d’Europa, se ha potuto farcela un analfabeta nelle vesti armate di condottiero di eserciti?
Tu mi sei fedele? Tu rispetti le mie leggi? Tu scrivi secondo una scrittura unica a tutti (la carolina veniva chiamata la scrittura del re analfabeta). Eccoti allora la terra con annessi e connessi (popolino compreso) che non ti appartiene ma della quale puoi usare liberamente. Te lo dice un re cristiano incoronato da un Papa.
Fa niente se poi, a re morto, tutto torna come prima, e cioè riconsegnato alla barbarie: quello che è mio ormai è mio, quello che è tuo dovrà essere mio; il mio potere su di voi a qualunque costo; questi inaffidabili, infidi umani sempre, come oggi, endemicamente corruttibili.
Fa niente se poi, ad una analisi più attenta quanto al vero stato dei luoghi di allora, quanto al vero numero di abitanti delle abbandonate contrade europee, oltre che italiane, quei racconti dei tempi lontani ricostruiti in un lontano futuro, proprio qualche problemino lo porrebbero.
E non dovremmo intravvedere anche in questi racconti postumi inverosimili, come la documentazione che viene presentata a comprova, quell’inganno che sottende alla stessa idea di Europa?
E, tornando più indietro di dove vorrebbero portarci gli scrittori dei secoli dopo, dovremmo inserire a memoria anche i governanti del popolo romano che hanno anche giocato a fare i governatori di popoli divisi hanno pagato caro il gioco trasformato in giogo e lo hanno anche fatto pagare caro al loro stesso popolo. E l’impero romano subiva l’influsso di quell’Europa che, forse, prima che venisse chiamata Europa già era crocevia di inganni.
L’impero romano e tutti gli altri imperi del passato, in qualunque parte del globo convesso si trovassero, sono stati divorati dalla polvere del tempo (antichi tempi antiche diverse geografie, fra le quali nel futuro verrà elencata la nostra) eppure, oggi, ci sono esseri, componenti di organismi nazionali e sovranazionali, non sempre a vista, in Europa e oltre Atlantico, che si illudono che l’impero globale che stanno finendo di costruire non verrà divorato dalla polvere del tempo.

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Le tappe nel tempo

Il ministro degli esteri francese Robert Schuman, il 9 maggio 1950 (che viene indicata come la data di nascita della Comunità Europea) proponeva alla Germania occidentale (ancora divisa dalla guerra “inevitabile”) di risolvere i contrasti derivanti dal controllo dell’area confinaria carbonifera e siderurgica della Rühr costituendo un organismo sovranazionale con il compito di gestire le loro rispettive produzioni di carbone e acciaio le cui decisioni avrebbero vincolato i due Paesi. In questo organismo avrebbero potuto confluire anche altri Paesi europei.
Il ministro Schuman stava semplicemente accogliendo le proposte contenute nel Memorandum di Jean Monnet che con questo organismo riteneva che si sarebbero create le premesse per la costituzione di una federazione europea che sarebbe stata capace di preservare la pace. Jean Monnet, morto nel 1979, non poteva sapere che sarebbe stato smentito dallo scempio balcanico degli anni ‘90.
Nel pieno della guerra europea entrò nel Comitato di liberazione nazionale “Francia libera”, che stava organizzando, da Algeri, la resistenza dei francesi all’occupazione dell’esercito tedesco. Quando giovedì 5 agosto del 1943, Monnet prese la parola nella riunione del comitato, ad Algeri, espresse con forza le sue idee contrarie alle sovranità nazionali. Viene riportato che disse: “Non vi sarà pace in Europa, se gli Stati si ricostituiranno sulla base della sovranità nazionale… I paesi d’Europa sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la prosperità e l’evoluzione sociale indispensabili. È necessario che gli Stati europei si costituiscano in federazione…”.
Quindi, in applicazione del trattato di Parigi, il 23 luglio 1952, la Francia e la Germania a cui si unirono (senza mandato dai loro popoli) Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo entrava in vigore, per la durata di cinquant’anni, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Dunque è sugli interessi (legittimi) franco-tedeschi che tutta la struttura, ancora oggi, regge. E quando questi interessi si divaricheranno, il futuro è curiosamente imprevedibile sapete?, che fine farà la comunità europea?
Il 1 gennaio 1958 vengono ufficialmente istituite, a seguito del trattato di Roma del 25 marzo del 1957, la CEE (Comunità Economica Europea) e l’EURATOM (Comunità europea dell’energia atomica), che si aggiungono alla già esistente CECA.
Il 22 gennaio del 1972 (converrebbe che intanto chi legge cercasse memoria degli eventi degli anni ‘70 in Italia) la Danimarca, l’Irlanda, la Norvegia e il Regno Unito firmarono i rispettivi trattati di adesione alla Comunità europea. Che si sarebbero attuati dal 1 gennaio del 1973. Il popolo norvegese, chiamato correttamente a referendum dai loro governanti, rifiuta l’adesione alla CEE.
I capi di stato e di governo di questi nove paesi riuniti a Parigi dal 9 al 10 dicembre del 1974 decidono (sarebbe interessante sapere quali fra questi capi di stato e di governo stava decidendo su preciso mandato del suo popolo) di istituire il Parlamento europeo che verrà eletto a suffragio universale diretto (paroloni che non rappresentano quello che sappiamo sui sistemi elettorali in generale), e, siccome, senza denaro la “struttura in gestazione nascente” si ritiene che non funzionerà aggiungono anche l’istituzione del Fondo europeo di sviluppo regionale.
Quindi dal giugno del 1979, ogni cinque anni, (a giugno prossimo va in onda la settima puntata degli anglosassoni al potere) anche i cittadini italiani vengono chiamati ad eleggere un organismo che ha il compito finale di fagocitare la loro sovranità e autonomia.
Il 1 gennaio del 1981 arriva la Grecia, il 1 gennaio del 1986 arrivano la Spagna e il Portogallo. Il numero di Paesi nella CEE sale a 12.
Dopo il crollo del muro di Berlino e lo scioglimento dell’Unione Sovietica, finalmente il Parlamento europeo può procedere con più velocità all’attuazione del programma sfascia-nazioni. Nel dicembre del 1991, mentre inizia l’aggressione coordinata all’unità politica della Jugoslavia, il Consiglio europeo adotta il trattato di Maastricht che imbocca con decisione la strada normativa al termine della quale ognuno dei singoli Paesi sarà privato della autonoma capacità di occuparsi di politica estera, di legiferare in modo autonomo nel campo della sicurezza che in futuro, data la sua gravità, non potrà che essere gestita in modo centralizzato, nel settore della giustizia e degli affari interni; a questo viene aggiunta la creazione della Unione economica e monetaria che prevede che ogni Paese rinunci a battere moneta in proprio perché l’Unione Europea avrà una moneta unica. Dunque dal 1 novembre del 1993 verrà istituito il mercato unico europeo, premessa della moneta unica europea.
Dal 1 gennaio del 1995 anche l’Austria, la Finlandia e la Svezia entrano nell’Unione europea (il popolo norvegese interrogato se ora voglia entrare nell’Unione europea, risponde ancora picche). Da 12 la UE passa a 15 membri. Di questi quindici membri undici, dal 1 gennaio del 1999 aderiscono alla moneta unica, l’Euro, il dodicesimo sarà la Grecia nel 2001.
Dal 1 gennaio 2002 nei dodici paesi che vi hanno aderito appare l’Euro (tutti ricordano quale falcidia subirono i valori delle monete nazionali rispetto all’Euro; anche questo dovrebbe essere tenuto a memoria).
Inizia così anche sull’onda dei Paesi “orfani” dell’Est Europa (tanto la UE mica ha bisogno del gas russo), e chiaramente in funzione degli interessi geostrategici degli Stati Uniti d’America a cui la stessa Europa appare totalmente asservita, un processo troppo velocizzato di ampliamento dell’UE ad altri Stati europei. Dal 1 maggio del 2004, infatti sono “accolti” Cipro (a due passi dalla Turchia), Malta (a un passo dall’Italia) e con raccomandazione personale degli USA, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca (che nel frattempo si è staccata dalla Slovacchia), Slovacchia, Slovenia.
Il 29 ottobre 2004 la costituzione europea inizia il suo cammino fra i poteri, quelli ancora sovrani, dei singoli stati. Il popolo francese e olandese chiamati a referendum non ne vogliono sapere della Costituzione europea.
Dal 1 gennaio del 2007 anche la Bulgaria e la Romania entrano nella UE portando il numero dei paesi membri a 28. Naturalmente un organismo che vuole divenire sovranazionale e trasformarsi in una vera federazione di stati, già avrebbe i suoi attuali grattacapi per amalgamare i primi sei paesi della ex CECA, si ritiene che possa raggiungere comunque il suo scopo, che in via ordinaria avrebbe bisogno di tempi molto lunghi, ampliando a dismisura il numero dei suoi membri. Auguri ragazzi.
E a proposito degli auguri, sottolineo che nel trattato di Lisbona è previsto che un Paese membro se ne possa uscire senza che – si spera – si scateni una guerra di secessione (di USAense memoria). Inoltre, considerato che il deciso assecondamento della UE alle mire geostrategiche degli USA è a vista anche dei meno accorti, varrebbe la pena di ricordare che proprio dagli USA giunge una analisi, attribuita alla CIA, che prevede il futuro smembramento dell’Europa (che tanta fatica sta facendo per costituirsi) a causa di uno scontro di civiltà, di culture e di religioni. Se lo dicono loro che stanno preparando questo “improvviso” scontro con l’operazione “Europa globalizzata”, possiamo essere certi che è fra i loro obiettivi più che fra le loro previsioni.
Dovremmo, noi, cercare di prevedere cosa si sta preparando ai nostri danni, sto parlando dell’Italia, adesso.
Credo che ci sia stata una riunione operativa e funzionale, destinata a pochi, e a questa riunione siano stati invitati quattro generali che hanno il compito di portare finalmente a compimento il piano che annienterà le difese dei popoli che si ostinano a proteggere le proprie identità che camminano sulle gambe delle culture e delle speranze nel futuro che si chiamano religioni.
I nomi dei generali? Ve li presento, eccoli: il generale Facciopiùfigliio, il generale Ildiogiustocelhoio, il generale Tigovernoio, il generale Tantohaibisognodime.
E quali sarebbero i loro compiti? Beh non è che abbia partecipato direttamente a quella riunione; ma posso provare a creare una connessione senza tecnologia sofisticata.

Il generale Facciopiùfigliio
Il compito di questo generale, potrebbe anche avere qualche lato accettabile. In fondo un figlio che nasce è una benedizione del cielo si dice in tutte le latitudini terrestri.
Un paese che produce molti nuovi nati ha un problema di collocazione se la mortalità infantile è percentualmente minimale. Acqua e cibo e riparo è il primo problema che si pone anche un gruppo sperduto nella giungla se non ha nessuna esigenza o capacità di controllare le nascite. Nel nostro caso il lavoro del generale è più preciso. Infatti non si tratta di premere ai confini di un paese con meno abitanti aspettando di avere il numero sufficiente per invaderli. Nel passato molte invasioni erano più numeriche che militari. Magari, a causa di mutazioni climatiche, popolazioni con alto tasso di natalità si sono spostate verso territori non troppo densamente occupati e nel tempo, semplicemente, se li sono occupati a causa del numero più che a causa di atti violenti che comunque certo non mancavano in circostanze come quelle. Si tratta, invece di entrare in gran numero in un Paese e nel breve tempo di pochi decenni con il semplice metodo demografico divenire maggioranza in quel paese. Non ha importanza, se sono più gruppi e non un gruppo unico, perché sarà più facile far passare l’idea che la sicurezza non è in discussione; al massimo basterà aumentare il numero delle forze dell’ordine. Ma se l’esercito che è ormai a ferma volontaria, per il fatto che comunque permette di sbarcare il lunario, si sta già allargando con le prime divise multietniche e questo comincerà ad avvenire anche nei ranghi delle Forze dell’Ordine; quali scenari futuri si possono logicamente prevedere nel prossimo futuro se avverrà come avverrà che ci saranno tensioni e scontri fra diverse etnie e culture in un Paese che ancora deve amalgamare dal 1861 il suo nord e il suo sud?

Ci sentiamo dire che questa multietnia è inevitabile che siamo costretti a convivere con quanti giungono da lontano nel nostro Paese. Ma che si dice?
Per capirci meglio. Qualcuno ci ha forse avvertito che l’intera America meridionale, l’intera Africa e gran parte dei territori asiatici stanno per essere invasi dalle acque marine, oppure stanno per essere invase dai ghiacci di un lungo periodo glaciale?
Se così fosse l’esigenza di trovare una soluzione per tutte quelle genti sarebbe reale e sarebbe anche giusto stringersi un po’, o trovare altre soluzioni abitative, magari trovando il modo di poter far vivere tutte queste genti anche sott’acqua, anche dentro i ghiacciai, cercando di sviluppare anche sistemi di culture idroponiche o altri sistemi che assicurino cibo. Lo stesso dramma che ci si presentasse secondo queste modalità diverrebbe giustificativo dell’accoglienza e dell’aiuto che i popoli che non si trovassero a subire queste drammatiche mutazioni climatiche, cercherebbero di offrire ai popoli sfortunati. In questo caso nessun accolto, si sentirebbe di gridare un preteso diritto negato in casa altrui, (come avviene nel nostro paese, dove sembra che persone che nel loro paese non si sognerebbero di manifestare per il diritto alla casa, per il semplice motivo che nella miseria generale i doveri toccano sempre a chi nasce povero e i diritti li ha sempre chi non nasce povero, qui viene loro spiegato che lo possono fare, perché i soldi ci sono, li ha il signor Comune, li ha la signora Regione, li ha il signor Stato e, soprattutto, li ha la ricchissima signora Europa).
A parte che le mutazioni climatiche in teoria potrebbero colpire anche l’Europa multi occupata e che si vuole che abbia più popolazione che terra.
Da più parti, dunque, ci viene detto che questo paese ormai è multietnico. Ci viene detto così; ma nessuno ci spiega perché si è lasciato che questo paese si riempisse di clandestini, che non vengono solo via mare come ci si vorrebbe far credere. Perché poi l’impedire che questi disperati entrino in numero spropositato nel nostro paese dopo aver pagato cifre, elevate per noi, e, per loro, gigantesche, presumo, sia considerato reprensibile lascia veramente perplessi. Come poi la motivazione della fame e della povertà possa estendersi ai clandestini che giungono nel nostro paese senza che ci si pongano domande serie su dove abbiano trovato quelle cifre e nello stesso tempo senza farci domande su come possano liberamente agire le organizzazioni criminali che si stanno arricchendo con questa vera moderna, perché pazzescamente a pagamento, tratta degli schiavi?
E come il signor Laurens Jolles, rappresentante per l’Italia dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), in questo mese di maggio del 2009, abbia ritenuto di rimproverare l’Italia per i respingimenti che con fatica (costosa) ha fatto accettare dalla Libia, senza che lo sfiorasse il dubbio che questo atto possa essere fattualmente considerato un incredibile, importante, mondiale appoggio alle organizzazioni criminali che si ingrassano con la moderna tratta degli schiavi è la vera stupefacente notizia. Altra stupefacente notizia, proveniente dalla Adnkronos, è l’informazione che i 27 commissari della UE in riunione (sempre in questo mese di maggio) abbiano sentito il bisogno di spiegare che l’Europa fortezza non è l’immagine che si deve dare dell’Europa anzi, testualmente: «l’immigrazione clandestina non sia presentata come una minaccia per la sicurezza». Ci stiamo riferendo ad un fenomeno “artificiosamente indotto” che interessa milioni di persone e che osservatori prevedono che interesserà fino a duecento milioni di persone che dai paesi “sottosviluppati” o “in via di sviluppo” vengono indirizzati verso l’Europa, facilitati proprio da queste politiche dissennate che trovano eco immediata nei paesi di origine di questi disperati. Come è possibile che non nasca il dubbio legittimo che tutto questo faccia parte di un piano già prestabilito. Così si comprende nelle mani di chi ci stiamo mettendo.
Il fatto che non si rendano conto (almeno così sembra) che dentro le mura della città sta allegramente facendo il suo lavoro il generale Facciopiùfigliio, proprio coloro che dovrebbero rappresentare quello stesso popolo che dovrebbe supinamente accettare l’idea di divenire minoranza nella propria terra senza reagire, è una constatazione stupefacente. Quando queste scelte dissennate, compiute senza interpellare in nessun modo il popolo, avranno prodotto la disintegrazione del tessuto sociale a causa della trasformazione a tappe forzate subita, voi credete che nella memoria di chi si troverà a gestire il caos violento non troveranno posto le parole che invitavano all’accoglienza e a non aver paura dello straniero? Non giungeranno a memoria le immagini della federazione degli slavi del sud, la Jugoslavia, sulla cui terra sono state fatte le prove generali di quello che si vuole fare dell’Europa e quindi anche dell’Italia?
Ritenete che dalla nuova società che nascerà dopo il caos, verranno prese decisioni che la riportino verso il passato? In questa nuova società costruita sulle macerie di quella precedente credete che non verranno considerate come tradimento le parole che venivano usate perché non ci si intimorisse di fronte all’idea di dover accogliere genti che poi avrebbero fatto più figli e avrebbero poi imposto le loro culture proprio a coloro che li avevano accolti?
Credete che in questo mondo futuro, che emergerà dal caos, le religioni siano considerate un dono di Dio o un virus distruttivo? E non vi sorge neanche il dubbio che questo sia uno degli obiettivi che vuole raggiungere la “globalizzazione dell’Europa” con l’aiuto dei quattro generali?

Il generale Ildiogiustocelhoio
Appunto l’obiettivo di togliere all’uomo le radici del cielo è il compito del generale Ildiogiustocelhoio.

Nel tempo le religioni si sono sedimentate nei territori dove si sono strutturate e per distanza spaziale si sono anche, per così dire, tollerate. Ma cosa accade se vengono create le condizioni per cui le religioni che fanno del proselitismo la loro ragione d’essere (e il termine proselitismo non va inteso, di per sé, in senso negativo) vengono fatte convivere negli stessi spazi. Cosa accade se in quegli stessi spazi ognuna delle religioni si senta nel dovere di convincere altri che il Dio da loro professato sia il vero Dio e che quindi, abiurando alla religione che si considera non vera, aderiscano alla religione che viene loro presentata appunto come vera?
È una invenzione della stampa che qui in Italia giungano genti che professano la regione dell’Islam? È una invenzione della stampa che queste genti vogliano professare il loro culto in luoghi che nei loro paesi d’origine si chiamano Moschee?
È sempre una invenzione della stampa che mentre queste genti ritengono che la loro stessa richiesta sia un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, nei loro paesi di origine questo diritto, ad altre religioni, non venga riconosciuto?
È una alterazione della verità se viene detto che, non avendo il coraggio di manifestare questo disappunto e quindi l’incongruità con quanto si va facendo da ormai un ventennio, si sia preferito implementare l’arrivo di genti di fede cattolica provenienti dai paesi dell’est e dall’america latina per contrastare l’opera del generale Facciopiùfigliio?
È una invenzione della stampa sottolineare che le genti islamiche in Italia (e in Europa) siano molto reattive ai giudizi che possono venir espressi nei confronti della loro religione?
È una invenzione della stampa che di fronte a questa reattività nel mondo politico si preferisca non “provocare” il sentimento religioso delle genti islamiche?
È una invenzione della stampa che quello stesso mondo politico non mostri analogo rispetto nei confronti della Chiesa Cattolica e della Chiesa Cristiana Ortodossa?
Sarebbe possibile immaginare che il comportamento del mondo occidentale nei confronti della Chiesa Ortodossa in Jugoslavia avrebbe potuto altrettanto aggressivamente verificarsi nei confronti del mondo islamico in Jugoslavia?
O non è piuttosto avvenuto il contrario; e cioè l’utilizzo di gruppi armati islamici introdotti in Jugoslavia proprio in funzione antiortodossa più che antiserba. E siccome la Russia è ortodossa, farà bene a temere quello che si sta preparando in Europa.
Se voi vedete dei bambini venite toccati dalla tenerezza. È una cosa bella e armonica. Se accadesse che nel futuro prossimo proprio i bambini verranno visti come pericolosi adulti futuri da distruggere prima che siano un pericolo, voi cosa direste di questa immagine. Certo in cuor vostro non l’accettereste. Se poi accadesse che in casa vostra sentiste vostra madre gridare dallo sgabuzzino e andaste a vedere cosa sta accadendo e anche a voi si mostrerebbe quel nido di piccolissime vipere che tanto la sta impaurendo, voi che cosa fareste, vi sentireste inteneriti nel vedere quelle piccole graziose viperelle o no?
Faremmo male a temere che, quando da parte USAense si parla di terrorismo islamico che colpirà l’Europa, in realtà questo significhi che qualcuno sta preparando proprio questi gruppi perché colpiscano dove serve?
E il fatto che si propagandi che esiste un islam moderato e un islam aggressivo non appare un tentativo di sfuggire ad una evidenza storica? Ritenete davvero che possa esistere un califfato, magari in Europa, che possa agire politicamente in modo difforme dal dettato religioso islamico?
Anche noi abbiamo avuto i Papi Re, ma dobbiamo considerare che anche in quelle circostanze esisteva il braccio secolare, ovvero civile, che era altra cosa dal braccio religioso, ovvero ecclesiale.
Nella religione islamica non c’è distinzione fra governo e religione e la Persia che si è trasformata in Iran avrebbe dovuto almeno da quel tempo dare questa semplicissima informazione. La strada della moderazione e del buon rapporto di vicinato con i cattolici viene percorsa fino a quando non si sono aperte le vie per esprimere la pienezza del valore dell’islam, che non accetta accomodamenti. E il non accettare accomodamenti, di per sé, non può essere considerato aggressivo.
Quanto è accaduto a Torino nello scorso aprile è stato interpretato dalla stampa in chiave elettorale rappresentando l’enormità che un gruppo di marocchini che si definiscono musulmani laici e democratici hanno addirittura chiesto l’appoggio della Lega perché non venisse accettato dall’Italia l’Imam inviato dal Marocco considerato espressione di una partito politico marocchino e forte dell’appoggio del governo del Marocco che sostiene con due milioni di euro la costruzione della prevista Moschea.
In realtà questo fatto di cronaca si inserisce perfettamente su quanto ho sopra accennato. Dal mondo islamico piuttosto ci viene una indicazione monolitica, non avvezza al compromesso, che accetta solo in condizioni necessitate nel contingente. (La menzogna dal mondo cattolico considerata esecrabile, da altri è invece considerata una legittima difesa). Ma non lo abbiamo ancora registrato. E poi, anche nel mondo cattolico ogni tanto ci sono problemi per l’insediamento o l’allontanamento di un parroco; ma questo non spinge la Chiesa Cattolica a divenire una democrazia. Né dobbiamo fare l’errore di considerare una religione monoteista una democrazia; non può esserlo proprio per principio istitutivo. Se per esempio il Papa della Chiesa cattolica fosse costretto a prendere decisioni solo in modo collegiale il suo primato salterebbe, teologicamente, per aria.
Quanto a questa presenza, sempre più massiccia, degli islamici in Italia, se si facesse una ricerca su quanti italiani in questi ultimi venti anni hanno abbracciato la fede islamica, forse qualche antennina la farebbe alzare.
Al di là quindi delle affermazioni pubbliche che si diramano dagli ufficiali rappresentanti religiosi nel nostro Paese possiamo affermare, tanto per chiarezza, e pronti anche ad essere smentiti, che la convivenza sullo stesso territorio di diverse ed opposte religioni monoteiste, pur utilizzando tutti i meticciati possibili, non può che essere impossibile. E questo la sanno benissimo coloro che hanno inviato in Italia e in Europa il generale Ildiogiustocelhoio.

Il generale Tigovernoio

In queste condizioni di alterazione del tessuto sociale, che entro un decennio diverrà irreversibile, è importante non permettere ai cittadini di essere veramente rappresentati. Questo è appunto il compito del generale Tigovernoio, che in verità da quando è stata inventata la democrazia è stato molto facilitato.
Elezioni a suffragio universale, diamo il voto alle donne, sono le frasi vuote che nascondono l’inganno nei confronti delle popolazioni che vengono convinte che sono loro che decidono chi va al potere e chi no. In realtà non lo decidono gli elettori chi ha il potere reale su di loro. Il potere in quanto tale non può essere rappresentativo ma solo coercitivo. Quando un popolo, e ancora oggi non ne ho visto uno, (ma voglio immaginare che in passato a causa della condivisione del pensiero sia esistito) possiede la vera autonomia è la negazione vivente del potere tirannico sui popoli, anche nascosto nell’inganno della democrazia.
Ci sono troppi parlamentari bisogna diminuirli, tanto sono una presenza pletorica che vota o non vota a seconda delle indicazioni del capo della delegazione parlamentare. Facciamo allora una legge che diminuisca il numero dei parlamentari così il popolo capisce che veniamo incontro alle sue rimostranze; anzi raccogliamo le firme di milioni di elettori che accompagnino la presentazione di questa legge che diminuisca il numero di questi “scaldasedie” (mi perdonino i parlamentari che non si sentono scaldasedie). Bene. Ma, se davvero si vuole rendere un servigio al “popolo sovrano” esiste un sistema semplicissimo che funziona meglio di un referendum e non ha bisogno di nessuna spesa aggiuntiva. Quale è il sistema? Curiosità legittima.
Basterebbe che il numero degli elettori che decidono di non andare a votare assommato al numero degli elettori che rendono nulla la loro scheda elettorale definissero la percentuale dei deputati, senatori, consiglieri regionali, provinciali, comunali che non possono accedere agli scranni agognati. Significa, per esempio, che, se debbo eleggere 300 deputati e il cinquanta per cento degli elettori o non si è presentato a votare o ha annullato la scheda i deputati eletti saranno la metà, cioè 150. Non come accade oggi che i 300 deputati si suddividono i voti cosiddetti validi per eleggere tutti e 300 i deputati come se i voti validi rappresentassero anche i non votanti e le schede nulle. Non solo, con questo sistema i cittadini avrebbero uno strumento formidabile per rendere noto il loro disappunto a coloro che non li rappresentano e che stanno portando il loro Paese verso una deriva inaccettabile.
Oltre a questo, sempre per controbattere alle subdole armi utilizzate dal generale Tigovernoio, basterebbe che chiunque desideri accedere ad un incarico pubblico, a tutti i livelli, lo faccia in modo gratuito. Se un operaio o comunque chi vive di lavoro subordinato, accetta di fare il deputato sappia che il suo stipendio sarà esattamente quello che fino a quel momento ha percepito; la pensione a cui ha diritto è quella derivata dal suo lavoro perché sarà cancellata la pensione di parlamentare; anche quella pregressa se l’ex parlamentare ha più pensioni. Il professionista che vuole accedere al mandato parlamentare, se veramente ci tiene tanto, raccoglierà il denaro necessario per vivere durante il periodo sabbatico che ha deciso di dedicare alla comunità. La gratuità deve essere il principio inscindibile dall’incarico pubblico. Se colui che ha accettato l’incarico pubblico deve sostenere delle spese coordinate al suo mandato potrà richiederne il rimborso attraverso la presentazione di una apposita nota. Le responsabilità che si assume chi accettasse una candidatura che non può più essere “pagata” fa parte dei rischi che ha accettato di correre a favore della comunità.
In nome della responsabilità che una persona si assume a favore della comunità non si può chiedere che venga riconosciuto un qualunque tipo di “gettone di presenza” come lo chiamano i cercatori di incarichi.
Se poi diminuiranno le persone disposte ad assumersi incarichi “pesanti” sarà un motivo in più per costituire pochi organismi veramente importanti ed utili, per i quali difficilmente mancheranno cittadini disponibili ad offrirsi volontari. Se un padre ed una madre, soppesato tutto quanto va soppesato quanto alle loro “entrate” e alle loro “uscite” accettano la responsabilità di mettere su una famiglia e di fare figli senza chiedere solo per questo degli stipendi allo stato, a maggior ragione chi si offre a servizio della comunità non lo può fare per ottenerne un vantaggio.
Quanto al problema della rappresentanza, converrà aprire una riflessione seria per creare le condizioni che permettano ai cittadini di avere una vera voce in capitolo nei momenti in cui bisogna occuparsi delle assemblee elettive.
Visto che da più parti si chiede che non si possa opporre il segreto bancario nel momento in cui si cerca la verità; perché nel momento in cui un elettore, nel primo decennio del duemila deve scegliere chi lo rappresenta, lo dovrebbe fare nel segreto.
Perché non immaginare invece un sistema che leghi veramente il cittadino elettore a chi lo vuole rappresentare, perché sia veramente un suo rappresentante.
Basterebbe che uno o più elettori decidano dopo averlo magari più volte sentito di affidare in modo pubblico alla persona che desiderano che li rappresenti le loro schede elettorali. Chi dovesse ricevere questo mandato di rappresentanza dovrebbe votare in modo palese, in questo modo tutte le elezioni, in un tempo ragionevole, diverrebbero tutte palesi e non sarebbero più segrete.
Cosa avverrebbe? Nelle condizioni in cui hanno conciato l’umanità di tutto, ma almeno costringeremmo tutti ad agire alla luce del sole e anche ad imparare a difendere le proprie convinzioni.
Il generale Tigovernoio non avrebbe più armi da usare. Lo so che tutto questo sembra utopia, lo so che sembra una sofisticata provocazione perché chi legge cerchi di essere più attento nelle cose che lo riguardano e riguardano le persone sulle quali ha accettato di essere responsabile, nei confronti dei figli, per esempio. Lo so, eppure ho deciso di dirvi ugualmente queste cose perché al di là della loro fattibilità apriranno scenari altri nella vostra mente e forse vi renderete conto che non è tutto così ineluttabile come vorrebbero che noi credessimo.
È inutile che io vi dica che se avessimo il coraggio di uscire da tutti gli organismi internazionali, primo fra tutti quello dell’Unione europea, forse avremmo dei problemi che potremmo affrontare rimboccandoci le maniche e chiedendo a persone di buona volontà di rappresentarci gratuitamente, potremmo affrontare tempi magari difficili, senza cattive compagnie e soprattutto liberi.

Il generale Tantohaibisognodime

Fra i quattro generali (ognuno ha un suo cavallo nero in dotazione) quello che ha più esperienza ed ha questo incarico da un numero di anni che se ve lo dicessi non ci credereste, dunque non vi dico da quanti anni ha questo complesso incarico, è appunto il quarto generale: il generale Tantohaibisognodime.
Quando una società comincia a fare i suoi passi ed è in grado di essere orientata verso la tecnica che superi quella artigianale, allora questo generale comincia il suo lavoro.
Si comprende quando questo generale ha cominciato ad organizzarsi, quando fra gli umani si comincia a creare la dipendenza da qualche tecnologia. Questo generale fa un lavoro veramente sottile, perché anche quando regala lo fa per creare una dipendenza che poi diverrà a pagamento.
Non posso, in questo contesto, spiegarvi perché il pagare per questi esseri sia molto importante; perché l’economia, come passaggio obbligatorio per vivere, sia per loro molto importante. Per ora fermiamoci alla condizione di dipendenza a cui principalmente mirano le azioni di questo generale e dei suoi accoliti.
Non ditemi che nessuno di voi che mi legge non si sia accorto della velocità che ha assunto la nuova e più sofisticata tecnologia negli ultimi dieci anni; una velocità rispetto alla quale la tecnologia degli anni ‘80 è quella di una velocissima tartaruga nella sabbia.
Non ditemi che non vi siete accorti che le nuove generazioni ormai sono affascinate e soggiogate dalle tecnologie le cui procedure di utilizzo (non sanno) che sono state rese intuitive soprattutto per loro. Negli aerei militari USAensi i giovani piloti possono interagire mentalmente con le apparecchiature di bordo. Queste tecniche dovrebbero accendere qualche lucina su questo argomento.
Dal telefonino, al computer, dal navigatore satellitare, ai sistemi di controllo “volanti” ormai non c’è giorno nel quale in qualche giornale non appaia la meraviglia tecnologica del momento. L’uomo ormai può fare molte cose anche nel campo delle modificazioni genetiche delle piante con la motivazione: siamo troppi e bisogna che mangino tutti; peccato che le piante geneticamente modificate non producano semi. I semi occorrerà continuamente acquistarli altrimenti il generale Tantohaibisognodime che ci sta a fare; lui è il negatore perfetto di qualunque tipo di autonomia umana.
Davvero non lo vedete il mondo perfetto della dipendenza vitale che stimola la vostra naturale pigrizia lasciando che sia una macchina a fare le cose per voi, farvi correre in automobile per esempio, o in moto. Vuoi mettere, invece di mettersi a dimenar le gambe come lo scemotto in bici che state superando strafottenti e strombazzanti. Ah la tecnica che ti da quel senso di libertà e di potenza, questa si che è evoluzione, altro che quegli scimmioni umani che abitano nella giungla e neanche sanno cosa è un telefonino. Certo devi pagare, è logico, tutto ha un costo, cari miei, nessuno ti da qualcosa per niente. Se vuoi vivere bene devi essere pieno di soldi, se no che campi a fare. Il denaro è il piedistallo irrinunciabile su cui vuole rappresentarsi la tecnologia; ecco perché la costruzione dell’economia viene appena prima dello sviluppo tecnologico.
Quando la tua giornata dovrà necessariamente passare dai condizionamenti tecnologici allora vuol dire che il generale Tantohaibisognodime sta facendo un buon lavoro; ma non l’ha ancora finito. Quando questo condizionamento riuscirà ad occupare le anime che occupano le terre del globo intero, vuol dire che il generale Tantohaibisognodime sta facendo un buon lavoro; ma non l’ha ancora finito.
Nessuno dei quattro generali dotati di un cavallo nero ha ancora finito il suo lavoro; ma quando lo avranno finito vorrà dire che gli uomini sono stati ciechi e sordi ai segnali che pure hanno ricevuto. Quando i quattro generali avranno finito davvero il loro lavoro, allora, che il cielo sia compassionevole con gli abitanti della terra

Alberto Roccatano
29 maggio 2009

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