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FARMACI CHE UCCIDONO di Davis Fiore

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Gli stessi "farmaci" somministrati per risolvere la depressione, contribuirebbero a causarla. L’FDA parla chiaro: solo per il Prozac (un noto antidepressivo), avrebbe ricevuto 1885 rapporti di tentati suicidi e 1734 di morti accertate. Le reazioni avverse sono state superiori a quelle di qualsiasi altro prodotto messo in vendita negli ultimi 24 anni.
Ma come stabilire in che misura è la sostanza a provocare il suicidio? Be’, somministrando a una parte dei soggetti monitorati un placebo. Test condotti in questo modo, secondo il Washington Post del 3 febbraio 2004, avrebbero confermato il rischio di suicidio, al di là d’ogni possibile dubbio, in particolare per quanto riguarda Prozac, Paxil e Zoloft.
Un altro modo, più empirico, per stabilire se una sostanza è in grado di indurre tendenze suicide, si ottiene comparando gli orari in cui si verificano i pensieri con quelli della somministrazione. Due psichiatri inglesi, R. de Alarcon e M.W.P. Carney, hanno riferito al British Medical Journal la pericolosità della fluofenazina (Moditen Depot), accorgendosi che le idee suicide comparivano sempre e solo sotto l’effetto di detta sostanza.

Tra i sospettati, secondo il Comitato per la Sicurezza del Farmaco inglese (Committee on Safety of Medicines, CSM), figura anche la Paroxetina, un inibitore della serotonina (SSRI).
La British medical agency (MHRA) riporta inoltre 130 casi di suicidi in un solo mese, in seguito a trattamenti con Strattera, lo psicofarmaco commercializzato dalla Eli Lilly.

È un controsenso che miliardi di dollari siano spesi per la "guerra alla droga", quando un differente tipo di droga sta danneggiando milioni di persone. Se poi gli interessati sono soprattutto i bambini, la faccenda si fa molto più seria.

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