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Gli “attivisti” vogliono davvero vincere?

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Ho scritto molto sulle lezioni che ho imparato durante il mio periodo come “attivista” di alto profilo. La “sinistra” che conoscevo allora non era ancora il pozzo nero degli ipocriti che è adesso ma… i segni c’erano già.

Mentre ora guardo intorno ai nuovi “attivisti” che ho incontrato – da TUTTI i punti dello spettro ideologico/politico – vedo spesso gli stessi segni, tendenze e archetipi controproducenti e ingannevoli.

Mi ha fatto pensare alla storia del Nuovo Testamento della Piscina di Bethesda. (Attenzione: questo post non riguarda la religione.)

A titolo di spiegazione, ecco un estratto da Giovanni, capitolo 5:

1 Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [ 4] 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?».

L’uomo era stato lì per 38 anni ma Gesù sapeva di chiedergli di chiarire se cercava veramente la guarigione.

Questo mi ricorda gli “attivisti” – di destra e di sinistra – che imparano a identificarsi con la loro condizione di perseguitato. Non sembrano più interessati a vincere. Piuttosto, “vincono” esercitando la loro virtù l’uno per l’altro.

Giovanni continua:

7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».

Sarebbe bastato un semplice “sì”. Ma è rimasto intrappolato dalla sua percezione di sé. Forse temeva persino di non sapere chi sarebbe stato se avesse smesso di essere “un certo uomo che aveva un’infermità da trentotto anni”.

Quando marciavo per le strade più volte alla settimana, assistevo ad “attivisti” che annunciavano con orgoglio in anticipo la loro intenzione di venire arrestati quel particolare giorno. Escogitavano modi per superare in astuzia [sic] la polizia e definirla una vittoria se ritenevano di averlo fatto.

Soprattutto, se fossero riusciti a farsi arrestare, molti avrebbero fotografato l’epico evento dando a quel coraggioso rivoluzionario un’ampia gamma di scelte per la propria nuova epica immagine sul profilo Facebook. Didascalia: #warrior

Non interessato a meschini viaggi dell’ego, quel giorno Gesù guarì l’uomo a Bethesda, ovviamente:

8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9aE all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

Ed è qui che entrano in scena i farisei. Lodavano i segni e i prodigi? Ovviamente no. Invece, come tutti i leader fanatici deliranti [sic], hanno valutato la conformità rispetto ai risultati.

Condannarono l’uomo guarito, dichiarando: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella».

Non posso dirvi quante volte ho partecipato a un evento di protesta [sic] solo per trovare gruppi di “attivisti” di lunga data già lì – spesso nelle loro uniformi abbinate – che preparano tavoli per vendere (sì, vendere) la loro propaganda.

Portano persino cartelli prefabbricati da distribuire ai partecipanti. Questi cartelli promuovono un’agenda specifica e includono il nome e il sito web del gruppo in primo piano.

Evviva la ribellione e la libertà di pensiero!

Quante persone nuove, mosse dall’ingiustizia e dal desiderio di misericordia, sono state catturate e condizionate da gatekeeper come questi prima che potessero trovare la propria strada come dissidenti potenzialmente efficaci e indipendenti?

Anche i farisei si immaginavano guide sagge. Chiunque cercasse Dio verrebbe incanalato nella via “ufficiale”, tanto che non potrebbe nemmeno riconoscere il Messia se camminasse in mezzo a loro.

Gesù non fu venerato per aver guarito l’uomo. Piuttosto, venne insultato per un tecnicismo: avrebbe incoraggiato qualcuno a mancare di rispetto al sabato.

Gesù, naturalmente, vide attraverso i farisei, rispondendo: «Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio».

E beh… il resto lo sapete.

Uno schema simile rimane in vigore oggi perché aderiamo tutti troppo facilmente alle menti alveare e al pensiero di gruppo. Quando qualcuno si eleva al di sopra degli altri o ha un nuovo approccio, dev’essere abbattuto. Non si tratta di guarire. Si tratta di mantenere le apparenze.

Potreste chiamarlo legame traumatico esibizionista.

E nel caso non fossi chiaro: questo post non riguarda una particolare ideologia (o religione). La sindrome sopra descritta trascende etichette come “sinistra” o “destra”.

Promemoria: la farsa finisce quando trascendiamo etichette come “sinistra” o “destra”.

Fonte: https://mickeyz.substack.com/p/do-activists-actually-want-to-win?utm_source=substack&utm_medium=email

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