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GLI SCIACALLI DI MARTE di Paolo C. Fienga

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Comunità Scientifiche
delle maggiori Università Americane per giungere sino alle
Agenzie Spaziali Europee, Russe e Cinesi, tanto per intenderci… –
iniziarono a parlare “seriamente” di “forme di vita elementare” sul
pianeta Marte.


La fonte di questa “intuizione” (la quale, intorno alla
metà degli anni ’80, divenne un “fatto”) fu il ritrovamento –
nei ghiacci dell’Antartide – di due meteoriti davvero “speciali”.


Speciali perché, dopo l’effettuazione di una lunga serie di
analisi presso i migliori e più dotati – anche in termini di
informazioni di riferimento – laboratori scientifici del Mondo, si
ritenne che queste due rocce fossero addirittura “due frammenti di
Marte”!




E sin qui, nulla di speciale.




Ci spieghiamo: sebbene possa apparire curioso ed improbabile, è
tuttavia possibile che un impatto occorso su un corpo celeste anche
molto lontano dalla Terra sia la causa dell’arrivo, sul nostro Pianeta,
di un certo quantitativo di detriti.


Gli Scienziati, a tal riguardo, hanno stimato che un singolo frammento
di roccia Marziana, per sfuggire all’attrazione dello stesso Marte e
perdersi nello Spazio, dovrebbe essere “scagliato” via dalla superficie
del Pianeta Rosso ad una velocità di oltre 25.000 Km orari.


E come potrebbe mai accadere un simile evento?




Si tratta di teoria, ovviamente, comunque – saremo brevissimi! –
possiamo dire che è (quasi) tutta una questione di
velocità del corpo impattante e di angolo di impatto. Insomma:
se un piccolo asteroide precipitasse su Marte ad una velocità di
circa 23.000 Km orari e con un angolo di incidenza rispetto alla
superficie del Pianeta Rosso compreso tra i 30 ed i 55°, l’impatto
che ne deriverebbe sarebbe capace di sollevare e scagliare nello spazio
“frammenti di Marte” con una accelerazione iniziale approssimativa pari
a circa 80.000 Km orari!




Come vedete, dunque, si tratta di una velocità più che
sufficiente affinché polveri, detriti e quanto in essi contenuto
riescano a sfuggire all’attrazione gravitazionale di Marte.


Pensateci: una nuvola di “frammenti” di roccia derivati dalla
collisione i quali – letteralmente – “decollano” dalla superficie di
Marte così come farebbero dei razzi vettori e quindi si perdono
nello spazio…


La meccanica che poi permetterà ad alcune di queste schegge di
non perdersi nell’infinito e di arrivare sul nostro Pianeta è
collegata alle linee iniziali di fuga dei frammenti, alle posizioni
relative dei diversi corpi celesti al tempo dell’impatto e poi, in
ultima analisi, a ciò che noi chiamiamo “casualità”.




Ciò premesso, dobbiamo dunque ritenere che non è poi un
evento così assurdo ed impossibile che un “pezzo di Marte”
finisca con il colpire la Terra: già 15 (o forse più)
meteoriti Marziane sono state ritrovate in giro per il mondo: qualcuna
in Asia, qualche altra in Africa ed in Sud America e qualcuna ai Poli:
nessuna meraviglia!




Ed infatti la vera “BOMBA”, scientificamente parlando, fu la scoperta –
su questa ed altre simili meteoriti Marziane – di alcuni corpuscoli,
letteralmente “incastrati” nella roccia, i quali si ritenne che fossero
dei microbi o dei batteri fossilizzati.






Più che una scoperta, dunque, un’illuminazione:”la Vita viene
dallo Spazio”? Certo, può essere, ma non è questo il
punto!


Sicuramente, se l’ipotesi di partenza fosse esatta (e cioè che
le meteore ritrovate sulla Terra sono realmente dei frammenti della
superficie di Marte), potremmo anche logicamente supporre che su Marte,
al tempo dell’impatto che avrebbe poi portato quelle rocce sino a noi,
probabilmente esistevano delle Forme di Vita.


E quindi, tanto per essere più semplici e diretti, potremmo dire
che su Marte esisteva la Vita.


Un evento rivoluzionario per la Scienza Consolidata? Certo, ma in
realtà la Comunità Scientifica, al di là delle
dichiarazioni di facciata, non si meravigliò affatto di questa
“scoperta” poiché la “Vita”, come ogni Scienziato dotato di un
minimo di intelligenza e di buon senso Vi potrà dire, NON
è logicamente possibile supporre che sia una prerogativa unica
ed esclusiva della Terra!




Ma torniamo a noi, anzi: a Marte.




Pochissimo tempo dopo questa interessantissima teorizzazione,
l’attenzione dei media sulla materia ritornò pari a zero e tutto
cadde nel dimenticatoio.


Ogni tanto, per varie ragioni ed occasioni (una meteorite Marziana
venne ritrovata in Oman nel 2000, per esempio), se ne riparlò,
ma in maniera così blanda e distratta che, in fondo, quasi
nessuno sembrò prendere l’argomento sul serio.




Ma l’attenzione per Marte, però, non venne mai meno, a dispetto
dell’ufficiale disinteresse per l’esplorazione spaziale.


Sono passati anni dalla scoperta delle prime “Meteoriti Marziane” ed
ecco che – nonostante qualche fiasco (vedi la Sonda Mars Polar Lander
ed il Beagle 2 Lander, per esempio) – nello spazio di Marte e su Marte
sono riuscite ad arrivare, dopo i Mariner, i Viking Orbiter e Lander 1
e 2 e dopo la Sonda Soujourner con il Rover Pathfinder, alcune nuove
Sonde Americane ed una Europea (il Mars Global Surveyor, la Sonda 2001
Mars Odyssey ed i Rover Spirit ed Opportunity per la NASA e la Sonda
Mars Express per l’ESA).




E le sorprese, come era anche lecito attendersi, sono ricominciate!




Certamente saprete che sono state scattate decine di migliaia (anzi,
centinaia di migliaia) di fotografie, sia dall’orbita che dalla
superficie di Marte: queste immagini ci hanno mostrato panorami
desertici, crateri, distese ghiacciate e colline innevate; pianure,
catene montuose e vulcani; dettagli a volte deludenti ed altre volte
non solo suggestivi e spettacolari, ma anche ricchi di pathos e di
possibili implicazioni.


E non ci siamo certo fermati all’”estetica”: gli esperimenti
scientifici – che vanno dai rilievi spettroscopici e termici
all’analisi delle componenti fondamentali dell’atmosfera e del suolo
del Pianeta Rosso – sono stati innumerevoli.


Stranamente, però, tutti quasi sempre inconcludenti: non si
è mai andati oltre il “forse” od il “può darsi”, infatti.




Ma questo sino a pochissimo tempo fa.




Dopo le primissime “boutades” (occorse durante l’intero 2004) da parte
di Scienziati e Ricercatori Inglesi ed Americani, siamo arrivati alle
“esternazioni” (Febbraio 2005) di alcuni Scienziati della NASA
(prontamente smentiti e tacitati) relativamente alla possibile
esistenza di forme di vita “dormienti” sulla superficie di Marte e poi
è arrivata – fra le altre – la notizia (datata 16 Marzo
2005) che un gruppo di Scienziati Americani (ancora loro!),
intervistati per conto della rivista “Nature”, avevano rilasciato
dichiarazioni piuttosto convinte circa la possibilità CONCRETA
che su Marte – OGGI! – vi sìano delle Forme di Vita indigene per
nulla dormienti, bensì attive ed evolute.




Ed infatti non sono stati menzionati solo microbi e batteri.




Certo, non si parla di “Marziani” nel senso “volgare” e
“fantascientifico” del termine, ma si parla di Forme Vitali Indigene.


Dove?


Al di sotto della crosta gelata di un grande lago (o di un piccolo
mare?) che è stato recentissimamente fotografato dalla Sonda ESA
Mars Express.






Possiamo dunque pensare a pesci che nuotano sotto il ghiaccio di Marte?


O magari, come molti Ricercatori e qualche Scienziato amano sostenere,
possiamo anche pensare ad altre Forme di Vita – magari delle piccole
creature simili, forse, a delle talpe, ma un po’ più grandi di
quelle terrestri… – che si muovono sulle pianure desertiche del Pianeta
Rosso, lasciando tracce che gli occhi curiosi di migliaia di
Ricercatori di tutto il Mondo stanno incominciando a vedere ed a
riconoscere?


Non esageriamo: ci vuole prudenza, naturalmente (nell’interesse e per
il bene di tutti), ma ci vuole anche immaginazione e capacità di
pensare “outside the box”, come dicono gli Americani.


Ed infatti, a quanto pare, qualcuno ha incominciato a pensare
all’impensabile!




E allora qual è il punto?




Il punto è che – come gli Appassionati e gli Amanti della
Scienza più attenti avranno già da tempo notato – le voci
di corridoio, le indiscrezioni e le dichiarazioni (sebbene esse vengano
subito o quasi subito smentite e/o ridimensionate) stanno aumentando,
di giorno in giorno!


E non parliamo, ovviamente, di esternazioni provenienti da Ricercatori
Privati o da semplici Cultori della Materia – i cosiddetti Amateur
Scientists i quali però, spesso e volentieri, si sono dimostrati
molto più acuti ed attenti degli “Scienziati Professionisti” –
:parliamo di esternazioni che arrivano da ambienti scientifici di primo
livello (Universitari) e, dunque, fortemente accreditati e di tutto
rispetto.




Ma da dove arriva tutto questo “fervore” intorno alla secolare querelle
della Vita su Marte?


E come mai adesso, dopo anni ed anni spesi a dare degli incompetenti e
dei malati di mente o dei visionari a chi (argomentando logicamente)
sosteneva che su Marte “qualcosa potrebbe e dovrebbe essere ancora
viva”, le voci “autorevoli” in favore della vita indigena su Marte si
sono fatte e si fanno sentire sempre più frequentemente?




Si tratta di un’improvvisa retromarcia determinata da evidenze
incontestabili?


Magari un’ondata di buon senso e di razionalità, unite ad una
seria critica all’Antropocentrismo Universale dominante?


O forse una presa di coscienza?


O, magari, un semplice calcolo delle probabilità?…




Forse c’è un po’ di tutto questo e forse c’è anche
qualcos’altro.




Siamo sinceri: la notizia ufficiale di un outbreak relativo
all’esistenza di qualche forma di Vita su Marte è, come ormai
molti sanno o suppongono, davvero imminente.


E’ sempre più difficile, infatti, nascondere le Anomalie e le
Singolarità riprese direttamente dal suolo Marziano






così come è diventato oltremodo oneroso ed ingrato il
lavoro di coloro che devono ridimensionare o demolire metodicamente le
scoperte che vengono fatte dalle Sonde terrestri in orbita attorno al
Pianeta Rosso e che puntano il dito verso l’esistenza di forma di vita
indigene (non dimentichiamo, per esempio, la sensibile presenza di
metano nell’atmosfera Marziana).




E allora, dato che il momento è prossimo e la “svolta epocale”
dietro l’angolo, a noi sembra che alcuni degli Scienziati
Professionisti (e delle Istituzioni che si trovano alle loro spalle)
abbiano già incominciato a mettere le mani avanti così da
poter dire, a giochi fatti, “Ecco: ve lo avevamo detto!”.




Insomma: se sembra inevitabile il fatto di dover ammettere che su Marte
“esiste la Vita”, adesso sembra essere cominciata la “caccia al podio”:
chi potrà dire, infatti, che è stato davvero il PRIMO a
CAPIRE che i “Marziani” esistevano davvero?


Sarà uno Scienziato nato e cresciuto a Stanford, a Princeton o a
Cambridge forse?


O magari sarà un Gruppo di Ricercatori della NASA?


Oppure si tratterà di uno Scienziato Inglese, o Francese, o
Italiano, o Svedese?…Chissà.




E così, mentre qualche Amateur Scientist scopre le “lumache” e
le “lucertole” Marziane e mentre qualche altro Ricercatore Indipendente
riesce, rovistando fra migliaia e migliaia di frames, a trovare le
fotografie di corpi simili a “conchiglie” e “tane” – e mentre tutte
queste figure di “secondo piano” vengono del tutto ignorate dalla
Comunità Scientifica –, ecco che, improvvisamente, alcuni
Scienziati che “contano” e che solo sino a pochissimo tempo fa erano
scettici e disincantati, si “svegliano” e dicono che “sotto il ghiaccio
di Marte c’è la Vita”.




E così pure, improvvisamente, la stessa Comunità
Scientifica che era stata diffidente e gelida oltre ogni ragionevole
necessità, diventa aperta e possibilista: ma perché?




Perché ciò che conta, forse, non è solo e non
è tanto la Vita su Marte.


Forse perché ciò che conta davvero è essere i
primi (o fra i primi) ad annunciare la “svolta epocale” di cui dicevamo.




Pensateci: fama e gloria sempiterna per gli Scopritori e per le
Istituzioni che essi rappresentano; Sponsors; fondi pubblici e privati
per la ricerca e poi la “Dea Televisione” (che vuol dire news,
talk-shows, documentari e, magari, “pubblicità”…).


E non dimentichiamo i libri: testi scientifici nuovi e testi
scientifici vecchi (ma sacri!) da correggere o addirittura da
riscrivere e così via: la scoperta della Vita su Marte, oltre
che costituire una Rivoluzione Scientifica ed Umanistica, sarà
anche un mega-business da miliardi e miliardi di Euro-Dollari:
anche la Scienza, in fondo, ha il suo prezzo ed offre la sua ricompensa…




E così, mentre assistiamo a questa commedia delle parti ed in
attesa del prossimo Scienziato (o, più probabilmente, del
prossimo Pool di Scienziati) che griderà “Eureka!”, lo
sapete che cosa abbiamo davvero scoperto, con assoluta certezza?




Che il primo – e, per ora, unico animale che di Marte sembra nutrirsi a
piene mani – è un animale terrestre.




Forse non è tra i più nobili che esistono sul nostro
Pianeta, ma è forte e scaltro e sta rapidamente raffinando le
sue qualità innate per poi esportarle sul Pianeta Rosso.


E’ un animale colto, dotato di grandi mezzi e di dettagliate
informazioni ed è protetto dai sacri distintivi che distinguono
Università ed Istituzioni Scientifiche di valore e rilevanza
mondiali.


E’ un animale che potrebbe, se ne avesse il coraggio, vivere di
intuizioni, scoperte e conquiste, ma che invece se ne sta perennemente
nascosto, barricato in tane sotterranee fatte di silenzi, di parziali
ammissioni e di sdegnate smentite.


E’ un animale pavido, ma opportunista.




Noi non vi diremo di che animale si tratta, perché non ha
davvero importanza (e poi ci potete arrivare da soli tranquillamente…).


Noi ci auguriamo solo di sbagliarci; noi speriamo solamente di essere
in errore allorché pensiamo che la “Vita su Marte” (e nel resto
del Cosmo) possa essere e/o diventare solo (o soprattutto) uno
strumento di business.


Noi speriamo di aver preso una svista colossale!




Ma i primi segnali a riguardo – purtroppo – sembrano dimostrare proprio
il contrario…
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