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Gli Usa: da sentinella del mondo a stato poliziesco? Di Paolo Cortesi

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Sappiamo molto meno, invece, di un altro fronte in cui si combatte una guerra molto diversa, ma non meno drammatica: intendo quell'attacco alla costituzione, al diritto, alla privacy ed alla libertà che si conduce negli Stati Uniti.
Subito dopo lo sventurato 11 settembre 2001, infatti, il governo americano decise che era necessario attuare una politica di pesante controllo poliziesco sul paese, per debellare la minaccia del terrorismo. Ma se lo scopo dichiarato sembrava di pura e semplice legittima difesa, ora sono molti i cittadini statunitensi i quali temono che la guerra al terrorismo non sia che un pretesto per realizzare uno stato di polizia orwelliano.
Il governo Bush non ha mai fatto mistero della direzione che intendeva prendere: John Ashcroft, attorney general (ministro della giustizia) si è così espresso nei confronti di coloro che osservavano con sgomento la restrizione delle libertà fondamentali in America: "La vostra tattica aiuta solo i terroristi, corrode la nostra unità nazionale e diminuisce la nostra risoluzione. Danno munizioni ai nemici dell'America e deludono gli amici dell'America. Incoraggiano la gente di buona volontà a stare zitta davanti al male". (1)
Della medesima opinione è Sandra Day O'Connor, della Suprema Corte di Giustizia, che visitando il Ground Zero del WTC, ha dichiarato: "Sono preferibili maggiori restrizioni alla libertà personale piuttosto che si ripeta un tale evento nel paese". (2)
Con l'Usa Act, noto anche come Usa Patriotic Act (Legge patriottica Usa), la cui esatta denominaione è Uniting and Strenghtening America Act (più o meno: Legge americana di unità e rafforzamento), approvato l'11 ottobre 2001 dal Senato con 97 voti favorevoli ed uno contrario, il governo Bush ha imposto misure di impressionante portata: ha ampliato la sorveglianza sulla gente comune, ha autorizzato la CIA allo spionaggio domestico, ha previsto tribunali militari per i sospettati di terrorismo, ha pesantemente limitato i diritti dei detenuti (tanto che l'ordine degli avvocati ha protestato con forza), ha permesso che agenti federali ascoltino i discorsi tra arrestati ed i loro legali, ha auspicato la realizzazione di un gigantesco sistema di identificazione personale con un colossale database che raccoglierebbe informazioni capillari su tutti, e registrerebbe dagli acquisti ai movimenti, dal reddito agli investimenti. (3)
Senza dimenticare, poi, la richiesta di studiare forme di tortura per indurre i prigionieri a rivelare le informazioni di cui sarebbero in possesso!
L'Usa Act è stato considerato come il ritorno al maccartismo; forse questo giudizio è eccessivo, ma di certo ora il governo Bush ha carta bianca per zittire gli oppositori: è sufficiente venire accusati di terrorismo e per esserlo non occorre essere fondamentalisti islamici con la barba cisposa e l'occhio fanatico; basta essere sospettato di commettere "atti che appaiono tesi ad influenzare la politica di un governo con l'intimidazione o la coercizione".
Questa, che ci crediate o no, è una delle definizioni che l'Usa Act dà di terrorismo: pensate alle possibili conseguenze…
Martin Luther King sarebbe oggi considerato come terrorista? E perché no? Visto che mobilitava masse di neri che potevano benissimo essere ritenuti una intimidazione al governo.
Fino a che punto si tratta di critica democratica e non di intimidazione? Dove finisce una e comincia l'altra? E chi stabilisce il limite?
Il segretario dell'Ufficio Stampa della Casa Bianca, il signor Ari Fleischer, ha recentemente ammonito i suoi concittadini: "La gente deve stare attenta a quello che dice e a quello che fa" (People have to watch what they say and what they do): è una richiesta di collaborazione o una minaccia?
Perplessità e preoccupazioni non provengono solo da esponenti della cultura democratica statunitense, ma addirittura dal direttore dell'ufficio di New York della Alta Commissione dell'ONU sui Diritti Umani, il signor Bacre Ndiaye, che ha comunicato: "E' evidente che alcuni governi stanno ora introducendo misure che possono colpire l'essenza delle garanzie dei diritti umani. In alcuni paesi, attività nonviolente sono state considerate alla stregua di terrorismo, e sono state adottati provvedimenti eccessivi per sopprimere o ridurre diritti individuali, inclusi la presunzione di innocenza, il diritto ad un giusto processo, libertà dalla tortura, diritto alla privacy, libertà di espressione e d'assemblea e il diritto di chiedere asilo". (4)
Sarebbe davvero grottesco se la cosiddetta liberazione dell'Afghanistan dovesse corrispondere alla istituzione di un regime semi-totalitario proprio nella nazione che, dal XVIII secolo, si presenta al mondo come faro di libertà e garante della più fulgida democrazia.
 

Paolo Cortesi

(1) Citato in The Washington Post del 7 dicembre 2001
(2) La citazione si trova nell'articolo The Constitution in danger di Nancy Chang, apparso sul numero di novembre-dicembre 2001 della rivista pacifista Nonviolent activist, che si può consultare anche in rete: www.warresisters.org/
(3) Vedi http://www.ccops.org/ E'il sito della associazione Concerned Citizens Opposed to Police States.
(4) http://www.arabicnews.com/ansub/Daily/Day/011225/2001122530.html
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