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Goldman sa – di Pino Cabras

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La falla petrolifera da cui si spilla la marea nera nel Golfo del Messico risale davvero al 20 aprile 2010? È veramente da allora, dal giorno in cui una grande esplosione ha danneggiato la piattaforma semisommergibile Deepwater Horizon, che tutto è cominciato? Di certo, l’enormità del disastro ecologico si traduce – ogni giorno da quel giorno – in tanti nuovi dollari da far sborsare alla BP (British Petroleum). Chi possiede quelle azioni perciò le vende, perché nel firmamento del rating oggi hanno meno stelle di ieri, e domani ne avranno ancora meno di oggi.

È pertanto normale registrare grandi vendite di tutti i grandi investitori. Qualcuno però aveva visto lontano, quando le stelle erano invece abbastanza numerose da sconsigliare vendite massicce. C’era chi aveva venduto più di tutti, alcuni mesi PRIMA di quel fatidico giorno di aprile. Come spesso accade, queste operazioni che fanno galleggiare mentre gli altri affondano, con fenomenali atti di preveggenza finanziaria, hanno una firma: Goldman Sachs.

È un nome ormai al centro di tutte le vicende chiave delle classi dirigenti dell’Impero, specie se si tratta di gialli finanziari. Colpisce il livello di penetrazione di dirigenti di provenienza Goldman Sachs in tantissimi ruoli fondamentali di governo, come se la banca fosse un’agenzia votata a formare governanti, ben oltre l’insider trading. E non solo nell’amministrazione Obama. Pensate a Prodi e a Draghi. La Grande Crisi finanziaria di questi anni vede al timone delle navi in tempesta tanti uomini e donne di stretta osservanza Goldman, che riappaiono in tutte le vicende. Un sorvegliato speciale, ormai, ma molto sfacciato e tutto sommato tranquillo.

Non è un caso se la SEC ha fatto causa contro la superbanca d’affari e uno dei suoi vice presidenti lo scorso aprile, con l’accusa di truffa, per aver nascosto la reale natura di un prodotto finanziario basato su ipoteche e intrinsecamente progettato per fallire: a fallire ovviamente è stata una massa sterminata di acquirenti.

 

Dunque, un articolo su Raw Story descrive in dettaglio il modo in cui Goldman Sachs si è liberata di gran parte del suo portafoglio di azioni BP nei primi tre mesi del 2010. In un momento in cui non c’erano ragioni particolarmente urgenti, la previdentissima banca ha venduto più di due volte di tutti gli altri detentori di azioni BP messi assieme, spogliandosi del 44% del suo investimento nella compagnia petrolifera e incassando quasi 270 milioni di dollari. Se avesse tenuto fino ad oggi quelle azioni, esse avrebbero perso il 36% del loro valore, che si sarebbe aggiunto alle perdite della parte rimanente del portafoglio.

La Goldman Sachs ha modo di conoscere "da dentro" tutti quelli che contano, anche BP. Dal 1997 al 2009 – cioè sino a ieri – il presidente di BP è stato un rubizzo signore irlandese che risponde al nome di Peter Sutherland, dal 1995 presidente di Goldman Sachs International, una sussidiaria che fa compravendita di azioni per la controllante Goldman Sachs Group. Non sono gli unici suoi incarichi. Se volete contare le poltrone collezionate da questo personaggio, facciamo notte. Non importa se certe sue organizzazioni sono finite male, secondo la logica dell’uomo della strada. Una banca da lui guidata crolla per un gorgo di debiti? Il giorno dopo qualcuno lo assume per un incarico ancora più importante, ai piani alti, fra gente che non ama perdere. Era lui ad esempio il direttore del Royal Bank of Scotland Group, la grande banca britannica che faceva da architrave per il folle sistema dei crediti subprime, di fatto nazionalizzata nel 2008 dall’allora premier Gordon Brown per evitare la catastrofe di una bancarotta che avrebbe fatto crollare Londra. Sutherland si è forse ritirato? Macché, ha continuato a stare in BP, e poi in Goldman, e dentro i consigli di amministrazione della Allianz e di altre società di mezzo mondo, lui che è stato anche direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Commissario europeo, nonché – per non farsi mancare nulla – membro dello “steering committee” del superelitario Gruppo Bilderberg e presidente dell’altrettanto elitaria Commissione Trilaterale.

Ciliegina sulla torta, da bravo cattolico irlandese, ha anche buone entrature vaticane, in qualità di “consultore della sezione straordinaria dell’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede”.

Insomma, fra amici ci si aiuta, e ogni danno d’immagine sarà riassorbito, e magari troverà le sue camere di compensazione, tra chi guadagna e chi perde nei piani alti, dove certe notizie si sanno prima degli altri. Ai piani bassi invece si perde tutti.

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