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I CENTO VELENI DEL NOSTRO CORPO di Federico Rampini

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I cento veleni del nostro corpo

L’organismo è una pattumiera

Dopo atmosfera, mare e terra, si studia l’inquinamento nell’uomo

dall’inviato FEDERICO RAMPINI

SAN FRANCISCO – Puoi fuggire lontano dalla città e dallo smog,
dedicarti a una vita salutista in campagna, smettere di fumare, mangiare
solo prodotti dell’agricoltura biologica, ma c’è una discarica di
rifiuti tossici da cui non riuscirai ad allontanarti mai: è il tuo
corpo.

Michael Lerner, leader ambientalista californiano, ha fatto questa
triste scoperta la settimana scorsa, a 59 anni.

Nel suo organismo hanno rilevato 101 sostanze chimiche altamente
velenose tra cui diossine, arsenico, piombo e mercurio. Le ha accumulate
mangiando, respirando, lavandosi, vestendosi come tutti noi, e non può
più eliminarle. Lerner non lavora in una fabbrica chimica, non vive in
una zona industriale inquinata ma nella verde e ventilata Baia di San
Francisco. È uno dei nove militanti ecologisti che si sono sottoposti a
un nuovo esperimento: il test clinico più accurato del mondo per
scovare tutte le sostanze chimiche di origine industriale che finiscono
per depositarsi nel corpo umano. È un esame costoso (più di 5.000
dollari a testa) che nessuna mutua rimborsa. Perciò lo ha sponsorizzato
un’agenzia federale, il Center for Disease Control and Prevention, e le
nove cavie umane sono state analizzate in una delle migliori cliniche
universitarie americane, la Mount Sinai School of Medicine di New York.

Dopo decenni passati a studiare la contaminazione dell’atmosfera, dei
mari e della terra, gli scienziati dell’ambiente stanno rivolgendo la
loro attenzione a una zona di inquinamento fin qui troppo trascurata:
noi stessi.

Nuove tecniche di analisi in laboratorio permettono di reperire con
precisione tutte le sostanze tossiche e non riciclabili che si
depositano dentro di noi, nel nostro sangue, nelle nostre cellule, nel
sistema nervoso. Secondo la definizione della U.S. Environmental
Protection Agency questo è il nostro "body burden",
letteralmente la zavorra corporea che trasportiamo senza saperlo. Il
sito Internet www.ewg.org vi propone un
questionario molto semplice, con cui potete misurare le conseguenze
delle più banali abitudini quotidiane sul vostro "body burden":
ogni volta che usate shampoo e balsamo, deodoranti spray, lucido da
scarpe, ogni volta che mangiate del tonno, mettete il detersivo nella
lavatrice o camminate su una moquette sintetica, il vostro "body
burden" si appesantisce di micidiali veleni chimici.

Nei nove militanti ambientalisti che si sono sottoposti a questi lunghi
accertamenti, i risultati sono stati inequivocabili. In media ciascuno
di loro "contiene" una novantina di sostanze chimiche di
origine industriale, di cui 76 sicuramente cancerogene, e altre in grado
di provocare disturbi nervosi, malattie ormonali e cardiovascolari,
sterilità o cadute delle difese immunitarie. Gli hanno trovato in corpo
perfino prodotti tossici che in America sono vietati per legge dal 1976:
probabilmente li hanno assorbiti da bambini, e non potranno mai disfarsene.


"Ho smesso di mangiare tonno, pesce spada e merluzzo dice
Lerner da quando ho visto nelle rilevazioni scientifiche le quantità di
mercurio che contengono questi pesci, vittime dell’inquinamento degli
oceani. Ma ormai il mercurio che ho in corpo è già sufficiente per
avvelenarmi, probabilmente mi ha già causato danni cerebrali". Una
sua compagna in questo esperimento, Charlotte Brody, è una
ambientalista che da vent’anni segue una dieta vegetariana a base di
prodotti agro-biologici, eppure i medici del Mount Sinai Hospital hanno
catalogato nel suo sangue e nelle sue urine 85 veleni chimici di origine
industriale. "È la prova che purtroppo neanche lo stile di vita più
sano ti può proteggere", commenta lei.

Alcune sostanze chimiche tossiche finiscono nell’organismo soprattutto
durante l’infanzia perché sono usate nella fabbricazione dei giocattoli
di plastica. E con l’adolescenza sale l’esposizione alla contaminazione
dai prodotti per l’igiene intima e la cosmesi.

Perfino le nostre case ci avvelenano lentamente: la vernice dei muri può
contenere piombo, le vecchie costruzioni (anni ’50 e ’60) usavano
l’amianto come isolante.

Nulla si perde, il nostro corpo è condannato a immagazzinare quasi
tutto. "I nostri nonni dicevano you are what you eat: siamo ciò
che mangiamo commenta la scrittrice di scienze Francesca Lyman ; ora
quel proverbio diventa una realtà misurabile in laboratorio: purtroppo
siamo tutto ciò che abbiamo mangiato, bevuto, respirato, odorato e
toccato durante la nostra vita, anche senza volerlo o senza
saperlo".

Ma per Jeannie Rizzo, direttrice del Breast Cancer Fund, la fondazione
per la ricerca contro il tumore al seno, queste scoperte non devono
indurre alla rassegnazione: "La reazione giusta è avere regole più
severe, più controlli sull’industria chimica, sull’agricoltura e sui
prodotti alimentari, per fare rispettare i divieti".

(15 febbraio 2003)

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