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I COSTI DELLA POLITICA di Paolo Cortesi

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I mass media scoprono che la politica è un metodo per arricchire, per continuare ad essere ricchi, per assicurarsi un’esistenza dorata, al riparo da ogni problema, da ogni difficoltà che travaglia la vita dei comuni mortali.
I mass media elencano sprechi rivoltanti, stipendi smisurati, auto blu in misura colossale, privilegi così numerosi e odiosi che fanno rimpiangere, come un sano periodo di alta moralità, le porcate del basso impero o i velenosi complotti delle famiglie bizantine.
Mentre le statistiche disegnano una realtà drammatica fatta di miseria, lavoro precario e sottopagato, caporalato legalizzato, debiti e affanni, i sedicenti rappresentanti di questo stesso popolo che fatica a sbarcare il lunario hanno sempre di più.
Cambierà qualcosa? No.
E allora perché questa pseudo-campagna di indignazione popolare? Per disinnescare immediatamente ogni rischio di un reale cambiamento, perché tutto resti come è stato e si consolidi irreversibilmente.
Ormai è chiaro come funzionano queste tempeste estive del giornalismo: nubi, tuoni, fulmini e, subito dopo, torna il sereno, come se non fosse accaduto nulla.
Ed in effetti nulla è accaduto, se non la solita farsa del finto movimento innovativo.
Un parlamentare italiano porta a casa, solo di stipendio base, 19.150 euro al mese; recentemente l’oligarchia dei sedicenti rappresentanti della nazione si è aumentata lo stipendio mensile di circa 1135 euro.
Ora chiedetevi: di quale nazione essi sono i rappresentanti? Quale popolo ha stipendio così enormi? Come possono i sedicenti rappresentanti non dico conoscere, ma soltanto immaginare le reali, quotidiane esigenze della gente comune?
Perché i sedicenti rappresentanti si credono meritevoli di ricompense così straordinarie? Esercitare il potere, conservare l’impunità, godere di privilegi è un’attività meritoria? Bisogna essere strapagati per vivere una vita di agi e di lussi?
A queste ovvie e giustissime osservazioni, gli interessati rispondono, molto seccati, più o meno così:
-Il lavoro del parlamentare ci assorbe a tempo pieno, siamo oberati di lavoro, siamo validi e efficaci lavoratori. Tali critiche sono espressione di meschino populismo e squallido qualunquismo.-
Risposta: è doveroso che ciascuno, nessuno escluso, sia pagato per il lavoro che compie. Ma il lavoro del rappresentante del popolo deve essere intimamente legato al popolo di cui si vuole essere rappresentanti. Amministrare la cosa pubblica non è un obbligo medico, ma l’atto più volontario che si possa immaginare. E nessuna attività umana può giustificare il sopruso ed il privilegio. Nella Comune di Parigi, chi voleva amministrare la cosa pubblica non poteva percepire un centesimo in più della paga minima di un operaio.
Questo è autentico spirito di servizio. Vogliamo proporlo alle migliaia di persone che si presentano, frementi di idealità, quali rappresentanti che hanno a cuore solo il bene comune?
Pietro Colletta (1775-1831), in tempi certo non influenzati dall’attuale apparente dibattito riformatore (che, ripeto, passerà presto e senza alcun effetto), scrisse: “L’Italia, questa sciagurata che ha libero il pensiero e la lingua, servo il cuore, pigro il braccio, in ogni politico evento scandalo, non forza…”

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