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Il “Cambiamento Climatico”- Un’arma per prevenire l’industrializzazione delle economie africane: aspettatevi resistenze alla COP 27 in Egitto

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Parte I: Energia per lo Sviluppo

Le Nazione occidentali e le loro istituzioni stanno tentando, in maniera dittatoriale, di far si che le nazioni Africane non sfruttino le loro ingenti risorse energetiche quali petrolio, gas e carbone; stanno diffondendo istericamente un’infondata paura che, lo sviluppo del comparto energia in Africa, produrrà conseguenze catastrofiche per la civilizzazione. Ciononostante molti leader Africani si stanno pronunciando sulla necessità e l’obbligo sovrano delle nazioni Africane di utilizzare le loro risorse naturali per lo sviluppo delle rispettive economie.

Mo Ibrahim ha aggiunto la sua voce a quella degli altri leader Africani che si oppongono al fatto che venga impedito, alle loro nazioni, il diritto di utilizzare le risorse di idro-carburi a beneficio delle loro genti.

L’Africa sub-sahariana è ricca di risorse e povera di energia e ciò costituisce la causa principale della povertà e della fame per centinaia di milioni di africani. Finché una nazione Africana non produrrà una quantità di energia sufficiente a supportare la creazione di economie industrializzate, queste genti continueranno a soffrire.

In una recente intervista al The Guardian, intitolata “Il miliardario Mo Ibrahim attacca l’ipocrisia intorno al gas africano” il filantropo e uomo d’affari Sudanese, ha pesantemente criticato l’oscena ed iniqua politica in atto per prevenire lo sfruttamento del loro gas da parte delle nazioni africane.

Abbiamo 600 milioni di persone prive di elettricità. Come possiamo semplicemente pensare ad uno sviluppo se le persone non hanno energia?… Lo sviluppo è un argomento cruciale per noi e l’energia è essenziale. 900 milioni di persone, principalmente donne, soffrono perché si cucina in modo insalubre. Cosa dire dell’effetto inquinamento che ne deriva? È un problema serio, un disastro per la salute e l’ambiente. Ecco perché abbiamo bisogno del gas.”

(Mo Ibrahim per concessione della mo.ibrahim.foundation)

 

Nel ribattere ai diktat degli Stati Uniti e della UE, che vorrebbero che gli africani si affidassero alle cosiddette “rinnovabili”, Mr. Ibrahim ha correttamente obiettato: “Se fosse valida [l’energia rinnovabile], perché non fanno loro il salto e smettono immediatamente di usare il gas? Non lo stanno facendo, stanno anzi costruendo infrastrutture per il Gas Naturale Liquefatto e riaprendo addirittura miniere di carbone. Mi state dunque dando consigli che non seguite neanche voi stessi.”

L’ipocrisia occidentale è palesemente ovvia. L’Europa sta disperatamente cercando di ottenere combustile fossile dall’Africa, soprattutto ora che le forniture dalla Russia sono compromesse. Lo scorso mese reporters del New York Times hanno scritto: “C’è stato un convergere di leader Europei nelle capitali Africane, smaniosi di trovare alternative al gas naturale Russo.” [link all’articolo del NYT]

Ciò che l’Occidente si aspetta dalle nazioni Africane è qualcosa oltre l’ipocrisia: è immorale e malvagio.

Ogni leader competente, così come ogni economista onesto, ha imparato dalla storia dello sviluppo delle società moderne, quanto fonti di energia accessibili e abbondanti siano state essenziali per il progresso delle nazioni. Questo è il motivo per cui tutte le nazioni avanzate hanno sfruttato i combustibili fossili nel passato e continuano a dipendere da essi nel presente, anche mentre pretendono che gli africani non lo facciano.

È scientificamente noto che, forzare gli stati africani ad affidarsi all’eolico o al solare come fonti primarie di energia, sarà garanzia del loro mancato sviluppo, della loro mancata industrializzazione e dell’impossibilità di nutrire i loro cittadini. Ciò causerà una povertà senza fine e dunque: come può essere definita, questa, se non una nuova forma di imperialismo?

Parlano i leader Africani

Gwede Mantashe – Ministro delle risorse minerarie e dell'energia del Sudafrica

Il sindacalista e politico sudafricano, Gwede Mantashe, ha dichiarato:

L’Africa merita un’equa possibilità di sviluppare le sue economie sulla base della forza delle sue risorse naturali.Molte nazioni del continente Africano hanno annunciato il ritrovamento di loro giacimenti di petrolio e gas, il che presenta enormi opportunità di crescita economica, industrializzazione e creazione di posti di lavoro. Mentre questo sviluppo diventa evidente, abbiamo notato con interesse come siano sorte obiezioni e resistenze, allo sviluppo di tali risorse, da parte di lobby ambientaliste. Non posso evitare di chiedermi se queste obiezioni non siano volte al mantenimento, in Africa ed in Sudafrica in particolare, dell’attuale status quo, precisamente quello che produce: scarsità energetica, alta disoccupazione, grossa sproporzione fra debito pubblico e PIL a livello statale ed infine economie che non crescono o, in alcuni casi, una crescita economica senza occupazione. È possibile che questo sia puramente amore per l’ambiente o piuttosto un’implacabile campagna per assicurarsi che l’Africa ed il Sudafrica non ottengano l’afflusso di investimenti di cui avrebbero bisogno?”

Conclude:

Il Sudafrica si merita l’opportunità di capitalizzare sulle sue risorse che includono gas e petrolio, risorse che hanno dimostrato altrove di poter cambiare i destini. Consideriamo l’ostracismo a questo sviluppo come un particolare tipo di apartheid e colonialismo, mascherato come un forte interesse per la salvaguardia dell’ambiente.”

  • Parlando nell’Ottobre di quest’anno, il ministro Mantashe arriva al cuore del problema:

Vedo protestare al di fuori di questa venue, affermando che ‘i combustibili fossili uccidono’, posso assicurarvi che la fame uccide più velocemente. Abbiamo visto aumentare del 780% gli acquisti di carbone da parte della UE. Mentre prendono il nostro carbone, allo stesso tempo, ci chiedono di abbandonarne l’uso al più presto. Questa è una contraddizione su cui l’Africa deve aprire gli occhi. È l’Africa a dover determinare il suo cammino verso un futuro a più bassa emissione di CO2, tenendo in conto le nostre necessità di sviluppo e che esse non debbano essere dettate da qualcuno che si trovi ad un altro livello di sviluppo.

Ecco il link con le dichiarazioni del ministro dell’energia sudafricano

  • Il vice presidente della Nigeria, Yemi Osinbajo, scrive invece sul magazine Foreign Affairs nell’agosto 2021:

Limitare lo sviluppo dei progetti di sfruttamento dei combustibili fossili in particolar modo del gas naturale, avrebbe un impatto profondamente negativo sull’Africa. Il gas naturale non ha la stessa importanza in tutti i mercati Africani ma, in molti paesi, esso costituisce uno strumento essenziale per uscire dalla povertà. È usato non solo per produrre energia, ma per l’industria, come fertilizzante e per cucinare in maniera più pulita. Il GPL sta già sostituendo enormi quantitativi di sostanze nocive quali il carbone o il kerosene, salvando milioni di vite che, precedentemente, venivano perse a causa dell’inquinamento dell’aria in ambienti chiusi. Non si può enfatizzare troppo il ruolo del gas come combustile di transizione nello sviluppo delle nazioni, specialmente in Africa. Ciononostante il progresso dell’Africa può essere compromesso dagli sforzi delle nazioni più ricche di frenare gli investimenti su tutti i combustibili fossili.”

Qui l’articolo in cui Osinbajo, sottolinea tutto ciò, soprattutto riguardo l’Africa sub-sahariana.

“Le soluzioni proposte dai più propensi a denunciare la crisi climatica sono benzina sul fuoco di quell’instabilità stessa che essi proclamano, è una verità scomoda e ciò non può essere visto più chiaramente che in Africa. Per il milione e trecentomila africani di oggi, l’accesso ad energia a basso costo ma affidabile è la principale di tutte le preoccupazioni. La popolazione del continente dovrebbe crescere, secondo stime, a 2,5 miliardi di persone per il 2050, con la sola Nigeria che dovrebbe divenire la seconda nazione per numero di abitanti al mondo entro il 2100; questo raddoppio di popolazione (addirittura il quadruplo per la Nigeria) esige l’accesso a forniture elettriche più affidabili di quanto fossero per i loro antenati.

“Senza un surplus energetico fornito stabilmente, non potremo costruire le fabbriche che trasformeranno l’Africa da un’economia estrattiva a basso tasso occupazionale, in quella di un continente mediamente agiato con un alto livello di occupazione. I Bambini non possono studiare più a lungo e in maniera migliore usando torce elettrice né tantomeno a lume di candela. Gli africani di domani non hanno possibilità di progredire più di quelli odierni se avranno a disposizione energia distribuita saltuariamente.”

Parte II: I Cambiamenti Climatici sono una materia complessa.

 

L’affermazione isterica che il Diossido di Carbonio (CO2), prodotto dalle attività umane, distruggerà la nostra civiltà, semplicemente non è vera.Non stiamo per affrontare un futuro di cataclismi causati da “Riscaldamento Globale Antropogenico”; la distruzione della nostra civiltà a causa di una guerra nucleare è una possibilità ben più probabile, se rimaniamo sull’orlo di un conflitto con la Russia. La stessa espressione “cambiamento climatico” è un termine improprio estremamente fuorviante: dalla sua creazione, stimata a più di 4 miliardi di anni fa, il nostro pianeta è passato attraverso continui cambiamenti climatici, sospinti da cause geologiche, solari, astronomiche e galattiche. Non si possono determinare le cause di un cambiamento climatico nell’arco di giorni, mesi o persino anni, i ricercatori seri provano a capire i cambiamenti del clima esaminando dati su intervalli di centinaia, migliaia o milioni di anni fa.

Il nostro sistema solare ruota attorno al centro della Via Lattea ogni 230 milioni di anni ma fluttua, al contempo, al di sopra ed al di sotto del piano dell’eclittica della galassia ogni 60 milioni di anni: entrambi questi lunghi movimenti ciclici influiscono sul clima, così come i cicli di 11 anni delle “macchie solari”.

Attraverso milioni di anni ci sono state enormi oscillazioni delle temperature. Il nostro pianeta ha sperimentato molte ere glaciali seguite da periodi di riscaldamento. Il deserto del Sahara si è formato solo pochi milioni di anni fa, quando la placca tettonica Africana si è scontrata con ciò che ora chiamiamo Europa. Anche il Sahara comunque, il più grande, arido e caldo deserto del mondo, è costantemente sottoposto a cambiamenti che lo portano da una condizione di umidità ad una di aridità. Ciò è la risultanza di un ciclo lungo 22500-25000 anni, causato dall’oscillazione della Terra, derivante dall’inclinazione del suo asse, mentre essa gira intorno al Sole. Questo movimento causa variazioni drammatiche nelle temperature e nelle piogge.

La CO2 non è il nostro nemico

La teoria imperante, se così può essere definita, predice erroneamente che la civiltà sarà annientata dall’innalzamento delle temperature causato dall’eccessiva produzione di CO2 da parte delle società industrializzate. Essa è basata sull’assunto semplicistico che se si aumenta il livello di CO2 in un sistema chiuso, esso si riscalda. Questo scenario in cui al riscaldamento conseguirebbe l’estinzione della razza umana, poggia sull’erronea teoria che il nostro universo sia entropico. Il nostro universo non sta marciando, nei fatti, verso questo scenario definitivo. La nostra biosfera è un organismo che si sviluppa, che non lavora come un sistema chiuso ma esiste all’interno di un universo vitale ed in espansione.

Il contributo umano alle emissioni di CO2 è minuscolo e non ha impatto sul clima. Esaminiamo i fatti elencati di seguito, come presentati nell’articolo “In difesa della CO2 e l’Astro-Climatologia”:

Grandi quantità di Diossido di Carbonio sono regolarmente generate, al giorno d’oggi, da attività animali, biologiche e non, dal decadimento di biomasse così come dall’attività vulcanica, grazie a cui vengono espulsi sia la CO2 che altri gas serra. Una percentuale sorprendentemente bassa della CO2 osservata in natura è causata dall’attività economica umana. Considerando l’insieme dei Gas Serra, il vapore acqueo ammonta al 95% del totale, il Diossido di Carbonio arriva al 3,6%, il protossido di Azoto allo 0,9%, il metano allo 0,3 % ed il restante 0,07% è composto di aerosol.

Di quel 3,6% totale di Diossido di Carbonio rilasciato nell’atmosfera, quello generato da attività umane ammonta approssimativamente allo 0,9%. Per ribadire questa statistica: la CO2 prodotta dall’uomo ammonta a meno dell’1% del 3,6% del totale dei Gas Serra che influenzerebbero il clima (enfasi aggiunta)

Il nesso causale fra la CO2 e l’innalzamento delle temperature non è stato provato. Durante le Ere Glaciali, migliaia di anni fa, i livelli di CO2 erano di molto maggiori. Più recentemente, anche durante l’era dei Vichinghi, fra il 1000 ed il 1350 AD, le temperature medie globali erano elevate. A questo periodo fece seguito la cosiddetta “Piccola Era Glaciale” che è durata dal 1450 al 1850. Entrambi questi periodi si sono verificati, storicamente, prima dell’attività industriale dell’uomo, la quale è falsamente indicata come la causa del riscaldamento globale.

Il dr Kelvin Kemm, fisico nucleare ed ex direttore della South African Nuclear Energy Corporation, ha scritto: “Un’altra interessante osservazione, regolarmente trascurata, è che ci sono indicazioni chiare che l’aumento della temperatura atmosferica ha preceduto le alte concentrazioni di CO2 e non viceversa…se una porzione anche superficiale degli oceani si riscaldasse di poco, enormi quantità di CO2 sarebbero rilasciate. Pertanto un’alta concentrazione di CO2 in ritardo rispetto ai cambiamenti delle temperature sembra estremamente logica.”  [Il Cambiamento Climatico come un fluire e rifluire delle maree]

Il punto di vista del Dr. Kemm è corroborato da dati scientifici: se si osservano le temperature ed i livelli di CO2 all’indietro nel tempo, per centinaia e migliaia di anni, si può notare come gli innalzamenti delle temperature precedano le alte concentrazioni di Diossido di Carbonio.

Il Principio di Prometeo

È scientificamente noto che ogni drastica riduzione a breve termine nell’uso di combustibili fossili come fonte energetica, porterà più povertà ed un aumento della mortalità. Le cosiddette energie rinnovabili costituiscono uno scarso rimpiazzo nei confronti di fonti di energia abbondanti e sempre disponibili. In un’ottica di incremento della civilizzazione è ancora più pericolosa l’ideologia Malthusiana dell’ambientalismo estremo.

Questa credenza anti-scientifica sostiene che l’esistenza umana sia in una relazione fondamentalmente antagonistica nei confronti dell’universo e dell’ambiente.

I seguaci di questo dogma hanno un malcelato pregiudizio contro la razza umana, che loro vedono come una malvagia distruttrice della cosiddetta natura incontaminata. Credono che l’umanità sia intrinsecamente maligna e pertanto il suo comportamento vada modificato.

Come Thomas Malthus, essi sostengono falsamente che noi viviamo in un universo finito, con risorse finite e dunque la razza umana vada controllata e ridotta. Una porzione consistente del mondo è stata tristemente imbevuta della loro propaganda anti-scientifica. Vale a dire: una popolazione troppo ampia consumerà le risorse del pianeta e perciò dobbiamo limitare la crescita della popolazione mondiale. A questo scopo essi intendono utilizzare l’isteria del cambiamento climatico per prevenire le nazioni Africane dal divenire industrializzate. Questa stessa ideologia contribuirà alla deindustrializzazione dell’occidente, servendo lo stesso scopo: la riduzione della popolazione e la decrescita dello standard di vita del popolo.

Ed eccoci a Prometeo e la sua vittoriosa battaglia per l’animo e l’intelletto della razza umana, contro Zeus, il tiranno degli onnipotenti Dei dell’Olimpo. Secondo il mito Greco, Prometeo accettò di essere torturato per secoli a causa del suo crimine, l’aver donato agli uomini il fuoco, l’energia. Prometeo portò la luce, la scienza ed il sapere alle genti “nate dal fango”, come Zeus le chiamava. Nel fare ciò, Prometeo, plasmò la razza umana come unicamente dotata del potere dell’immaginazione creativa, il potere di scoprire i principi alla base del nostro universo fisico. Milioni di anni di storia forniscono la prova inconfutabile che noi umani non siamo semplicemente i badanti o i custodi del creato quanto, piuttosto, dei veicoli di cambiamento: trasformiamo legittimamente l’universo per la perpetuazione della nostra specie.

Le recenti immagini del telescopio James Webb della NASA, rivelano un universo vitale ed altamente strutturato. Il nostro universo è governato da un principio creatore che corrisponde al potenziale umano espresso dalla creatività consapevole. Come compreso ed eloquentemente enunciato dal grande filosofo Gottfried Leibniz, l’umanità vive in un’armonia prestabilita con l’Universo. Gli umani non sono degli intrusi in un ecosistema predeterminato, piuttosto il contrario. L’umanità di Prometeo fu creata per intervenire, in maniera unica e attraverso il potere della ragione, nell’avanzamento dell’universo ad un livello superiore di molteplicità dell’esistenza.

Il futuro dell’energia Africana

I governi sono obbligati ad agire velocemente e con determinazione per produrre tutta l’energia possibile da ogni risorsa disponibile per affrontare l’enorme deficit energetico che sta uccidendo gli africani in tutta l’Africa sub-sahariana. L’energia prodotta tramite fissione nucleare, dovrebbe diffondersi immediatamente attraverso il continente Africano per dare energia alle economie industriali. Una piattaforma economica centrata sull’energia prodotta tramite fissione nucleare servirà a preparare la transizione ad una economia che risulterà potenziata dall’energia prodotta dalla fusione nucleare, che replica il potere del Sole qui sulla terra, generando energia in quantitativi mai raggiunti tramite la fissione o i combustibili fossili.

Alcuni potrebbero obiettare sul mio ottimismo circa la possibilità che l’Africa sarà alimentata, nel futuro, dall’energia prodotta da fusione o fissione nucleare: meglio essere un fiero epigono di Prometeo, che accettare i dettami degli odierni aspiranti Dei dell’Olimpo e rimanere economicamente sottosviluppati e afflitti da fame, povertà e morte.

 

Articolo originale da Canadian Patriot 

Lawrence Freeman è un analista politico- economico, esperto di questioni Africane, che è stato coinvolto in politiche di sviluppo economico per l’Africa per più di 30 anni. È un insegnante, scrittore, conferenziere e consulente per l’Africa. È anche il creatore del blog: lawrencefreemanafricaandtheworld.com  La missione personale dichiarata da Mr. Freeman è l’eliminazione della fame in Africa, attraverso l’applicazione dei principi economico-scientifici di Alexander Hamilton

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