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IL DESTINO DELLE FORMICHE di Paolo Cortesi

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La Fallaci scrive
un pistolotto (sarà pubblicato in volume, gioite!), la Dacia
Maraini risponde con un fiume di parole quasi pari; Eco mette su carta
le sue dotte riflessioni; Terzani si butta nell’agone de’
nobilissimi cervelli con una sua filippica.

Che gli intellettuali
parlino e scrivano fa parte del gioco; ma che migliaia di persone
trovino importante questa sceneggiata è sbalorditivo.

Ma è solo italiana la
moda di organizzare dibattiti, dossiers, speciali, serate a tema?

(Che si fa in quelle
eccezionali occasioni? Si invitano dei signori "competenti",
"esperti"; a ciascuno di loro un signore, "il conduttore",
rivolge delle domande, molte delle quali inutili.

L’interpellato
risponde, altri invitati reagiscono talvolta rumorosamente; poi c’è
chi con tono pacato – e quindi più autorevole – dice la frase magica: ma
io vorrei fare un passo indietro per chiarire che questo non è il
problema…
e poi il signore parla di quello che lui crede sia il
problema.

Quando la serata volge
al termine, "il conduttore" saluta tutti e fa un minimo commento;
negli intervenuti – e nel pubblico che ha guardato lo spettacolo in tv –
è forte e dolcissima la sensazione di aver compiuto un dovere, di
essere veramente un cittadino che è al corrente dei tempi, che si
informa e vuole capire).

Questo è il rito del tenersi
informato
, officiato con un formulario costante e da sacerdoti ormai
famosi.

Avete mai buttato
un’albicocca spappolata sopra un formicaio? Perché l’esperimento
sia efficace, il frutto dev’essere molto maturo e zuccherino, il
formicaio sia brulicante, fitto, nero di dozzine di formiche. Quando
l’albicocca cade a terra (gettatela proprio accanto alla bocca del
formicaio), le formichine restano immobili per un attimo, tutte, allo
stesso istante.

Dopo un secondo, i
piccoli insetti iniziano a muoversi freneticamente, ad agitare
convulsamente le antenne, e salgono sul frutto, lo percorrono con una
rapidità di fuga, lo rivestono di un nero strato vibrante di
imenotteri.

La frenesia delle
formiche contrasta sorprendentemente con la perfetta immobilità di
tutto ciò che le circonda.

Dalla fine della Prima
Guerra Mondiale, l’umanità ha imboccato la strada della insettizzazione:
gli esseri umani sono sempre più simili alle formiche, il loro agire
collettivo ha un corrispettivo pressoché perfetto nei formicai, le
reazioni delle folle sono ormai le stesse delle colonie stipate
sottoterra.

Una minuscola minoranza
di individui (che evitano la popolarità) decide le sorti dell’intera
umanità; questi individui non sono i re assoluti di un tempo, non sono
i condottieri invincibili fondatori di dinastie consacrate; sono coloro
che comandano le oligarchie economiche che possiamo chiamare
multinazionali, transnazionali, globalizzate, eccetera.

Nel pianeta monetizzato,
la sola realtà vera è economica, anzi commerciale.

Questi misteriosi
signori, questi autentici padroni del mondo decidono le guerre e la
pace, la politica degli stati e la ricchezza delle nazioni, scelgono il
futuro di milioni di esseri umani, modellano come docile creta
l’avvenire di alcune generazioni.

Questi signori formano
un’élite, stavo per dire una banda, così compatta e ristretta che può
condurre a bizzarrie davvero imbarazzanti: il padre del presidente Bush
"è attualmente in rapporti di affari con la famiglia bin Laden
tramite il Carlyle Group. (…) Sì, avete capito bene: il padre del
Presidente è in rapporti di affari con una compagnia che al momento è
sotto inchiesta da parte del FBI in relazione agli attentati
terroristici dell’11 settembre scorso". (1)

Ma non deve stupirci:
quando pochi hanno tutto, questi pochi – prima o poi – devono entrare in
relazione tra di loro, anche se abitano in continenti diversi e pregano
diversi dei con diverse formule.

E’ dunque sbalorditivo
il comportamento degli intellettuali, che parlano e scrivono come
si fosse ancora nella Grecia di Pericle, mentre viviamo in un lager che
è l’intero pianeta ed il solo diritto veramente inviolato della gente
comune è quello di morire.

E’ francamente
disgustoso assistere a questa farsa, in cui si finge che le persone
contino qualcosa, che la volontà popolare possa esprimersi liberamente
e decidere la politica, in cui si finge insomma che la democrazia sia
giusta e funzioni bene.

Sono tristi, sono turpi
queste pantomime che giocano ad un mondo ideale, con figure ideali (il
politologo, il sociologo, l’intellettuale, l’artista…
)
ciascuna delle quali funziona bene, ha un suo valore (no anzi: valenza!)
ed esercita un’influenza nella società, aiuta a capire, a crescere
(!).

La realtà è così
brutale e rudimentale che atterrisce: chi ha il potere decide
dell’esistenza di tutti gli altri, chi non ha potere subisce le
decisioni di chi lo detiene, subisce tutto e sempre.

Subisce fino alla
distruzione fisica, in un crescendo di umiliazioni e sofferenze che
trova requie solo nella morte.

Questi intellettuali
sono in buona fede? Se sì, sono molto ingenui, o molto stupidi. Non
vedono forse che il potere è l’unica realtà vera della politica? Non
vedono che il potere è il solo fine ed il solo mezzo degli stati e
negli stati e fra gli stati?

Forse continuano ad
illudersi di poter contare qualcosa per una sorta di istinto di
sopravvivenza..

Non sono insospettiti
dalle dichiarazioni di un governo che decide di condurre una "guerra
segreta", della quale non intende rivelare i modi, i metodi, le armi,
i tempi, gli obiettivi?

Questi intellettuali
conoscono certamente la storia; ebbene hanno mai saputo di una guerra
condotta in tal modo? Non li preoccupa un governo che adotta il
segreto
come tattica e strategia di azione?

A loro sembra proprio
così ovvio che i militari siano i giudici di se stessi e non debbano
rispondere a nessuno, neppure agli storici del futuro?

Non è inquietante un
governo che si copre di segretezza proprio come le organizzazioni
criminali che dichiara di voler estirpare?

(Tutto quanto precede non
assolve o giustifica in nessun modo la strage compiuta a Manhattan
l’undici settembre 2001
; ciò dovrebbe essere decisamente ovvio,
ma è bene dichiararlo, perché per molti intellettuali non lo è,
ed essi troverebbero nelle mie parole dei significati folli e delle
assurde intenzioni).

La condizione attuale mi
sembra identica a quella dei crolli dei grandi imperi del passato.

Nel 1453, Costantinopoli
cadeva sotto le orde di Maometto II, e gli intellettuali
bizantini si tappavano le orecchie con cera calda per non essere
disturbati dalle grida dei soldati, dal fragore delle bombarde, dagli
urli dei morenti. Essi erano intenti a disquisire se Adamo avesse o no
l’ombelico; altri erano assorti a calcolare il numero di angeli che
potevano stare sulla capocchia di uno spillo…

Noi, oggi, abbiamo
chiarissimi professori universitari che ci parlano di civiltà, ci
spiegano le radici della crisi (testuale), tentano di indovinare cosa
farà l’amministrazione Bush o quali reazioni avranno i talebani, due
eventi altrettanto segreti.

Ci sono ufficiali con
decorazioni e nastrini sul petto che indicano le città bombardate e
parlano pacatamente di aggressivi chimici e armi batteriologiche come se
tutto fosse più che umano, inevitabile come un terremoto, come se tutto
fosse un accadimento col quale dobbiamo imparare a convivere,
perché è la nostra realtà, il nostro presente e, ci piaccia o no, è
la nostra vita.

E’ falso: tutto questo
è accaduto perché pochi pazzi scellerati lo hanno voluto, ed altri non
meno colpevoli lo continuano e lo alimentano.

Questa "crisi" è
stata pianificata e forgiata come ogni altro evento della storia umana,
perché noi non siamo cristalli o piante che hanno una morfologia
predestinata ed invincibile.

Questa "crisi" è
stata decisa dai pochi che possiedono il mondo con la violenza e che
hanno tutto il potere. Americani o afgani, cristiani o musulmani
intransigenti, vestiti in giacca e cravatta o col turbante in testa,
questi sono i veri nemici dell’umanità, che schiavizzano con
l’esercizio di un potere totale, fine a se stesso, omicida.

E che il potere lo si
pretenda concesso da Allah per i suoi fini escatologici, od ottenuto per
volere degli elettori, il potere corrisponde sempre con l’oppressione
e la sofferenza di chi ne è privo.

Se fossi un intellettuale
da dibattito
, vorrei concludere che le radici di questa "crisi"
sono nel potere: un potere arrivato alla sua più colossale espressione
è il potere più perverso e devastante che abbia mai funestato il
genere umano.

Ma anche questa
riflessione è grottesca nella sua inanità.

Le formichine agitano le
antenne, corrono febbricitanti, si accavallano e si scontrano, pazze di
terrore muto….

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