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Il nuovo secolo americano (accorciato di 92 anni) di Moke Whitney

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The Smirking Chimp

L’era dell’America Superpotente sta per finire. La crisi finanziaria è stata l’ultima goccia. La poca fiducia di cui ancora godeva, dopo l’invasione dell’Iraq e il ripudio dei trattati internazionali, è ora esaurita. Gli Stati Uniti hanno inquinato il sistema economico globale con obbligazioni da mutuo senza valore e, facendo ciò, hanno spinto 6 miliardi di persone incontro ad una recessione lunga e dolorosa. Qualcosa che non sarà facile perdonare.

La rabbia verso gli Stati Uniti sembra affiorare dappertutto allo stesso tempo. Era particolarmente visibile durante la recente apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Normalmente, questo è un evento noioso, pieno di vuote ciance politiche e di cerimoniali pretenziosi. Non questa volta. Mentre il mondo scivola verso una recessione che sono stati gli USA a creare, i leader stranieri hanno iniziato a fustigare gli Stati Uniti in modo sempre più violento. I discorsi sono stati taglienti e pieni di rancore; nessuno vuole più “trattenere i pugni”. Hugo Chavez, in Venezuela, ha così riassunto il clima di incontri come questo:

“Io penso che, più prima che poi, questo impero cadrà, con vantaggio del mondo intero, permettendo di creare un equilibrio: un mondo policentrico e multipolare. Questo garantirà la pace nel mondo. Alla creazione di questo mondo multipolare noi stiamo offrendo il nostro piccolo contributo”.

Ciò che Chavez condanna è il modello “unipolare” di governo globale voluto da Bush, dove tutte le decisioni di importanza cruciale per il mondo – dal riscaldamento globale alla proliferazione nucleare – vengono prese da Washington. A nessuno piace prendere ordini, così come a nessuno piace vedere gli Stati Uniti impicciarsi perennemente dei suoi affari interni. Ecco perché nessuno dei notabili dell’ONU sembrava particolarmente dispiaciuto nel vedere i mercati finanziari statunitensi in caduta libera. Si chiama schadenfreude, l’atto di trarre piacere dalle sventure altrui, e ce n’era un bel po’ la settimana scorsa alle Nazioni Unite.

Molti dignitari sembrano convinti che l’improvviso crollo economico americano offra una possibilità di cambiamento. Ed è quello che tutti vogliono: un cambiamento concreto. Nessuno vuole altri 8 anni come quelli appena trascorsi. Ecco perché il tema centrale del discorso di Chavez è stato ripetuto fino alla noia dai leader degli altri paesi. Essi ripudiano l’attuale sistema e vogliono avere un ruolo maggiore nella progettazione del futuro.

Questo non significa che il mondo detesti l’America. Significa che tutti vorrebbero un attimo di respiro dalle torture, dai rapimenti, dai bombardamenti di civili, e ora dal contagio finanziario che si è esteso a tutto il sistema globale. La mancanza di regole e di politiche monetarie negli USA hanno alimentato l’inflazione, scatenato rivolte per il cibo, mandato alle stelle il prezzo del petrolio. Gli Stati Uniti sono come un commensale che non capisce quando è ora di tornarsene a casa. Forse un tocco di recessione servirà a riequilibrare l’approccio di Washington e renderà i suoi leader più sensibili ai bisogni del resto del mondo.

Il giornalista John Gray ha riassunto tutto ciò in un suo articolo sull’Observer, “Un momento catastrofico del crollo del potere americano”:

“La capacità di controllare gli eventi non è più nelle mani dell’America… dopo aver creato le condizioni che hanno prodotto la più grande bolla finanziaria della storia, i leader politici americani sembrano ora incapaci di comprendere le dimensioni dei pericoli di fronte ai quali si trova il paese. Impantanati nelle loro rabbiose guerre culturali e in continua lite gli uni con gli altri, sembrano non rendersi conto del fatto che la leadership politica dell’America sta rapidamente tramontando. Sta sorgendo, quasi inavvertito, un nuovo mondo in cui l’America è solo una fra molte grandi potenze, destinata a fronteggiare un futuro incerto che non è più in grado di forgiare”.

Gli Stati Uniti dovranno imparare ad unirsi alla famiglia delle nazioni e ad andare d’accordo con i loro vicini, che lo vogliano o no. Semplicemente, non esiste altra scelta: il dollaro sta crollando, i deficit sono alle stelle, il mercato finanziario è a pezzi. L’America dovrà imparare a cooperare o restare isolata in un mondo che va rapidamente integrandosi. “Collabora o arrangiati da solo”: un messaggio che Washington dovrà imparare in fretta per adeguarsi ai nuovi paradigmi di potere.

Certo, un mucchio di soldi continueranno a confluire nelle operazioni segrete e negli sporchi trucchi della CIA, tanto per tenere viva la speranza che lo status di Superpotenza venga ripristinato. Questo è prevedibile. Perfino gli inamovibili farabutti della famiglia reale britannica sognano ancora di ricostruire l’Impero. Ma i realisti sanno che si tratta solo di un’innocua fantasticheria. Non avverrà nulla di tutto questo. Gli Imperi hanno una data di scadenza assai limitata ed è impossibile rimetterli insieme. Di solito finiscono su un campo di battaglia costellato di cadaveri o in un torreggiante falò finanziario che non lascia dietro di sé altro che mucchi di cenere e schegge di vetro. Possiamo solo sperare che l’abisso finanziario spalancato di fronte a noi sia meno terribile di quanto prevediamo. Ma quando una nazione semina denti di drago, non può aspettarsi di raccogliere dolci frutti.

Il giornalista Steve Watson riferisce su Infowars:

“Un membro del Council on Foreign Relations, ex consigliere politico del noto membro del Bilderberg Henry Kissinger, ha scritto un pezzo sul Financial Times londinese in cui si invoca una “nuova autorità monetaria globale” col potere di monitorare tutte le autorità finanziarie nazionali e tutte le grandi compagnie finanziarie.

“Anche se il massiccio piano di salvataggio progettato dagli USA avesse successo, ad esso dovrebbe far seguito qualcosa di ancora più drastico: la creazione di una Autorità Monetaria Globale in grado di controllare mercati divenuti ormai senza confini”, scrive Jeffrey Garten, anch’egli ex managing director della Lehman Brothers”. (Infowar.com)

Il sogno di un “governo unico” mondiale è duro a morire, ma è comunque già morto. La Federal Reserve è al centro dell’attuale sistema finanziario globale. Le sue diramazioni includono il Council on Foreign Relations, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il cartello bancario del G-7 e migliaia di rapaci ONG che hanno esteso la morsa della cabala bancaria di Washington e del suo sistema dollarizzato su tutto il pianeta. Il neoliberismo sta crollando. Ciò a cui stiamo assistendo sono gli spasmi scomposti di un paziente infartuato che entra nelle ultime fasi dell’arresto cardiaco. Non esistono né farmaci né procedure mediche che potranno riportare il paziente in buona salute.

Nessuno guarda più agli Stati Uniti o ai suoi “mercenari della domanda” per tracciare una rotta del futuro economico del proprio paese. Quei giorni sono finiti. Gli Stati Uniti dovranno risollevarsi dalle macerie e ricominciare daccapo senza le massicce iniezioni di capitali a basso interesse da parte di Cina, Giappone e Stati del Golfo. I rubinetti del denaro sono stati chiusi. Abbiamo lacrime e sangue davanti a noi. E’ il prezzo che si paga per aver truffato il mondo intero con obbligazioni da mutuo senza valore e altra immondizia “illiquida”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha sintetizzato in questo modo i recenti avvenimenti nei mercati finanziari:

“Tutto ciò che sta accadendo nella sfera economica e finanziaria ha avuto origine negli Stati Uniti. E’ una crisi vera quella che abbiamo di fronte e ciò che preoccupa è assistere all’incapacità di prendere decisioni appropriate. Questa non è più un’irresponsabilità limitata ad alcuni individui, è un’irresponsabilità dell’intero sistema, lo stesso sistema che – come sapete – avrebbe pretese di leadership globale”.

Sempre alle Nazioni Unite, il Ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbuck, ha esposto sentimenti molto simili, dicendo:

“Gli Stati Uniti sono gli unici responsabili di questa crisi finanziaria. Sono loro la causa della crisi, non l’Europa, né la Repubblica Federale di Germania. La passione anglosassone per i profitti stratosferici e per le massicce gratificazioni a banchieri e amministratori delle compagnie ha provocato questa crisi finanziaria”.

Ha poi aggiunto: “Le conseguenze a lungo termine della crisi non sono chiare, ma una cosa mi sembra verosimile: gli USA perderanno il proprio status di superpotenza nel sistema finanziario globale. Il sistema finanziario del mondo sta diventando multipolare”.

Steinbuck non ha fatto altro che dare eco ai sentimenti del cancelliere Angela Merkel, che nella sua critica ha utilizzato un linguaggio più diplomatico:

“L’attuale crisi dimostra che a livello nazionale si possono fare alcune cose, ma che la stragrande maggioranza degli interventi deve essere decisa a livello internazionale. Dobbiamo premere per l’introduzione di regole più chiare, affinché una crisi come quella attuale non possa più ripetersi”.

La Merkel sa che l’Europa è stata aggredita dalla deregulation del sistema americano, che permette a imbroglioni ed artisti della truffa di spadroneggiare. Perfino adesso – nel bel mezzo del più grave scandalo finanziario della storia – non un solo amministratore delegato o finanziario delle principali banche d’investimento è stato incriminato o trascinato in prigione. I mercati americani sono una “terra di nessuno” priva di legge, dove nessuno è ritenuto responsabile di nulla, non importa quanto grande sia il suo crimine o quante persone siano state danneggiate. Ma c’è un prezzo da pagare per aver imbrogliato gli investitori e gli Stati Uniti lo pagheranno. Già ora, l’acquisto di buoni del Tesoro americani è rallentato fino quasi a strisciare. Nei prossimi mesi, al sistema di supporto vitale dell’America sarà staccata la spina e la tenda a ossigeno verrà portata via. I protetti di Kissinger non ne sono preoccupati; ma la classe lavoratrice americana dovrebbe esserlo. Abbiamo di fronte una catastrofe ferroviaria e molte persone soffriranno senza motivo.

Così lo Spiegel Online descrive la situazione:

“La crisi bancaria sta ponendo fine al dominio americano sui mercati finanziari e sulla politica mondiale. I paesi industrializzati stanno scivolando nella recessione, l’era del turbocapitalismo sta giungendo alla fine e la potenza militare degli Stati Uniti si sta dissolvendo… Questi non sono più gli Stati Uniti muscolari e arroganti che il mondo conosceva, la superpotenza che dettava le regole a tutti gli altri e considerava il suo modo di pensare e fare gli affari come l’unica strada per il successo.

Oggi è in vetrina una nuova America, un paese che non ha più fiducia nei suoi antichi valori e ancor meno nelle sue elite; né nei politici, che non sono stati capaci di scorgere i problemi all’orizzonte, né nei leader economici, che hanno cercato di vendere agli americani un mondo fasullo di prosperità… E’ in vetrina anche la fine dell’arroganza. Gli americani pagano adesso il prezzo della loro superbia”. (Spiegel Online, “L’America perde la posizione di dominio sull’economia”).

Entrambi i candidati alla presidenza hanno giurato di proseguire la dottrina unilateralista di Bush. Obama è pronto, tanto quanto McCain, a violare i confini di stati sovrani, invadere paesi che non rappresentano una minaccia immediata alla sicurezza degli Stati Uniti, a proseguire con le sfacciate violazioni del diritto internazionale quando ciò serve agli interessi dei mandarini occidentali. Ma il cambiamento arriverà comunque. Il momento unipolare è passato. Man mano che si aggrava la crisi finanziaria, la capacità bellica americana risulterà erosa a causa del prosciugamento dei capitali e delle risorse. E’ solo questione di tempo prima che la macchina bellica si fermi scoppiettando e le truppe ritornino in patria. Quando i massacri avranno fine, inizierà il vero nuovo ordine mondiale.


 tratto da comedonchisciotte
 
 
 
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