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IL RAPPORTO SEGRETO DA IRON MOUNTAIN di Paolo Cortesi

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Il libro si intitolava Report from Iron Mountain on the possibility
and desirability of peace

L’idea del Report – scriveva Lewin – risaliva addirittura
al 1961, all’interno della amministrazione Kennedy e dei suoi uomini
nuovi
(McNamara, Bundy e Rusk); solo nel 1965 il progetto fu
realizzato, con la formazione di un Gruppo di Studio Speciale (G.S.S.)
cui il governo Usa commissionò uno studio sulla reale possibilità di
una pace mondiale e sulla effettiva utilità di tale condizione.

In poche parole, il governo statunitense chiese al G.S.S. se fosse mai
possibile una pace perenne mondiale e, in caso positivo, se questa fosse
l’obiettivo da raggiungere e mantenere.

Il Gruppo, formato da studiosi e ricercatori di alto livello accademico,
storici, sociologi, economisti, scienziati, perfino un astronomo, dopo
mesi di lavori consegnò al governo il Rapporto che fu detto da Iron
Mountain
dal nome della località (un rifugio antiatomico segreto
presso New York) in cui si tennero diversi meetings del G.S.S.

Le conclusioni a cui il Gruppo pervenne sono agghiaccianti: per la
stessa sopravvivenza delle forme statali, per la loro conservazione e
rafforzamento, per l’economia mondiale la pace non è desiderabile ed
è al contrario necessaria una condizione di guerra costante, in
mancanza della quale occorre realizzare una serie di surrogati della
guerra.


La guerra è "la principale delle forme strutturanti della società";
essa "rappresenta nella macchina dell’economia una specie di volano
il quale con la sua inerzia controbilancia i progressi della
produzione"; essa garantisce il potere politico, ogni potere politico
poiché "l’autorità di base di uno stato moderno sui suoi cittadini
risiede nel suo potere militare", così che "l’eliminazione della
guerra implica la inevitabile scomparsa delle sovranità nazionali e
della tradizionale nazione-stato".

La guerra non ha solo funzioni di controllo politico ed economico, ma
anche sociologico, ecologico, culturale.
In una società da sempre fondata sulla violenza (così
concludono gli studiosi del G.S.S.), la guerra come espressione forte,
istituzionalizzata e generale della violenza, è l’anima stessa
della società
: eliminando la guerra, occorrerebbe ridisegnare tutta
la società in una inedita chiave di collaborazione, tolleranza,
comprensione: eticamente tutto ciò può essere affascinante, ma non
conviene al potere economico e statale, perché corrisponderebbe alla
fine di tali poteri
.

Dunque, cosa fare? Come rispondere alle masse che, istintivamente,
anelano alla pace? Il G.S.S. ha una soluzione tanto pratica quanto
terribile: istituire sostituti per le funzioni della guerra; così
che non vi sarà la guerra dichiarata che il popolo da sempre teme
(poiché è solo il popolo a pagarne le spese), ma al tempo stesso gli
scopi della guerra saranno salvaguardati ed il potere potrà conservarsi
indefinitamente.

Ad esempio, si può imporre una economia di guerra ma con altri fini: ciò
è accaduto con la corsa allo spazio delle due superpotenze, negli Anni
Sessanta e Settanta. La gara per la luna non ha avuto alcuno scopo
pratico se non quello di imporre ai bilanci statali delle spese
colossali.

La delirante competizione per gli armamenti nucleari ha fatto lo stesso:
miliardi di dollari sottratti alla edilizia pubblica, all’istruzione,
alla sanità pubblica e fatti fluire verso le industrie belliche e
cristallizzati in improduttivi arsenali. Il tutto giustificato con la
pazzesca pretesa di garantire sicurezza alla nazione: ecco il più
emblematico esempio di sostituto alla guerra.

Un altro espediente è, oggi, di paurosa attualità: inventare "nemici
sostitutivi", creare cioè un nemico che non esiste realmente ma dal
quale si dichiara di doversi difendere. Scrive il G.S.S.: "Le minacce
fittizie dovrebbero non solo apparire vere, ma essere credute tali con
incrollabile convinzione, e la convinzione dovrebbe essere rafforzata
dal sacrificio di esistenze umane in numero non insignificante". Non
trovate una spaventosa analogia con quanto è successo l’undici
settembre, alle Torri Gemelle? Migliaia di innocenti massacrati per
creare la certezza che esiste un nemico atroce e potente.

Dalla tragedia delle Twin Towers gli Usa hanno un "nemico fittizio"
perfetto, proprio come il Rapporto da Iron Mountain descriveva. Ora il
terrorismo è lo spauracchio, il babau, l’uomo nero di tutti gli stati
della terra. Per combatterlo si giustificano tutte le azioni che prima
sarebbero apparse almeno imbarazzanti.

I governi, primo dei quali quello americano, diffondono a cadenza quasi
regolare i comunicati che prevedono imminenti devastanti attacchi
(fortunatamente mai avvenuti, fino ad ora), giurano che il
terrorismo è forte, spietato e agguerrito, ma non ci hanno mai fornito
un nome (a parte Bin Laden, che è ormai un personaggio da cinema), mai
mostrato una prova documentaria definitiva, non ci hanno mai detto
chiaro e tondo chi e perché nutre questo odio implacabile
contro tutto il mondo…

I governi si autocelebrano compiaciuti elencando gli attentati che
avrebbero sventato; ma se si considerano questi eventi oltre la versione
ufficiale che i mass media accolgono come vangelo, si vede che gli
astuti piani di distruzione non sono niente di più che una bolla di
sapone.

Qualche tempo fa gli americani dissero di aver arrestato un tale che
voleva far scoppiare una bomba radioattiva in una metropoli; ma quello
che sembrava un piano ben articolato era solo un folle proposito, una
delirante intenzione, e nessun codice penale di questa terra prevede il
reato di "immaginazione di attività delittuosa", altrimenti non
basterebbero le galere del mondo per rinchiudere i colpevoli.

Sarà una coincidenza, ma gli Usa ed i loro solerti alleati stanno
realizzando alla lettera il perverso programma del Rapporto da Iron
Mountain.

So bene che, molto probabilmente, quel Rapporto fu ideato e redatto da
Lewin, so bene che non vi è alcuna certezza della veridicità di quel
documento, ma questo non cambia proprio niente.

Ciò che nel 1967 un giornalista pacifista pensò come situazione
limite, estrema, addirittura orwelliana, oggi è diventato realtà.

L’umanità non potrebbe sopravvivere ad una terza guerra mondiale, ma
lo stato non potrebbe sopravvivere senza la guerra: per questo
inventarsi una nuova forma di guerra è apparso necessario ai governi
democratici che amabilmente ci governano per il bene collettivo.

Questa nostra pace è una continua guerra dissimulata. Per un più
stretto controllo sociale, per dare la più ampia discrezionalità
decisionale ai governi, per dare soldi alle industrie belliche e non
solo, per compattare la gente in un osceno patriottismo da stadio, tutti
aizzati contro un comune odiato nemico, per dare più potere a chi già
lo detiene con rabbiosa determinazione, per plagiare le masse pigre e
rassegnate, il cosiddetto terrorismo internazionale è una vera manna
dal cielo…

L’incubo del 1967 è la nostra realtà.

(Rapporto da Iron Mountain sulla
possibilità e desiderabilità della pace); era curato da Leonard Lewin,
un giornalista freelance che nella prefazione raccontò come si era
giunti alla divulgazione di un rapporto governativo della massima
segretezza.

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