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norvegesi si sono messe ad
offrire ai turisti stranieri in cerca di emozioni forti dei safari fra
i fiordi, a caccia di foche. Per essere più precisi, cuccioli di
foche: animali completamente indifesi, la cui mattanza ha
più a
che fare col puro sadismo che con qualcosa di anche lontanamente
assimilabile allo “sport”.


Il tutto è la
conseguenza di una recente decisione del governo norvegese di aumentare
la quota massima di esemplari di cuccioli di foca che possono essere
uccisi ogni anno allo scopo, si afferma, di mantenere un equilibrio tra
la popolazione di foche e la fauna ittica. Questa quota negli ultimi
anni era di 1.200 esemplari da abbattere ogni anno ma, dietro le
pressioni esercitate dai pescatori, i quali addebitano alle foche il
declino delle risorse ittiche, il governo l’ha recentemente aumentata a
oltre 2.000 esemplari. Svariate associazioni ambientaliste, tuttavia,
contestano questa motivazione: secondo loro il declino in questione
andrebbe addebitato alla pesca intensiva, e non alle foche. Non esiste
alcuna prova a sostegno della posizione dei pescatori.

Sia quel che sia, il massacro
ci sarà: se può essere di qualche consolazione, per
questa “caccia” almeno i turisti non potranno utilizzare le
tradizionali grosse mazze, bensì dovranno fare affidamento su
dei normali fucili…




In Norvegia sono comunque rose
e fiori, a confronto con quanto sta accadendo in Canada: con
motivazioni per certi versi analoghe a quelle norvegesi, laggiù
il governo ha dato luce verde al massacro di non meno di 350.000
animali nel Golfo di San Lorenzo (dove le foche dell’Artico scendono a
riprodursi), con un piano triennale che prevede l’abbattimento di
975.000 foche!

Cambiando argomento, in questi
giorni i media hanno dato grande risalto alla storia di Terri Schiavo,
la donna statunitense in coma da quindici anni alla quale sono stati
staccati i tubi dell’alimentazione dietro richiesta del marito Michael.
Nessuno si è mai sognato di riportare le dichiarazioni
rilasciate in un affidavit (una testimonianza giurata) da Heidi Law,
infermiera presso il Palm Gardens dove in questi anni è rimasta
ricoverata Terri, la quale tra le varie cose afferma di essere riuscita
in diverse occasioni a dare qualcosa da mangiare alla sfortunata
giovane che non solo è stata in grado di inghiottire (succhi di
frutta, gelatine, etc.) ma avrebbe anche mostrato di gradire molto
l’iniziativa, al contrario del marito che ha sempre impedito che
ciò avvenisse. Non solo: in un altro affidavit, stavolta di
un’altra infermiera presso lo stesso istituto, Carla Sauer Iyer, salta
fuori che Terri Schiavo era addirittura in grado di parlare,
pronunciando parole come “mamma”, “dolore” e “aiuto”. La Iyer ha
inoltre riportato frasi sentite pronunciare dal marito, del tipo “Ma
quando muore?”, “Non è ancora morta?” e “Quand’è che
quella puttana si deciderà a schiattare?”

La cosa grave è che,
secondo la Iyer, malgrado fosse stato stilato un programma di
riabilitazione per Terri, quest’ultima non ne avrebbe mai beneficiato,
pare a causa del marito.

E il caso Sgrena? Be’,
alla faccia delle dichiarazioni di circostanza, secondo le quali le
autorità statunitensi starebbero facendo tutto il possibile per
stabilire come si sarebbero svolti i fatti e aiutare le indagini da
parte italiana, il comando militare USA in Iraq ha impedito l’arrivo di
due investigatori nostrani, esperti in rilevamenti scientifici, i quali
avrebbero dovuto esaminare personalmente la Toyota Corolla sulla quale
viaggiava la giornalista e ha perso la vita il povero Calipari. Ora si
comincia a parlare di semplici problemi burocratici, ma di fatto
l’indagine in questione langue e le promesse risposte all’opinione
pubblica tardano ad arrivare. Sono sempre più curioso di vedere
come evolverà l’intera questione…

D’altra parte, in Iraq le cose
non vanno affatto bene: secondo fonti locali, una cinquantina di
insorti avrebbero attaccato la base statunitense “Kilizan” presso
ar-Rashid, uccidendo otto militari USA e sottraendo quattro Humvees
(tre normali e uno corazzato) con relativi armamenti, equipaggiamenti
tecnici, mappe militari e sistemi di comunicazione. Sembra che
l’episodio abbia fatto letteralmente infuriare il comando militare
statunitense, e che il nervosismo che si è diffuso in seguito
abbia causato la morte di altri quattro militari USA, rimasti uccisi da
“fuoco amico” su un Humvee erroneamente ritenuto uno di quelli
catturati dalla resistenza.

E per finire, un ultimo
aggiornamento sui fatti dell’11 settembre 2001. Un paio di specialisti
in avionica avrebbe identificato la posizione delle antenne necessarie
al pilotaggio a distanza dell’aereo schiantatosi sulla torre sud del
World Trade Center, che potete osservare (cerchiate in giallo) nella
foto che segue.


Gli analisti avrebbero
commentato l’arroganza dei cospiratori, i quali non avrebbero
effettuato alcun tentativo di mascherare od occultare, almeno
parzialmente, le antenne in questione, probabilmente confidando nel
fatto che l’aereo non sarebbe stato fotografato o che le foto non
sarebbero risultate abbastanza nitide da poterne ricavare elementi
significativi…

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