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Il valzer dei suicidi

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onori delle cronache per aver smascherato, tramite
una serie di
articoli pubblicati sul San
Jose
Mercury
News
sotto il titolo “Dark
Alliance” (Alleanza Oscura), il legame tra i gruppi paramilitari
finanziati
dalla CIA in Nicaragua, i famosi
Contras, e l’epidemia di cocaina crack
che
sommerse l’America negli anni ’80; per questi articoli, peraltro
estremamente
documentati, fu dapprima ignorato e poi attaccato ed osteggiato in ogni
modo da
numerosi altri quotidiani nazionali, al punto che il suo stesso
giornale
dovette almeno parzialmente ritrattare sulla questione dichiarando che
questi lavori
effettivamente non soddisfacevano gli ordinari standard giornalistici
della
testata. Un anno e mezzo più tardi
si licenziò, per poi
pubblicare il suo libro
basato su questo materiale, intitolato
"Dark Alliance: The
CIA, the Contras and the Crack Cocaine Explosion".

Be’, ora che si è
“suicidato” con un colpo di pistola alla testa (anzi, per la
verità il rapporto
ufficiale parla di “ferite”, al plurale: si vede che ha dovuto tirare
più volte
il grilletto…), Gary Webb è andato a far buona compagnia a Mark
Lombardi, J.H.
Hatfield e Danny Casolaro, altri tre giornalisti investigativi
“suicidi”
che ebbero tutti la malaugurata idea di
indagare, tra le altre cose, sugli strani legami tra la famiglia Bush e
i
narcotraffici gestiti o appoggiati dalla CIA… (Per la verità,
Mark Lombardi non
si può propriamente definire un giornalista, nondimeno il suo
lavoro
“artistico” fu davvero degno di nota.)

Un matematico si è
dilettato a calcolare quante possibilità ci fossero
statisticamente che quattro
biografi della famiglia Bush si togliessero la vita: esaminando il
tasso di
suicidi negli ultimi anni in USA, una stima prudente dà come
risultato medio 17
suicidi maschi ogni 100.000 persone, vale a dire lo 0,017%. Le
possibilità che
quattro specifici biografi maschi si suicidino, in base a calcoli
statistici
che non sto a riportare per intero, sarebbe di 1 su
10.000.000.000.000.000. Per
intenderci, ci sarebbero maggiori possibilità che uno giocasse
in vita sua due
volte alla lotteria canadese 6/49 (simile al Superenalotto, ma i sei
numeri si
scelgono su un totale di 49) e vincesse il jackpot col sei tutte e due
le
volte…

Come si dice, paese che
vai, suicidio che trovi. Ricordate il Dr. David Kelly, scienziato che
lavorava
per il governo britannico, coinvolto nella controversia sulle
(inesistenti)
armi di distruzione di massa irachene e che in seguito si sarebbe
suicidato?
Be’, adesso salta fuori che i due paramedici che ne recuperarono il
cadavere,
Dave Bartlett e Vanessa Hunt, affermano di non ritenere plausibile la
spiegazione del suicidio, dato che nel luogo in cui fu ritrovato il
corpo di
Kelly c’era ben poco sangue, il che è incompatibile col tipo di
taglio al polso
sinistro che, stando alla versione ufficiale, ne avrebbe provocato la
morte.
Bartlett è arrivato a dire che, se Kelly fosse stato un suo
congiunto, non
avrebbe mai potuto accettare il suicidio come spiegazione per il suo
decesso.

Un
fatto indicativo dell’aria che tira negli USA, invece, è
avvenuto a New York,
dove una galleria d’arte è stata chiusa per la presenza, fra le
opere esposte,
di un quadro intitolato “Bush Monkeys” (“Le scimmie di Bush”), un
acrilico su
tela realizzato dall’artista Chris Savido che, se da una parte è
rimasto
sorpreso da questo atto di pura e semplice censura, grazie al clamore
suscitato
da questa repressione ha visto crescere le sue quotazioni e l’interesse
intorno
ai suoi lavori. Sia quel che sia, Chris ha deciso di mettere il quadro
all’asta
e di donare il ricavato ad una fondazione dedita alla tutela della
libertà
d’espressione.


E
cosa dire del fatto che la Corte Suprema USA ha recentemente sancito
(con una
votazione di 8 favorevoli e 0 contrari) che le forze di polizia non
sono
affatto obbligate a fornire una motivazione per l’arresto di qualcuno?
Mah…

Nel
frattempo, in Iraq le forze armate statunitensi stanno organizzandosi
per
ridurre il più possibile i trasporti della sussistenza tramite
convogli su
strada (decimati da attacchi, bombe, etc., che ormai costano un
centinaio di
soldati al mese, tra morti e feriti) ed effettuare il trasporto dei
rifornimenti per via aerea, perlopiù usando al massimo velivoli
da trasporto
C-130,
autentici muli dell’aria in grado di decollare e atterrare su
piste
semipreparate o addirittura su normali tratti di strada. Il problema
è che
questi ultimi ovviamente rimarranno esposti ad attacchi tramite missili
a
spalla terra-aria: comunque sia, già ora questi aerei
trasportano 450
tonnellate di rifornimenti giornalieri che prima venivano trasportati
in
convogli (circa il 30% del totale), e l’obiettivo dichiarato è
di arrivare a
1.600 tonnellate. Detta in altri termini, le truppe USA non detengono
affatto
il controllo delle principali arterie di comunicazione dell’Iraq…

Da
questo paese poi, le notizie in arrivo sono scarse e contraddittorie:
avrete
notato come da giorni e giorni non si parli più di Falluja, se
non
sporadicamente per menzionare bombardamenti aerei che, converrete con
me,
suonano abbastanza strani per una città conquistata in cui
c’erano soltanto da
ripulire le ultime “sacche di resistenza”. Dunque, a chi dobbiamo dar
credito?
Alle (scarse) informazioni rilasciate dal Pentagono, o a
quelle dei
portavoce
della resistenza irachena, secondo i quali negli ultimi giorni, a
fronte della
morte di 82 guerriglieri, gli americani avrebbero subito la perdita di
circa
350 uomini e la cattura di 47 militari, fra i quali sembra vi siano
addirittura
tre generali, nonché 243 uomini della cosiddetta “guardia
nazionale”? Queste
fonti affermano di disporre di numerose documentazioni video e
fotografiche,
che verranno diffuse non appena possibile.

Anche
in fatto di mezzi, a sentire queste voci, le recenti perdite
statunitensi
sarebbero piuttosto pesanti: 1 elicottero Apache, 1
cacciabombardiere
F-16, 33
tra camion e autobotti, 17 carri armati Abrams distrutti o
immobilizzati, 27
Humvees, 12 Bradley e 10 APC, tutti distrutti o
immobilizzati…

Lo ripeto, è
impossibile
stabilire quanto ci sia di vero in queste notizie, ma il silenzio
informativo
calato sull’Iraq non aiuta certo a chiarirsi le idee.

Per
concludere questa carrellata di notizie, devo per forza tornare ad
occuparmi
del fenomeno (!) delle scie chimiche: oggi è stata una giornata
campale, e nel
momento stesso in cui sto scrivendo il cielo del Veneto è
ridotto ad una schifezza
lattiginosa, creata dal frammischiarsi di decine e decine di scie
cariche di
porcherie chimiche, rilasciate da un incredibile numero di aerei
impegnati in
questa frenetica attività sin da stamattina. Mi sono giunte
segnalazioni
analoghe anche da altre parti della penisola, e quello che continua ad
indignarmi è l’assoluto silenzio sulla questione da parte di
autorità e organi
di informazione (quale?) e la totale inconsapevolezza dei cittadini,
che hanno
davanti agli occhi uno spettacolo a dir poco clamoroso e non se ne
rendono
assolutamente conto, malgrado alla fin fine tutto questo vada ad
incidere anche
sulla loro salute…

Ma
forse parlare di silenzio non è corretto: in realtà
esisterebbe una vera e
propria campagna di disinformazione, ad esempio quando in certe
trasmissioni
televisive che si dovrebbero occupare di meteorologia si invitano i
telespettatori a non badare troppo alle scie biancastre osservabili tra
le
nuvole, in quanto normali scie di condensazione degli aerei di linea;
oppure
quando si spiega con dovizia di particolari cosa sono e da cosa sono
originate
le polveri sottili (il famoso PM10)… già, peccato che l’allarme
polveri sottili
spesso sia incompatibile con le località interessate o con le
stesse condizioni
meteorologiche presenti al momento dell’emergenza. Scommetto che se si
analizzassero queste famigerate polveri, salterebbe fuori un’anomala
presenza
di alluminio, di bario e chissà cos’altro, tutti composti
incompatibili col
traffico automobilistico, coi riscaldamenti domestici o altre fonti cui
normalmente viene attribuita l’origine di questi particolati. A me
sembra
evidente che queste schifezze, almeno in parte, piovono dall’alto!

Osservate
questa foto satellitare (di fonte NASA, oltretutto) e
ditemi voi se si
può
parlare di scie di condensazione prodotte dal normale traffico aereo…


…oppure
questi esempi fotografici di attività nei cieli italiani: come
si può parlare
di normali scie di condensazione, o di regolare traffico aereo? Quanto
andrà
avanti ancora questa scandalosa menzogna?


Vabbe’,
dato il clima natalizio, vi lascio con un Grinch un po’ particolare…

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