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INTERVISTA A DOMENICO DE SIMONE di Marcello Pamio

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e questa nasce dal fatto che i redditi non sono sufficienti a
sostenere la produzione. Sembra assurdo, perché la gente continua a
lavorare e ci dicono che l’economia continua a crescere. Il problema,
infatti, è il denaro e la sua distribuzione. Quando manca il denaro la
gente vede ridurre la propria capacità di spesa, le industrie,
qualunque cosa producano, devono ridurre la produzione e per farlo
licenziano, questo riduce ulteriormente i redditi disponibili per il
consumo e così si innesca una spirale perversa che porta alla crisi.
Per questa ragione Keynes immaginò un meccanismo di spesa dello stato,
anche improduttiva, (ricordo l’esempio storico della squadra di operai
ingaggiata per aprire una buca per terra, e di un’altra squadra
ingaggiata per chiudere quella stessa buca), che però aveva la funzione
di far ripartire l’economia. Gli operai spendevano il loro reddito e
questo consentiva alle imprese di produrre altri beni e di assumere
altri operai che, a loro volta, avrebbero speso il loro reddito. In
questo modo si innescava un circolo virtuoso di
reddito-spesa-investimento che faceva ripartire l’economia. Keynes
disse che questo era un rimedio temporaneo contro la crisi, poiché
occorreva poi ripagare il debito aggiunto che lo stato assumeva. In
realtà, esso è divenuto il meccanismo permanente di stimolo
dell’economia, attraverso la creazione del denaro da parte delle
banche che genera debito tra tutti i soggetti dell’economia.
Per aumentare il denaro in circolazione le banche centrali
abbassano il tasso di sconto per rendere più facili i prestiti. Le
crisi precedenti sono state tutte superate in questo modo. Oggi questo
non è possibile, perché i soggetti dell’economia, imprese, Stati e
famiglie, sono troppo indebitati e non possono assumere nuovi impegni.
Il problema deve essere affrontato a monte, nel meccanismo di creazione
del denaro che, ora, è affidato alle banche per il
tramite del debito. Le banche locali si indebitano con la banca
centrale e moltiplicano, in funzione del proprio tasso di riserva, il
denaro concedendo nuovi prestiti. L’economia gira, però non solo sale
il debito complessivo, ma le banche in questo modo si appropriano della
ricchezza prodotta dalla società. D’altra parte il capitale
finanziario deve produrre interessi. E allora, solo uscendo dalla logica
del profitto, dalla generazione continua di interessi, possiamo
immaginare un’altra economia e un’altra società.

D: L’attuale
situazione politico-economica è stata paragonata a quella del 1929, che
sappiamo fu risolta con la Seconda Guerra Mondiale. E oggi? Non sarà
mica necessaria un’altra Grande Guerra?

R: Oggi Bush
vorrebbe farla la guerra. La 2° Guerra mondiale tolse dalle strade
tanti milioni di disoccupati e costrinse la gente a lavorare e produrre
in condizioni di assoluta soggezione, senza poter obiettare nulla sulle
condizioni di lavoro, anzi con lo slancio e lo spirito patriottico per
la difesa della patria.
Il concetto della "buca per terra" è identico a quello del
carro armato, del missile, dell’aereo che vengono distrutti: tu fai una
cosa che viene distrutta, e più produci più distruggi, più distruggi
più produci. Il sistema aveva le risorse, umane e materiali per fare un
grande salto nella produzione, e fu finanziato attraverso il debito
pubblico. In questo modo, nel 1942 il livello medio di vita degli
americani era più elevato di quello del 1937, cinque anni prima della
guerra, nonostante fossero in pieno sforzo bellico.
Ora però non è più possibile, perché non ci saranno 18 milioni di
americani che andranno a fare la guerra, nemmeno se decidessero di fare
la guerra a tutto al mondo…o in quel caso forse sì! La guerra non può
essere la soluzione a questa crisi. Semmai può risolvere la crisi delle
imprese di alcuni amici di Bush, che posseggono imprese di produzione di
armi, di software connesso alla guerra, di petrolio.
A proposito di petrolio, se
dovesse esserci la guerra in Iraq, o in Medio oriente il prezzo del
greggio salterà alle stelle, provocando profitti enormi.

D: Da esperto
economista quale è, oggi come oggi, chi controlla l’intera economia
mondiale? Vogliamo nomi e cognomi!

R: Un pugno di
signori che non conosciamo, che determinano le politiche economiche e
finanziarie del sistema mondiale. Signori che non sono mai stati eletti
da nessuno. Di alcuni i nomi li conosciamo: Greenspan, Duisenberg, il
"nostro" Fazio, insomma i governatori delle banche centrali. Ma in
realtà dietro loro ci sono delle lobby che decidono quelle politiche.
Che fanno parte di quei consigli di amministrazione della FED, il FOMC,
quelli del FMI, della Banca Mondiale, del WTO, ecc. che rappresentano le
grandi lobby finanziarie del mondo. Sono volti sconosciuti, che non
appaiono mai o quasi mai in circolazione. Su di essi girano anche molte
leggende. Ma sono questi i veri signori che controllano il mondo!

D: Le
multinazionali, tutte nelle mani del potere economico, che ruolo giocano
in tutto questo?

R: Le
multinazionali sono sostanzialmente nelle mani del potere finanziario
che decide le loro sorti. Non conta affatto la qualità del prodotto o
la sua utilità sociale, ma solo la logica del profitto. Se c’è una
ragione per cui i comportamenti delle multinazionali diventano sempre più
spietati è proprio che esse devono rispondere alla logica puramente
numerica ed immediata del profitto finanziario, mentre, se fossero
libere, pur rispondendo sempre alla logica del profitto, avrebbero un
minimo di sensibilità nel confronti delle ragioni della clientela, ed
un occhio diverso anche ai propri interessi. Insomma adotterebbero
strategie di più ampio respiro. Tutte le multinazionali sono dominate
da un manipolo di banche, per lo più londinesi. Questo è davvero
assurdo.

D: Le campagne
di boicottaggio possono essere utili in questo progetto di cambiamento?

R: Le ritengo
giustissime e soprattutto da approfondire e proseguire. Noi dobbiamo
prendere coscienza come consumatori. Dobbiamo capire una cosa
fondamentale, che noi dobbiamo passare da consumatori passivi a
consumatori critici. Questo passaggio è assolutamente rivoluzionario
perché sconvolge il meccanismo di riproduzione del capitale.
La lotta è contro la logica del profitto immediato del capitale
finanziario, ed è lì che dobbiamo colpire, anche con comportamenti di
consumo consapevole. Andare oltre la logica del profitto, combatterla
attraverso il consumo, crea un cortocircuito all’interno del loro
meccanismo.

D: Ritornando
a chi controlla l’economia: esiste un Nuovo Ordine Economico Mondiale.
Cioè un Ordine mondialista che con l’aiuto di gruppi elitari, enti
governativi e non, gli stessi governi, applica le leggi del mercato a
proprio vantaggio?

R: C’è un
Ordine, quello di oggi è un Ordine! Un progetto che si fonda sul
profitto e naturalmente sulla truffa. La truffa è proprio quella della
moltiplicazione del denaro, attraverso il quale ci si appropria
dell’esistenza di tutti. Questo è il punto! E’ un progetto che è nato
secoli fa, e precisamente con la nascita della Banca d’Inghilterra,
quando i depositi merce vennero sostituiti con il deposito del denaro
cartaceo. Nacque così il moltiplicatore del denaro. E’ vero che
tramite il denaro cartaceo si produce ricchezza. Però come funziona
oggi? Questo denaro produce interesse e cresce quindi su sé stesso.
L’economia deve crescere perché cresce il denaro. Noi siamo diventati
schiavi di un meccanismo che ha preso le nostre esistenze e le ha
trasformate in strumenti di produzione di denaro.
Siamo asserviti al potere finanziario, che è gestito dalle
banche centrali, banche tutte private. Le nostre vite sono quindi nelle
mani dei governatori della banche centrali, che nessuno ha mai eletto né
scelto, e che a volte nemmeno si conoscono.
Il vero potere è oggi, quello di creare il denaro!

D: Previsioni future: Argentina?

R: Hmm…ci siamo
quasi in Argentina. L’Europa si sta fermando, la Germania si è già
fermata proprio quest’anno. L’Europa crescerà pochissimo, e l’Italia
ancora meno, siamo di fatto in una fase di stagnazione economica.
L’economia americana forse sta ripartendo, ma si tratterà solo di una
breve fiammata tutta speculativa. Gli americani hanno un debito
spaventoso, che ha bisogno di alimentarsi con i "bagni di sangue".
Che cosa vuol dire? Che la caduta dei tassi di interesse (scesi dal 6,5%
di gennaio 2001 a 1,25% di oggi) produrrà forse una violenta ondata
speculativa poiché renderà possibile la creazione di nuovo denaro
attraverso le residue capacità di indebitamento dell’economia USA.
Però, poi, i problemi del debito torneranno rapidamente a premere
sull’economia e lo scenario muterà rapidamente. In borsa assisteremo
forse ad una nuova ondata speculativa e sarà lì che assisteremo
all’ennesimo bagno di sangue", poiché molti ci si getteranno per
rifarsi delle perdite subite e lenire i propri debiti. Insomma, si
indebiteranno ancora per cercare di salvarsi. Poi, quando i problemi
reali torneranno a galla, la situazione precipiterà di nuovo. A quel
punto, coni tassi prossimi allo zero, non ci sarà possibilità di
salvezza per l’economia americana e di conseguenza, per quella
mondiale. Con l’economia
mondiale tra la stagnazione e la recessione, sempre che non scoppi un
terzo conflitto mondiale, l’unico modo di uscire dalla crisi sarà
quello di superare il modello finanziario americano. L’unica soluzione
possibile e ragionevole è il tasso negativo, che però comporta il
superamento della logica del profitto. Sarà un periodo difficile per
tutti, ma sarà anche pieno di speranze, poiché abbiamo la possibilità
di costruire davvero un nuovo mondo, nel quale il valore sia la vita
umana e non il denaro.

——————————————


*Domenico
De Simone

Dopo aver esercitato la professione forense per trent’anni, ha
approfondito studi di filosofia ed economia che gli hanno permesso di
pubblicare cinque libri tra cui: "Un Milione al mese a tutti:
subito!"
(1999), "Dove andrà a finire l’economia dei
ricchi"
(2001), "Per un’economia dal volto umano"
(2001).

Tiene conferenze in tutta Italia e organizza corsi di
contro-economia.

Sito web: http://it.geocities.com/domenicods

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