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Intolleranze alimentari: intervista a Massimo Citro

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Intervista al dott. Massimo Citro, esperto in intolleranze alimentari

Visto il grande successo del Convegno “La medicina che guarisce“, tenutosi domenica a Milano, vi proponiamo un’intervista al dott. Massimo Citro, direttore dell’Istituto di Ricerca IDRAS che vanta la paternità del TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale). Se molti tra coloro che seguono i convegni organizzati da La Scienza Incontra lo Spirito lo conoscono appunto per questa scoperta, in pochi sanno che il dott. Citro è stato uno tra i primi pionieri in Italia dello studio delle intolleranze alimentari tramite test per risonanza, argomento di cui ci ha partlato in sede di convegno.

Di seguito una breve intervista che riassume la relazione su questo dibattuto argomento.

Quali le differenze tra allergie e intolleranze e perché tanta confusione anche in campo medico?

Dietro a ogni allergia c’è sempre almeno un’intolleranza alimentare, come causa profonda. L’allergene è solamente l’ultimo anello della catena, il fiammifero che accende il processo di depurazione dall’accumulo di sostanze tossiche. L’allergia è mediata da cellule e anticorpi che reagiscono immediatamente all’intrusione di un allergene. C’è rapporto causa-effetto immediato. Tutto questo manca nell’intolleranza, che invece è l’incapacità di metabolizzare quella data sostanza, che così si accumula nell’organismo, il quale, non appena potrà, innescherà reazioni di eliminazione (tutte le secrezioni) delle tossine o di combustione (le infiammazioni) o la combinazione delle due (le reazioni allergiche). C’è confusione in campo medico prima di tutto perchè non si usano terminologie corrette (la celiachia è allergia, non intolleranza, per fare un esempio. C’è una bella differenza tra un celiaco e un intollerante al glutine) e poi perchè certi Colleghi ancora oggi si ostinano a negare l’esistenza delle intolleranze (note alla Medicina fin dai tempi di Ippocrate) e l’evidenza di risultati conseguiti in più di mezzo secolo attraverso esperienze diagnostico-terapeutiche in questo campo, in moltissimi Paesi europei.

Quali i metodi per diagnosticare le intolleranze?

Gli unici veramente efficaci sono quelli fondati sul principio della risonanza tra le frequenze emesse dal campione di alimento e quelle irradiate dal paziente. Misurabili o con apparecchi di elettroagopuntura o con test chinesiologici. Molte volte, ma non sempre, sono attendibili certi test di citotossicità sui linfociti del sangue. Certamente non si può testare un’intolleranza con le metodiche proprie delle allergie. Sarebbe come pretendere di misurare una distanza adoperando la bilancia.

Quali le più frequenti patologie correlate o causate dalle intolleranze alimentari?

Tutte le allergie, cutanee o respiratorie, a qualsiasi allergene. Le emicranie e le cefalee croniche. Disturbi gastrointestinali (stipsi, colite, gonfiore, gastrite, alitosi, maldigestione…) e reumatologici (artriti, artrosi, tendiniti…). Buona parte delle dermopatie e delle patologie autoimmuni. Epilessie spontanee, tics, attacchi di panico, irritabilità in genere e insonnia. Crescita rallentata, variazioni di peso ingiustificate (come aumento e come calo ponderale). Candidosi recidivanti. Stanchezza ingiustificata, ritenzione idrica, tachicardia e extrasistolia… La maggior parte delle patologie è trattabile, e il più delle volte risolvibile, individuando le intolleranze specifiche e astenendosi in modo assoluto da quegli alimenti.

Intervista di Lea Glarey

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