martedì - 29 Novembre, 2022

Dal 1995 l'Informazione libera ed indipendente

Iraq: democrazia o farsa?

Data di pubblicazione:

Ultimi articoli

Articoli più letti

Kirk Douglas, Trumbo e JFK: Quando i patrioti di Hollywood resistettero al Deep State

Negli ultimi decenni, salvo poche eccezioni, Hollywood (proprio come gran parte dei media mainstream) è diventata una branca della CIA e del più ampio...

Sull’immigrazione

La guerra elettrica

Social Network

21,000FansMi piace
5,000FollowerSegui
8,830IscrittiIscriviti
spot_img
Condividi l'articolo:

maggioranza dei media ogni giorno che passa.
L’ultima in ordine di tempo è il rapimento in Iraq di Giuliana
Sgrena
,
giornalista del Manifesto:
una
giornalista”vera”, di quelle che lavorano sul campo cercando di farsi
un quadro
autentico della situazione, al contrario della maggior parte dei
colleghi che
se ne stanno tranquillamente rinchiusi negli alberghi della capitale
costruendo
i propri servizi in base alle veline rilasciate dalle autorità
militari delle
forze di occupazione. Diciamocelo chiaramente: è proprio per
questo che è stata
rapita. Quando sento le ipotesi ufficiali secondo le quali
probabilmente è
stata sequestrata da integralisti sunniti, contrari al suo palese
appoggio
all’emancipazione delle donne islamiche, mi domando se chi ha formulato
questa
spiegazione sia davvero così sprovveduto da non riuscire a
cogliere il nesso fra
quanto è accaduto e il fatto che fosse appena uscita da una
moschea dove aveva
intervistato, per oltre quattro ore, un gruppo di profughi provenienti
da
Falluja. Chissà cosa avrebbe potuto raccontarci su quanto
è davvero successo
laggiù, basandosi sulle testimonianze in prima persona di coloro
che vi si
trovavano, e che hanno vissuto sulla propria pelle una delle più
tragiche
vicende di questa sporca guerra… Mi auguro con tutto il cuore che torni
presto
sana e salva fra noi, ma non posso impedirmi di riandare con la memoria
a Enzo
Baldoni
, un altro esempio di giornalismo indipendente e
tremendamente
scomodo,
sequestrato e barbaramente ucciso da un gruppo di “terroristi” che, con
ogni
probabilità, sono armati e controllati da non meglio
identificati servizi
segreti che hanno tutto l’interesse a mettere a tacere qualunque fonte
di
informazione alternativa a quella ufficiale e a delegittimare il
movimento di
resistenza irachena, ormai regolarmente associato al terrorismo e a
personaggi
come il fantomatico al-Zarqawi,
l’ipotetico braccio armato di al-Qaeda
in Iraq
che, se chiedete a me, probabilmente nemmeno esiste. Di questo
personaggio mi
occuperò estesamente quanto prima, non dubitate. E non
mancheranno informazioni
piuttosto sorprendenti…

Ma a proposito di
disinformazione, credo che
le recenti “elezioni” irachene, propagandate come un ”trionfo della
democrazia”, siano un ottimo esempio di come si possa stravolgere la
realtà dei
fatti ad uso e consumo degli interessi costituiti che gestiscono questa
guerra
assolutamente illegale sin da quando questa sciagurata avventura ha
avuto
inizio. Sia chiaro: personalmente nutro il più grande rispetto e
ammirazione
nei confronti di tutti quegli iracheni che, nonostante gli enormi
rischi per la
propria incolumità, si sono recati a votare, anche perché
nella maggioranza dei
casi l’hanno fatto nella speranza di poter riprendere in mano il
destino del
loro paese e di poter deliberare “democraticamente” la fuoriuscita
delle truppe
di occupazione. Ma lo stesso Robert Fisk ha fatto notare
come le
telecamere dei media di tutto il mondo, le quali mostravano lunghe file
di
cittadini in attesa di poter votare, fossero confinate esattamente a
cinque
seggi, localizzati in aree a predominanza scita e letteralmente
circondate da
legioni di truppe e mezzi corazzati, in modo da fornire l’impressione
di una
grande partecipazione popolare. Lontano dalle telecamere, ci sono stati
attacchi ai seggi a
Baghdad, Balad, Bassora,
Baquba, Hilla, Kirkuk, Mosul, Tal
Afar, Al-Duluiya, Al-Mhawil, Al Muqtadiya e Samarra.

Tanto per darvi un’idea del
grado di
manipolazione mediatica attorno a queste “elezioni”, sentite questa: i
corrispondenti di Mafkarat al-Islam, quotidiano in lingua araba, sin
dalle
prime ore del mattino di domenica erano in giro per le vie di Baghdad
allo
scopo di documentare e verificare il regolare svolgimento di queste
votazioni
fortemente volute dall’amministrazione USA. Nel corso della giornata,
hanno
rilevato numerosi casi di veri e propri brogli. Sia il Partito
Comunista
Iracheno, organizzazione fantoccio spalleggiata dalle truppe di
occupazione,
sia il Partito di Unità Nazionale guidato dal “primo ministro”
Allawi, avevano
assoldato gruppi di donne, bambini, giovani e disoccupati portandoli
diverse
volte di fronte alle telecamere delle varie televisioni per mostrare
come vi
fosse un gran numero di votanti ai seggi elettorali. Stessa cosa per
quel che
riguarda il principale partito curdo di Jalal Talibani, che ha offerto
soldi e
gadget elettronici, ad esempio radioline portatili, a tutti quelli che
si
recavano ai seggi per votare.

Sono emerse precise
testimonianze secondo le
quali nel distretto di al-Karakh ath-Thani, presso Baghdad, a coloro
che si
recavano nei seggi veniva chiesto di votare per uno specifico candidato
e, in
svariati casi, erano gli stessi funzionari a compilare le schede per
conto
degli elettori. In quello di Mahallat ash-Shaykh Ma’ruf al-Karakhi vi
sono
stati quattro casi confermati di voti falsi nel giro di cinque minuti:
membri
dell’Iraqi National Congress Party (quello del discusso Ahmad Chalabi)
introducevano nel seggio cittadini non iracheni, con tutta
probabilità
iraniani, ai quali venivano rilasciati dei falsi certificati di
cittadinanza
grazie ai quali poi votavano, naturalmente proprio per il partito di
Chalabi…
Quanto sopra è stato rilevato anche da un osservatore delle
Nazioni Unite, il
quale ha dichiarato a un’agenzia di stampa straniera: “Abbiamo appena
scoperto
quattro casi di frode, e non sappiamo quanti possano esservene stati
senza essere
rilevati.”

I corrispondenti hanno
inoltre parlato di
interviste a votanti e funzionari combinate espressamente da alcune
emittenti
televisive (al-‘Arabiyah Satellite Network, Iraqi Qanat ash-Sharqiyah,
la televisione ufficiale del governo
iracheno e la
statunitense CNN) e poi distribuite
a tutti gli altri network.

Nel distretto di
al-Karradah, che avrebbe
dovuto avere circa 22.000 elettori, si sono presentati appena in 700,
tutti a
votare per candidati filogovernativi.

Il giornale israeliano
Ma’ariv ha
pubblicato
una foto del suo corrispondente, Jaki Huji, di origini irachene ma
cittadino
israeliano, mentre votava per le elezioni irachene in un seggio in
Giordania.
Costui ha dichiarato che anche un suo collega del quotidiano Haaretz
è riuscito
a votare, e la stessa cosa hanno fatto altri due a Washington e a
Londra. A
tutto questo si aggiungano i numerosi rapporti secondo i quali, alla
vigilia
delle elezioni, le forze armate della coalizione hanno intrapreso
un’estesa
campagna di arresti nei confronti di leader religiosi sunniti, che
hanno
portato al fermo di ventotto tra imam, predicatori, studenti e mufti,
con
l’accusa di incitamento al boicottaggio e alla resistenza armata contro
gli
invasori.

Comunque sia, un altro
elemento da tenere in
considerazione è il fatto che molti iracheni si sono recati a
votare in quanto
correvano il rischio di vedersi sospendere il diritto a ricevere gli
approvvigionamenti alimentari garantiti dalle forze di occupazione… in
altre
parole, non più “oil for food” (petrolio in cambio di cibo)
bensì “vote for
food” (voto in cambio di cibo).

Ora, andate a rileggervi
quanto si è scritto
e detto in questi giorni su queste elezioni irachene. Fatto? Bene. E
adesso,
godetevi questa chicca:

“Oggi i funzionari
statunitensi sono rimasti sorpresi
e commossi dall’esito delle elezioni presidenziali nel Vietnam del Sud,
malgrado la campagna terroristica dei vietcong per sabotare le
votazioni.
Secondo i resoconti da Saigon, ieri l’83% dei 5,85 milioni di elettori
registrati hanno espresso le loro preferenze. Molti di loro hanno
rischiato le
rappresaglie minacciate dai vietcong. Il successo di queste elezioni
è da molto
tempo considerato un cardine nella politica del presidente Johnson,
volta ad
incoraggiare lo sviluppo di un processo costituzionale nel Vietnam del
Sud.”

(Peter Grose, in un articolo
a pagina 2 del New York
Times
intitolato ‘Gli Stati
Uniti incoraggiati dal voto in Vietnam’, 4 settembre 1967)

Se è vero il detto
che la storia si ripete,
quali conclusioni se ne possono trarre?

Per concludere, un’ultima
considerazione
sulla questione della simbologia satanica della quale mi sono occupato
nel mio
precedente intervento. Osservate questa illustrazione del demone
Bafometto:

Ed ora, date un’occhiata a
questa foto di Laura
Bush:


Avete ancora qualche dubbio?
Io no…
Condividi l'articolo:

Potrebbe interessarti anche ...

VIRUS E FINANZA – La Lunga Marcia

In questa serie di articoli cercherò di analizzare la complessa rete di fatti ed eventi che nell’ultimo ventennio ha portato a quello che oggi...

Netanyahu è andato in segreto a Mosca per poche ore

Il gabinetto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha riconosciuto che ha visitato segretamente Mosca all’inizio di questa settimana. Inizialmente,...

Il vampirismo alla luce delle teorie di Jacques Vallee

IL VAMPIRISMO ALLA LUCE DELLE TEORIE DI JACQUES VALLEEdi Giovanni Pellegrino  In tale articolo cercheremo di dare una spiegazione ad un clamoroso ed inspiegabile caso...

Il progetto imperiale USA – di Rick Rozoff

Rick Rozoff Global Research17 aprile...

Abbonati a Nexus

Eventi Nexus

Le potenzialità del nostro cervello

0
Grazie alle neuroscienze, oggi possiamo governare meglio le nostre emozioni, soprattutto nelle relazioni interpersonali.A ribadirlo con straordinaria autorevolezza sarà ancora una volta il Dott....

Eventi Segnalati

Iscriviti alla Newsletter

Rimani sempre aggiornato sul mondo Nexus.

Conferma la tua iscrizione tramite la mail che riceverai.

Sostieni Nexus Edizioni

spot_img

YouTube

Articolo precedente
Articolo successivo