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LA CENTRALE ATOMICA FANTASMA di Marco Mostallino

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Dalla Somalia all’Afghanistan all’Iraq. Le coraggiose inchieste di Marco
Mostallino, giornalista dell’ "Unione
Sarda
" svelano retroscena clamorosi ed inquietanti intorno alle
nostre forze armate ed all’uso disinvolto della tecnologia nucleare
impiegata dai contingenti durrante le missioni di "pace". Fino
alla scoperta che lascia senza fiato: una centrale atomica segreta a
disposizione dei militari chiamata "Cisam". Alle porte della
città di Pisa. L’eccellente lavoro di Marco Mostallino supportato da
una documentazione ineccepibile e pubblicato negli ultimi giorni sul suo
giornale avrebbe provocato un terremoto negli ambienti politici e
militari di ogni paese del mondo dove fosse venuta a galla una realtà
tanto esplosiva portata alla luce da un giornalista. Cosa sta accadendo
in queste ore in Italia? Nulla. Almeno finora. (Roberto Di Nunzio –
Information Guerrilla)

————————-

A Pisa, vicino alla base
che nasconde i proiettili all’uranio, c’è una centrale nucleare sotto
il controllo delle forze armate

È una centrale atomica
fantasma e nessuno sa dove siano finite o finiranno le scorie che ha
prodotto prima dello spegnimento. Il suo nome compare en passant in alcuni
documenti del Governo e dell’Enea, ma non è compresa tra gli impianti
per i cui rifiuti Silvio Berlusconi ha incaricato il generale Carlo Jean
di trovare una sistemazione.
Si trova a Pisa, non lontana dunque da quel deposito toscano di munizioni
nel quale – lo dimostra un documento militare in possesso dell’Unione
Sarda – vengono stoccati e lavorati i proiettili radioattivi all’uranio
sparati dalla Nato durante le guerre definite "umanitarie".
Il suo nome è Cisam (Centro interforze sviluppo applicazioni militari) e
contiene un reattore nucleare di ricerca (il "Galilei") di cui
ben poco si sa. Il rapporto sullo "Stato della radioprotezione in
Italia", compilato da tecnici dell’ente statale Enea prima che la
gestione del nucleare passasse in mano alla Sogin (del ministero del
Tesoro), considera l’impianto del Cisam tra quelli da mettere in
sicurezza, considerata la pericolosità del combustibile (plutonio) usato
prima dello spegnimento e dei rifiuti radioattivi prodotti. Ma sul "Galilei"
è da tempo stata distesa una cappa di segretezza.
I militari e il nucleare. Un documento del ministero dell’Industria
datato 15 novembre 1999 (il dicastero era retto dal diessino Pierluigi
Bersani) prevede, per la scelta del deposito nazionale delle scorie
nucleari, un – testuale – «percorso partecipativo, trasparente e
consensuale per arrivare ad individuare e selezionare un sito per la
realizzazione di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi». E
molto chiaro a questo punto che questo cammino non è così trasparente
come affermato dai Governi: lo dimostra, tra le altre cose, la
pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di una ordinanza del generale Jean
con l’omissione di alcune parti relative alla sicurezza degli impianti
atomici.
Ne è conferma il fatto che ministri di ogni colore abbiano sempre negato
la presenza di munizioni radioattive nelle basi italiane, mentre invece
esistono documenti che ne provano la conservazione e il trattamento. Di
scarsa trasparenza è prova anche il fatto che alla commissione di
inchiesta sull’uranio impoverito (la Commissione Mandelli) negli anni
passati siano stati chiamati a partecipare, sempre dal Governo, esperti
militari che appartengono proprio al Cisam, centrale della quale si ignora
la sorte delle scorie.
Proprio il Cisam ha tra gli altri compiti quello delle analisi della
radioattività sui campioni d’acqua del porto di La Spezia, una delle
dodici basi – c’è anche Santo Stefano, in Sardegna – che secondo le
fonti ufficiali offrono ricovero ai sottomarini nucleari degli Stati
Uniti. Ma nella città ligure i risultati degli esami dei tecnici militari
non sempre vengono resi noti. L’ordinanza Berlusconi Nell’ordinanza di
nomina del generale Jean a commissario con poteri speciali per il nucleare
((7 marzo 2003 numero 3267) il premier Silvio Berlusconi elenca gli
impianti atomici che devono essere smantellati, con il successivo
stoccaggio delle scorie in un deposito unico: ma nell’atto non si parla
del reattore Galilei, né del Cisam e nemmeno viene elencata la Toscana
tra le regioni in emergenza a causa della presenza di plutonio e altre
sostanze radioattive.
Il significato è chiaro: le scorie del Centro delle forze armate sono
sottoposte a segreto militare oppure sono già state condotte altrove.
Senza informare le popolazioni dei territori interessati dal passaggio dei
convoglio radioattivi e dei luoghi nei quali i rifiuti dell’era atomica
sono conservati.

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