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l’aspetto
tragicamente ironico della vicenda. Una mazzata tremenda alle ultime
illusioni
di quella parte di umanità che, sorda e indifferente alle
sofferenze di tutto
il resto del pianeta, pensava di potersi impunemente rifugiare nei
propri
esclusivi paradisi tropicali e stordirsi con un falso benessere,
dimenticandosi
di tutte le tragedie, le ingiustizie e la violenza di questo nostro
mondo. Un
segno dei tempi, insomma, che si preannunciano quanto mai incerti
tranne che in
una cosa: la certezza che non vi sono più certezze.

Sia
quel che sia, se ne parla come del più grande terremoto dell’era
moderna, che
con la sua potenza di 9,2 sulla scala Richter ha generato uno tsunami
che ha
devastato le coste dello Sri Lanka,
dell’India, delle
Maldive, della Tailandia, dell’Indonesia, di Singapore. La faglia in
corrispondenza di Sumatra, dove il sisma ha avuto origine, si è
spaccata lungo
più di mille chilometri, un fenomeno mai osservato in precedenza.

L’evento presenta alcune
anomalie, come sottolinea giustamente
Galileo Ferraresi quando nota che “…il
movimento
sottomarino ha creato un’onda concentrica che si è espansa per
l’Oceano
Indiano; e qui sta il problema, perché l’onda è arrivata
a Phuket (600 Miglia),
a Sri Lanka (500) miglia, alle Maldive (1100 miglia), alle Seychelles
(2500
miglia), in Somalia e Kenia (3000 miglia) ma non ha raggiunto le coste
dell’Australia
(2200 miglia). Si dice…che i massimi scienziati mondiali hanno
riscontrato una
serie di vibrazioni della crosta terrestre, e secondo alcuni ci
potrebbe essere
anche uno spostamento dell’asse
terrestre. Ma questi, signori, sono tutti sintomi dell’impatto di un
asteroide,
per l’esattezza di un piccolo asteroide (forse 100 metri di diametro)
che,
provenendo da est sud est ha impattato la Terra 300 miglia a ovest di
Sabang
(Sumatra). Dico ciò perché le onde non sono state
concentriche e circolari ma
evidentemente l’acqua è stata spinta verso WNW colpendo solo
marginalmente la
Tailandia e per nulla l’Australia. Non si è mai sentito parlare
di un terremoto
che abbia provocato vibrazioni e spostamenti dell’asse terrestre. Solo
un
impatto astrale può provocare come reazione un movimento
precessionale e quindi
uno spostamento dell’asse terrestre…”

Ipotesi interessante, ma
allora le spaccature della faglia come si spiegano? C’è anche da
notare come la
singolare coincidenza di questo evento stia dando fiato alle trombe di
coloro
che da alcune settimane sostenevano l’imminente spostamento dell’asse
terrestre
dovuto alla vicinanza del famoso Decimo Pianeta. Se ci aspettiamo una
risposta
dalla scienza, comunque, andiamoci piano perché ultimamente non
se la passa molto
bene. Avete presente quella Teoria del Big Bang che per decenni ha
infarcito la
letteratura scientifica e ci è stata presentata come la
più solida spiegazione
sulle origini dell’Universo? Be’, sembra che delle recenti osservazioni
ne
abbiano demolito la tesi di fondo, ovvero l’interpretazione Doppler
dello
spostamento verso il rosso: sebbene quasi tutte le galassie osservate
siano
caratterizzate da tale spostamento, questo non fornisce una misurazione
affidabile della loro velocità o, indirettamente, della loro
distanza. Infatti,
quasar e galassie con spostamenti diversi si trovano fisicamente vicini
fra
loro e appaiono collegati da filamenti di materia. Il Big-Bang è
stato smontato
tramite osservazione diretta, ad esempio un quasar con un elevato
spostamento
verso il rosso di fronte a una galassia nelle vicinanze.

Mentre gli eventi celesti
seguono il proprio corso, qui sulla Terra non ci si annoia di certo: in
Iraq
prosegue la mattanza quotidiana, intorno a Falluja e a Mosul si
continua a
combattere ferocemente e la spavalderia
con la quale le truppe statunitensi hanno inizialmente pianificato e
condotto
il loro sanguinoso, distruttivo e per ora vano assalto ai capisaldi
della
resistenza irachena ha dell’incredibile, stando a questa foto che
ritrae dei soldati
che poco prima dell’operazione giocano a fare Ben Hur…


L’attacco è stato
condotto
in grande stile, e ha visto l’impiego di un consistente numero di mezzi
corazzati e di fanteria.


La città e le sue
infrastrutture sono state letteralmente devastate per cercare di
stanare i
guerriglieri…


…i quali però hanno
invece
tratto vantaggio dal fatto che il territorio urbano non è certo
il terreno di
manovra ideale per i carri armati Abrams, i quali rimanevano esposti al
tiro
dei numerosi RPG a disposizione degli iracheni, in gran parte ex (?)
appartenenti alla Guardia Repubblicana, assai ben addestrati e motivati.


In
altre parole, un piccolo plotone dotato di qualche RPG del valore di
qualche
migliaio di dollari risulta tremendamente efficace nei confronti del
più
possente carro armato al mondo, che di dollari ne costa svariati
milioni. E
allora, osservando questa foto di soldati americani che presidiano
alcune
rovine della città, trovo che questa scena ricordi molto da
vicino un’altra
città passata alla storia in circostanze per qualche verso
analoghe:
Stalingrado.


Se
la resistenza irachena dovesse riuscire a tagliare del tutto le linee
di
rifornimento dal Kuwait, già troppo allungate e sotto costante
attacco, le
truppe statunitensi si ritroverebbero in grossi guai. Ha sempre
più ragione chi
vede questo conflitto come un secondo Vietnam, dato che anche le
tattiche
militari sul terreno ne sembrano la fotocopia, sia da una parte che
dall’altra:
gli americani sembrano reagire in preda a riflessi pavloviani, senza
alcuna
memoria storica di quanto accadde in quel lontano paese. La resistenza
irachena, d’altro canto, sembra aver fatto tesoro delle esperienze e
delle tattiche
del generale Vo Nguyen Giap, considerato un eroe di guerra in tutta
l’Asia,
colui che sconfisse i francesi cacciandoli dal Vietnam, e in seguito
concesse
un quasi impossibile bis facendo esattamente la stessa cosa agli
americani,
venti anni più tardi.


A
rigor di logica, Giap dovrebbe essere il più famoso generale del
mondo, giacché
tradizionalmente sono i vincitori a scrivere la storia. Sfortunatamente
ciò fu
impossibile per il Vietnam, che non aveva alcun controllo su
istituzioni
accademiche e mezzi d’informazione occidentali. Nel corso degli anni
che
seguirono, gli studiosi e gli inviati occidentali cercarono
costantemente di
sminuire la statura del generale Giap, forse nella futile speranza che
questo
avrebbe cancellato i suoi straordinari successi, e dunque smesso di
perseguitarli con ricorrenti incubi di continue ed aspre
sconfitte, la
più famosa e cocente delle quali avvenne presso Diên
Biên Phu, al confine col
Laos.

Joe
Vialls fa un interessante raffronto tra il Vietnam del 1954 e l’Iraq
del 2004.
Nella prima fase della campagna vietnamita, i francesi furono indotti a
muovere
un gran numero di truppe combattenti al fronte, nella città in
gran parte
deserta di Diên Biên Phu, che non aveva valore militare, e,
fattore cruciale,
era situata 600 miglia a nord dei depositi di rifornimenti, a Saigon.
Nella
prima fase della campagna irachena, gli Americani sono stati indotti a
muovere
un gran numero di truppe combattenti al fronte, nella città in
gran parte
deserta di Fallujah, che non ha valore militare, e, fattore egualmente
cruciale, è situata 450 miglia a nord dei depositi di
rifornimento, a Kuwait
City. In entrambi i casi, ogni singolo miglio tra la città e i
magazzini dei
rifornimenti è terra di nessuno, coi convogli di terra esposti
al rischio
estremo d’imboscata e distruzione. La nuda cronaca, per chi sappia
leggere tra
le righe, sembra confermare lo sviluppo di questo scenario, mentre
emergono
sempre nuovi particolari in relazione a quello dell’11 settembre.
Adesso è
saltato fuori che sin dal 1989 si stava progettando di demolire e
ricostruire
le due torri gemelle,
al costo di 5,6 miliardi di dollari, in quanto
entrambi
gli edifici erano affetti da un grave problema strutturale equiparabile
all’osteoporosi, dovuto ad una corrosione di tipo galvanico tra i
pannelli
esterni in alluminio del WTC
e l’infrastruttura in acciaio della
costruzione,
la quale pertanto si stava indebolendo sempre di più. Per farla
breve, il
“ciclo vitale” dell’edificio, calcolato in 200 o 300 anni, in
realtà si è
dimostrato assai più vicino alla trentina. Nel 1989, durante un
incontro col
gruppo di architetti, cui erano stati sequestrati archivi, progetti,
piante,
disegni e specifiche, fu detto loro che il progetto da 5,6 miliardi di
dollari
per demolire e ricostruire le due torri era stato cancellato, e che
entro 10-12
anni sarebbero state fatte saltare per ripartire da zero. Che
coincidenza…

Comunque
sia Larry
Silverstein
, il finanziere che poche settimane prima degli
eventi
aveva preso in leasing il complesso del WTC e aveva stipulato un
ricco
contratto di copertura con un gruppo di 24 compagnie di assicurazioni,
si è
visto riconoscere da un tribunale federale il doppio del premio
previsto,
quindi 7 miliardi di dollari invece di 3,5, in quanto ai fini
strettamente
assicurativi gli eventi terroristici sono stati due, ovvero due aerei
hanno
colpito separatamente le due
torri
. Come si dice, piove sempre sul
bagnato…

Per
concludere, eccovi la copertina del Time
che in molti auspicavano di
vedere,
quella col detenuto dell’anno:


Quest’anno,
comunque, il natale ha riservato sorprese un po’ a tutti…

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