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La terza guerra mondiale sarà cibernetica

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Immagine sopra: © flickr.com/ Brian Klug
 

Negli Usa è scoppiato un nuovo scandalo pre-elettorale: degli hackers ignoti, ma presumibilmente russi, hanno cercato di forzare la posta di Hillary Clinton. Tuttavia non è chiaro se siano riusciti a rubare delle informazioni e se abbiano agito dalla Russia – e difficilmente si riuscirà a stabilirlo.

Ad un primo impatto sembra che gli USA non abbiano problemi di difesa cibernetica. Eppure, l'America, leader nel campo dell'alta tecnologia, ha almeno tre nemici nello spazio virtuale. Il primo è da tempo noto ed è la Cina.

Per lungo tempo gli Stati Uniti hanno sottovalutato la minaccia da parte di Pechino, il che gli è costato caro: nel mese di agosto 2015 hacker cinesi hanno fatto irruzione nella rete dell'Ufficio del Personale dell'amministrazione statunitense. Nelle mani dei cinesi sono finiti dati relativi a 14 milioni di persone immagazzinati nel corso degli ultimi 25 anni di lavoro per il governo degli Stati Uniti, comprese le informazioni sugli agenti americani di influenza nei governi stranieri.
 

Il nemico numero 2 degli Stati Uniti sono la Russia. Non da ultimo a causa del fatto che, a differenza della Cina, dove gli hacker spesso indossano l'uniforme, in Russia molti lavorano guidati dal loro ideale e di propria iniziativa. Nonostante tutti gli sforzi, gli esperti americani ed europei in materia di sicurezza informatica non sono riusciti a trovare una prova tangibile che dietro gli hacker russi ci sia il Cremlino.

Analizzando il potente cyber-attacco condotto contro la Georgia durante la guerra del 2008, si è scoperto che i computer coinvolti si trovavano non solo in Russia, ma in quasi tutto lo spazio post-sovietico, inclusi i paesi baltici. Non è stato possibile trovare le prove anche nel mese di ottobre 2014, quando la società iSight disse che degli hacker russi, sfruttando uno dei bug di Windows, hanno rubato per lungo tempo informazioni dai computer della NATO e dell'UE.
 

Il terzo cybernemico degli USA è l'Iran. Nel 2006 gli USA e Israele crearono un virus attraverso il quale fu possibile complicare il funzionamento della fabbrica iraniana per arricchire l'Uranio a Netenze. Come risultato il programma nucleare iraniano venne ributtato indietro di due anni.

Gli iraniani non rimasero a guardare: negli anni successivi gli USA furono investiti da un'ondata di cyberattacchi, il più letale dei quali fu la cosidetta operazione Newscaster. In essa degli Hacker iraniani crearono molti falsi profili sui social network, apparentemente di proprietà di giornalisti indipendenti provenienti da paesi occidentali, con tanto di nomi e biografie. Dopo di che, sono entrati in confidenza con numerosi funzionari analisti e militari americani, britannici, israeliani e sauditi e poi nel corso delle conversazioni con loro, con l'aiuto di file infetti, hanno rubato le password necessarie per accedere a informazioni preziose.
Di anno in anno il teatro di guerra si fa sempre più virtuale e meno reale. Soprattutto quei paesi che non dispongono di un esercito potente si lanciano con azzardo sul terreno del conflitto digitale. Parallelamente le grandi potenze mondiali da tempo "giocano" tra di loro a questa guerra invisibile, dove sono in ballo tecnologie che costano milioni di dollari e la reputazione di politici promettenti.

Fonte della traduzione in lingua italiana: Sputnik News
Fonte della traduzione in lingua inglese: What they Say About USA
Fonte in lingua originale (russa): Lenta.ru

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