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LA TRAPPOLA NEL CYBERSPAZIO di Roberto Di Cosmo

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Questo articolo è stato scritto
probabilmente nel 1999, però lo trovo
estremamente interessante ed attuale. In realtà, quando si parla
di
informatica, già dopo qualche mese si rischia di essere obsoleti
ma in
questo caso non è così. Purtroppo non è
così!


Ne capisco parecchio di
informatica e vi garantisco che un’attenta
lettura vi aiuterà molto nel comprendere la quotidiana
allucinazione
che viviamo "grazie" al "progresso" tecnologico dell’informatica. La
lettura è vivamente
sconsigliata a coloro che preferiscono rimanere nel Matrix. A voi la
scelta della pillola.


Nikola Duper






Durante le vacanze di
Natale, sono rimasto colpito una volta di più dall’infatuazione
crescente dei media per quest’oscuro oggetto del desiderio che si
nasconde dietro i termini ”calcolatore”, ”multimedia”, ”Web”,
”Internet” e loro derivati.


A credere a questi media ed ad un buon numero di esperti improvvisati,
non ci si può ritenere cittadini a pieno titolo senza possedere
il
materiale informatico nuovo fiammante (e per niente economico) che
permette di accedere al paradiso incantato del ”cyberspazio”.


Difficile poi non notare lo strano ed onnipresente amalgama che ci
spinge a pensare che il solo tipo di calcolatore esistente sia il PC, a
condizione, beninteso, che sia equipaggiato di un processore Intel, e
che su questo PC ci sia un solo programma indispensabile, Windows
prodotto da Microsoft [+].


È ancora più sorprendente che questo fenomeno di
servilismo
intellettuale di fronte ai due giganti americani giunga al massimo
proprio nel momento in cui gli Stati Uniti sembrano svegliarsi dal
lungo sonno che ha permesso a questi giganti di conquistarsi una
posizione di monopolio praticamente assoluto distruggendo sul loro
cammino un numero impressionante di imprese i cui prodotti erano di
qualità ben superiore (tutto questo è ben documentato in
numerose opere
disponibili negli USA che non sono state, per quanto è a mia
conoscenza, tradotte in francese, come [1, 2, 3]).


Penso ad esempio alla campagna lanciata da Ralph Nader (ben noto
difensore dei consumatori che è riuscito a fare ritirare dal
commercio
una vettura non sicura prodotta dalla General Motors) ed al processo
intrapreso dal DoJ (Department of Justice, una istituzione federale) e
tuttora in corso contro Microsoft. Penso soprattutto alla sorprendente
reazione del pubblico americano ai sondaggi su Internet: una
schiacciante maggioranza sostiene il DoJ, e ciò benché il
sondaggio sia
stato realizzato da aziende come la CNN che nei loro articoli sono
risolutamente pro-Microsoft (sondaggi della CNN [4], e anche di Zdnet
[5], che ha bloccato arbitrariamente il sondaggio ad una certa data e
non l’ha reso pubblico che in seguito a numerose lettere di protesta).


Il nostro pubblico, invece, è ben lontano dal risveglio: cullato
dalla
voce suadente del conformismo ambiente, si addormenta sempre più
profondamente tra le braccia di Microsoft. Sogna di un mondo felice in
cui un grande filantropo distribuisce a tutti gli studenti di Francia e
del mondo intero copie gratuite di Windows 95, con il solo scopo di
aiutarli a recuperare il loro ritardo tecnologico; sorride pensando
agli schermi blu pieni di messaggi rassicuranti che spiegano come un
programma abbia provocato l’eccezione tale nel modulo talaltro, non per
un errore di Windows, ben inteso, ma per colpa del programma; dorme
felice senza domandarsi come mai un calcolatore ben più potente
di
quello che è servito ad inviare degli uomini sulla luna, ed a
riportarli indietro vivi, non sia in grado di trattare correttamente un
documento di un centinaio di pagine quando questo è impaginato
con quel
Microsoft Office che ha fatto la gioia di tutti i nostri commentatori.




Armadi a cassetti e lavaggio dei cervelli


Ho avuto parecchie occasioni di toccare con mano la profondità
di
questo sonno ipnotico, ma la più esilarante è certamente
quella che si
è presentata durante un viaggio in Pendolino qualche tempo fa. I
computer portatili (questi embrioni di computer che costano quanto una
piccola utilitaria, che si possono trasportare in una valigetta e che
servono soprattutto a giocare al Solitario) proliferano ormai
pressappoco quanto i telefoni cellulari, soprattutto su treni ed aerei.
Ebbene, durante uno dei miei viaggi mi sono ritrovato a fianco di un
gentilissimo signore, giovane e dinamico funzionario d’impresa, che si
apprestava ad eseguire sulla sua macchina il famigerato (vedremo presto
perché) programma DeFrag. Questo programma mostra una bella
matrice
riempita di piccoli quadrati di tanti colori che si muovono in tutte le
direzioni mentre il disco lavora intensamente e rumorosamente.


Non ho potuto resistere alla tentazione (questo signore non me ne
vorrà
troppo, spero, se si riconosce in questo articolo): dopo essermi
complimentato per il suo bel portatile, gli ho chiesto, fingendo la
più
grande ignoranza, che cosa fosse quel bellissimo programma che io non
avevo sul mio portatile. Con un’aria di superiorità mista a
compassione
("il poveretto non ha il mio superbo programma") mi ha risposto che si
trattava di uno strumento essenziale che bisogna lanciare di tanto in
tanto per "fare andare la macchina più veloce", "deframmentando
il
disco". Ha proseguito ripetendomi a memoria gli argomenti che si
ritrovano nei manuali Windows: più si utilizza il disco,
più questo si
"frammenta", e più il disco è frammentato più la
macchina è lenta, ed è
per questo motivo che egli fa coscienziosamente girare DeFrag ogni
volta che può.


A questo punto ho tirato fuori il mio computer portatile, che non
utilizza Windows ma GNU/Linux (una versione libera gratuita e molto
efficace di Unix sviluppata grazie agli sforzi congiunti di migliaia di
persone su Internet), e gli ho detto, con un’aria molto stupita, che
tutto quello che mi aveva detto mi sorprendeva enormemente: sul mio
portatile il disco è molto poco frammentato e più si
utilizza, meno si
frammenta. Il nostro funzionario, un po’ meno a suo agio, ha ribattuto
che il suo portatile utilizzava l’ultima versione di Windows 95,
prodotto dalla più grande azienda di software al mondo, e che
dovevo
ben sbagliarmi da qualche parte.


A questo punto, ho cercato di fargli dimenticare per un istante la
propaganda che l’aveva intossicato fino ad allora spiegandogli
semplicemente il problema della deframmentazione: quello che segue
è un
breve riassunto di una piacevole conversazione che è durata una
buona
mezzora. Voi sapete probabilmente che i vostri dati sono conservati in
archivi, ormai universalmente chiamati "file", memorizzati sul disco
rigido del calcolatore. Questo disco rigido è come un gigantesco
armadio a cassetti: ogni cassetto ha la stessa capienza (di solito 512
byte[+]) e ciascun disco contiene, ai giorni nostri, alcuni milioni di
cassetti. Se i dati che vi interessano sono sistemati in cassetti
contigui, vi si può accedere più rapidamente che se sono
sparpagliati
(si dice allora frammentati) un po’ dappertutto all’interno
dell’armadio. Non c’è nulla di strano, in questo, ci succede
ogni
giorno quando dobbiamo trovare un paio di calzini: si fa prima se sono
tutti e due nello stesso cassetto. Siamo dunque d’accordo che è
meglio
un armadio ben ordinato che un armadio nel caos. Adesso il problema
è
di sapere come fare per mantenere l’armadio ben ordinato quando lo
utilizziamo.


Immaginiamo un ministero che conserva i suoi dossiers in un enorme
armadio con milioni di cassetti: per le stesse ragioni che si dicevano
prima, sarà meglio che i documenti riguardanti uno stesso
dossier si
trovino, per quanto possibile, ordinati in cassetti contigui. Ora voi
dovete assumere una segretaria e vi si presentano due candidate dalle
abitudini molto diverse fra loro: la prima, quando un dossier va
eliminato si limita a vuotare i cassetti, e quando un nuovo dossier
arriva lo separa in piccoli fascicoli della misura di un cassetto e
sistema ogni fascicolo a caso nel primo cassetto vuoto che trova
nell’armadio. Quando le fate notare che così è molto
difficile
ritrovare subito tutti i documenti di uno stesso dossier, risponde che
in effetti lei prevede di ingaggiare una dozzina di ragazzi che ogni
fine settimana vengano per rimettere tutto in ordine. La seconda
segretaria, invece, conserva sulla sua scrivania una lista dei cassetti
vuoti contigui, e aggiorna la lista tutte le volte che una pratica
viene chiusa e viene tolta dai cassetti; quando un nuovo dossier
arriva, cerca nella sua lista una serie di cassetti vuoti contigui di
capacità sufficiente ed è lì che mette il nuovo
dossier. Così facendo,
anche se c’è molto movimento, l’armadio rimarrà sempre
ben ordinato.
Non c’è dubbio che è la seconda segretaria che bisogna
assumere, e il
nostro giovane funzionario fin qui è d’accordissimo.


A quel punto, fu facile fargli osservare che Windows 95 si comportava
come la prima segretaria, ed aveva bisogno dei ragazzi che riordinano
l’armadio (il programma DeFrag), mentre GNU/Linux, comportandosi come
la segretaria brava, non ne aveva alcun bisogno. All’arrivo in
stazione, il nostro gentile signore non era per niente contento: gli
avevano insegnato che DeFrag "fa andare più veloce la macchina",
mentre
avevamo visto insieme che è piuttosto Windows che la rallenta!


In effetti, il problema della gestione efficace dei dischi è
molto
vecchio ed è da tempo che si sa bene come trattarlo (la prova
è che
Unix è molto più vecchio di Microsoft, ed ha la buona
segretaria dal
1984!). E c’è ben peggio di DeFrag: purtroppo non c’è
tempo per
raccontarvi qui tutti gli aneddoti che lo riguardano, ma il programma
ScanDisk, che è fatto per "riparare" i dischi, vi propone scelte
incomprensibili il cui risultato è, troppo spesso, la
distruzione pura
e semplice della struttura del file system, mentre, prima del suo
passaggio, i dati erano ancora recuperabili. Non soltanto questo
è
impossibile sotto Unix, a meno di prendere il disco a martellate, ma le
tecniche corrette di gestione vengono insegnate nei corsi di base di
informatica in università da più di un decennio. La
semplice esistenza
di un programma come DeFrag o peggio, i misfatti di ScanDisk in Window
95 dovrebbero essere sufficienti a ogni responsabile informatico
intelligente per radiare Microsoft dalla lista dei suoi fornitori. E
tuttavia, prova dell’efficacia del lavaggio dei cervelli, e della
profondità del sonno nel quale siamo sprofondati, si è,
al contrario,
pronti in Francia a trasferire tutto il sistema informatico bancario su
prodotti Microsoft ed a scegliere tali prodotti per l’educazione dei
nostri figli.


Il fatto è che la potenza della macchina commerciale di certe
aziende
riesce a realizzare una tale distorsione della realtà che si
arriva a
credere fermamente che gli errori più gravi di certi programmi
sono al
contrario delle qualità indispensabili (d’altronde, nel mondo
informatico è da tempo che si impiega a tale proposito il detto
”It’s
not a bug, it’s a feature!” (”Non è un errore, è una
funzionalità”)). Ma è anche vero che gli specialisti che
hanno le
conoscenze necessarie per svelare tutti questi imbrogli e mettere in
evidenza gli errori, i pericoli, le manipolazioni, senza rischiare di
essere presi per competitori sconfitti e stizzosi, hanno taciuto per
troppo tempo. Siamo in presenza di un fenomeno assai bizzarro: da una
parte, nessuno scienziato serio ha voglia oggi di pubblicare un
articolo sulla cosiddetta stampa informatica professionale per paura
che la sua reputazione ne venga intaccata per essersi mischiato con dei
ciarlatani. Dall’altra, senza l’appoggio di scienziati seri, la stampa
informatica è diventata, grazie al supporto pubblicitario,
un’eco ben
poco edificante dei costruttori, dunque ancora più ciarlatana, e
dunque
ancor meno frequentabile per degli esperti seri.




La tassa sull’informazione


Ma il monopolio Wintel (da Windows+Intel, termine ricorrente sulla
stampa americana) che si appresta a costituirsi in Francia e nel mondo
intero ha tali obiettivi, non solo economici, che non ci si può
più
permettere di tacere, sotto nessun pretesto. Non si tratta soltanto di
accettare di vivere con della cattiva tecnologia ignorando che si
potrebbe avere molto di meglio: questo è già accaduto
altre volte, per
esempio con il VHS che ha ucciso Video 2000 e Betamax, che erano
standard ben migliori[+]. Si tratta qui dell’accettazione supina da
parte dei governi europei di una vera e propria tassa sull’informazione
a beneficio esclusivo del monopolio Microsoft-Intel. Sono sicuro che
coloro tra voi che hanno qualche conoscenza di economia vedono
già dove
voglio arrivare: questo monopolio è riuscito da molti anni a
prelevare
una vera tassa monopolista, cioè sfrutta la possibilità
per chi detiene
un monopolio di vendere a prezzi gonfiati esercitando così un
vero e
proprio racket sui consumatori, costretti a comperare da lui. Ancora
più grave è il fatto che la cifra astronomica che questa
tassa
rappresenta esce dallo spazio europeo pressoché a nostra
insaputa e non
soltanto non produce qui alcuna ricchezza, ma al contrario ne
distrugge. (vedere, per esempio, [6] e [7]).


Ma vediamo adesso in dettaglio como si consolida ogni giorno di
più
questo monopolio, senza dimenticare i rischi non direttamente economici
che fa correre alla nostra vita di ogni giorno. Nel caso
dell’informatica, le possibilità offerte alle imprese senza
scrupoli
sono particolarmente impressionanti.


Cercheremo di comprenderle, cominciando innanzitutto da ciò che
non si
traduce necessariamente in comportamenti scorretti o illegali.




Le specificità del software


Per cominciare a capire perché si paga una tassa occulta ogni
volta che
si acquista un PC[+] o dei programmi Windows, bisogna innanzitutto
familiarizzarsi con una caratteristica che distingue l’informatica da
ogni altro campo tecnologico: il costo della duplicazione dei prodotti.
Una volta che un programma è stato realizzato, il che può
costare anche
molto caro, lo si può duplicare su un CD-Rom per pochi soldi o
trasmetterlo per mezzo della rete ad un costo che non cessa di
diminuire e questo in modo totalmente indipendente dalla qualità
e dal
costo di produzione della prima copia.


I soli componenti il cui costo non è infinitesimale sono quelli
che
vengono chiamati il "supporto": le migliaia di pagine del manuale di
carta, le dozzine di dischetti necessari per installare il programma
quando non si dispone di lettore di CD-Rom.


Ma gli editori di programmi, che hanno tutto l’interesse a far
scomparire questo costo fisso, non hanno tardato a porvi rimedio: vi
accorgerete che i PC che si vendono al supermercato sono corredati di
software ma praticamente da nessun manuale se non qualche brevissima
nota esplicativa (sic!). Ci sono, beninteso, dei manuali ”in linea”
come si dice, e cioè non su carta: nessuno vi impedisce di
spendere
parecchie decine di migliaia di lire per stamparlo, se vi garba. Io
stesso ho potuto personalmente constatare che un’azienda giapponese
molto conosciuta di cui non farò il nome vende dei portatili tra
i più
cari del mercato senza nemmeno il CD-Rom che contiene il software:
tutto è installato sull’hard disk, e resta a noi, se vogliamo,
il gran
piacere di comperare i 40 dischetti necessari per fare una copia di
salvataggio, e di passare una giornata a giocare al disk-jockey sulla
macchina. Si può dunque dire che oggi il costo di una copia di
un
programma, così facendo, è praticamente ridotto a zero.


Una seconda caratteristica essenziale è lo status legale del
software:
per delle ragioni, a ben rifletterci, non tanto oscure, il software,
questo prodotto tecnologico tra i più sofisticati, questo
oggetto
complesso, utilizzato da milioni di persone nella loro vita
professionale, incensato come la chiave di volta di una nuova
rivoluzione industriale, gode della stessa immunità di cui
godono le
opere d’arte (d’altra parte, gli industriali del programma si chiamano
"editori").


Per esempio, non c’è alcuna clausola legale ed alcuna
giurisprudenza
che possa garantire che il programma assolverà ad una qualunque
funzione, nemmeno quella per la quale vi è stato presentato.


Questa situazione è ragionevole quando si compra un romanzo o un
quadro
(de gustibus…, dicevano bene i Romani) ma non lo è affatto
quando si
applica al software: ciò si traduce nel fatto che, legalmente,
voi non
potete citare in giudizio Microsoft per mal funzionamento dopo avere
scoperto che Windows 95 non è fatto "a regola d’arte" mentre
potete
citare in giudizio un idraulico o un elettricista che realizzano una
installazione che non è fatta secondo le norme.


Peggio, non c’è alcuna assunzione di responsabilità per i
guasti che il
programma potrebbe produrre.


Di nuovo: è ragionevole che non si possa protestare contro un
cantante
se il suo ultimo CD acquistato da vostro figlio provoca una accesa
discussione familiare nel corso della quale voi rompete un rarissimo
vaso cinese. Ma è assolutamente inaccettabile che siate
totalmente
indifesi se perdete 200Mb di dati commerciali preziosi sul vostro disco
rigido a causa del file system obsoleto di Windows 95 e del suo
orripilante programma ScanDisk, quando potreste molto facilmente
provare in tribunale che le conoscenze tecniche necessarie per
realizzare un prodotto largamente superiore grazie al quale non avreste
perduto i vostri dati sono di dominio pubblico dagli anni 70, e che il
codice stesso che utilizza queste tecniche nella versione AT&T di
Unix è stato acquisito da Microsoft. Però, potete
trascinare in
giudizio il vostro elettricista se vi installa dei fili elettrici negli
zoccoli in legno del vostro appartamento [+].


Infine, una conseguenza molto grave di questa impunità, è
che
l”’editore” del programma non è affatto tenuto, dal punto di
vista
legale, a correggere gli errori riconosciuti e documentati, nemmeno nel
caso non tanto infrequente in cui questi errori siano volontari. In
altre parole, l”’editore” del programma è libero di vendervi
ciò che
gli pare, o meglio, ciò che il suo dipartimento pubblicitario
riesce a
farvi comperare, senza alcun obbligo riguardo ai risultati, e senza che
voi abbiate il minimo ricorso, anche nel caso di malafede manifesta.
Meglio, può succedere che vi si faccia pagare caro quanto il
prodotto
originale gli ”aggiornamenti”, che non sono, in realtà, che
correzioni di errori.


Per di più, da queste sorprendenti specificità
giuridiche,
probabilmente giustificate quando i programmi erano scritti da un
ingegnere squattrinato nel suo garage, ed assolutamente aberranti oggi
che ci si ritrova con delle multinazionali del software dalle finanze
colossali, non possono trarre profitto tutti gli editori di software,
ma soltanto i più potenti: in effetti, una grande impresa
può e deve
obbligare il responsabile dei servizi informatici a stipulare un
contratto che comporta degli obblighi di risultati e delle clausole di
garanzia, ma, ahinoi, questo non è alla portata del consumatore,

della maggior parte delle aziende, quando l’editore in questione ha la
possibilità di ricomperare o distruggere la vostra azienda nel
giro di
qualche settimana.


Sono sicuro che, come il nostro giovane quadro dinamico, cominciate in
questo momento a sentirvi meno a vostro agio: il cyberspazio da fiaba
comincia a mostrare degli aspetti poco gradevoli, e questa meravigliosa
azienda filantropica che ci viene presentata ogni giorno come il summum
della tecnologia informatica e del successo del libero mercato comincia
a somigliare meno del solito ad un filantropo.


Purtroppo, non si è a questo punto che all’inizio della nostra
esplorazione del versante oscuro del pianeta Microsoft, ed il meglio
deve ancora venire.




I costruttori presi in trappola


Bisogna sapere che la posizione di monopolio di Microsoft gli permette
ancora di sbarazzarsi facilmente degli altri costi di
commercializzazione del software: l’assistenza tecnica e la
distribuzione.


Per la prima, si può immaginare che anche se l’editore non
è legalmente
tenuto ad aiutarvi nell’installazione del suo software, sarà
comunque
tenuto a farlo per non perdere il mercato. Non inquietatevi, Microsoft
ha la soluzione: è sufficiente guardare cosa c’é scritto
nella licenza
di Windows 95, di cui riproduco qui un estratto.




6. ASSISTENZA PRODOTTO. Né Microsoft Corporation, né le
sue


filiali informatiche forniscono un’assistenza per il PROGRAMMA. Per
l’assistenza, vogliate contattare il numero d’assistenza del
fabbricante del computer fornito nella documentazione del COMPUTER.




Astuto, non vi pare? Si scarica tutto sul costruttore del computer il
quale non ha alcuna reale responsabilità per DeFrag, schermi blu
e
derivati, ma ne pagherà finanziariamente le conseguenze (e ne so
qualche cosa, vista la quantità di volte in cui ho tentato
inutilmente
di avere il servizio d’assistenza telefonica per l’installazione di
Windows sempre per il portatile della marca giapponese di cui non ho
più sopra fatto il nome, e che tacerò anche adesso). Se
Windows 95 non
fosse in posizione di monopolio, i fabbricanti di computer non si
sottometterebbero di certo a queste condizioni.


Per ciò che riguarda la distribuzione del programma, succede la
stessa
cosa. Sono ancora i costruttori, gli assemblatori ed i rivenditori che
devono pagare: essi devono ”preinstallare” Windows 95 sulla vostra
macchina. Ma si è già trovato di meglio: la distribuzione
attraverso
Internet del programma senza alcun supporto materiale. Questo, è
un
colpo di genio: voi pagate per un programma che scaricate a vostre
spese (e a che prezzo, vista la dimensione di un Microsoft Office di
oggi), riducendo effettivamente il costo totale di copia e di
distribuzione per l”’editore” a esattamente zero franchi e zero
centesimi. Vi domandate perché un certo Presidente di un certo
Paese
d’oltre Atlantico ha fermamente suggerito di detassare completamente il
commercio elettronico? Ebbene, avete qui un elemento di risposta!


Dunque, riassumiamo: se oggi ci si chiama Microsoft, e soltanto se ci
si chiama Microsoft, si può vendere più o meno qualunque
cosa senza
obbligo di garantire alcun risultato e senza timore di rivalsa, a costo
unitario nullo, ad un prezzo pubblico che non diminuisce mai[+] e che
si traduce in puro profitto[+].


Rimane da capire perché non soltanto il grande pubblico, che non
conosce nulla dei calcolatori, ma anche le grandi aziende, gli Stati, i
media, che dispongono di servizi informatici altamente qualificati, non
utilizzano la loro libertà di scegliere prodotti diversi da
quelli
imposti da Microsoft. Per rispondere a questa domanda, non basta
prendersela con i ciarlatani della stampa cosiddetta specializzata,
anche se, evidentemente, hanno la loro parte di responsabilità.
Bisognerà lanciarsi in una esplorazione più approfondita
della faccia
nascosta di questo gigante, per cominciare a scoprire certe dubbie
pratiche che sovente sfiorano l’illegalità, e che con mio grande
disappunto non trovo commentate da nessuna parte nel panorama mediatico
francese, se non su qualche piccola ed effimera fanzina satirica che
non costituisce certo la lettura preferita dei responsabili informatici
delle grandi imprese ed amministrazioni[+].




Il paese dei tecno cretini…


Per rendere la cosa più chiara, dimentichiamo per un momento i
calcolatori, i programmi e compagnia: siamo stati condizionati a
pensare a queste cose come necessarie, ma difficili; siamo stati
abituati, cioè, a rinunciare a formarci un’opinione personale
perché,
ci viene detto, è troppo complesso, e dobbiamo limitarci a
seguire le
scelte operate da sedicenti esperti (d’altronde, sulla rivista
americana Byte, che ha una larga diffusione, c’è anche un logo
"Byte,
because the expert


decide" "Byte, perché decidono gli esperti ").


Lasciamo un momento questi esperti ai loro intrallazzi per andare a
vedere che cosa succede nel mondo parallelo dei TecnoCretini in cui
un’azienda, chiamiamola MacroPresse, ottiene a poco a poco il controllo
assoluto di tutte le tipografie del pianeta.


Quest’azienda non controlla direttamente i giornali, ma è lei
che li
stampa con dei caratteri MacroStampa, di cui è la sola
proprietaria. Un
bel giorno, dopo una grande campagna pubblicitaria che tesse le lodi di
un nuovo insieme di caratteri che permetterà di ottenere dei
giornali
più moderni, essa comincia a stampare tutto con dei caratteri
klingoniani (l’alfabeto dei Klingon nella famosa serie di fantascienza
Star Trek) di modo che nessuno riesce più a leggere i nuovi
libri o
giornali senza ricorrere alla Lente MacroStampa, disponibile alla
vendita in tutte le edicole, in cui è distribuita a spese degli
editori
di giornali. Il pubblico, affascinato dalla meravigliosa novità
tecnologica, si adatta e compera la Lente.


Incoraggiata dal successo di questa iniziativa, MacroStampa comincia a
cambiare i caratteri periodicamente, ogni anno, poi ogni sei mesi: la
vecchia Lente non riesce a leggere i nuovi giornali, e quindi occorre
rinnovarla a caro prezzo ogni due o tre mesi. Un concorrente di
MacroStampa vede lì un’occasione d’oro: produrre una Minilente
molto
meno cara di quella della MacroStampa e venderla nelle edicole. Ma le
edicole hanno un contratto in esclusiva con MacroStampa, e rifiutano di
distribuirla. Peggio, MacroStampa cita in giudizio il concorrente,
colpevole d’avere analizzato i caratteri klingoniani per costruire una
MiniLente, in violazione del copyright di MacroStampa, e vince.




…non è cosí lontano


Ma che idioti, direte voi, qui nessuno si lascerebbe menare per il naso
fino a questo punto. Ebbene, sappiate che il mondo dei TecnoCretini non
è poi così lontano: due anni fa, ho voluto presentare
alla Unione
Europea una domanda di finanziamento per la visita di un ricercatore
inglese nel nostro laboratorio. Perciò, cerco di ottenere un
formulario, e mi viene detto che il modo più semplice di
procedere
consiste nello scaricarlo dal server www.cordis.lu della
Comunità
Europea, visto che il tempo per ricevere la copia cartacea non è
indifferente. Trovo così un documento che chiameremo
qualcosa.doc e che
è scritto con Microsoft Word per Windows versione qualchecosa.
Cioè in
Klingoniano. Nessun problema, mi dico, ci sarà pure qualche
MacIntosh
in laboratorio con la Lente MicrosoftWord versione 6.0. È della
stessa
azienda, e più recente, dunque sarà bene in grado di
leggerlo. Questa
frase fu pronunciata verso le 10 del mattino. Con mia grande sorpresa,
Microsoft Word su MacIntosh, dopo una dozzina di minuti di
”conversione”, blocca la macchina, e mi ritrovo obbligato a spegnerla
e a riaccenderla, perdendo il mio lavoro.


Comincia allora un vera e propria battaglia con la Lente, dalla quale
sono uscito vincitore, ma spossato, verso le ore 19.00, con una
versione del formulario compilata, ottenuta stampando una pagina alla
volta con delle manipolazioni complesse di cui vi risparmio i dettagli;
sarà sufficiente dire che avevo una gran voglia di citare in
giudizio
qualcuno, ma senza troppa speranza di spuntarla. E tutto questo per che
cosa? Per un formulario estremamente semplice con dei campi Nome,
Cognome etc. che si sarebbe potuto preparare molto facilmente con un
formato libero come l’HTML utilizzato sul Web dal 1991. E in due anni,
www.cordis.lu non ha cambiato nulla: il sito è molto più
carino, ma i
formulari e le documentazioni che contengono un genere di informazione
che dovrebbe essere libera e gratuita, e che è di importanza
vitale,
sono ancora presentati soltanto in documenti dal formato proprietario,
tipicamente Microsoft e, incredibile ma vero, compatibili soltanto con
i prodotti Microsoft per PC.


Per questa ragione, il nostro laboratorio acquisterà un grosso
PC con
Windows 95 e Office (che non avrebbe, altrimenti, preso in alcuna
considerazione), e questo soltanto per poter leggere i documenti della
CEE. La Lente Klingoniana avanza.


Inoltre, come per la Lente, il formato dei file cambia di versione in
versione, in maniera tale che Word 5.0 non può leggere i file
Word 7.0,
e, peggio, il Word 6.0 sul Mac legge male Word per Windows. Si è
decisamente in trappola! Non basta comperare Microsoft Word una volta,
bisogna pagarlo di nuovo ad ogni versione, giusto per potere continuare
a leggere i files nuovi degli altri, e se per caso si è
comperato un
prodotto complementare per la versione 5.0, per esempio un dizionario
in spagnolo, bisognerà comperarlo di nuovo nella nuova versione
,
poiché quella vecchia è ”incompatibile”, anche se lo
spagnolo, nel
frattempo, non è cambiato. Notate che si tratta di un vero e
proprio
sequestro della vostra informazione: una volta che i dati sono stati
trattati con Word o Money, non c’è modo, se non volete
più comperare
prodotti Microsoft, di recuperare tutto il lavoro che avete fatto per
trasferirlo su un altro programma. Sono stati molto attenti a non
fornirci dei convertitori efficaci verso altri formati, e per giunta si
è cercato di far passare delle leggi che vietano di utilizzare
il
formato del file proprietario, e addirittura di analizzarlo, in modo
che un’azienda che venda una MiniLente per fare una conversione
sarà
colpevole di violazione del Copyright[+]. Ma si tratta di convertire i
nostri dati!


Siamo in pieno TecnoCretinismo!




Pratiche scorrette


Riassumendo, la tecnica è semplice: da un lato, si intrappolano
i
consumatori sequestrando le loro preziose informazioni in un formato
proprietario in costante rinnovamento che li obbliga a comperare ogni
sei mesi o ogni anno un aggiornamento di tutte le loro applicazioni
solo per potere continuare a leggere i loro propri dati o accedere ad
informazioni che non avrebbero alcun bisogno di essere presentati sotto
questo formato proprietario. Dall’altro lato, si intrappolano i
concorrenti: non si dà loro la documentazione e si introducono
variazioni arbitrarie il cui solo scopo consiste nel non permettere ai
prodotti che essi sviluppano di funzionare correttamente. Meglio
ancora, se i concorrenti arrivano a scoprire che una sola di queste
modifiche ha il solo scopo di fare funzionare i loro prodotti meno bene
del prodotto monopolistico equivalente, vengono condannati per aver
fatto del ”reverse engineering” (ingegneria al contrario,
l’equivalente informatico dello smontare il motore della Twingo per
vedere come è fatto).[+]


Quest’ultima tecnica è particolarmente efficace se l’editore del
programma detiene allo stesso tempo il sistema operativo (Windows 95) e
le applicazioni (MS Word, Excel, etc.): in quel caso, è
perfettamente
possibile, tecnicamente, modificare il sistema per rendere instabili o
inutilizzabili i prodotti concorrenti, migliorando le prestazioni dei
propri prodotti.


Questo è stato fatto con Windows NT Workstation: si limita
artificialmente a 10 gli accessi simultanei alla macchina, il che rende
inutilizzabile un server Web Netscape su NT Workstation (vedere
[13] e [14]). Bisogna allora comperare il molto più caro
NT
Server che è già stato equipaggiato con un server
Microsoft
ufficialmente offerto per zero franchi, la qual cosa mette Netscape
fuori gioco (se poi vi dico che le parti non “gratuite” di NT
Workstation e NT Server sono esattamente le stesse, a meno di qualche
riga di codice, come documentato in [15] e [16], capirete
la machiavellica semplicità della manovra di Microsoft!)


Il risultato puro e semplice di queste dubbie pratiche è uno
solo:
obbligarvi a scegliere prodotti Microsoft. Ciò permette, con la
riduzione a zero dei costi e dei rischi che abbiamo visto più
sopra, di
stabilire una vera e propria tassa sull’informazione di cui Microsoft
è
solo ed unico beneficiario.


Dopotutto, se Bill Gates è stato ricevuto con gli onori degni di
un
capo di stato all’Eliseo, dev’essere proprio perché si tratta
della
versione cyber di un esattore delle tasse. Una tassa che non ha nulla
di virtuale: cifre enormi escono dalla Comunità europea ogni
anno in
contropartita di prodotti di cattiva qualità che ci rendono
sempre più
dipendenti dalla cattiva tecnologia d’oltre Atlantico, e che vengono
distribuiti in Europa a prezzi esorbitanti molto superiori ai prezzi
americani o canadesi. Non vi lasciate prendere dal gioco di coloro che
vi dicono che i programmi in Europa sono più cari perché
bisogna
tradurli, per esempio in francese: se visitate il sito Web di
Microsoft, apprenderete che considerano ”illegale” (sic!) acquistare
i loro programmi in versione francese in Canada, in cui sono molto meno
cari che qui, e di utilizzarli in Francia [17]. E il ”libero”
mercato? Ci mungono come delle mucche, e la passività dei
governi
europei, che comincia ad assomigliare un po’ troppo alla cooperazione
attiva se si pensa a http://www.cordis.lu, di fronte a questa vera e
propria spoliazione è assolutamente inspiegabile.




Aggirare la legge


E arriviamo infine agli atti propriamente illegali. Cominciamo dalla
”vendita vincolata”, che è vietata in Europa (vedere
l’articolo 85 e
soprattutto 86 del trattato, e le loro applicazioni nei molto
dettagliati [18]). Si vuole dire, lì, che è vietato ad
ogni venditore
obbligarvi a comperare assieme al prodotto che vi interessa un altro
prodotto che voi non volete. Ciò non impedisce di vendere in un
supermercato dei ”lotti” assortiti, ma in questo caso dovete comunque
essere liberi di acquistare separatamente i componenti del lotto, se
questo è il vostro desiderio, senza sovrapprezzo. Tuttavia, da
molto
tempo i più grandi assemblatori di calcolatori PC non vi
permettono di
acquistare un calcolatore senza comperare anche il sistema operativo
Microsoft (Windows 95 o NT adesso, DOS o Windows 3 prima). Ve ne potete
convincere personalmente andando, per esempio, a visitare i siti di
Dell e Gateway: voi potete ”costruire il vostro calcolatore”, vi si
dice, ma non potete separare il materiale dalla Lente Microsoft. Eppure
i componenti elettronici (l”’hardware”) e i programmi (il
”software”) sono prodotti molto diversi, anche se cercano in ogni
modo di tenercelo nascosto[+]. Peggio, non potete conoscere il prezzo
del programma (in effetti, questi prezzi sono spesso molto inferiori al
prezzo di mercato, facendo parte di accordi confidenziali, uno dei
quali è stato da poco condannato dalla CEE come pratica
commerciale
illegale).


Perché possiate farvi un’idea precisa dei fini economici,
considerate
il caso di una università in territorio parigino che qualche
mese fa ha
acquistato 15 PC per installarvi GNU/Linux : non si sa quanto il
costruttore paghi Windows 95, ma se si crede a quanto viene detto
in [7], Office PME il cui prezzo pubblico è il doppio di
quello
di Windows 95, viene venduto ai grossi costruttori più o meno a
600 FF,
dunque si può stimare che Windows 95 sia venduto a 300 FF., ed
anche
supponendo che il costruttore non abbia margini sul programma (cosa di
cui dubito, visto che la preinstallazione è un servizio che ha
il suo
costo), questa università è stata obbligata a pagare
15×300 FF, cioè
4500 FF per un prodotto che non voleva. In altre parole, lo Stato
francese ha fatto in questo caso preciso un regalo di 4500 franchi a
Microsoft, un’azienda non europea che non è conosciuta
esattamente come
per essere sull’orlo del fallimento e bisognosa dell’aiuto dello Stato.
Se si estrapola questo caso specifico dagli acquisti realizzati da
tutte le università in Francia che utilizzano GNU/Linux, si
tratta di
milioni di franchi ogni anno[+]; bisognerà bene domandarsi chi
sono i
pirati, in questo caso. Io non riesco a capire le ragioni di un simile
spreco, quando poi ci si dice che le casse sono vuote.


Se cercate bene, ma veramente bene, è possibile, in teoria,
tentare di
farsi rimborsare prendendosela ancora con il povero costruttore di
materiale, ma si tratta di un vero e proprio percorso di guerra.


Nella nostra scuola molti ricercatori e studenti hanno comperato
calcolatori da scrivania o portatili per installarvi GNU/Linux o
NextStep, ma sono stati obbligati a comperare anche Windows 95, senza
riuscire a farsi rimborsare. È lì la fonte più
importante del profitto
di Microsoft, ed è per questo che si può parlare qui di
vera e propria
tassa sui calcolatori: ogni PC acquistato, sono tanti franchi nelle
tasche di Microsoft, che voi lo vogliate o no. È per dieci anni
di
queste pratiche, che hanno fatto la ricchezza dell’azienda e ucciso la
concorrenza, che Microsoft è stata ripresa dalla giustizia
americana ed
europea nel 1995, ma senza alcuna conseguenza finanziaria [19].


Ciò vuol dire che il bottino del furto è rimasto al
ladro, in cambio
dell’impegno di quest’ultimo a non cadere in recidiva. Può
essere a
causa di questa condanna senza conseguenze il fatto che ancora oggi sia
difficile acquistare un PC senza Windows, a meno di ricorrere a dei
piccoli assemblatori: il caso di Dell e Gateway 2000 non è
isolato ed
ogni PC acquistato, è un ”utilizzatore di Windows” in
più nelle
statistiche, anche se la prima cosa che fa questo utilizzatore è
gettare nei rifiuti Windows 95 per installarvi GNU/Linux.




Uno sguardo sul possibile futuro dell’educazione


Ora, che cosa può succedere di peggio se non ci svegliamo dal
nostro
sonno profondo e ci lasciamo spingere nelle trappole dell’industria e
dell’educazione informatizzata da un monopolio privato? Grazie al
famoso "ritardo" francese, è possibile rispondere a questa
domanda:
altri paesi sono in vantaggio di anni, nel bene come nel male, e questo
ci permette di vedere un certo numero di futuri possibili.


Cominciamo dal futuro prossimo: ci basta per questo andare a vedere
molto vicino a noi, in Svizzera.


L’8 ottobre ultimo scorso, il Ministro delle Finanze svizzero ha
annunciato un accordo con Microsoft, il cui risultato sarà la
messa a
disposizione da parte dell’amministrazione, per le scuole medie, di
2.500 calcolatori, e di altrettante licenze di utilizzazione di
prodotti Microsoft da parte del gigante americano, che si offre anche
di formare all’utilizzo dei calcolatori 600 educatori [20] (un regalo
simile è stato fatto all’Africa del Sud). Cioè, ad un
costo inferiore a
quello di una campagna pubblicitaria, il nostro monopolista ha
acquisito il controllo totale dell’informatica nell’educazione
svizzera, e dunque nelle loro aziende quando gli studenti che non
conoscono che Microsoft Office arriveranno sul mercato del lavoro. Non
è in prospettiva un buon affare, per la Svizzera, ma almeno non
hanno
pagato il programma Microsoft.


O, più esattamente, non ancora, perché si potrà
loro domandare di
passare alla cassa come è il caso, in questo momento, del
Giappone. Nel
dicembre scorso, Microsoft ha annunciato la soppressione al Giappone
delle licenze sito (uno schema di contabilizzazione di licenze in una
impresa o una università che permette di pagare i calcolatori in
proporzione all’uso reale e non in relazione al numero dei
calcolatori). Questa decisione imporrà un ulteriore costo
ingiustificato e considerevole, che i Giapponesi dovranno in ogni modo
assumersi, visto che non ci sono più concorrenti cui potersi
rivolgere.


Guardiamo un po’ più lontano nel futuro: l’Università
dello Stato della
California (CSU) sostiene in questo momento la creazione da parte di
Microsoft, GTE, Fujitsu e Hughes Electronics, di una compagnia a
responsabilità limitata, la CETI, che avrà il monopolio
esclusivo del
rinnovo del parco informatico dei 23 Campus universitari della CSU, in
cui si trovano 350.000 tra studenti ed insegnanti. In cambio di un
investimento di un qualche centinaio di milioni di dollari su dieci
anni nell’infrastruttura delle reti, la CSU lascerà la CETI
scegliere i
calcolatori e i programmi supportati sui campus, e viene detto
chiaramente che si tratta di Windows 95 e Windows NT e di Microsoft
Office soltanto. I benefici previsti dalla CETI, oltre l’impatto
sull’educazione di coloro che domani avranno il potere di decidere che
è loro permesso attraverso la creazione di corsi specializzati
di
informatica ”proprietaria”, si aggira attorno a qualche miliardo di
dollari su dieci anni, tenendo conto solo dei profitti derivanti dalla
vendita monopolista del materiale e dei programmi proprietari agli
insegnanti e agli studenti sui campus, che non potranno seguire certi
corsi senza utilizzarli (vedere [21] e la decisione di riesaminare
l’accordo nel [22]).




La posta in gioco: il controllo dell’informazione


Ma gli scopi commerciali (e politici) vanno ben oltre la questione
dell’educazione e della gestione delle imprese: non si parla qui della
semplice vendita di qualche calcolatore o programma, ma del controllo
totale su ogni forma di trasmissione e di trattamento
dell’informazione, nell’educazione, nelle transazioni bancarie, nei
vecchi e nuovi media, fino all’intimità della nostra
corrispondenza
privata. Se un attore qualunque può ottenere una posizione di
monopolio
nella gestione di questa informazione, sarà in una situazione
tale da
poter fare pagare una tassa su ogni operazione informatica (una
percentuale sull’ammontare della transazione elettronica, "vigorish" in
inglese, per esempio) come è ben scritto in una nota interna di
Nathan
Myrhvold, il CTO di Microsoft, che fa parte oggi del dossier del DoJ e
di cui il Wall Street Journal ha reso conto l’anno scorso [23].


Ma potrà anche costringervi a cedergli una parte sempre
più grande
della vostra libertà personale, il che può produrre
benefici ben più
importanti. Riflettete un momento sul fatto che ogni tipo di
informazione è suscettibile d’essere gestito su un calcolatore,
e che è
possibile mantenere una traccia di ogni operazione informatica: sulla
rete, mentre voi guardate le belle immagini seduti davanti al vostro PC
multimediale, si potranno copiare le vostre coordinate bancarie o
costituire e utilizzare a vostra insaputa il vostro profilo personale e
psicologico (questo si fa già da parecchio con i ”cookies” per
i
navigatori Web [24], e certe aziende come la Sidewalk, filiale di
Microsoft, vi obbligano ad accettare questa vera e propria violazione
della vostra vita privata per accedere ai loro servizi [25]. Grazie
alle estensioni proprietarie non sicure come l’ActiveX di Microsoft,
potrete farvi rubare danaro dal vostro conto in banca mentre ”surfate
sul Web”, come è stato incontestabilmente dimostrato da un
gruppo di
informatici di Amburgo alla televisione tedesca e in molte
pubblicazioni cui cui in Francia non è apparsa traccia (vedere
[26] per
i dettagli).


Ed anche se Microsoft non s’incarica direttamente di approfittare delle
lacune di sicurezza del suo sistema, altri potranno farlo al suo posto:
già da adesso, un virus può essere veicolato nei
più comuni documenti
Word, i vostri acquisti su Internet basati su una trasmissione
”sicura” del vostro numero di carta di credito possono essere
catturati dai pirati informatici al prezzo di otto ore di calcolo sulla
macchina di uno studente… C’è di che tremare, se si pensa che
il
Credit Lyonnais [+] ha appena stipulato un accordo con Microsoft per la
gestione dei conti dei clienti attraverso il Web (vedere [27]).


Si può anche ricostruire la traccia dei vostri movimenti, che
è
rilevata ogni giorno a vostra insaputa dalla vostra carta di credito o
il vostro cellulare, come ha rivelato da poco il clamoroso scandalo in
Svizzera o ancora il caso OM-Valenciennes (a questo proposito, sarebbe
bene preoccuparsi della fusione del servizio Microsoft Network con il
servizio Wanadoo di France Telecom).


Per arrivare a questo punto senza correre troppi rischi di esser presi
con le mani nel sacco, bisogna avere il controllo di tutta la catena
tecnologica: il vostro calcolatore deve utilizzare un programma
specifico, capace di carpirvi certe informazioni a vostra insaputa, i
fornitori di accesso ad Internet devono permettere di mantenere una
traccia della durata e del tipo delle connessioni, i siti che
contengono le informazioni che voi cercate devono utilizzare dei
programmi specifici, capaci di conservare traccia di questi documenti e
di identificarvi comunicando con il vostro navigatore. E soprattutto,
è
necessario che tutto questo accada, ogni giorno, a vostra insaputa.
Oggi un informatico mediamente dotato può facilmente scoprire
che un
certo navigatore Web è in grado di rivelare la vostra
identità ad un
server indiscreto: questo perché la comunicazione avviene con
protocolli che sono e devono restare di dominio pubblico per permettere
a programmi prodotti da imprese differenti di cooperare
ragionevolmente. Ma se domani non avremo più che un unico
produttore di
programmi sul mercato, sarà assolutamente possibile che lo
scambio di
informazioni si faccia con modalità molto meno trasparenti e ben
più
difficili da smascherare, sempre in ragione della legge sul reverse
engineering.


Vi rendete conto che qui non si tratta soltanto di scegliere un
programma di trattamento di testo.




Un’oppurtunità per l’Europa e l’occupazione


La mia sorpresa per la passività, o la complicità, dei
nostri media
tocca lì il suo massimo: ci si profonde in elogi sperticati di
imprese
dalle pratiche degne di filibustieri proprio nel momento in cui si
mette in gioco la nostra indipendenza economica. Capisco che negli
Stati Uniti non si guardi troppo da dove vengono i milioni di dollari,
visto che vanno a finire nelle tasche di uno dei loro concittadini (e
pure là ci si comincia ad accorgere che la ricchezza sconfinata
di uno
dei loro cittadini non è necessariamente un buon affare per
tutti gli
altri), ma non mi spiego che si chiudano gli occhi qui, dato che i
soldi escono dalle nostre tasche.


Bisogna dire che l’Unione Europea non è completamente inattiva
in
questo campo, e sembra esserci un’indagine a largo raggio sulle
pratiche dubbie che abbiamo imparato a conoscere [28]. Lo si percepisce
in certi discorsi di membri della DGIV, che vanno nella stessa
direzione dell’indagine lanciata da poco dalla FTC del Giappone. Ma
questo non basta: con la velocità dello sviluppo tecnologico nel
trattamento dell’informazione, quando si arriva al termine di una
inchiesta i danni sono già fatti, e se, come nell’accordo del
1995, e
come alcune indiscrezioni lasciano supporre, non si infliggono delle
pene finanziarie, tutto ciò si riduce a una miserabile beffa.


Ci vorrebbe una politica attiva nel campo dell’informatica e del
trattamento dell’informazione in generale, di cui noi possediamo le
modalità tecniche: non dimentichiamo in effetti che si dispone
in
Europa di competenze spesso molto superiori a quelle che troviamo al di
là dell’Atlantico. Per citare due esempi a caso, uno degli
autori di
NextStep, di cui si dice essere ”il programma più rispettato
del
pianeta”, è francese; e l’Europa è all’avanguardia nello
sviluppo di
quei metodi formali di verifica dei programmi che hanno permesso di
portare a buon fine tanti progetti, l’ultimo dei quali è il
secondo
lancio del missile Ariane 5.


C’è qui una opportunità unica per l’Europa di affrancarsi
d’un colpo
solo dal monopolio tecnologico americano, e di fornire alle nostre
aziende così come alle nostre scuole un enorme vantaggio. Questo
”ritardo” di cui si parla tanto è infatti la nostra migliore
carta
vincente: significa che non siamo ancora irrimediabilmente caduti nelle
trappole verso le quali veniamo spinti.


Non dimentichiamo che ”perdere un treno” non è grave, se
è un treno
che deraglierà. Si può ancora scegliere di fornire alle
nostre aziende
ed ai nostri ragazzi l’accesso a costo minimo ad una informatica
libera, aperta, sicura ed efficace, come fanno un numero crescente di
informatici competenti che scelgono tutte le volte in cui è
possibile
dei programmi liberi che sono gratuiti, aperti, modificabili e molto
superiori ai prodotti trappola preinstallati. E che hanno per di
più il
potenziale di creare dei veri posti di lavoro.




Un’alternativa possibile: i programmi liberi


Quando si tratta di scegliere i sistemi da fornire alle nostre scuole
medie inferiori e superiori per iniziare i ragazzi all’informatica, non
si è obbligati ad attenersi ai loschi regali dei
cybermonopolisti:
piuttosto che un sistema proprietario che molto spesso si pianta, che
cambia continuamente di versione senza ragione ed il cui codice
sorgente non è disponibile, si può scegliere un sistema
libero aperto e
stabile (bisogna sapere che contrariamente al pregiudizio popolare, il
software libero ha avuto ampiamente l’occasione di dar prova di

[29]), che permetterebbe ad ogni giovane di lavorare e di apprendere in
tutta sicurezza e a quei ragazzi pieni di iniziativa e di
curiosità che
si trovano in ogni classe di acquisire una formazione informatica
avanzata ed intelligente. La disponibilità del codice sorgente
permette
infatti non soltanto di aprire il cofano, ma anche, se lo si desidera,
di smontare il motore per vedere com’è fatto.


E quando si tratta di impiantare o rinnovare il sistema informatico di
grandi e piccole imprese, meglio fidarsi di software del quale si
possiede il codice e la documentazione, che è costantemente
verificato
ed aggiornato da una comunità tecnicamente competente e che
può
adattarlo ai propri bisogni ad un costo minimo.


Dei seri studi condotti da alcune imprese informatiche hanno d’altronde
valutato esattamente i vantaggi economici e strategici che una azienda
può ottenere scegliendo delle soluzioni basate su un programma
aperto
piuttosto che su un programma monopolista (vedere per esempio [30] e
[31, 32]) e si possono trovare molti esempi di aziende in Europa che
hanno messo in pratica con successo questa teoria, esportandola poi al
di là dell’Atlantico (vedere per esempio [33] e la lista
[34] in
continua crescita).


Questo è possibile, senza investire un centesimo, grazie al
lavoro
iniziato una quindicina d’anni fa da Richard Stallman e dalla Free
Software Foundation, il cui scopo dichiarato era produrre un sistema
operativo interamente libero come GNU [35]. Questo lavoro è
stato
completato recentemente grazie agli sforzi di migliaia di persone
competenti che, da tutti i paesi del mondo, hanno risposto all’appello
di Linus Torvalds per contribuire insieme, senza scopo di lucro, al
completamento di questo sistema operativo libero, gratuito ed aperto:
una versione di Unix conosciuta con il nome di Linux (vedere per
esempio [36, 37], ma che sarebbe forse più corretto chiamare,
come si
fa in questo articolo, GNU/Linux [38]). Tre idee, libertà,
eguaglianza,
fraternità, che dovrebbero essere care non soltanto ai francesi,
si
trovano al centro della storia di GNU/Linux. Per questo sistema, si
trova ormai di tutto: navigatori Web, un motore Java, degli emulatori
DOS, gli strumenti GNU ed anche dei ”pacchetti” di applicativi per
ufficio. Non ci sono tasse da pagare, per ottenere questi prodotti di
base. La Comunità Europea potrebbe anche dare una piccola spinta
a
questo fenomeno positivo: una somma di qualche decina di milioni di
franchi, cifra irrisoria su scala europea, potrebbe, se ben spesa,
permettere di far avanzare rapidamente progetti come GNUstep [39],
favorire lo sviluppo di GNU/Linux e stabilire una piattaforma aperta e
di qualità per dei pacchetti d’ufficio interoperabili.


La scelta di un sistema aperto e libero può neutralizzare la
tassa
sull’informazione ed anche favorire la creazione di posti di lavoro e
rendere le nostre aziende più competitive: il denaro che non
parte in
fumo attraverso le finestre di Windows può essere destinato
all’attività produttiva e utilizzato per finanziare contratti di
manutenzione con imprese locali di servizi informatici che
adatterebbero il sistema ai bisogni specifici delle aziende. Si
può
creare così un reale spazio di crescita e dei posti di lavoro
qualificato per ingegneri che sarebbero responsabili della
qualità del
loro prodotto, e non solo per gli agenti commerciali mal pagati di oggi
che vendono prodotti sui quali non hanno alcun controllo ed i cui
benefici vanno altrove.


In Francia, posti di lavoro di questo tipo dovranno ad ogni modo essere
creati in un prossimo avvenire per fare funzionare le future reti
informatiche che saranno installate nei licei nel quadro del piano
Internet per tutti: bisogna ad ogni costo evitare di commettere di
nuovo l’errore del ”santone nella scatola”, questa credenza, secondo
cui il manuale di installazione contiene tutta la sapienza necessaria
all’utilizzo di un calcolatore, ha trasformato una quantità
innumerevole di calcolatori Thomson del piano informatico per tutti del
1981 in costosissimi fermacarte.




Per concludere


L’informatica e i calcolatori ci danno la possibilità di
rivoluzionare
il nostro modo di vivere di ogni giorno, ma sta a noi scegliere se
questa rivoluzione deve condurci ad un Medio Evo tecnologico oscuro
dominato da meschini signori feudali che si appropriano della scrittura
e di ogni modalità di comunicazione per riscuotere imposte e
balzelli
tutte le volte che respiriamo, o se si vuole invece arrivare ad un
mondo aperto e moderno, in cui il flusso libero dell’informazione ci
permetterà di trarre vantaggio dalle enormi potenzialità
della
cooperazione senza barriere e della condivisione delle conoscenze.




Ringraziamenti


Questa traduzione in italiano non avrebbe visto la luce senza il grande
aiuto di Gabriella Alú ([email protected]), che mi ha rapidamente
fornito
una prima traduzione, e di Jean-Vincent Loddo
([email protected]), che l’ha riletta e corretta. È
incoraggiante il fatto che questa traduzione dal francese, come le
altre in corso verso altre lingue, è realizzata proprio grazie a
quella
cooperazione senza barriere che solo un sistema informatico mondiale
aperto e moderno può garantire.



Riferimenti

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Making of the Microsoft Empire. – Harperbusiness, 1993. ISBN 0887306292.
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Valley Make Their Millions, Battle Foreign Competition, and Still Can’t
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24. Corr (O. Casey). – Cybersnoops on the loose; web-site surfers
beware: Software ‘cookies’ gathering personal data. The Seattle Times,
8/10/97.
25. http://seattle.sidewalk.com/link/43750. Attention, le texte est
formatté de telle sorte que les conditions se trouvent trop
à droite
sur plein de navigateurs. Faite dérouler la page vers la droite
pour
les lire.
26. ActiveX – Conceptional Failture of Security.
http://www.iks-jena.de/mitarb/lutz/security/activex.en.html.
27. http://www.microsoft.com.
28. Europa/Competition/Effective competition.
http://europa.eu.int/en/comm/dg04/speech/six/en/sp96016.htm.
29. Information wants to be valuable.
http://www.netaction.org/articles/freesoft.html.
30. http://www.smets.com.
31. Lang (Bernard). – Des logiciels libres à la disposition de
tous. Le
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http://www.monde-diplomatique.fr/md/1998/01/LANG/9761.html.
32. Lang (Bernard) et Guédon (Jean-Claude). – Linux, mini os
contre
maxi exploitation. Libération, 7 novembre 1997. – Aussi
disponible
comme
http://pauillac.inria.fr/~lang/ecrits/libe/www.liberation.com/multi/tribune/art/tri971107.html.
33. http://mercury.chem.pitt.edu/~angel/LinuxFocus/English/
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34. Freeware usage. http://pauillac.inria.fr/ lang/hotlist/free/use/.
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40. Love (James) et Nader (Ralph). – Microsoft, monopole du prochain
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Copyright Roberto Di Cosmo, 1997-98. Tutti i diritti di riproduzione,
di traduzione e di adattamento sono riservati all’autore in ogni paese.
Le opinioni contenute in questo articolo sono quelle dell’autore e non
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Microsoft ed i suoi soci possono chiedere all’autore, se lo desiderano,
una licenza di copia individuale al prezzo che sarà stabilito
dall’autore, sotto pena di un’ammenda forfettaria di 1 milione di
franchi francesi in caso di mancato rispetto di queste condizioni.




…Microsoft


La confusione è tale che non si fa nemmeno più
distinzione tra
”sistema operativo” ed ”applicazioni”: sulla stampa si parla di
Windows 97 quando si tratta di Windows 95 con l’insieme delle
applicazioni Word Excel etc. complessivamente chiamati Office 97!




…byte


Un byte è un numero binario a 8 cifre, utilizzato per misurare
la
dimensione della memoria di un calcolatore. Si usano anche il kilobyte,
il gigabyte, abbreviati con KB, MB e GB.




…migliori


Vedere "Technologie et Marché: journal d’un consommateur
insatisfait",
dello stesso autore




…PC


PC significa soltanto ”personal computer”, ossia calcolatore
personale; adesso il nome è stato scippato da un solo tipo di
calcolatore personale, quello che utilizza le unità centrali
Intel.




…appartamento


Pratica pericolosa ormai vietata in Europa




…mai


Contrariamente al costo del materiale, che è in caduta libera,
il
prezzo dei programmi Microsoft non si abbassa sensibilmente, ed a volte
continua ad aumentare con qualche nuova versione: per esempio, Windows
95 si trova adesso offerto in Francia al prezzo al pubblico di 1270
franchi iva esclusa, quando costava meno di 800 franchi iva esclusa
all’epoca del suo lancio, nel 1995.




…profitto


Sono molti gli editori di programmi che vendono i loro prodotti senza
una reale garanzia, ma sono pochissimi quelli che riescono a riunire
questo insieme impressionante di vantaggi, e soltanto la Microsoft ha
il potere di imporvi i suoi prodotti, raccogliendo così una vera
e
propria tassa sull’informazione.




…amministrazioni


Si tratta di ”Le Virus Informatique” e di ”Les puces
informatiques”, vedi [8].




…Copyright


Richard Stallman ha effettuato una tournée in Europe nel 1991
per
presentare i pericoli di una acquiescenza passiva della EEC riguardo a
questa proposta scandalosa, ma senza successo. Si possono leggere
alcune delle argomentazioni che aveva presentato in [9].




…fatto).


Per la storia di un caso concreto a questo riguardo, vedere Stac contro
Microsoft in [10]; per fortuna, la situazione – diversa in
Europa, dove una forma limitata di decompilazione – permessa [11].
Degna di nota anche l’aperta opposizione ad una qualsivoglia
regolamentazione che imponesse una interoperabilità dei sistemi
[12].




…nascosto


L’autore di questo articolo non si è fermato al sito Web:
qualche
telefonata è bastata per verificare che da Gateway e Dell non si
può
comprare il calcolatore senza i programmi Microsoft.




…anno


Varie centinaia di milioni di lire (1 franco = circa 300 lire).




…Lyonnais


La più importante banca pubblica francese.

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