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LA TV DELL’ORRORE di Paolo Cortesi

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Quale percorso mentale
conduce ad
ascoltare le parole di un uomo che ha ucciso sistematicamente persone
incontrate per caso?
Perché si potrebbe
mai desiderare
di vedere cadaveri, corpi maciullati, volti di psicopatici assassini?
Cosa può
dire alla nostra anima una mente già perduta nell’orrore senza
fine di un delirio
di morte?
Un tempo, mostrare il
corpo morto
era l’estrema offesa che si poteva fare all’ucciso. Penso alle pagine
di
grandissima prosa dell’Anonimo Romano sullo scempio del corpo
martoriato di
Cola di Rienzo…
Oggi, l’esibizione del
dolore,
della carne percossa e lacerata, dell’orrore è spacciata per informazione e gli sciacalli che cercano
venti minuti di popolarità con questi mezzi osceni allargano le
braccia e
gemono:
"Sì, lo so,
è terribile, ma noi
dobbiamo fare informazione…"
La schifosa sottocultura
televisiva pretende di nobilitare un laido carosello di
mostruosità con la
scusa dell’informazione; l’autentico scopo è invece – e lo sanno
tutti –
offrire immagini sempre più atroci, sempre più estreme,
per conquistare
l’attenzione degli imbecilli che hanno rinunciato alla visione della
realtà
sostituendola con la visione dello schermo televisivo.
La pseudocultura
televisiva esiste
sulla sola dimensione del guardare;
ma si tratta di un guardare passivo, acritico, ottuso; non è la
partecipazione
emotiva, non è l’adesione piena e viva al fuori-
da-me
; la televisione non vuole osservatori pensanti (come
può esserlo chi
ammira un quadro) ma soltanto ricettori di stimoli audiovisivi, vuole
milioni
di cani pavloviani, bestie che alla sollecitazione A rispondano sempre
con la
reazione fisiologica B.
I manager tv pagati
milioni di
euro vomitano dagli schermi la feccia della bestialità: la
sedicente tv verità
(e nulla è più falso) si nutre di pianti e abbracci, di
isterismi e banalità,
di aggressività e ignoranza; il più
povero luogo comune diventa tema di
"discussioni" in cui l’urlo e
l’insulto sono gli strumenti consentiti (auspicati!) del confronto.

I livelli di squallore
morale e di
inconsistenza culturale che esibisce la tv farebbero piangere di dolore
e paura
il più modesto intellettuale del Rinascimento.

I padroni delle tv
vogliono masse
di gente mentalmente prona; incapaci di distinguere il reale dal
fittizio,
questi subumani non potranno mai sviluppare un senso critico, una
volontà, una
dignità: sulla poltiglia, svetta più alto e intoccabile
colui che gestisce alla
fonte la produzione e la distribuzione della "psico-droga televisiva",
della
quale sono già dipendenti milioni di persone.

Ma per rendere definitiva
la
sottomissione, per annientare del tutto l’ultima qualità che
divide l’uomo
dalla bestia, occorre addestrare la gente ad esercizi sempre più
difficili;
bisogna spegnere nella folla l’estrema ripugnanza, l’ultima parvenza di
pietas; bisogna fare accettare alla
folla l’orrore nella sua essenza.

E allora, sugli schermi
della tv
sfilano i serial killers e le loro vittime, i mostri e il loro
banchetto, le
lame ancora grondanti sangue e le carni che hanno appena squarciato.

E per addestrare meglio
alla
telesottomissione cerebrale è meglio se la gente viene esposta
al trattamento
fin da piccoli: le cosiddette fasce protette, violate, saranno ottime
come
casse di risonanza per fare più scandalo, per fare scalpore,
insomma: per fare
audience, che è ormai il fine ultimo della vita umana.

Davanti alla marea di
fango che
monta e vuole inghiottirci, abbiamo il dovere morale di opporre il
nostro
rifiuto ad essere complici di questo imbestiamento.

I padroni ci vorrebbero
tutti
idioti guardoni del loro mondo falso e ripugnante. Spegniamo il
televisore e
non collaboriamo alla nostra disumanizzazione.

Per inceppare il
mostruoso
macchinario che ci vuole inghiottire basta gettare un granello di pensiero negli ingranaggi dell’ottusità.

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