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La violenza fisica e psicologica del sistema americano

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Un articolo con un titolo del genere, probabilmente, meriterebbe un libro – lo ammetto – ma per adesso mi limiterò a poche righe, anche perché tra i miei testi pubblicati ho già trattato questa nazione, pur se vista da altre angolazioni.
L’America, gli USA, non sono più il paese delle opportunità come pensavamo, ma uno dei paesi più insicuri e invivibili del mondo, vista proprio la violenza del sistema sociale in toto, che include il settore dell’economia, della sanità, dell’istruzione, dell’alimentazione, fino ad arrivare alla sicurezza, tema di cui – e non è un caso – si discute sovente, al fine di irrigidire sempre più certi meccanismi. 
Partiamo proprio da quest’ultima, dalla sicurezza: recentemente, l’uccisione da parte di alcuni poliziotti di diversi ragazzi di colore ha scatenato la furia omicida di un ragazzo che, in un pomeriggio di follia, ha freddato due agenti in una vettura che non hanno avuto neanche il tempo di accorgersi di lui.
La decisione è maturata in un contesto sociale a dir poco iperteso, segnato da manifestazioni contro il Gran Giurì – una giuria composta da 23 cittadini che, secondo il Common Law, decide se l’accusa è tale da aprire un processo penale per un indiziato – che si è pronunciato contro l’imputazione ufficiale di un agente che aveva soffocato – fino a uccidere – un ragazzo afroamericano durante un banale controllo.
In America, la polizia è in poche parole brutale: secondo il Washington Post, ogni anno un numero di americani che varia da 500 a 1.000 viene ucciso dai poliziotti, e molti dei morti – quasi inutile sottolinearlo – sono ragazzi di colore. 
Secondo molti sociologi anche americani, questo problema ha radici lontane, una sorta di “noi contro di loro” che oggi appare semplicemente ridicolo. Il punto è che, per esempio, i poliziotti newyorkesi – malpagati e stressati in generale da tante ore di lavoro – sono per la maggior parte bianchi, e considerano i neri un po’ come animali perché vivono in condizioni sociali spesso precarie, cosa che in qualche modo, come si sa purtroppo, “stimola” la delinquenza. 
Il problema però resta di matrice razzista: i bianchi hanno la percezione che la maggior parte dei reati sia commessa dai neri, cosa che è assolutamente smentita dai fatti, dato che i bianchi commettono crimini legati al loro “way of life”, che è sicuramente più agiato ed elevato. 
In aggiunta le statistiche parlano chiaro: da tempo ormai i crimini in USA sono in calo un po’ dappertutto, solo che oggi fanno più notizia, quindi sembra siano molti di più. 
Nonostante ciò quindi, si assiste (proprio come in Italia) a un costante allarme sociale, che genera insicurezza e razzismo, cosa che serve all’élite dominante per distrarre e tenere in uno stato di paura il comune cittadino inerme. 
Tutto questo, comunque, rientra nella solita strategia del divide et impera tanto cara al sistema: è indubbio che in USA vengano comminate ai neri pene di morte più facili, che vengano fermati molte volte di più ai controlli, e che la polizia sia molto violenta; basterebbe però puntare a una rieducazione delle parti in causa (operata soprattutto dai media) proprio per mettere fine a tutti questi inutili conflitti umani, cosa che – ovviamente – non si vuole.
Ma lasciamo la sicurezza – tema di cui si potrebbe dibattere all’infinito – per parlare degli altri settori del sistema statunitense, altrettanto violenti e criminogeni: l’America, come i media di regime urlano, è in “ripresa”, dato che la privatissima stamperia della FED – la Federal Reserve – sta stampando nuovi bigliettoni che stanno aumentando la massa monetaria (aumentando parallelamente anche il debito pubblico del paese); in aggiunta, alcune “riforme del lavoro” (cui si è ispirato anche il burattino della BCE Renzi) hanno dato la percezione che la disoccupazione stia diminuendo solo perché stanno aumentando – e neanche di tanto – i lavori sottopagati creati dal Job Act di Obama, lavori che si stanno sostituendo a quelli con paghe più stabili visto che c’è la libera facoltà di licenziare e assumere a condizioni ribassate. 
Si, esatto, proprio quello che accadrà in Italia: come vedete, tutto il mondo è paese, e neanche questo può essere un caso. 
Dulcis in fundo, questa finta ripresa economica è dovuta al prezzo del petrolio che, essendosi ribassato, ha consentito risparmi di carburante che hanno lasciato qualche spicciolo nelle tasche dell’ingenuo americano medio. 
Sulla sanità, la musica non cambia: dato che il sistema sanitario è completamente privato, bisogna pagare caro delle assicurazioni che poi, nel momento del bisogno, si inventano cavilli pur di non assisterti; in ogni caso, anche qualora paghino determinate visite, gli statunitensi si vedono spesso recare a casa conti salatissimi per prestazioni che – a detta delle assicurazioni – non potevano essere coperte o lo erano solo in parte. Perfino per partorire i costi variano da ospedale a ospedale, da assicurazione a assicurazione, e le sorprese possono presentarsi anche mesi dopo il parto!
Insomma il motto del sistema sanitario sembrerebbe essere “paga e forse sarai curato”.
In ogni caso l’americano medio, prima di parlare con un dottore, deve “affrontare” una pletora di intermediari – dall’addetto alla reception, alla pressione, alla visione dei dati – che serve a giustificare tutto l’operato assicurativo, che così si assicura consenso nonché manovalanza sempre meno pagata (grazie alle leggi vigenti), il tutto per farsi accettare in parte dalla collettività.
Per quanto riguarda l’istruzione, come molti sanno, bisogna contrarre dei prestiti in alcuni casi davvero ingenti pur di studiare. Dato che ogni anno ci sono sempre più tagli e molti istituti universitari rischiano addirittura il default, ecco che si sta pensando di liberalizzare le tasse universitarie introducendo nuovi prestiti d’onore, cosa che getterebbe olio sul fuoco, visto che già adesso l’università non aiuta i meno abbienti che non possono permettersi questo tipo di finanziamenti. 
Già, lo avrete capito, ancora debiti!
Infine, resta il settore alimentare: anche in questo caso le regole non esistono, o meglio, dato che nei fatti l’America è un’economia oligarchica, esistono solo le regole delle multinazionali, come la carne agli ormoni, il pollo allevato con il cloro, i residui dei pesticidi nel cibo, gli organismi geneticamente modificati e molti elementi tossici presenti nella catena alimentare. Il cosiddetto TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership, un accordo dalla portata storica, tanto che si parla di “Nato economica” – prevede l'eliminazione dei dazi e delle barriere non tariffarie fra Stati Uniti e Unione europea, la semplificazione della compravendita di beni e servizi fra le due aree nonché la crescita economica delle due macro aree con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro e la diminuzione dei prezzi (tutto in apparenza bellissimo); in realtà questo accordo rischia di portare tutto questo marcio sistema targato USA (compreso questo cibo a dir poco “alterato”) proprio nella nostra Europa, già colonizzata culturalmente e dunque – almeno potenzialmente – atta a recepire, ad attuare questo ulteriore peggioramento, anzi scivolamento verso il basso. Un accordo del genere – le cui trattative restano secretate, pensate – ha una portata così vasta che è destinato ad avere un impatto molto forte sul nostro sistema industriale, commerciale e finanziario, eppure non se ne parla minimamente. Insomma il sistema statunitense, nel suo complesso, è un sistema violento e criminale. C’è da chiedersi: è questo che vogliamo per noi e i nostri figli?

 

 

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