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Washington cerca il sopravvento con “l’alba dell’odissea” Africana

La guerra in Libia
Thierry Meyssan* Voltairenet Beirut (Libano) 19 marzo 2011

Gli attacchi francesi alla Libia non sono un’operazione francese, ma un elemento dell’operazione Odyssey Dawn posta sotto l’autorità dell’US AfriCom. Esse non sono intese ad aiutare i civili libici, ma usano il pretesto della situazione per spianare la strada allo sbarco delle forze statunitensi nel continente, nota Thierry Meyssan. 


Al vertice di Londra del 2 novembre 2010, la Francia aveva deciso di costruire una difesa comune con i britannici, che dipendono dagli Stati Uniti.

Sono Francia, Regno Unito e Stati Uniti che hanno proposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di adottare come risoluzione 1793, il testo che istituisce una no-fly zone sulla Libia. Questa iniziativa deve essere intesa in due modi:
In primo luogo, Barack Obama non volendosi assumere la responsabilità, nei confronti della sua opinione pubblica interna, una terza guerra nel mondo musulmano, dopo quelle in cui è sprofondato il suo paese, in Afghanistan e in Iraq. Washington ha dunque preferito delegare questa operazione ai suoi alleati.
In secondo luogo, Nicolas Sarkozy, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti favorevoli alla “relazione speciale” tra Londra e Washington, si è sforzato prioritariamente di cercato sin dall’inizio del suo mandato, di mettere insieme le difese francesi e britanniche. Ha raggiunto questo obiettivo con gli accordi sulla difesa del 2 novembre 2010, e trova nella crisi libica un’opportunità per l’azione congiunta.
Con il ritorno al comando integrato della NATO, votato il 17 Marzo 2009, e attuato con il vertice di Strasburgo-Kehl, il 3-4 aprile 2009, Nicolas Sarkozy ha abbandonato il principio della difesa indipendente francese. Con il trattato di Lisbona, dove afferma esserne uno dei principali architetti, aveva già costretto l’UE ad abbandonare ogni difesa indipendente e ad affidarsi in modo permanente alla NATO.La sua politica ha segnato il trionfo, mezzo secolo dopo, del principio della CED, già combattuto da gollisti e comunisti. Con il pretesto di fare economie di scala in tempi di crisi, David Cameron e Nicolas Sarkozy hanno liquidato le ultime realizzazioni del fronte nazionalista gaullo-comunista e firmato due trattati.
Il primo prevede una maggiore cooperazione, condivisione e scambio di materiali ed equipaggiamenti, comprese le portaerei. Soprattutto, essa stabilisce una Combined Joint Expeditionary Force, ma non permanente, composta da 3000 a 3500 uomini, che potrebbe essere schierata, con preavviso, per le operazioni bilaterali militari della NATO, dell’Unione europea o delle Nazioni Unite Uniti. Il  secondo inizio di progetti industriali di ricerca e sviluppo. Soprattutto, esso prevede la condivisione delle tecnologie per i test nucleari in laboratorio. Il che implica che il deterrente nucleare francese non è più indipendente, mentre il deterrente britannico è sotto il controllo degli Stati Uniti-.
Per concretizzare la forza di spedizione franco-britannica, i ministri competenti dei due Paesi, Liam Fox e Alain Juppé (Ministro della Difesa dal 14 novembre 2010 al 27 febbraio 2011) hanno pianificato una vasta esercitazione aerea comune, che doveva svolgersi il 21-25 marzo 2011 col nome di Southern Mistral


Lo strano logo dell’esercitazione franco-britannica Southern Mistral.
Il reziario non protegge l’uccello della libertà, ma lo fa prigioniero nella sua rete.

Esso doveva includere “missioni aeree tipo COMAO (Composite Air Operations) e un raid specifico (Southern Storm) per attuare un attacco convenzionale a lunga distanza. Oltre 500 persone saranno mobilitate per questa esercitazione bilaterale”, dice il sito web dedicato, pubblicato dal Comando della difesa aerea e delle operazioni di volo, “Southern Mistral”.
Sei Tornado GR4, un aviotanker Vickers VC-10 e un Boeing E3D saranno mobilitati a fianco dei Mirage 2000D, 2000N e 2000C dell’aviazione francese, coinvolgendo una trentina di velivoli tra cui elicotteri, aerei-cisterna Boeing e aerei-radar AWACS (…) Allo stesso tempo, il Commando Paracadutisti Air 20 (CPA20) accoglierà a Digione uno dei suoi omologhi britannici, il Reggimento della RAF, e si allenerà nella missione di proteggere le basi aeree del teatro operativo, come viene praticato oggi in Afghanistan. Inoltre, i membri del Reggimento della RAF saranno addestrati alle misure di sicurezza del trasporto aereo, a partire dagli elicotteri. Tali procedure speciali sono applicate quotidianamente dagli elicotteri della “sicurezza aerea” dall’aviazione, al fine di intervenire contro aerei che volano a bassa velocità“, diceva il comunicato.
Questa esercitazione è stata guidata dai generali de Longvilliers e Desclaux (Francia), e dall’Air Marshall Garwood e dall’Air Commodore Maas (Regno Unito).
Coincidenza o premeditazione? In ogni caso, questa operazione è reale e non un esercitazione che è stata lanciata il 19 marzo  2011, conformemente alla risoluzione 1793 del Consiglio di Sicurezza. Soltanto la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno partecipato il primo giorno. In attesa della partecipazione di altri Stati membri della NATO e della formazione di un comando di coalizione, tutte le operazioni, tra cui quelle francesi, sono coordinate da AfriCom, con sede a Stuttgart (Germania) dal generale statunitense Carter Ham. Le forze navali, comprese le navi italiane e canadesi, che raggiungono la zona, e il comando tattico, sono posti sotto l’autorità dell’Ammiraglio USA Samuel J.  Locklear, a bordo della USS Mount Whitney. Tutto ciò conformemente alla precedente pianificazione  della NATO [1]. Si è lontani dal bla-bla ufficiale sull’iniziativa francese, ma nella logica sopra descritta dell’asservimento delle forze.
La parte francese dell’operazione è stata chiamata Harmattan, una parola che significa che  “Mistral del Sud“, che sferza l’Africa occidentale. La parte britannica è chiamata Operazione Ellamy. Ma la componente degli Stati Uniti è chiamata Odyssey Dawn, in modo che ognuno capisca che segna l’inizio di una odissea degli Stati Uniti in Africa [2]. E’ importante notare che, a differenza dei discorsi giustificatori e falsi dei leader atlantisti, la risoluzione 1793 è formulato in termini talmente vaghi che possono autorizzare lo sbarco di truppe coloniali in Libia. Infatti, il divieto di “dispiegamento di una forza di occupazione straniera, sotto qualsiasi forma e su qualsiasi parte del territorio libico” non si applica alla creazione della no-fly zone, ma soltanto alle operazioni di protezione civile (§ 4). Questo punto è stato sollevato dagli ambasciatori di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza, e non ha avuto risposta, di conseguenza si sono astenuti durante la votazione [3].


Alla conferenza stampa del Pentagono, il 19 marzo, il vice-ammiraglio Gortney ha spiegato che gli attacchi missilistici statunitensi, sono stati progettati per modellare il teatro in cui gli alleati dovrebbero combattere.

Per questo primo giorno dell’Harmattan, le forze francesi hanno schierato i dispositivi che dovevano essere utilizzati  nell’esercitazione Maestrale del sud, così come due fregate anti-aerei e di difesa aerea (Jean Bart e Forbin) posizionate al largo della Libia. Avrebbero distrutto quattro blindati. Da parte loro, le forze anglo-sassoni hanno utilizzato un sottomarino inglese della classe Trafalgar e undici navi statunitensi, tra cui due cacciatorpediniere (Stout e Barry) e tre sottomarini (Providence, Florida e Scranton) – per lanciare 110 missili Tomahawk.
Questa operazione militare continuerà, se le forze libiche  resisteranno. In ogni caso, la logica adottata dovrebbe condurre alla situazione che ha prevalso in Iraq tra Desert Storm e Iraqi Freedom: una partizione de facto del paese tra lealisti e ribelli.

[1] “Conferenza stampa di Anders Fogh Rasmussen sulla Libia“, Réseau Voltaire, 10 marzo 2011.
[2] Sulla manipolazione della crisi libica e le intenzioni degli Stati Uniti in Africa, leggi: “Proche-Orient: la contre-révolution d’Obama”, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 16 marzo 2011.
[3] «Résolution 1973» (con il testo del dibattito), Réseau Voltaire, 17 marzo 2011.

Thierry Meyssan
Analista politico francese, fondatore e presidente del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica rubriche settimanali di politica estera sulla stampa araba e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture 2, ed. JP Bertand (2007).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

FONTE:
http://aurorasito.wordpress.com/2011/03/20/washington-cerca-il-sopravvento-con-lalba-dellodissea-africana/

 

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