fbpx
giovedì - 8 Giugno, 2023

Dal 1995 l'Informazione libera ed indipendente

L’altra verità sui Panama Papers. E non fa onore alla stampa

Data di pubblicazione:

Ultimi articoli

Articoli più letti

Valutazione incidenza attività umana sul surriscaldamento terrestre

Premessa In questa trattazione si vuole dimostrare che il riscaldamento climatico non è causato dall’uomo. Prescindendo dal fatto che sia un errore o una menzogna,...

Sull’immigrazione

Social Network

21,000FansMi piace
5,000FollowerSegui
10,000IscrittiIscriviti
spot_img
Condividi l'articolo:

I Panama Papers di clamore ne hanno suscitato. Indignazione, anche, com’è inevitabile quando vengono rivelati i conti milionari di centinaia di personalità di caratura mondiale. Ma siamo sicuri che si tratti di giornalismo? La risposta non è affatto scontata. Certo, sarebbe molto facile e comodo unirsi al coro di indignazione e di condanna per le rivelazioni. La stampa internazionale tende ad essere conformista e se un pool di prestigiose testate pubblica i risultati di quella che viene presentata come una straordinaria inchiesta giornalistica la “verità” trasmessa al mondo diventa univoca e incontestabile.

I dubbi, in realtà, sono doverosi: ciò a cui assistiamo in queste ore non ha per nulla le stigmate del giornalismo di inchiesta, semmai di qualcos’altro ben più ambiguo e poco onorevole. Di certo rappresenta il bis di un altro scandalo esplodo esattamente tre anni fa. Ricordate? Nell’aprile del 2013 l’International Consortium of Investigative Journalism – lo stesso che oggi propizia i Panama Papers – diffuse i nomi di 130’000 conti nei paradisi fiscali e delle fiduciarie di tutto il mondo che avevano aiutato i loro prestigiosi clienti ad aprirli; uno scandalo che lambì anche la Svizzera e naturalmente anche il Ticino con la diffusione dei nomi di alcuni studi. Lo schema mediatico di allora è identico a quello che emerge ora: una fonte passa al Consorzio di giornalismo una quantità enorme di documenti segreti, talmente colossale da indurlo a coinvolgere un certo numero di testate giornalistiche nella lettura e nella selezione di migliaia di documenti, la cui autenticità, però, è assicurata. Da chi? Ma dalla fonte stessa, che però non viene rivelata alle testate. Garantisce il direttore dell’International Consortium of Investigative Journalism.

E questo è il punto: giornalismo di inchiesta presuppone un lavoro faticoso, duro, talvolta rischioso, in cui i giornalisti seguono una prima traccia, trovano riscontri, cercano più testimoni incrociando le prove. E’ un esercizio ben diverso sia dall’Offshore leaks che dai Panama Papers, in cui ai giornalisti è stato semplicemente chiesto di setacciare montagne di carte, senza indagare, senza approfondire, senza incrociare, svolgendo una mansione più che da reporter da reporter investigativo, da speleologo dell’informazione.

Pochi commentatori, sia allora sia oggi, si sono posti la domanda fondamentale: com’è possibile che una sola fonte abbia potuto avere accesso a segreti custoditi gelosamente da studi professionali iperprotetti, trafugando dossier di dimensioni tali da non poter essere sottratti da un solo impiegato infedele? Parliamo di 11 milioni di documenti, che riguardano 200mila società in un arco di tempo lunghissimo, 40 anni! Chi e per quale ragione ha potuto compiere un’operazione così ampia, così sofisticata e così strumentale nei bersagli finali?

Non abbiamo una risposta certa ma sappiamo che le guerre moderne si combattono non solo con la forza militare, bensì anche – e talvolta soprattutto – con strumenti asimmetrici come la pirateria informatica, dunque con il trafugamento di informazioni sensibili. E avendo letto attentamente e con angoscia le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex analista dei servizi segreti americani, non ci stupiamo più di nulla. Nessun archivio è davvero al sicuro, nulla di quanto scriviamo su un computer è davvero soltanto nostro. C’è chi ha accesso alla vita digitale di ogni uomo e di ogni società, in qualunque parte del mondo e può disporne a piacimento. Anche a Panama, un tranquillo lunedì di aprile, usando i media come straordinario, compiacente e compiaciuto detonatore.

Fonte: blog.ilgiornale.it/foa


 

Condividi l'articolo:

Potrebbe interessarti anche ...

Noi, progenie degli dèi. Un’intervista a Erich von Däniken

Rafael Videla Eissmann, già autore dell'articolo Gli abitanti dimenticati delle Americhe, pubblicato su NEXUS nr. 127, intervista Erich von Däniken: ve ne proponiamo un...

Riti italiani – di Paolo Cortesi

Per il futuro antropologo che tenterà di studiare a analizzare (ma certo non potrà del tutto capire)...

Siria, intelligence britannica ai terroristi: distruggete le prove delle armi chimiche a Khan-al-Asal

La città di Khan al-Assal è stata menzionata nei comunicati stampa per l’uso di armi chimiche, in cui esperti russi avevano prelevato e analizzato...

Io, pacifista alla Gino Strada di Vauro

Interventista umanitario da prima linea o prossimo leader politico girotondista-cofferatiano?...

Abbonati a Nexus

Eventi Nexus

Le basi biochimiche dell’innamoramento

0
NEXUS EVENTI presenta LE BASI BIOCHIMICHE DELL'INNAMORAMENTO 14 maggio 2023 - dalle 14:30 alle 19:00 VIA ROMA 405 - 35030 MONTEMERLO (PD) Come si genera un effetto seduttivo...

Eventi Segnalati

Iscriviti alla Newsletter

Rimani sempre aggiornato sul mondo Nexus.

Conferma la tua iscrizione tramite la mail che riceverai.

Sostieni Nexus Edizioni

spot_img

YouTube