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L’Fbi voleva uccidere i leader di Occupy Wall Street?

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Secondo alcuni documenti declassificati, il movimento di Occupy Wall Street è stato affrontato come se fosse una formazione terrorista, pur riconoscendone la natura non-violenta. Una richiesta della Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) a norma del Freedom of Information Act (FOIA) ha permesso di mettere le mani e pubblicare una serie di documenti pesantemente editati, dai quali comunque si riesce a comprendere bene come FBI ed agenzie territoriali si siano relazionate al movimento di OWS come avrebbero fatto con al Qaeda. Cioè in maniera aggressiva e parecchio al di là dei limiti costituzionali.  La cosa che colpisce è che già un mese prima dell’emergere delle prime proteste, i federali abbiano informato una serie di “partner” privati della futura minaccia. Il panorama grigio che ne emerge è quello delle forze di sicurezza locali e federali che si coalizzano insieme a una serie di soggetti privati per fronteggiare una minaccia, che però non è quella di una formazione terroristica straniera senza tetto né legge, ma la semplice esistenza di gruppi di cittadini americani che esercitano i loro diritti in maniera pacifica e dichiaratamente non-violenta.

Gli stessi documenti marcati FBI certificano l’inoffensività del movimento, ma nonostante questo sia evidente a tutti i soggetti e le autorità coinvolte, i documenti restituiscono l’immagine di una vera e propria guerra illegale portata da una serie di soggetti pubblici e privati vicini agli interessi costituiti ai danni di migliaia di cittadini americani che non volevano fare altro che esprimere il loro dissenso. Spiati a tappeto fin nelle università, infiltrati da agenti sotto copertura che in alcuni casi non hanno esitato ad allacciare relazioni sessuali o sentimentali con questo o quella, arrestati con il minimo pretesto e a volte senza neppure quello, gli attivisti di OWS, in qualche modo, si sono anche ritrovati nelle fantasie di qualche ufficiale che meditava di farne uccidere uno o più leader locali usando un cecchino. Se ne parlaa pagina 61 e 69 della raccolta di documenti e il contesto sembra fin troppo esplicito nonostante le pesanti censure.

Sembra quindi che l’America di Obama sia diventata qualcosa di più del paranoico stato di polizia figlio del Patriot Act e della licenza d’uccidere pretesa dal governo all’indomani del 9/11 per “combattere i terroristi”. Sembra che l’America di Obama assomigli drammaticamente a quella del maccartismo, quando chi non era con il governo era un pericoloso comunista da emarginare o da eliminare, anche se il comunismo non c’è più e anche se OWS è un movimento che ben poco ha a che spartire con il comunismo, se non l’essere critico verso un sistema che nemmeno i suoi più sfegatati alfieri ormai rinunciano a criticare.

Contro queste persone, che contrariamente a una buona percentuale d’americani non girano neppure armate, si sono mobilitati gli apparati, la polizia e i federali si sono coordinati insieme ad alcune delle maggiori corporation del paese schierandosi fin da subito contro il movimento, la pericolosità del quale per l’ordine costituito era davvero modesta, ma che costituiva un ottimo impegno per l’ipertrofica macchina addetta allo spionaggio e all’antiterrorismo creata dopo l’undici settembre del 2001.

Dai documenti emergono un attivismo frenetico e una chiara ostilità al movimento, ben oltre il lecito e l’utile, ma ancora più inquietante è che questi siano solo una minima parte dei documenti richiesti. Se già questi, peraltro editati pesantemente, restituiscono un quadro del genere, è chiaro che negli Stati Uniti la democrazia abbia qualche problema, che non è la presenza di OWS.

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Fonte: mazzetta.wordpress.com – giornalettismo.com

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