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L’ultimo volo di Richard Wright

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RichardWright
 
Ha lasciato questo mondo, all'età di 65 anni, il musicista Richard Wright, che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello dei Pink Floyd.
Un po' come la colla dietro a quella fotografia di Samuele Bersani: se tenti di toglierla, rischi di strappare la foto. Richard Wright uguale Pink Floyd, dunque, e penso che non potrebbe essere altrimenti. In realtà molti ci speravano, io per primo, ad una reunion storica quanto mai improbabile…la storica formazione del gruppo inglese insieme, per un'altra volta, magari per un concerto sulla Piana di Giza o in qualche altro posto magico…sarebbe stato l'Evento.
Già, perché noi abbiamo bisogno degli "eventi del secolo" per ricordarci di qualcosa o di qualcuno.
Un gruppo che ha fatto la Storia, e per davvero: storia non solo della musica, storia di un modo di pensare, di protestare, di fumare, di bere, di vestirsi, di agire nel mondo, di interpretare la realtà (o, meglio, l'illusione e le illusioni).
Storia di un pezzettino di mondo e della nostra civiltà, seppur microscopico.
E così lui, il nostro tastierista, tesseva armonie ricercate con i suoi tasti elettronici e non, sosteneva vocalmente e spiritualmente il Syd Barret, Roger Waters o David Gilmour di turno nei loro voli siderali, nelle loro discese agli inferi e nelle allucinate atmosfere floydiane.
Il mondo si è ricordato velocemente di lui, recentemente, solo per il gran polverone sollevato da quel concerto per "salvare il clima in crisi" (!?), poco più di un anno fa, in cui i Floyd eseguirono una manciata di canzoni nella loro formazione "originale" – così si suol dire: come se invece le formazioni "non originali" non possano fare della buona musica…
Un tour con l'amico David Gilmour – per il superbo "On an Island" – da poco concluso e poi l'ultima lotta con il cancro, a ricordargli che tutti i viaggi interstellari, forse, non l'hanno reso immortale.
O forse sì…
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