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Shamir Geagea, il caporione delle cosiddette Forze Libanesi, s'è forse tradito per troppo zelo.
Da giorni andava profetizzando questo attentato.
Il 18 novembre scorso, in un'intervista alla Reuters, ha profetizzato con precisione che ci sarebbero stati dei tentativi di omicidio di ministri, alla scopo di rovesciare il governo di Fouad Siniora.
E chi avrebbe dovuto mettere a segno gli assassinii?
La Siria, ovviamente.
Geagea non l'ha nominata esplicitamente, ma ha sottolineato che la Siria vuole impedire la creazione di un tribunale internazionale per l'attentato mortale contro il premier Rafic Hariri.
È il governo Siniora, la cui legittimità è più che dubbia, ma che è potentemente sostenuto dagli americani, che sta cercando di formare questo tribunale internazionale.
Hezbollah, a cui – fatto significativo – si è alleato il generale Aoun, sostiene che anche questo è illegale.
Il governo Siniora decadrebbe se perdesse tre ministri.
«Non ci sono certo tre ministri pronti a dimettersi», ha detto a quel punto Geagea, «ma qualcuno potrebbe pensare a 'destituirli', tra virgolette. Il governo cadrebbe. Abbiamo paura per i ministri». E ha ripetuto le stesse cose il 20. (1)
Sensazionale profezia, straordinariamente simile a certe profezie verificatesi giorni ed ore prima dell'11 settembre.
Geagea sapeva prima.
Tanto che Aoun aveva sfidato Geagea a dire quello che sapeva, e il governo Siniora a convocare Geagea per interrogarlo.
«Se il ministro di un Paese qualunque o il capo di un partito politico libanese parlano di attentati, significa che hanno una perfetta conoscenza di ciò che anticipano. Chiedo al governo che pretende di essere tale di investigare su queste voci, che emanano da fonti conosciute, ufficiali e internazionali; e che corrisponda per iscritto con queste fonti perché possiamo avere accesso alle informazioni che detiene a proposito di tali attentati». (2)
Aoun dunque indicava in anticipo USA e Israele, e Geagea.
Va ricordato che Samir Geagea, addestrato in Israele, mercante d'oppio, probabile fornitore della manodopera per i massacri di Sabra e Chatila, ancora a luglio si trovava all'ergastolo per pluriomicidio.
È stato rimesso in libertà con una discussione parlamentare di cinque minuti: altro miracolo, e un solo Paese può esercitare pressioni così miracolose, gli Stati Uniti.
Geagea andava liberato perché serviva un «cristiano» da lanciare contro Hezbollah.
Appena uscito, l'ergastolano ha infatti minacciato di mobilitare le sue forze libanesi in manifestazioni di piazza armate; insomma punta – in base agli ordini ricevuti – a creare una opposizione «cristiana» contro gli sciiti.
Invece Aoun si preparava a far scendere in piazza 70 mila maroniti, a fianco di Hezbollah, in una grande manifestazione contro un governo che entrambi i gruppi considerano decaduto e illegale. Quest'accusa non è senza fondamento: il governo Siniora, che è quello uscito dalla «rivoluzione dei cedri» pagata dalla CIA, non ha più la maggioranza nel Paese.
E ha disciolto la Corte Costituzionale per non correre il rischio che questa lo dichiarasse decaduto.
Per questo Nasrallah, annunciando la manifestazione a fianco dei maroniti, ha dichiarato: «Non abbiamo fiducia di questo governo che risponde alle decisioni e ai desideri dell'amministrazione americana. Manifestiamo per ottenere la caduta del governo illegittimo e anti-costituzionale, il governo di Feltman».
Allusione a Jeffrey Feltman, ambasciatore USA a Beirut, e incidentalmente israelita. (3)
L'attentato a Gemayel il giovane serve dunque a puntino anche a questo scopo.
Ma i media del mondo, naturalmente, accusano in coro la Siria.
Eppure il «cui prodest» siriano è debolissimo.
Il regime di Damasco stava per uscire dal ghetto dei maledetti «rogue States» in cui Israele e USA lo tenevano da decenni, perché i «realisti» che hanno preso il controllo dell'amministrazione Bush lo vogliono coinvolgere in un piano di pacificazione dell'Iraq, che consenta alle forze USA di uscire dal disastro; colloqui riservati tra Washington e Damasco sono in corso; la prospettiva per Assad era di sedersi ad un tavolo per una sistemazione del Medio Oriente, come interlocutore legittimo e di peso.
A che scopo buttare all'aria tutto questo per ammazzare un ministro di secondaria importanza?
Perché Gemayel non era personalmente nessuno: era però il nipote del fondatore della Falange, Pierre senior, e figlio di Amin Gemayel.
È stato ucciso per il suo cognome, adatto a suscitare ricordi e passioni estreme. È stato ucciso da specialisti, non con un attentato alla bomba, ma con armi munite di silenziatore. È stato ucciso per disarticolare l'alleanza patriottica fra cristiani e sciiti che si stava saldando sulle piazze.
Ad accusare la siria sono stati, immediatmente, Hariri il figlio e Walid Jumblat, il capo dei drusi. Quest'ultimo, in una recente visita a Washington, ha ricevuto l'offerta di armi e sistemi d'arma per costituire un contrappeso militare a Hezbollah (lo ha scritto Jeffrey Steinberg per l'Executive Intelligence Review del 17 novembre).
Si tratta ancora una volta di istigare la guerra civile, di lanciare sciiti contro sunniti sul modello iracheno, di balcanizzare e finlandizzare ogni Stato vicino, secondo il progetto israeliano. Il cui prodest d'Israele è evidentissimo.
Esiste al mondo un solo stato terrorista. (4)
Ma che serve dirlo?
I media suonano già la grancassa: è la Siria, anzi l'Iran.
È la mezzaluna sciita che si sta costruendo sotto i nostri occhi… domani, leggete Magdi Allam e Ferrara: questo diranno.

Note
1) «Geagea met en garde contre l'assassinat de ministres», L'Orient Le Jour, 18 novembre 20006; «Geagea répond indirectement», Ibidem, 20 novembre. «Le chef des Forces libanaises, Samir Geagea, a estimé hier dans une interview à Reuters que les efforts déployés par certains pour renverser le gouvernement de M. Fouad Siniora risquaient de déboucher sur des tentatives d'assassinat visant des ministres. Il n'a pas précisé qui pourraient être les auteurs de ces actes, mais a souligné que la Syrie était décidée à empêcher la création d'un tribunal spécial international, soutenu par l'Onu, pour juger les assassins de l'ancien Premier ministre, Rafic Hariri. Si le gouvernement perdait trois nouveaux ministres, il tomberait automatiquement, a affirmé le chef des FL, avant d'ajouter: 'Il n'y a bien sûr pas trois ministres qui démissionneraient, mais quelqu'un pourrait penser à les 'destituer', entre guillemets, en les acculant à une démission définitive. Ainsi le gouvernement chuterait-il. Aussi avons-nous peur pour les ministres', a ajouté Geagea».
2) Hiam Koussaifi, «Les horizons de l'echeance presidentielle», An Nahar, 16 novembre 2006.
3) «Mobilisation au sein de toute l'opposition», L'Orient Le Jour, 20 novembre 2006.
4) Si tenga presente un altro attentato strano i questi giorni, l'avvelenamento a Londra di Aleksandr Litvinenko, transfuga del KGB. Subito, la grancassa mediatica ha accusato il Cremlino. Ma si esamini il «cui prodest»: conviene a Putin un plateale omicidio, per di più nemmeno riuscito? È quel che è accaduto per l'attentato alla Politkovskaya; e infatti guarda caso, la grancassa mediatica ripete come un sol uomo che Litvinenko «indagava sulla morte della Politkovskaya». Cui prodest, dunque? Litvinenko era legato a Berezovski, l'oligarca mafioso ebreo-russo.

(Tratto da www.effedieffe.com)

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