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Non è un paradosso. Il terzo potere dello Stato, cui spetterebbe solo il compito di punire coloro che non rispettano le leggi, ha di fatto anche la facoltà di crearne esso stesso e lo fa, almeno talvolta, con spirito medioevale se non zarista.
Mi riferisco al caso – noto in tutta Italia – di due servizi connessi alla fornitura comunale di acqua potabile: alla fognatura e alla depurazione, che alcuni cittadini, con piena ragione, si sono rifiutati di pagare quando quelli non sono resi. Il che capita in non so quanti Comuni.
Salto tutto l’iter della controversia per arrivare direttamente all’intervento, che dovrebbe essere dirimente, della Corte di Cassazione, la quale con una sentenza obbliga tutti gli utenti (dell’acqua s’intende) ricalcitranti non solo a pagare i due servizi non resi ma perfino nel caso – incredibile a dirsi – in cui non esistano nemmeno le relative strutture, cioè in assenza perfino della speranza che prima o poi i servizi vengano effettuati (senza recupero del danaro versato).
Il fatto è di una gravità direttamente proporzionale alla sopportazione delle masse e all’indifferenza delle testate mediatiche, cartacee e radiotelevisive che, con buona pace della democrazia, devono occuparsi solo di ciò che dettano i padroni del vapore ormai totalmente indegne del valore storico-politico che una volta aveva il cosiddetto Quarto Potere e a dispetto dell’abbonamento (per la verità “coatto”) alla TV pubblica, che dovrebbe occuparsi appunto (ma non lo fa) dei problemi della gente.
L’analisi del caso è abbastanza intuitivo e semplice: da un lato abbiamo un settore del potere giudiziario che “decreta” a favore di Comuni, considerati, nella fattispecie, alla stregua di altrettanti principati o signorie; dall’altro dei soggetti giuridici (o individui), considerati come sudditi, costretti a pagare con una motivazione falsa mentre vengono “beffati” con l’attribuzione della “sovranità”. Io, come Russell, non sono cristiano, ma la circostanza mi ricorda , mutatis mutandi, la scena del povero Cristo innocente incoronato con una corona di spine come “re dei re”! Storia o favola poco importa.
In altre parole, milioni di cittadini sono costretti a pagare, a titolo gratuito,  due servizi non resi in assoluto solo perché “comandati” dal potere giudiziario che, nel caso in tema, si sostituisce addirittura a quello legislativo del Parlamento. Questo è il fatto nella sua essenzialità, ben consapevole che i “responsabili del diktat”, la coscienza tranquilla per il lavoro svolto secondo canoni e parametri di loro conoscenza, sono ben pronti a sciorinare un bel discorso, tecnico ed esoterico, per dimostrare che il nero è bianco e che il vuoto è pieno ovvero ad aggredire i miserabili profani di scienza giuridica con una sequela di teoremi per arrivare alla fatidica formula “come volevasi dimostrare” ovvero alla conclusione che pagare i due servizi non resi è doveroso tanto che il non farlo richiama l’ingiunzione e il pignoramento perché “giustizia sia fatta”. Analogamente “giustizia è fatta” anche quando poverissima e onesta gente, rea di non avere soldi per il fitto, viene buttata all’addiaccio, cioè sfrattata, in nome della legge e, guarda caso, anche “del popolo italiano”.
Per dirla in termini lineari, i “signori della legge” pretendono di dare per legittimo ciò che è iniquo ed arbitrario, come ha definito tale doppio balzello l’onesto e coraggioso difensore civico del Comune di Acireale.
Ci troviamo di fronte ad una vera e propria estorsione giudiziaria, un’esazione solo formalmente diversa dal pizzo di mafia. Siamo sul territorio della legalità che l’Antimafia esorta a rispettare e quindi a non pagare i pizzi di mafia. E’ un rebus che mette a dura prova l’onesto cittadino che vuole onorare la legalità e quanto, a tal proposito, esorta a fare l’Antimafia, ma anche desideroso di fare onore alla propria “sovranità” in regime di “repubblica democratica” almeno in rapporto al diritto – che si direbbe ovvio – di non pagare servizi non resi anche se l’esattore è il potere pubblico. Bisogna ubbidire a questo anche quando esige l’illegittimo tipo pizzo o all’Antimafia che ci ripete che non bisogna pagare il pizzo appunto?
Io cittadino pavido – ma non troppo direi – ho risolto tale dilemma, non so se in maniera salomonica: ho già dichiarato – ad un esposto alla Procura della Repubblica di Catania – che, se dovrò continuare  a pagare i due servizi non resi, lo farò come se si tratti di due pizzi di mafia perché costrettovi dalla stessa ufficialità legale, ovvero per evitare il peggio, esercitando nel contempo il diritto, previsto dall’art. 21 della Costituzione, di valutare i fatti e di dar loro la giusta definizione.

(Medioevo giudiziario – 14.08.08 – 2482)
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