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Meir Dagan: la mente dietro la guerra segreta del Mossad – di Uzi Mahnaimi

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Uzi Mahnaimi Times online 21 febbraio 2010
Traduzione di Alessandro Lattanzio

 
Ai primi di gennaio due limousine nere Audi A6, giunsero fino al cancello principale di un edificio su una piccola collina, nella zona nord di Tel Aviv: il quartier generale del Mossad, l'agenzia dell’intelligence israeliana, conosciuta come la Midrasha. Binyamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, uscì dalla sua auto e fu salutato da Meir Dagan, il 64enne capo dell'agenzia. Dagan, che ha camminato con un bastone da quando da giovane è stato ferito in azione, ha portato Netanyahu e un generale alla sala riunioni.
Secondo fonti vicine al Mossad, all'interno della sala briefing vi erano alcuni membri di una squadra di attacco. Come uomo che dà l'autorizzazione definitiva per tali operazioni, Netanyahu è stato informato dei piani per uccidere Mahmoud al-Mabhouh, un membro di Hamas, il gruppo militante islamico che controlla Gaza. Il Mossad aveva ricevuto la notizia che Mabhouh stava progettando un viaggio a Dubai e stavano preparando un'operazione per assassinarlo lì, con la guardia abbassata, in un hotel di lusso. Il team si era già addestrato, usando un hotel a Tel Aviv come un campo di addestramento, senza mettere in allarme i proprietari. La missione non è stata considerata troppo complicata o rischiosa, e Netanyahu ha dato la sua autorizzazione, in effetti ha firmato la condanna a morte di Mabhou
h. Di solito in queste occasioni, il primo ministro intona: "Il popolo d'Israele ha fiducia in voi. Buona fortuna". Giorni dopo, il 19 gennaio, il volo Emirates EK912 decollò dalla capitale siriana Damasco alle 10:05. A bordo, come il Mossad aveva previsto, vi era Mabhouh, che era anche conosciuto con il nome di battaglia di Abu al-Abd. Gli israeliani sospettavano avesse intenzione di viaggiare da Dubai al porto iraniano di Bandar Abbas, per organizzare una spedizione di armi a Gaza.
Quando l'Airbus A330 s’è alzato nel cielo invernale e diretto a sud, Mabhouh, uno atletico 49enne, potrebbe aver visto i minareti della città antica – la sua casa da quando è espulso dalla Striscia di Gaza da Israele, più di 20 anni prima. Aveva viaggiato a Dubai diverse volte, prima per conto di Hamas, e aveva pochi motivi per pensare che in meno di 12 ore, sarebbe morto. Dall’autostrada di sotto un agente del Mossad ha osservato la partenza del EK912. Sapendo, da un informatore presso l'aeroporto, che Mabhouh, che viaggiava sotto falso nome, era salito sul volo, l'agente ha inviato un messaggio – crediamo con un cellulare pre-pagato austriaco – al team in Dubai. Il loro obiettivo era in viaggio. Poche ore dopo, come il mondo sa ora, Mabhouh è stato assassinato nella sua stanza d'albergo – e l'agenzia di spionaggio israeliana subito ha fatto pulizia. Per giorni la morte sembrava essere dovuta a cause naturali. Quando i sospetti sono sorti, ciò fu dovuto solo a causa del vasto sistema di telecamere a circuito chiuso di Dubai, e il lavoro del team degli assassini è stato rivelato. Le telecamere hanno registrato i movimenti della squadra di killer, dal momento in cui i suoi membri sono atterrati a Dubai, al momento della loro partenza. La settimana scorsa, le loro fotografie sono state rese note dalla polizia di Dubai e pubblicate sui giornali e sugli schermi televisivi del mondo.
Il Mossad è ora profondamente imbarazzato. L'uso dell’identità di cittadini britannici, francesi, tedeschi e irlandesi come copertura per gli agenti per effettuare il colpo, ha fatto arrabbiare i governi occidentali. Nelle successive conseguenze diplomatiche, le fonti vicine al Mossad hanno detto, ieri, di aver sospeso operazioni analoghe in Medio Oriente, soprattutto a causa del timore che la sicurezza accresciuta avrebbe esposto i suoi agenti a maggiori rischi. Anche il lavoro Dagan è in linea. Comunque, alcuni ritengono che il Mossad abbandonerà la guerra segreta che ha condotto a lungo contro i nemici di Israele. Il Mossad ha avuto fama di spietatezza, dalla caccia ai terroristi di Settembre Nero, che massacrarono 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel 1972. Tempo e ancora una volta il suo braccio vendicativo ha raggiunto tutto il mondo arabo e anche l’Europa, colpendo i suoi nemici.
Sotto la guida di Dagan, tali operazioni sono aumentate. Dagan si differenzia nettamente dal suo predecessore, il londinese Ephraim Halevy, nipote dello scrittore e filosofo Isaiah Berlin. Halevy era stato ribattezzato l'uomo "cocktail", per le sue lunghe chiacchierate con i diplomatici stranieri. Rifuggiva dalle brutali operazioni coperte. Alla fine, l’allora primo ministro Ariel Sharon, lo rimosse e Dagan fu nominato al suo posto. Il nuovo capo cominciò presto a ripristinare la reputazione del Mossad nelle operazioni letali. Il tono della sua dittatura è mostrata da una fotografia sulla parete del suo modesto ufficio, presso il quartier generale di Tel Aviv. Mostra un vecchio ebreo in piedi, sul bordo di una trincea. Un ufficiale delle SS punta il fucile sulla testa del vecchio. "Questo vecchio ebreo era mio nonno", racconta ai visitatori Dagan. L'immagine rispecchia, in sintesi, la sua filosofia dell’auto-difesa ebraica per la sopravvivenza. "Dobbiamo essere forti, utilizzando il nostro cervello, e difenderci in modo che l'Olocausto non si ripeta", ha detto una volta. Un solo attacco è stato da lui architettato, a Damasco, due anni fa, contro Imad Mughniyeh, uno dei fondatori di Hezbollah e uno dei terroristi più ricercati al mondo. Mughniyeh è stato decapitato quando il poggiatesta del sedile della sua auto è saltato – vicino al quartier generale dell’intelligence siriana. Sei mesi più tardi, il Mossad, in collaborazione con le forze speciali, hanno di nuovo colpito il cuore dell’establishment siriano. Il Generale Mohammed Suleiman, il collegamento della Siria al programma nucleare della Corea del Nord, si rilassava nel giardino sul retro della sua villa, in riva al Mediterraneo. Le sue guardie del corpo controllava il fronte della villa. In mare, uno yacht navigava lentamente. Nessun rumore fu udito, ma improvvisamente il generale è caduto, con una pallottola in testa.
Una delle preoccupazioni più recenti di Dagan, è stato l'aumento della minaccia iraniana a Israele, sia direttamente che attraverso i suoi legami con Hamas. E' in tale contesto, che l'operazione per eliminare Mabhouh dovrebbe essere intesa. Sembra che sia stata preparata da mesi. Quando Mabhouh è sbarcato a Dubai, gli agenti del Mossad lo stavano aspettando. Essi arrivarono in aereo, in anticipo, da Parigi, Francoforte, Roma e Zurigo utilizzando i loro passaporti falsi, alcuni basati sui dettagli di cittadini britannici che vivono in Israele, che erano ignari del fatto che la loro identità era stata rubata. Gli agenti hanno anche ottenuto le carte di credito, in nome delle identità che avevano rubato.
Ieri, Dhahi Khalfan, il capo della polizia di Dubai, ha detto che gli investigatori avevano scoperto che alcuni dei passaporti erano già stati utilizzati a Dubai. Circa tre mesi fa, sembrò che agenti del Mossad, che usavano carte di identità rubate, seguissero Mabhouh quando si recò prima a Dubai e poi in Cina. Circa due mesi fa lo seguivano su un'altra visita a Dubai. A gennaio, dopo essere sbarcato e aver raccolto il suo bagaglio, Mabhouh s’è diretto verso l'uscita e prese un taxi per il breve tragitto fino al vicino Hotel Al-Bustan Rutana. Una donna europea di trent'anni, era in attesa fuori, vedendolo uscire ha inviato un messaggio al capo della squadra.
Dubai è un centro del commercio internazionale e degli intrighi. Decine e decine di agenti iraniani sono attivi ed i suoi alberghi sono spesso utilizzati come luoghi di incontro per le spie e le operazioni segrete. La preoccupazione principale della squadra del Mossad, era quello di bloccare Mabhouh da solo, se possibile. Si divisero in squadre diverse, alcune per la sorveglianza del target e le altre per mantenere il controllo, e uno per il colpo. Alcuni hanno cambiato la loro identità, mente si muovevano per la città, mettendo parrucche e cambiando vestiti. Quando Mabhouh si è presentato nell’albergo, almeno un agente del Mossad, in piedi vicino a lui, presso la reception, ha cercato di udire il suo numero della stanza. Poi altri due, vestiti con tenute da tennis, lo ha seguito in ascensore per confermare le stanza in cui stava andando. Secondo un articolo israeliano di ieri, ha chiesto espressamente una stanza senza balcone, presumibilmente per ragioni di sicurezza. La squadra del Mossad ha prenotato la stanza di fronte. Mabhouh ha lasciato l'albergo in prima serata, tallonato da due della squadra del Mossad. Hamas sa anche dove andava e chi ha incontrato, ma non l’ha detto.
La polizia di Dubai non ha rilasciato le riprese del circuito chiuso che mostrava esattamente ciò che accadde dopo in albergo, ma i dati disponibili e le fonti puntano su due possibilità.
Una è che, mentre Mabhouh era fuori, il team d’attacco è entrato nella sua stanza e ha teso un agguato. Per fare ciò, avrebbero avuto bisogno della chiave o avrebbe dovuto sabotare la serratura. E' noto che, mentre Mabhouh era fuori, qualcuno aveva cercato di riprogrammare la serratura elettronica della porta della sua camera. Tuttavia, avrebbero fallito nell’entrare. In caso affermativo, la seconda possibilità è che uno del team avrebbe spinto Mabhouh ad aprire la porta, dopo che era tornato nella sua stanza. Forse, un agente donna, raffigurata in un filmato del circuito chiuso dell’albergo, che indossava una parrucca nera, bussò alla porta spacciandosi per un membro dello staff dell'hotel, consentendo al team d’attacco di forzare la porta.
Come esattamente è stato ucciso Mabhouh, rimane poco chiaro. La polizia di Dubai ha detto che è stato soffocato; altre fonti dicono che gli è stato iniettato un farmaco. Ma a prima vista non vi era alcuna prova dell’operazione sporca. Quando i killer sono usciti, hanno richiuse la porta e hanno lasciato un cartellino "Si prega di non disturbare" su di essa. Nel giro di poche ore, gli agenti del Mossad stavano volando via dall'emirato per diverse destinazioni, tra cui Parigi, Hong Kong e Sud Africa. Nessuno sospettava qualcosa, finché, il giorno seguente, quando la moglie di Mabhouh ha chiamato i funzionari di Hamas per chiedere di suo marito. La direzione dell'hotel è stata allertata ed è entrata nella stanza. Non c'erano segni di lotta o di violenza su Mabhouh, che sembrava addormentato. Quando non poté essere svegliato, un medico fu chiamato da un vicino ospedale. Nella stanza venne trovata qualche medicina per l'alta pressione sanguigna – messa lì dal Mossad, dicono fonti israeliane – e il medico ha deciso che il palestinese era morto per cause naturali, forse per un attacco di cuore. A Gaza e Damasco, 40 giorni di lutto sono iniziati. Al Mossad sembrava essere andata bene, anche se alcuni di Hamas avevano il sospetto che Mabhouh fosse stato avvelenato. Ben ricordavano un complotto precedente del Mossad, nel 1997, quando un agente israeliano soffiò veleno nell'orecchio di uno dei suoi leader, in visita in Giordania – un'operazione autorizzata da Netanyahu, nel corso della precedente legislatura da primo ministro. Il leader di Hamas, Khaled Mashal, è sopravvissuto solo perché due agenti furono stati catturati – e la Giordania chiese che l’antidoto venisse consegnato. Alcuni palestinesi, hanno anche il sospetto che Yasser Arafat, a lungo il loro leader, che morì nel 2004, sia stato avvelenato, ma non c'è mai stata alcuna prova per dimostrarlo.
Quando i risultati sugli esami post-mortem di Mabhouh vennero resi noti, erano ancora inconcludenti. Ieri, una fonte ha affermato che tracce dell’uso di una pistola con proiettili di gomma, sono state trovate sul suo corpo, e che non vi erano tracce di sangue dal naso, possibile i caso di soffocamento. Tuttavia, nessuna prova certa di come Mabhouh sia esattamente morto, per cause naturali o per una operazione sporca, è emersa. L'incertezza è stata da sola sufficiente, ad Hamas, per dichiarare che Israele aveva ucciso il loro uomo. La polizia ha indagato, le immagini a circuito chiuso sono state raccolte e l'affare ha cominciato a dipanarsi.
Una bene informata fonte israeliana ha detto: "Le squadre operative erano ben consapevoli delle CCTV di Dubai, ma sono state stupite dalla capacità della polizia di Dubai nel ricostruire e riunire tutte le immagini in un unico dossier." Per Israele, la ricaduta è stata considerevole e gli echi continueranno. I veri proprietari dei passaporti rubati o falsi, molti dei quali cittadini britannici che vivono in Israele, hanno lamentato la loro innocenza, di essere vittime di un complotto d’omicidio. Gli agenti del Mossad che hanno usato i loro nomi, sono stati messi in una lista dei ricercati dell'Interpol, e le persone reali sono preoccupate che saranno ora, e per sempre, connesse con l'omicidio di un ufficiale di Hamas. Dubai non può più evitare di essere coinvolta nel conflitto arabo-israeliano. Chiede che il mandato di arresto internazionale sia rilasciato nei confronti di Dagan, e dice che rilascerà ulteriori informazioni a conferma che questo è stato un assassinio del Mossad.
In Gran Bretagna vi erano sospetti iniziali che il governo avesse ricevuto una soffiata sull’operazione o che addirittura l’abbia tranquillamente tollerata. William Hague, il segretario ombra agli esteri, ha chiesto di sapere quando il Foreign Office aveva scoperto che i titolari del passaporto britannico erano stati coinvolti nella vicenda. Un portavoce del Foreign Office, ha insistito non vi era alcun mistero o cover-up. "Suggerimenti che il governo aveva un preavviso o è in qualche modo complice in questa vicenda, sono infondati", ha detto. "Le autorità di Dubai ci hanno detto del ruolo dei passaporti britannici, il 15 febbraio, e siamo stati in grado di dire loro, il giorno dopo, che i passaporti in questione, erano falsi." Questa nota è stata sostenuta da una dichiarazione del capo della polizia di Dubai. Tuttavia, la questione più ampia della risposta della Gran Bretagna alle attività di Israele, rimane irrisolta. Gordon Brown ha annunciato una indagine da parte del Serious Organised Crime Agency per furto di identità, e David Miliband, il ministro degli Esteri, ha previsto di affrontare, alla Camera dei Comuni, sulla questione, domani.
Israele è un alleato chiave per la Gran Bretagna in Medio Oriente, e un ancora più stretto alleato degli americani. Brown e Miliband sperano che l'affare si esaurisca, anche se la lobby pro-araba cercherà di garantire che la questione non sia facilmente sepolta.(Quella più nota, pro-sionista, invece si garantisce per il contrario. NdT) Hugo Swire, deputato e presidente del conservatore Middle East Council, ha dichiarato: "Queste accuse contro il governo di Israele devono avere risposte. Questo non è qualcosa che può essere semplicemente spazzato sotto il tappeto. Non è possibile condurre la politica estera, in questo momento estremamente delicato, con questo tipo di comportamento illegale".
Poche lacrime versate per la morte di uno degli uomini di punta di Hamas, ma c'è sgomento che il Mossad possa aver danneggiato la reputazione del paese all'estero. Anche se col tempo, il furore senza dubbio sparirà, i critici di Dagan hanno rinnovato la loro richiesta che se ne vada. La mente del Mossad potrebbe ritrovarsi, a sua volta, vittima della sua guerra segreta.


Fonte: http://sitoaurora.altervista.org/Impero/impero178.htm

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