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Nexus 131: l’editoriale del direttore

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È finalmente arrivato il nuovo numero di NEXUS New Times, disponibile nel nostro shop, in edicola o in formato digitale. Come nostra abitudine, vi proponiamo in anteprima l'editoriale del nostro direttore, Tom Bosco, che apre l'edizione italiana. Buona lettura!



Mentre il numero di NEXUS che avete fra le mani sta andando in distribuzione, questo anno 2017 sta invece andando in archivio, e aggiungerei senza troppi rimpianti. Le questioni globali rimaste irrisolte sono assai numerose, e tutto fa pensare che nel 2018, in un modo o nell’altro, torneranno alla ribalta in cerca di una soluzione più o meno definitiva.
  Non mi sogno nemmeno di provare a riassumere le vicende attualmente in corso nello scacchiere mediorientale: basti dire che nonostante la crisi siriana appaia ormai rientrata, molto rimane da fare in quel paese, ma i principali fomentatori di una guerra costata decine di migliaia di vittime civili e militari (USA, Arabia Saudita, Qatar, etc.) non sembrano ancora consapevoli del proprio totale fallimento, o perlomeno disposti ad ammetterlo. L’Arabia Saudita, in particolare, si trova sull’orlo di una crisi che potrebbe sfociare nella fine della Casata dei Saud, con tutto ciò che questo comporta (di questo potrete leggere nella rubrica Villaggio Globale).
  L’intervento della Russia in Siria ha chiarito al mondo intero che gli USA non sono più l’unica Superpotenza che ha fatto il bello e il cattivo tempo nell’ultima ventina d’anni o giù di lì, e soltanto la lucidità e il pragmatismo del Presidente Putin ha evitato conseguenze geopolitiche assai gravi o addirittura lo scoppio di un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. La cosiddetta “politica delle cannoniere” (ovvero le portaerei di squadra della Marina USA) ormai ha dimostrato tutti i suoi limiti, e chi avrebbe dovuto prenderne nota non sembra ancora averlo fatto, nonostante ciò fosse stato evidenziato sin dal 2002, durante una delle più grandi e costose esercitazioni delle forze armate statunitensi. Millennium Challenge, questo il nome di tale esercitazione che simulava (senza mai nominarlo, ovviamente) un attacco all’Iran, dimostrò inequivocabilmente come un comandante determinato e capace (il Generale dei Marines in pensione Paul K. Van Riper) e l’utilizzo esteso di tecniche di guerra “asimmetrica” potessero fare la differenza contro un nemico tecnologicamente (troppo) sofisticato, tanto che in soli due giorni il buon Van Riper, comandante delle truppe “rosse” che simulavano gli Iraniani, “affondò” 16 navi da guerra (una portaerei, dieci incrociatori e cinque o sei navi da sbarco).
  Insomma, molti segnali indicano che l’egemonia globale statunitense stia rapidamente giungendo alla sua conclusione (basti pensare al progetto cinese della Nuova Via della Seta, che promuoverà radicalmente lo sviluppo economico dell’estremo Oriente, o alle manovre per denominare in altre valute le transazioni petrolifere sinora basate sul cosiddetto Petrodollaro), ma anche che probabilmente non sarà un processo indolore.

Staremo a vedere, ma nel frattempo auguro di cuore a tutti delle serene festività e un grandioso 2018.

T. B.

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