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NON C’È FRETTA di Maurizio Blondet

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{mosimage} Impossibilitato a comunicare per l'arretratezza del Sud (in cui agisce una brutale inciviltà, che peggiora incurabilmente), so che molti lettori avrebbero sollecitato un mio parere sulla crisi delle borse.
Non c'è fretta.
Non più, ormai.
Tutto il peggio è avvenuto.
Da giorni e giorni le Banche Centrali «iniettano liquidità» e comprano azioni con mano occulta (i vari plunge protection teams) onde tenere a galla i corsi e rimandare il crack.
L'intervento pubblico in economia, eretico e vietato se consistesse in porre dazi e costruire ferrovie, diventa lodevole se si tratta di salvare dalla bancarotta gli speculatori e i truffatori finanziari.
Così i giornali possono scrivere, dopo ogni «iniezione», che «le borse sono di nuovo in rialzo» o «hanno recuperato le perdite».
Se mancasse l'iniezione quotidiana, ovviamente, sarebbe il crollo.
Le Banche Centrali stanno schizzando benzina nel carburatore, ma l'accensione sperata non avviene, il motore non gira più spontaneamente.
Le iniezioni curano alla meno peggio la momentanea crisi di liquidità, ma non il cancro sottostante a questa febbre, la crisi d'insolvenza.
La differenza dovrebbe essere chiara: un individuo o un'azienda possono trovarsi a corto di liquidi però avere un patrimonio solido.
Ma qui, abbiamo a che fare con entità – banche d'affari, fondi, provate equities – che sono indebitati sei o sette volte il loro patrimonio – un patrimonio che ora ha perso ampie fette del suo preteso «valore» di quotazione.
I fondi privati per ricchi detti «private equities» hanno comprato a credito, a man bassa, aziende sane.

Ora devono venderle a pezzi e bocconi per pagare gli interessi e «fare liquidità»: ma le devono vendere in un momento in cui nessuno vuole comprare, a valori tragicamente calanti.
Così la finanza rovina le aziende sane e solide, e scuote i «valori» su cui s'è indebitata, espandendo il suo veleno nell'economia reale.
Non c'è fretta.
Questa crisi è tra noi e ci resterà per dieci, quindici anni: una intera generazione passerà dalla giovinezza alla maturità pagando in disoccupazione, restrizione, perdita di possibilità vitali, il suo debito alla finanza spoliatrice.
Come nel '29.
Le banche così audaci nel prestare ai debitori «subprime» ossia insolventi – come hanno fatto comprando i «subprime loans» – ora saranno ancora più occhiute e prudenti nel prestare alle imprese sane e ai mutuatari onesti.
Da leoni a conigli, per la rovina dell'economia reale.
La Federal Reserve ha abbassato un poco i tassi.
Sorgono da qui speranze che la Banca Europea faccia non si dice lo stesso, ma blocchi i programmati rialzi.
I giornali servi scrivono che, dunque, forse, i mutui a tasso variabile potranno costare meno… funesto ottimismo nella tragedia.
Le banche, al contrario, presteranno a costi più alti, per compensarsi delle loro speculazioni delinquenziali, a dispetto di qualunque alleviamento del tasso primario.
E anche se per un miracolo il costo del denaro calasse, siamo qui nella situazione in cui «il cavallo non beve»: chi volete che s'indebiti per investire in una incombente recessione globale, con crollo dei consumi e disoccupazione di massa?
In ogni caso, chi ha debiti soffrirà.
E soffrirà di più il più indebitato: il dissennato Stato italiota, che ha il terzo debito del pianeta per dimensioni, e su cui dovrà pagare interessi più alti perché qualcuno compri i suoi BOT.
Ciò significa che soffriremo noi, i cittadini e contribuenti.
Lo Stato spoliatore non trarrà infatti le sue maggiori spese da risparmi sul «costo della politica»
(le autoblù e i consigli d'amministrazione miliardari), ma dalle tasche dei contribuenti che già pagano.
«Bisogna pagare le tasse! E' un dovere!» strillano i media servi.
La legge è legge.

La legalità è dalla parte dei saccheggiatori: loro la elaborano, la promulgano e la impongono.
Già aumentano le tasse sui BOT.
Il risparmio sarà ulteriormente scremato.
La torchia tributaria sarà ancora più crudele (Mastella, intanto, ha passato le vacanze ospite dello yacht di Della Valle).
Si prepara una persecuzione esemplare degli «evasori», onde colpire i contribuenti già onesti o che non possono sottrarsi: si veda il caso di Valentino Rossi, nuovo nemico del popolo.
Sperare nella cosiddetta opposizione è ovviamente impossibile.
Bossi proclama uno sciopero fiscale demente («Diamo le tasse alle Regioni non allo Stato»: frase priva di ogni significato e senso del reale).
Berlusconi, in giacca bianca, camicia nera e ciondolo da impresario di avanspettacolo, inventa il partito-Brambilla: ciò che mancava di più, un altro partito.
Gli si attribuisce lo scopo di attrarre i votanti delusi da Forza Italia: forse ignaro che non siamo delusi da Forza Italia, ma da Berlusconi.
Lorsignori fanno l'avanspettacolo, ballano sulla scena, si divertono, vanno alle nozze di Briatore.

I soldi loro ce li hanno, ed al sicuro.
Gli emolumenti da furto di denaro pubblico sono certi e grassi.
Noi impoveriamo di più, loro ballano e fanno lo spettacolo.

 
 
(tratto da EFFEDIEFFE
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